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05 ottobre 2017 - Esteri - Serbia - Panorama
Il duce serbo in tv al Grande fratello

CHE COSA E’ SUCCESSO

Dopo aver passato nove anni dietro le sbarre all’Aja, Vojislav Seselj ha partecipato a una sorta di Grande fratello serbo, ridicolizzando in tv (foto) i giudici del tribunale internazionale. A novembre la corte deciderà sull’appello del suo processo per crimini di guerra nell’ex Jugoslavia. A marzo, il fautore della Grande Serbia era stato assolto da accuse di violenze e massacri nel conflitto in Croazia e Bosnia Erzegovina dei primi anni Novanta. A settembre la televisione filogovernativa Pink l’ha assoldato, pagandolo 100 mila euro, affinché partecipasse al programma spazzatura Zadruga. Il suo compito? Giudicare le controversie fra i concorrenti. Il fondatore dell’ultranazionalista Partito radicale, rieletto in Parlamento, s’è presentato in studio con una toga molto simile a quella dei giudici dell’Aja. E ha dichiarato: «Giudicherò meglio di quelli di Scheveningen», in riferimento a carcere e tribunale dell’Aja. Picchi di ascolti e polemiche fra gli stessi ultranazionalisti.

COSA HANNO SCRITTO  

«Un uomo con le tragedie che porta sulle spalle si presenta in tv in questo modo… Seselj è solo un pagliaccio» ha commentato Sanda Raskovic Ivic, ex ambasciatrice serba in Italia al portale Republika. L’esordio di Vojislav Seselj in tv, come riferisce Balkan Insight, è stato iperprovocatorio: «Ditemi se c’è da qualche parte una bandiera dell’Unione europea. Così la brucio stanotte». Sesely ha dichiarato all’agenzia stampa serba Beta : «Non tornerò mai più a L’Aja (per l’appello, nda) di mia volontà. M’hanno avuto in mano 12 anni e non sono stati in grado di provare alcun crimine».


video
13 ottobre 2010 | Porta a porta | reportage
Le tigri serbe non fanno prigionieri
“Kosovo je Srbija” (il Kosovo è serbo) gridano gli hooligan di Belgrado durante le partite di calcio. Per loro la ferita della provincia albanese indipendente rimarrà sempre aperta. Giovani, spesso minorenni, studenti o disoccupati, passano facilmente dalle curve degli stadi alle manifestazioni di piazza. Ed il tifo si trasforma in cieca violenza. Sfasciano i Mac Donald, simbolo americano e se la prendono con il governo di Belgrado che vuole entrare in Europa. Nel 2008, dopo la dichiarazione di indipendenza del Kosovo, attaccano l’ambasciata Usa a Belgrado. Dal balcone al primo piano fanno sventolare la bandiera nera con il teschio e le tibie incrociate. Un simbolo che si rifà ai cetnici, i partigiani anti nazisti e anticomunisti, durante la seconda guerra mondiale. Lo stesso simbolo sulla maglietta indossata dal capo degli ultrà serbi calati a Genova. I più famosi sono i Delje, i “coraggiosi” della Stella Rossa di Belgrado, assieme ai Grobari, i “becchini” del Partizan. Acerrimi rivali negli stadi, durante le manifestazioni di piazza si alleano per sfasciare tutto. La Stella rossa è il club calcistico con il più alto numero di dirigenti collusi con la mafia balcanica. La leggenda nera degli ultrà serbi è Zeliko Raznatovic. Il famigerato Arkan, l’immortale, ucciso nel 2000 a Belgrado a raffiche di mitra. Durante la guerra etnica che distrugge la Jugoslavia arruola i tifosi più violenti. Le Tigri, che non fanno prigionieri, come spiega lo stesso Arkan: “Li ammazziamo subito, con un colpo di pistola alla testa,”. Dopo la sua morte la tifoseria continua a venir pilotata. I manager di alcune squadre sono vicini agli oppositori ultranazionalisti di Tomislav Nikolic. Il successore di Vojislav Seselj, dietro le sbarre a L’Aja, con l’accusa di crimini di guerra. Fra gli ultrà non mancano gli estremisti di destra del gruppo Onore, che difende i criminali di guerra serbi, come l’ultimo super latitante, Ratko Mladic. Gli stessi che domenica scorsa si scatenano a Belgrado contro il Gay pride. Non è un caso che gli ultrà attaccano a colpi di slogan soprattutto il presidente serbo Boris Tadic. Europeista convinto, ha voltato pagina con le tragedie della pulizia etnica ed è grande amico del nostro paese. Dallo scorso anno Italia e Serbia sono alleati strategici nei Balcani e Roma spinge per l’ingresso di Belgrado nell’Unione europea. I nostalgici del passato fomentano i giovani tifosi per impedirlo.

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