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30 giugno 2017 - Attualità - Iraq - Il Giornale
Mosul, riconquistata la moschea dell’Isis Cade la capitale delle bandiere nere in Iraq
Il Califfato in Irak è caduto, tre anni dopo la sua nascita. L\' ex «capitale», Mosul, è quasi liberata. Ieri le truppe governative hanno riconquistato la storica moschea Al Nouri, ridotta ad un cumulo di macerie dalle stesse bandiere nere, dove Abu Bakr al Baghdadi aveva proclamato il Califfato. «Il ritorno della moschea al-Nuri e del minareto al-Habda nelle mani della nazione segna la fine dello Stato della falsità» ha dichiarato il premier iracheno Haider al-Abadi proclamando la vittoria contro i terroristi.
In realtà si combatte ancora nella città vecchia di Mosul, in un dedalo mortale di viuzze dove qualche centinaio di miliziani dello Stato islamico venderà cara la pelle facendosi scudo con i civili. «Il loro stato fittizio è caduto» ha detto in tv un portavoce dell\'esercito, il generale Yahya Rasool. «È stato liberato solo un terzo della città vecchia» sottolinea una fonte del Giornale in prima linea. Bisogna riconquistare ancora diversi isolati, ma la «capitale» delle bandiere nere in Iraq non esiste più. La loro ultima roccaforte era proprio la moschea al Nouri, del XII secolo, che è ridotta ad un cumulo di macerie. I miliziani del Califfato l\'hanno fatta saltare in aria il 21 giugno, proprio per evitare che cadesse nelle mani del nemico. Il famoso minareto pendente come la torre di Pisa è stato cancellato dall\'esplosivo. Il 29 giugno 2013 lo Stato islamico aveva conquistato Mosul gettando le basi del Califfato. Le bandiere nere non potevano permettere che i vittoriosi generali iracheni si facessero fotografare sul pulpito dove Abu Bakr al Baghdadi, vestito di nero, pochi giorni dopo, il 4 luglio, aveva proclamato il Califfato. In una delle sue rare apparizioni pubbliche immortalate da uno storico video storico il sedicente Califfo aveva annunciato che lo Stato islamico «arriverà fino a Roma».
Nella trappola mortale della città vecchia sono ancora bloccati migliaia di civili utilizzati come scudi umani. I corpi di quelli che cercano di scappare e vengono falciati dalla bandiere nere, dal fuoco incrociato o dalle trappole esplosive sono abbandonati in strada, in uno scenario terribile. I miliziani che vengono presi vivi o feriti fanno una brutta fine. I loro cadaveri segnati dalla vendetta sono appesi a testa in giù dai lampioni, come monito. Il premier Abadi ha ribadito ieri che l\'esercito continuerà a dare la caccia ai jihadisti «per ucciderli e arrestarli, fino all\'ultimo uomo».
Adesso l\'ultima battaglia si sposta a Raqqa, nella vicina Siria, la prima «capitale» dello Stato islamico. Le forze democratiche siriane, appoggiate dagli Usa e composte soprattutto da combattenti curdi, hanno stretto il cerchio attorno alla città. L\'ultima via di fuga verso sud, sula riva dell\'Eufrate, è stata tagliata ieri. Ora l\'assedio è completo. Non è un caso che tre giorni fa il generale americano, Stephen Townsend, abbia partecipato ad una riunione operativa in un avamposto del fronte di Raqqa con le forze curde. Secondo l\'ufficiale Usa «a Raqqa stiamo andando bene. Siamo al 25-30% dell\'operazione» per liberare la città. Ben più piccola di Mosul, dove si combatte da 8 mesi, potrebbe venir conquistata in meno tempo segnando la fine simbolica del Califfato.
[continua]

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18 novembre 2015 | Virus Raid due | reportage
Speciale terrorismo
LE IMMAGINI DELLA BATTAGLIA DI SINJAR NEL NORD DELL'IRAQ VICINO AL CONFINE SIRIANO, CHE HA SPACCATO IN DUE IL CALIFFATO. COLLEGAMENTO SULL'INTERVENTO DI TERRA: "SPAZZARE VIA IL CALIFFATO NON E' IMPOSSIBILE, MA NON ABBIAMO GLI ATTRIBUTI E LA VOLONTA' POLITICA DI UNIRE LE FORZE"

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12 febbraio 2008 | Top Secret Rete 4 | reportage
Iraq: il caso Calipari
Fausto Biloslavo e Barbara Schiavulli parlano di Nicola Calipari il numero due del Sismi ucciso ad un posto di blocco americano in Iraq, mentre portava in salvo Giuliana Sgrena, la giornalista del Manifesto sequestrata a Baghdad nel 2005. Con Claudio Brachino si parla anche della missione italiana ad An Nassiryah e dell'impegno militare in Afghanistan.

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21 giugno 2016 | Caffè di Rai 1 | reportage
Profughi dimenticati
Sulle macerie della guerra in Iraq, grazie al Rotary, abbiamo raccontato il dramma dei profughi dimenticati. Siamo stati gli occhi della guerra lungo il fronte dove scappano i rifugiati dall'offensiva su Mosul, la capitale del Califfato. Siamo andati nei campi dove i cristiani in fuga vivono in condizioni miserevoli. Siamo stati sotto le tende dei siriani attirati dai trafficanti per partire verso l’Europa. Abbiamo raccolto le testimonianze dei rifugiati yazidi massacrati dalle bandiere nere. Con le loro donne schiave come Lamja saltata su una mina per fuggire allo Stato islamico. Drammi veri provocati dalla tragedia della guerra.Storie terribili, che non possiamo dimenticare e che abbimo presentato 7 giugno a Cremona.

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14 giugno 2014 | Radio24 | intervento
Iraq
L'avanzata del Califfato
Il califfato con Baghdad capitale, Corano e moschetto, mani amputate ai ladri, nemici crocefissi, tasse islamiche, donne chiuse in casa ed Occidente nel mirino con l’obiettivo di governare il mondo in nome di Allah. Questo è lo “Stato islamico dell’Iraq e della Siria” (Isis), che sta conquistando città dopo città rischiando di far esplodere il Medio Oriente.

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26 agosto 2010 | Radio Anch'io - Radio Uno | intervento
Iraq
Missione compiuta?
Il ritiro del grosso dei soldati americani lascia un paese ancora instabile, ma la missione è in parte compiuta.

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06 ottobre 2015 | Zapping Rai Radio 1 | intervento
Iraq
Raid italiani in Iraq?
Raid italiani le ipotesi:Paolo Magri dir.Ispi,Fausto Biloslavo corrispondente Il Giornale.

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31 ottobre 2010 | Nuova Spazio Radio | intervento
Iraq
Wikileaks dice quello che si sa già. Per tutti è un grande scoop
I rapporti Usa che smonterebbero la versione italiana di un episodio della battaglia dei ponti ad An Nassiryah e la morte accidentale di un paracadutista in Iraq sono la classica tempesta in un bicchier d’acqua. Le rivelazioni di Wikileaks sugli italiani della missione Antica Babilonia derivano dagli stessi rapporti scritti dal nostro contingente, che lungo la catena di comando arrivavano fino al quartier generale americano a Baghdad. E altro ancora.

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