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Articolo
15 aprile 2018 - Il Fatto - Siria - Il Giornale
Gli obiettivi dichiarati in anticipo: una mossa dimostrativa (e prudente)
Fausto Biloslavo
Un attacco dimostrativo, poco più del raid dello scorso anno lanciato dalla Casa Bianca sempre come rappresaglia ad un attacco chimico vero o presunto. Uno show di guerra con i russi informati sulla lista degli obiettivi evacuati dal personale per non provocare vittime, come ha ammesso lo stesso Pentagono. 
Nel 2017 gli Stati Uniti avevano lanciato da soli 59 missili Tomahawk sulla base di Shayrat in risposta all\'attacco chimico di Khan Sheikhoun. Nella notte fra venerdì e sabato, assieme agli alleati francesi ed inglesi, sono stati utilizzati 110 ordigni su bersagli diversi. I raid «sono un atto dimostrativo» che non cambierà gli scenari siriani, ha dichiarato a caldo Vincenzo Camporini, ex capo di stato maggiore della Difesa. «Un deja vu» dell\'attacco dello scorso anno secondo il generale oggi vicepresidente dell\'Istituto affari internazionali. Il New York Times titolava ieri mattina che Trump ha parlato «forte», ma colpito «piano» per evitare di scatenare la reazione russa e iraniana. 
Un vero attacco incisivo avrebbe dovuto durare più giorni, ma gli alleati hanno preferito il «colpo singolo» con una serie di punture di spillo. I missili con gittate anche di 1000 chilometri sono stati in gran parte lanciati dalle navi o dai caccia a debita distanza (250 chilometri). I sistemi di difesa antiaerea russi sono stati attivati nelle loro basi in Siria di Khmeimim e Tartus «individuando e controllando tempestivamente tutti i lanci di missili» alleati, recita un comunicato di Mosca. I russi, però, non sono ufficialmente intervenuti per contrastare i raid. 
Secondo il Pentagono tutti i bersagli sono stati centrati e nessun vettore o caccia sarebbe stato colpito. I siriani avrebbero lanciato una quarantina di missili, che hanno fatto cilecca non avendo un sistema di guida adeguato. Il comando russo sostiene, al contrario, che «71 missili alleati su 103 sono stati abbattuti». Se così fosse l\'antiaerea siriana ha sicuramente reagito grazie ad esperti russi e iraniani. L\'obiettivo dichiarato degli americani erano dei supposti «centri di produzione di armi chimiche» a Barzan, nella regione di Damasco e la sede del Centro scientifico di Jamraya nei sobborghi della capitale. Dodici missili sono stati lanciati sull\'aeroporto di Ad Dumeir, da dove sono decollati gli elicotteri che avrebbero sganciato dei barili con il cloro nell\'attacco chimico a Douma. 
A Damasco è stata colpita anche la base della difesa aerea sotto il monte Kasyun. Caserme ed unità della Guardia repubblicana, le truppe scelte di Assad e i corpi speciali del battaglione 41 hanno subito raid missilistici nei sobborghi di Damasco. Altre strutture militari sono state colpite a Kalamun, dove è ancora sotto assedio governativo il campo palestinese di Jarmuk e a Kiwsa. Anche l\'aeroporto di Mezze, nella capitale, è finito sotto tiro. I francesi si sono concentrati soprattutto sulla zona di Homs. Tutti obiettivi che sarebbero stati «concordati» con la Russia.
[continua]

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18 febbraio 2016 | Terra! | reportage
La guerra dei russi in Siria
Chi l’avrebbe mai pensato di ritrovarmi faccia a faccia con i russi in Siria. Negli anni ottanta, durante l’invasione sovietica dell’Afghanistan, il faccia a faccia con l’Armata rossa mi costò sette mesi di galera a Kabul. Gli inviati Fausto Biloslavo, Sandra Magliani, Lorena Bari e Anna Migotto documentano la guerra in Siria, l’immigrazione, i profughi, i morti ed i bombardamenti L’immigrazione, la guerra in Siria, i morti, i profughi che premono alle frontiere della Turchia cercando un varco per l’Europa, i bombardamenti.

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25 gennaio 2016 | Tg5 | reportage
In Siria con i russi
La guerra dei russi in Siria dura da 4 mesi. I piloti di Mosca hanno già compiuto 5700 missioni bombardando diecimila obiettivi. In queste immagini si vedono le bombe da 500 o 1000 chili sganciate sui bersagli che colpiscono l’obiettivo. Un carro armato della bandiere nere cerca di dileguarsi, ma viene centrato in pieno e prende fuoco. In Siria sono impegnati circa 4mila militari russi. La base aerea a 30 chilometri dalla città siriana di Latakia è sorvolata dagli elicotteri per evitare sorprese. Le bombe vengono agganciate sotto le ali a ritmo continuo. I piloti non parlano con i giornalisti, ma si fanno filmare con la visiera del casco abbassato per evitare rappresaglie dei terroristi. Il generale Igor Konashenkov parla chiaro: “Abbiamo strappato i denti ai terroristi infliggendo pesanti perdite - sostiene - Adesso dobbiamo compiere il prossimo passo: spezzare le reni alla bestia”. Per la guerra in Siria i russi hanno mobilitato una dozzina di navi come il cacciatorpediniere “Vice ammiraglio Kulakov”. Una dimostrazione di forza in appoggio all’offensiva aerea, che serve a scoraggiare potenziali interferenze occidentali. La nave da guerra garantisce la sicurezza del porto di Tartus, base di appoggio fin dai tempi dell’Urss. I soldati russi ci scortano nell’entroterra dilaniato dai combattimenti. Negli ultimi tre anni la cittadina era una roccaforte del Fronte al Nusra, la costola siriana di Al Qaida. Le bombe russe hanno permesso ai governativi, che stavano perdendo, di riguadagnare terreno. Sul fronte siriano i militari di Mosca usano il blindato italiano Lince. Lo stesso dei nostri soldati in missione in Afghanistan.

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09 settembre 2013 | Tg5 | reportage
La battaglia di Maalula perla cristiana
Fausto Biloslavo, appena arrivato in Siria si trova al centro degli scontri tra governanti e ribelli. Il video terribile ed il racconto della battaglia

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radio

02 dicembre 2015 | Radio uno Tra poco in edicola | intervento
Siria
Tensione fra Turchia e Russia
In collegamento con Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa. In studio conduce Stefano Mensurati.

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02 luglio 2015 | Radio24 | intervento
Siria
La famiglia jihadista
"Cosa gradita per i fedeli!!! Dio è grande! Due dei mujaheddin hanno assassinato i fumettisti, quelli che hanno offeso il Profeta dell'Islam, in Francia. Preghiamo Dio di salvarli”. E’ uno dei messaggi intercettati sulla strage di Charlie Hebdo scritto da Maria Giulia Sergio arruolata in Siria nel Califfato. Da ieri, la prima Lady Jihad italiana, è ricercata per il reato di associazione con finalità di terrorismo internazionale. La procura di Milano ha richiesto dieci mandati di cattura per sgominare una cellula “familiare” dello Stato islamico sotto indagine da ottobre, come ha scritto ieri il Giornale, quando Maria Giulia è arrivata in Siria. Il procuratore aggiunto Maurizio Romanelli ha spiegato, che si tratta della “prima indagine sullo Stato Islamico in Italia, tra le prime in Europa”.

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23 gennaio 2014 | Radio Città Futura | intervento
Siria
La guerra continua


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