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Intervista esclusiva
21 febbraio 2026 - Prima - Mondo - Il Giornale |
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| “I dazi? Pochi effetti sull’export Con l’Iran si tratti, mai l’atomica” |
di Fausto Biloslavo Globe trotter: in 72 ore il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani era a Washington, come osservatore del board of peace di Trump. Poi a Stoccarda al congresso della Cdu, al governo, accolto da applausi e alla fine è tornato in Italia per altri eventi. Alla domanda se dorme risponde così: «Quando posso, ottimizzando i tempi, ma ho un buon dna, da giornalista». L'intervista esclusiva con il Giornale, dove ha mosso i primi passi ai tempi di Montanelli, è a tutto campo. «La fatica più grande - ammette - è quando ho delle notizie riservate, che non posso dire alla stampa». Lo stop della Corte suprema ai dazi di Trump cambia tutto? «È sempre una buona notizia quando si tolgono i dazi, ma è possibile che non ci saranno grandi cambiamenti. L'amministrazione si aspettava questa decisione. Non credo che ci saranno effetti particolari sulle nostre esportazioni». Dopo il board of peace a Washington, Hamas ha messo subito i paletti chiedendo «la fine dell'aggressione israeliana». Si arriverà a una vera pace e ricostruzione? «Non sarà facile, ma questo è l'obiettivo. Dobbiamo arrivare a chiudere la stagione della guerra, dobbiamo creare una fase che garantisca la sicurezza di Israele e permetta al popolo palestinese di autogovernarsi. E poi ricostruire un territorio devastato. Il primo passaggio, però, è la messa in sicurezza della Striscia: bisogna formare la polizia palestinese e inviare una forza di interposizione (20mila uomini secondo il Pentagono, nda). L'Indonesia, il più grande paese musulmano al mondo, si è detta disponibile». Cosa può fare l'Italia? «Siamo pronti nel comparto sicurezza formando la polizia di Gaza, con i carabinieri, in Giordania. E pure continuare nella formazione degli agenti dell'Autorità nazionale palestinese a Gerico. Al momento l'idea è di non mandare nostri uomini dentro la Striscia. Poi ci sarà la ricostruzione, che è l'ultimo tassello, se nel frattempo la situazione con l'Iran non si complica». Trump ha dato dieci giorni agli ayatollah per trovare un accordo non solo sul nucleare, ma pure sull'arsenale missilistico e l'appoggio ai proxy sciiti. Ci sarà una nuova guerra? «Speriamo proprio di no. Auspichiamo che si possa trovare un accordo, prima che gli iraniani arrivino all'arma atomica. Ovvero che ci sia un vero stop al programma nucleare non solo formale, ma sostanziale, definitivo. Il problema è l'arma atomica». Da Washington a Stoccarda per il congresso della Cdu (Unione cristiano democratica al governo nda). Il cancelliere Merz sta saldando un'asse con l'Italia? «Assolutamente sì. Il rapporto è sempre più forte. Abbiamo una visione comune sulle riforme dell'Europa e sulla politica estera. E c'è amicizia: Merz mi ha salutato dal palco e poi è sceso, ci siamo visti con i delegati. Anche l'ex cancelliera, Angela Merkel, è stata molto affettuosa. Italia e Germania sono di fatto la vera locomotiva d'Europa, non solo industriale, ma anche politica». Il 24 febbraio di quattro anni fa la Russia invadeva l'Ucraina. C'è uno spiraglio per uscire dal tunnel della guerra? «Lo spiraglio c'è, ma sembra ancora un po' stretto. Le trattative fra ucraini e russi devono procedere per arrivare al cessate il fuoco. È sempre un problema di territori: i russi vogliono più terra rispetto a quella che hanno occupato, il 18-19% dell'Ucraina. L' invincibile armata di Mosca non ha ottenuto grandi risultati, dopo quattro anni. Sui territori devono decidere gli ucraini, che continueremo a sostenere». In Francia è stato ammazzato a bastonate un giovane di destra, come Sergio Ramelli negli anni di piombo. C'è il rischio che ci scappi il morto anche in Italia? «Il rischio esiste e basta vedere cosa è accaduto a fine gennaio a Torino con il poliziotto preso a martellate. Se lo colpivano in testa lo avrebbero ammazzato. E se spari fuochi d'artificio ad altezza d'uomo, prima o dopo, va a finire male. Il clima di violenza si sta espandendo in Europa, con l'avversario politico che diventa il nemico da abbattere. Ci sono troppi cattivi maestri in giro». Chi sono i cattivi maestri? «Quelli che predicano la violenza e spingono con l'odio verbale, che poi diventa fisico. Dal carcere escono lettere come quella della moglie di Cospito (terrorista anarchico dietro le sbarre nda), che detta la linea violenta». Islamo-gauchisme: c'è una saldatura pericolosa fra estremismo di sinistra e islamismo anche in Italia? «Il problema non sono gli islamici in senso lato, ma i pro-Pal e la saldatura con gli anarchici. Arrivano anche stranieri da altri paesi, come la Francia». Siamo alla vigilia dell'incontro Italia-Francia. Perché Macron si stizzisce sempre quando parla Meloni che ha dovuto ricordare quando Parigi ospitava i latitanti del terrorismo rosso? «Non lo so e non lo capisco. Anche se non è una novità: una volta ho dovuto annullare un viaggio a Parigi per le dichiarazioni di un ministro. Dopo la vittoria del centrodestra l'ex segretaria Boone disse vigileremo sull'Italia, lo ricordo ancora. Usciamo da dinamiche minimali, e mi permetta di dire una cosa: il nostro rapporto con la Germania non è ad excludendum». Lei è stato a Crans Montana. L'Italia sta ottenendo quello che voleva con il richiamo dell'ambasciatore? «Si può fare ancora di più. Mi riferisco all'accordo sulle indagini congiunte e la cooperazione di polizia. Ci sono un po' di resistenze. Fino a quando non riscontriamo la volontà di collaborare pienamente, il nostro ambasciatore resterà a Roma». Per il referendum potrebbe vincere il No? «Io sono ottimista, le ragioni del Sì sono solide, dovremo spiegarle sempre meglio e con serenità, con impegno: la campagna referendaria non sarà una passeggiata di salute. Decideranno i cittadini, ma parlando con la gente non credo che ci sia una maggioranza per il No. L'importante è che tutti vadano a votare e si rendano conto che la riforma riguarda gli italiani. Non è un giudizio sul Governo, che con qualunque risultato rimarrà in carica». Si stanno susseguendo una serie di discutibili sentenze su migranti e Ong del mare. Cosa ne pensa? «A pensar male.. diceva Andreotti». Fra pochi mesi entrerà in vigore il nuovo regolamento europeo su migrazione e asilo. Il governo vuole far funzionare il centro in Albania. Si prospetta un nuovo braccio di ferro con parte della magistratura? «Ci sono oramai delle norme europee chiare, che danno ragione alla posizione italiana. Mi auguro che non ci sia ancora la voglia di travalicare i confini usando l'arma della giustizia per fare politica o andare contro il governo. Il diritto è diritto e basta». |
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18 ottobre 2019 | Sna | reportage
100 anni degli agenti di assicurazione
Il palco del Centenario Sna ha accolto anche Fausto Biloslavo, oggi certamente il più famoso e tenace reporter di guerra. Attraverso fotografie e filmati tratti dai suoi reportage nelle zone dei conflitti, Biloslavo ha raccontato la sua vicenda professionale, vissuta fra pericoli e situazioni al limite del disumano, testimonianfo anche l’orrore patito dalle popolazioni colpite dalla guerra. Affrontando il tema del coraggio, ha parlato del suo, che nonostante la quotidiana esposizione della sua vita a rischi estremi gli permette di non rinunciare a testimoniare la guerra e le sue tragiche e crudeli conseguenze. Ma il coraggio è anche di chi la guerra la subisce, diventando strumento per l’affermazione violenta delle ragioni di parte, ma non vuole rinunciare alla vita, alla speranza. E lottare per sopravvivere richiede grande coraggio.
Sebbene possa sembrare un parallelo azzardato, lo stesso Biloslavo, spiega che il coraggio è sostenuto dalla passione, elemento necessario in ogni attività, in quella del reporter di guerra come in quella dell’agente di assicurazione.
Il coraggio serve per cominciare da zero, ma anche per rialzarsi quando si è colpiti dalle difficoltà o per adattarsi ai cambiamenti, è il messaggio di Biloslavo alla platea del Centenario.
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12 ottobre 2017 | Tele Capodistria | reportage
Gli occhi della guerra
"Gli occhi della guerra" sarà questo il tema della prossima puntata di Shaker, in onda venerdì 13 ottobre alle ore 20.
Nostro ospite FAUSTO BILOSLAVO, giornalista di guerra che, in oltre 35 anni, ha vissuto e raccontato in prima persona la situazione su tutti i fronti più caldi: Libano, Afghanistan, Iran, Iraq, ex Jugoslavia... e ultimamente Ucraina, Libia, Siria...
Cosa vuol dire fare il reporter di guerra? Com'è cambiato questo "mestiere"? Perchè è ancora così importante? Come mai tanti giovani vogliono farlo? Quali consigli dargli?
Tante le domande cui cercheremo di dare risposta.
If you LIKE it, please SHARE it!!!
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16 giugno 2016 | Tgcom24 | reportage
Gli occhi della guerra, l’arte imperitura del reportage
Presentazione Gli occhi della guerra e del documentario "Profughi dimenticati" dal nord dell'iraq
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25 agosto 2010 | Radio 24 | intervento |
Mondo
Professione: Reporter di guerra
"NESSUN LUOGO E' LONTANO" è il nuovo programma di approfondimento di esteri di Radio 24. Giampaolo Musumeci parla della professione reporter. Come si racconta la guerra? Esiste un modo giusto? Come si fa il giornalista di guerra e come è cambiato il mestiere? Le testimonianze di chi lo ha fatto per anni e chi lo fa tuttora.
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08 dicembre 2010 | Nuova Spazio Radio | intervento |
Mondo
La fronda di Wikileaks
Oltre alle manette Julian Assange, fondatore di Wikileaks, deve preoccuparsi delle diserzioni della sua ciurma di pirati informatici e sostenitori. Negli ultimi mesi Assange ha perso per strada il suo braccio destro, il tedesco Daniel Domscheit-Berg ed Herbert Snorrason, il giovane hacker che teneva in piedi il sito nel “rifugio” islandese. Domscheit-Berg, ex hacker, è stato il principale portavoce di Assange per tre anni, con il nome falso di Daniel Schmitt. Ispiratore del Chaos computer club, una comunità di pirati informatici, ha cominciato ad entrare in rotta di collisione con il capo per le rivelazioni dei rapporti militari sulla guerra in Afghanistan. Non solo: Wikilekas sta operando in maniera così segreta da assomigliare sempre più alle intelligence che intende mascherare.
In Islanda la perdita più grave è quella della parlamentare Birgitta Jonsdottir, un’entusiasta della prima ora di Wikileaks. La deputata. che andrebbe d’accordo con Beppe Grillo, si batte per far passare una legge che trasformerebbe l’isola nel miglior rifugio per gente come Assange. Anche molte associazioni noprofit hanno preso le distanze, quando ha pubblicato i documenti della guerra in Afghanistan. Il discusso guru informatico non ha voluto emendare i nomi dei collaboratori della Nato, che adesso rischiano la vita. Prima fra tutti, a mollare l’australiano, è stata l’organizzazione di giornalisti, che pende a sinistra, Reporter senza frontiere.
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14 gennaio 2019 | Peter Pan Radio Rai FVG | intervento |
Mondo
I bambini e la guerra
In 35 anni di reportage i drammi dei bambini, le vittime innocenti dei conflitti
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20 ottobre 2009 | Radio Uno | intervento |
Mondo
Rassegna stampa - Ultime da Babele
Cmmento ai giornali fra il mito del posto fisso ed i problemi del Medio Oriente.
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06 luglio 2015 | Radio Capodistria | intervento |
Mondo
Non solo Califfato
Una panoramica della situazione internazionale e il ricordo di Franco Paticchio, grande Direttore ed Editore dimenticato
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