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12 marzo 2019 - Attualità - Iraq - Il Giornale
Rohani in Irak, la visita agita gli Usa
Fausto Biloslavo
Il presidente iraniano Hassan Rohani è stato accolto, ieri, nella sua prima visita a Bagdad come l\'alleato numero 1 dell\'Irak. Fumo negli occhi per gli americani militarmente presenti nel paese, che sono tornati a considerare una minaccia il regime degli ayatollah rompendo l\'accordo sul nucleare. Non a caso Rohani poco prima di lasciare Teheran per la storica visita, che durerà tre giorni, ha subito punzecchiato gli Usa sottolineando i «rapporti speciali» fa Iran e Irak, che non possono venire paragonati ai legami di Baghdad «con un paese aggressore come l\'America».
Rohani ha incontrato ieri il primo ministro Adel Abdul-Mahdi e il presidente iracheno Bahram Salih. Assieme al premier sono stati firmati cinque protocolli d\'intesa sulla ferrovia transfrontaliera a Bassora, l\'agevolazione dei visti per gli imprenditori e la cooperazione fra i ministeri del Petrolio e del Commercio. «In Iraq ci sentiamo a casa» ha ribadito Rohani, a capo della più grande nazione sciita. Gli sciiti comandano anche a Bagdad con il premier Abdul-Mahdi, che però è appoggiato dal radicale Moqtada Al Sadr, anti americano, ex protetto di Teheran, oggi avversario dell\'Iran.
Pochi giorni prima della visita di Rohani, il presidente americano, Donald Trump, aveva candidamente spiegato che la base aerea di Ain Al Asad, servirà a «tenere d\'occhio l\'Iran, che è il vero problema» della regione. La base nella provincia occidentale di Anbar è condivisa da truppe irachene e americane. I soldati Usa ancora sul terreno sono 5.200 e fanno parte di una coalizione internazionale per combattere il terrorismo che schiera anche 1.500 italiani nel nord del paese. Il presidente iracheno, Barham Salih, incontrando Rohani, ha dichiarato che il suo paese «non dimenticherà il sostegno dell\'Iran nei giorni in cui ha dovuto affrontare la tirannia del terrorismo». I consiglieri iraniani della brigata Al Qods guidata del generale Qassem Soleimani, il Rommel degli ayatollah, sono stati i primi a dare man forte nel 2014 quando le bandiere nere erano alla periferia di Baghdad. I Pasdaran hanno armato e addestrato le milizie sciite, che sono state affiancate all\'esercito per liberare le roccaforti dell\'Isis. Non è un caso che Salih abbia specificato: «Non vogliamo, che il nostro paese diventi un\'arena di conflitto tra potenze rivali, né una base per gli attacchi contro i nostri vicini». Il capo dello Stato iraniano ha incassato le assicurazioni garantendo che «sarà sempre al fianco dell\'Iraq». Oggi visiterà Najaf, città santa degli sciiti. E incontrerà il grande ayatollah, Ali Al Sistani, padre spirituale dell\'Iraq sciita che si è schierato contro i piani anti iraniani dell\'Iran. Ieri è stata annunciata anche la prossima visita di Rohani a Damasco. Gli ayatollah sono riusciti con la sconfitta dell\'Isis e la vittoria di Assad a creare un corridoio sciita che dall\'Iran passa

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22 novembre 2014 | | reportage
Premio Cutuli
Da Erbil collegamento per ricordare Maria Grazia uccisa dai talebani il 19 novembre 2011 a Surobi sulla strada per Kabul

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28 settembre 2015 | Terra! | reportage
Il fronte del parto
In onda su Rete 4 la puntata "Avanti c'è posto" del settimanale tv di Toni Capuozzo sull'immigrazione e le sue cause. Uno dei servizi è il mio reportage di dieci minuti sul fronte nel nord dell'Iraq fra battaglie contro le bandiere nere, tendopoli dove i profughi vogliono partire per l'Europa, paracadutisti della Folgore che addestrano i curdi ed i monuments men italiani, che proteggono il patrimonio archeologico dell'umanità.

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21 giugno 2016 | Caffè di Rai 1 | reportage
Profughi dimenticati
Sulle macerie della guerra in Iraq, grazie al Rotary, abbiamo raccontato il dramma dei profughi dimenticati. Siamo stati gli occhi della guerra lungo il fronte dove scappano i rifugiati dall'offensiva su Mosul, la capitale del Califfato. Siamo andati nei campi dove i cristiani in fuga vivono in condizioni miserevoli. Siamo stati sotto le tende dei siriani attirati dai trafficanti per partire verso l’Europa. Abbiamo raccolto le testimonianze dei rifugiati yazidi massacrati dalle bandiere nere. Con le loro donne schiave come Lamja saltata su una mina per fuggire allo Stato islamico. Drammi veri provocati dalla tragedia della guerra.Storie terribili, che non possiamo dimenticare e che abbimo presentato 7 giugno a Cremona.

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I rapporti Usa che smonterebbero la versione italiana di un episodio della battaglia dei ponti ad An Nassiryah e la morte accidentale di un paracadutista in Iraq sono la classica tempesta in un bicchier d’acqua. Le rivelazioni di Wikileaks sugli italiani della missione Antica Babilonia derivano dagli stessi rapporti scritti dal nostro contingente, che lungo la catena di comando arrivavano fino al quartier generale americano a Baghdad. E altro ancora.

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L'avanzata del Califfato
Il califfato con Baghdad capitale, Corano e moschetto, mani amputate ai ladri, nemici crocefissi, tasse islamiche, donne chiuse in casa ed Occidente nel mirino con l’obiettivo di governare il mondo in nome di Allah. Questo è lo “Stato islamico dell’Iraq e della Siria” (Isis), che sta conquistando città dopo città rischiando di far esplodere il Medio Oriente.

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