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Articolo
16 aprile 2018 - Il Fatto - Siria - Il Giornale
Assad riprende la sua battaglia “Solo menzogne contro di noi”
D opo l\'attacco missilistico alleato il regime siriano, tutt\'altro che alle corde, continuerà ad avanzare per sconfiggere le ultime sacche ribelli riprendendo il controllo di gran parte del Paese. Damasco, dopo la conquista dell\'enclave di Ghouta vicino alla capitale, ha ripreso oltre il 50% cento del territorio dove vivono i due terzi della popolazione. Un successo reso possibile dall\'appoggio militare russo e iraniano. E ieri Bashar al Assad ha sottolineato che «Siria e Russia si stanno battendo non solo contro il terrorismo, ma anche a difesa del diritto internazionale che si basa sul rispetto per la sovranità degli Stati e della volontà dei loro popoli». Il riferimento è allo scontro al Consiglio di sicurezza dell\'Onu fra Mosca e Washington sulla legittimità dell\'attacco alleato. 
E poi ha aggiunto riferendosi a Usa, Francia ed Inghilterra: «L\'aggressione a tre con i missili contro la Siria è stata accompagnata da una campagna di bugie da parte degli stessi Paesi aggressori». Da Mosca Vladimir Putin ha avuto un colloquio telefonico sulla Siria con il presidente iraniano Hassan Rohani. Lo «zar» ha ribadito che nuovi raid provocherebbero «il caos» nelle relazioni internazionali.
A Douma sono arrivati ieri gli esperti internazionali, che per conto dell\'Onu indagheranno sull\'utilizzo delle armi chimiche che hanno scatenato, prima delle verifiche, la rappresaglia alleata contro il regime siriano. Dopo la conquista di Douma i governativi non si fermeranno. Il prossimo obiettivo potrebbe essere la delicata area di Daraa nel sud ovest del Paese al confine con Israele e Giordania. Le grandi sacche ancora in mano ai ribelli sono tre: Idlib ad ovest di Aleppo, un\'area più piccola fra Hama e Homs e la provincia di Daraa nel sud. Quest\'ultima è una roccaforte storica degli anti governativi, che si è sollevata per prima contro il regime nel 2011. Il 70% del territorio è controllato da variegate forze ribelli che vanno dai «moderati» dell\'Esercito libero siriano a formazioni jihadiste e pure i terroristi dello Stato islamico. L\'area è a ridosso delle alture del Golan occupate dagli israeliani dal 1967. 
Il fronte governativo non conta solo sui capisaldi russi, ma pure sui Guardiani della rivoluzione iraniana e gli Hezbollah libanesi, giannizzeri di Teheran. Secondo Israele è la minaccia mortale più vicina ai suoi confini. Per questo motivo i ribelli siriani possono evacuare i loro feriti nello Stato ebraico, che indirettamente li appoggia in funzione anti iraniana.
A nord la provincia di Idlib è un altro obiettivo, dove si sono ritirate le formazioni jihadiste che hanno perso la battaglia di Aleppo ed evacuato la Goutha orientale e Douma. La zona è indirettamente protetta dalle forze turche, che poco più a nord hanno occupato l\'enclave curda di Afrin.
Altre sacche minori sono ancora in mano ai ribelli anche alla periferia di Damasco, come il grande campo palestinese di Yarmuk, dove ha preso il sopravvento lo Stato islamico. I governativi potrebbero allearsi con i palestinesi per spazzare via le bandiere nere. I resti del Califfato sono ancora presenti nel deserto a sud dell\'Eufrate, ma hanno poche speranze di sopravvivere a lungo.
Un terzo della Siria, il nord est del Paese, è in mano ai curdi del Ypg, che hanno sconfitto l\'Isis grazie all\'appoggio americano. I curdi non chiedono ufficialmente l\'indipendenza, ma pretendono una totale autonomia. Non è escluso un accordo in tal senso con il governo di Damasco.
La situazione più ambigua si registra nell\'area strategica di Tanf, al crocevia del confine con Giordania ed Iraq. In territorio siriano lungo la strada che da Bagdad porta a Damasco gli americani hanno piazzato una base per addestrare i ribelli locali. Prima dell\'ultimo attacco missilistico sembrava che volessero tornare a casa.
[continua]

video
23 gennaio 2014 | Televisione Svizzera Italiana | reportage
I cristiani combattono
I cristiani in Siria vivono fra due fuochi e iniziano a difendersi, armi in pugno. 

Queste sono le giovani reclute del Sutoro, una milizia cristiana nel nord del paese travolto dalla guerra civile. Le immagini sono state girate dagli stessi miliziani.

I cristiani siriaci combattono al fianco dei curdi contro gli estremisti islamici di Al Qaida.

Il nome Sutoro deriva da un’antica preghiera in aramaico, la lingua di Gesù Cristo.

Dall’Europa non partono per la Siria solo volontari della guerra santa islamica.

Ma pure giovani cristiani per proteggere le loro comunità minacciate di estinzione. 
Come raccontano i rappresentanti della diaspora cristiana nel vecchio continente.

Da Locarno è partito per la Siria Johann Cosar, un ex sergente dell’esercito elvetico. 
Ufficialmente per documentare le sofferenze dei cristiani, ma in realtà ha dato una mano ad addestrare la milizia del Sutoro.
Dei volontari cristiani in Siria, giunti dall'Europa, parla il rappresentante del Centro culturale mesopotamico di Locarno

Sait il padre di Johan Cosar, il giovane di Locarno partito per la Siria, è un cittadino svizzero ed esponente di spicco del Partito che ha fondato la milizia cristiana. 

I servizi segreti di Damasco lo hanno arrestato lo scorso agosto.

La famiglia non parla con la stampa ma a Berna il Dipartimento federale degli Esteri è informato del caso.

Il governo siriano sostiene che Sait Cosar sia morto per infarto. 

Duecentomila cristiani sono già fuggiti dalla guerra civile. 
I loro rappresentanti, assieme ai curdi, avevano chiesto all’Onu di partecipare a Ginevra 2, senza ottenere risposta.
Nel futuro della Siria, per i cristiani, è in gioco la sopravvivenza.

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12 settembre 2013 | Tg5 | reportage
Diario di guerra ia Damasco
Tadamon la prima linea a 500 metri dai vicoli dove i bambini giocano a pallone.

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09 settembre 2013 | Tg5 | reportage
La battaglia di Maalula perla cristiana
Fausto Biloslavo, appena arrivato in Siria si trova al centro degli scontri tra governanti e ribelli. Il video terribile ed il racconto della battaglia

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[altri video]
radio

02 luglio 2015 | Radio24 | intervento
Siria
La famiglia jihadista
"Cosa gradita per i fedeli!!! Dio è grande! Due dei mujaheddin hanno assassinato i fumettisti, quelli che hanno offeso il Profeta dell'Islam, in Francia. Preghiamo Dio di salvarli”. E’ uno dei messaggi intercettati sulla strage di Charlie Hebdo scritto da Maria Giulia Sergio arruolata in Siria nel Califfato. Da ieri, la prima Lady Jihad italiana, è ricercata per il reato di associazione con finalità di terrorismo internazionale. La procura di Milano ha richiesto dieci mandati di cattura per sgominare una cellula “familiare” dello Stato islamico sotto indagine da ottobre, come ha scritto ieri il Giornale, quando Maria Giulia è arrivata in Siria. Il procuratore aggiunto Maurizio Romanelli ha spiegato, che si tratta della “prima indagine sullo Stato Islamico in Italia, tra le prime in Europa”.

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02 dicembre 2015 | Radio uno Tra poco in edicola | intervento
Siria
Tensione fra Turchia e Russia
In collegamento con Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa. In studio conduce Stefano Mensurati.

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23 gennaio 2014 | Radio Città Futura | intervento
Siria
La guerra continua


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