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08 gennaio 2020 - Interni - Iraq - Il Giornale
I soldati italiani restano in Iraq “Ma a Baghdad troppe minacce”
«Luce verde per l\'esfiltrazione», con questo stringato ordine è iniziato il ridispiegamento di alcune decine di carabinieri a Baghdad per timori di rappresaglie dopo l\'eliminazione del generale iraniano Qassem Soleimani.
«Nessuna ritirata, a tal punto che sono rimasti sempre nell\'area della capitale, ma un riposizionamento per garantire la protezione della forza ed evitare un rischio Bengasi», spiega una fonte militare de il Giornale riferendosi all\'uccisione dell\'ambasciatore americano in Libia nel 2012 preso alla sprovvista. I carabinieri si sono spostati a 20 minuti di macchina da Union 3, la base americana nella zona verde off limits di Baghdad nel mirino delle milizie sciite, che vogliono vendicare Soleimani. Gli uomini dell\'Arma si occupano di addestramento della polizia irachena.
Un comunicato dello Stato maggiore della Difesa conferma che «la pausa delle attività addestrative e l\'eventuale ridislocazione dei militari italiani dalle zone di operazione irachene rientra nei piani di contingenza per la salvaguardia del personale impiegato». E sottolinea che non c\'è alcuna «interruzione della missione e degli impegni presi con la coalizione». Il grosso dei 926 uomini presenti in Irak si trova nel nord, in Kurdistan e rimane ad Erbil e dintorni. Fra i 200-300 nella capitale «il quartier generale della coalizione sta pianificando una parziale ridislocazione degli assetti al di fuori di Baghdad», recita il comunicato della Difesa.
In realtà il grosso della missione per l\'assistenza e l\'addestramento delle Forze armate irachene della Nato, composta da 500 uomini, si sta riposizionando anche al di fuori del paese. La Germania ha trasferito in Giordania parte del contingente tedesco presente in Irak. Un gruppo di 32 militari nella base di Taji, nel centro del paese, è stato evacuato in aereo nella base giordana di Al Asrak.
Un piccolo numero di soldati tedeschi era già stato trasferito in Kuwait il giorno prima. Il governo di Berlino ha precisato che la presenza militare viene «temporaneamente snellita», finché non ci sarà «chiarezza» sul futuro e l\'utilizzo delle truppe straniere in Irak. In Kurdistan, però, rimangono al fianco degli italiani 117 soldati tedeschi.
I pochi militari croati in Irak sono stati trasferiti in Kuwait e anche i soldati slovacchi sono stati ricollocati fuori dal Paese. Non si muove il mini contingente della Repubblica Ceca ed i francesi, che sono circa 200. Anche i britannici restano al loro posto, ma Londra ha inviato una squadra di specialisti per predisporre un piano di evacuazione pure dei civili che lavorano nel campo petrolifero, in caso di necessità.
Il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, ha avuto ieri un colloquio telefonico con il segretario di Stato Mark Esper, che guida il Pentagono sugli sviluppi in Irak. Guerini ha fatto presente che «con la presenza di circa 1000 uomini in Irak, oltre 1000 in Libano nella missione Unifil, e poco meno di 1000 in Afghanistan l\'Italia è fra i Paesi più impegnati per la stabilità della regione».
Esper ha ribadito che «gli Stati Uniti non hanno alcuna intenzione di lasciare militarmente l\'Irak», ma il governo di Baghdad ha ribadito che vuole il ritiro delle truppe Usa. Washington sta inviando 3.500 soldati di rinforzo in Medio Oriente. I paracadutisti dell\'82° divisione non potranno usare telefonini, tablet e collegarsi a internet per timore di fughe di notizie, intercettazioni iraniane o attacchi di guerra elettronica.
[continua]

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Sei anni dopo la strage non si fermano le polemiche sulla mancata sicurezza della base e sulle responsabilità dei comandanti.

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I rapporti Usa che smonterebbero la versione italiana di un episodio della battaglia dei ponti ad An Nassiryah e la morte accidentale di un paracadutista in Iraq sono la classica tempesta in un bicchier d’acqua. Le rivelazioni di Wikileaks sugli italiani della missione Antica Babilonia derivano dagli stessi rapporti scritti dal nostro contingente, che lungo la catena di comando arrivavano fino al quartier generale americano a Baghdad. E altro ancora.

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06 ottobre 2015 | Zapping Rai Radio 1 | intervento
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Raid italiani in Iraq?
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L'avanzata del Califfato
Il califfato con Baghdad capitale, Corano e moschetto, mani amputate ai ladri, nemici crocefissi, tasse islamiche, donne chiuse in casa ed Occidente nel mirino con l’obiettivo di governare il mondo in nome di Allah. Questo è lo “Stato islamico dell’Iraq e della Siria” (Isis), che sta conquistando città dopo città rischiando di far esplodere il Medio Oriente.

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