image
Fondo
13 settembre 2022 - Prima - Ucraina - Il Giornale
La via (armata) alla pace
Armi e appoggio segreto della Nato, grazie a intelligence, satelliti e droni, sono serviti a dimostrare, con l\'avanzata lampo degli ultimi giorni, che le forze ucraine non sono solo in grado di resistere, ma pure di mettere a segno una vittoria significativa. Anche le sanzioni, nonostante l\'indubbio effetto boomerang su chi le applica, non devono essere così inutili con Mosca, viste le reazioni inferocite ad ogni nuovo pacchetto di misure.
Però è inutile e pericoloso illudersi: nonostante il successo tattico di Kiev, i russi non sono, almeno per ora, in rotta come a Caporetto e la guerra sarà ancora lunga. Gli ucraini sono galvanizzati dalle vittorie sul campo e il Cremlino avrebbe silurato l\'ennesimo generale, Roman Berdnikov, accusato della disfatta.
Difficile, ma non impossibile, provare a cogliere l\'attimo per tornare a parlare di negoziato, sepolto da tempo dai combattimenti. Magari quando le operazioni militari verranno rallentate prima dalle piogge e poi dal «generale inverno». A parole sia Volodymyr Zelensky sia Vladimir Putin chiudono la porta a qualsiasi trattativa e vogliono andare avanti ad oltranza.
In realtà proprio le armi e le sanzioni dovrebbero venire usati come leva di pressione con i due acerrimi nemici. Da una parte bisognerebbe ricordare al presidente ucraino che i successi sul campo sono dettati non solo dalla determinazione delle truppe, ma dalle armi e dall\'appoggio segreto occidentale. E sarà necessario, più prima che dopo, trovare una via d\'uscita negoziale al conflitto, che difficilmente potrà concludersi con una schiacciante vittoria militare che ricacci i russi oltre confine, liberando pure la Crimea. Se Zelensky continuasse a fare orecchie da mercante, bisognerebbe fargli presente, senza tanti giri di parole, che se chiudessimo il rubinetto degli aiuti, non solo militari, gli ucraini si ritroverebbero a combattere con fionde e cerbottane.
Ancor più a muso duro va affrontato Putin, ricordandogli, con qualche foto satellitare dei centri comando russi inceneriti dagli Himars, che le armi occidentali e l\'appoggio della Nato fanno sempre più male, come hanno dimostrato gli ucraini nella recente avanzata. Pure le sanzioni, se noi stringiamo i denti per l\'effetto boomerang, a lungo andare saranno pesanti per la Russia. E adesso sulla stessa tv finanziata da Gazprom, oltre che sui social, emergono proteste opposte sulla guerra scatenate dalla débâcle sul terreno. Sia i falchi, che vogliono il conflitto totale, sia analisti ed ex deputati, pronti a denunciare una «guerra coloniale» da chiudere in fretta: tutti contro Putin, che farebbe bene a scendere a patti accettando una via d\'uscita negoziale dal pantano ucraino.
Ma chi dovrebbe mediare una pace che sembra lontanissima? Non certo il sultano Erdogan o gli americani, pronti alla guerra fino all\'ultimo ucraino a casa d\'altri, nel cuore del Vecchio continente. Solo l\'Europa potrebbe tentare l\'impresa, ma con un mediatore che la rappresenti, veramente, con la E maiuscola.
[continua]

video
01 febbraio 2014 | MezziToni | reportage
Sulle barricate di Kiev
Piazza Maidan, l'Ucraina e le mille facce della rivolta contro il regime del presidente Viktor Yanukovich.

play
20 luglio 2014 | Russia 1 | reportage
Gli uomini neri
La guerra civile in Ucraina sempre più sanguinosa e dimenticata schiera in prima linea un reparto fedele a Kiev, che arruola volontari europei provenienti da Italia, Svezia, Finlandia, paesi Baltici e Francia. Il battaglione Azov, accusato di simpatie naziste, sta combattendo con i suoi 250 uomini sul fronte orientale dell'Ucraina contro i ribelli filo russi. Una dozzina di volontari stranieri, che giurano di non venir pagati, hanno già prestato giuramento. Altri 24 stanno arrivando e su Facebook, il veterano francese della guerra in Croazia, Gaston Besson, ha lanciato da Kiev un appello all'arruolamento. Per giorni abbiamo seguito dalla base di Berdyansk, nell'est del paese, il battaglione Azov, che è sotto il controllo del ministero dell'Interno. Fra i volontari europei, l'italiano Francesco F. ha lasciato la vita da manager per combattere al fianco degli ucraini contro i ribelli filo russi. Il cecchino svedese, Mikael Skillt, uno dei pochi a parlare a viso scoperto, ha una taglia dei separatisti sulla testa. E fra loro c'è pure un russo che vorrebbe abbattere il governo di Mosca. Per il colore della divisa e la provenienza dall'estrema destra ucraina ed europea sono conosciuti come "gli uomini neri".

play
14 marzo 2014 | TG5 | reportage
Gli italiani di Crimea
Gli italiani di Crimea, emigrati nella penisola oltre duecento anni fa, furono deportati in Siberia e decimati da Stalin, che li considerava una spina nel fianco durante la seconda guerra mondiale. Poi sono tornati a Kerch, vicino all'ex confine con la Russia. Gli italiani di origine sono ancora 500.

play
[altri video]
radio

27 marzo 2014 | La notte di radio uno | intervento
Ucraina
Crimea, i trenta giorni che sconvolsero l'Europa


play

16 aprile 2014 | Radio IES | intervento
Ucraina
Una nuova Crimea


play

26 maggio 2014 | RadioVaticana | intervento
Ucraina
Il nuovo presidente ucraino e la guerra civile nell'Est
I rapporti con Mosca, la crisi economica, la secessione del Donbas e lo spettro della guerra civile sempre più sanguinosa.

play

[altri collegamenti radio]