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Commento
25 febbraio 2026 - Attualità - Ucraina - Il Giornale
Mosca non vince, ma la “pace giusta” resta una chimera
Fausto Biloslavo
Lo scorso anno nelle postazioni ghiacciate dell’artiglieria italiana fornita agli ucraini nei dintorni di Pokrovsk speravo che fossero gli ultimi mesi di guerra. La cittadina contesa, ridotta ad un cumulo di macerie, è quasi del tutto caduta e gli invasori russi sono avanzati nel 2025 di 4.524 chilometri quadrati, più che nel secondo e terzo anno di guerra messi insieme. Però ad un prezzo enorme in termini di distruzioni e sangue. Le stime parlano di una previsione di 2 milioni di caduti e feriti entro l’estate, dall’invasione del 24 febbraio 2022, sia russi che ucraini. I primi circa il doppio rispetto ai secondi, anche se le cifre più o meno ufficiali che trapelano sono ben inferiori, ma comunque pesanti: 55mila soldati ucraini uccisi, senza tener conto dell’ingente numero di dispersi e 200mila russi con lo stesso problema di chi è “scomparso” in azione. 
Il generale Oleksandr Syrskyi, che comanda le forze ucraine, ha annunciato alla vigila del quarto anniversario di guerra, che le truppe d’assalto sono riuscite a riconquistare 400 chilometri quadrati in direzione di Oleksandrivka. Dieci volte di meno rispetto all’avanzata russa dell’ultimo anno, che ha l’iniziativa su gran parte della prima linea lunga oltre mille chilometri. Per non parlare del diluvio di missili e droni che colpiscono quasi quotidianamente l’Ucraina. Solo i velivoli senza pilota, in gran parte kamikaze, sono stati quasi 55mila ed il 7 settembre si è toccata la punta massima di 820 ordigni volanti, compresi i missili, su Kiev e altre città.
Nonostante tutto, l’orso russo, è ancora impantanato nel Donbass. Gli ucraini resistono, con le unghie e con i denti, nel 16% dell’oblast di Donetsk, con la linea del Piave lungo le cittadine di Kramatorsk e Sloviansk dove tutto è iniziato, in seguito alla rivolta e colpo di mano di Maidan, nel 2014. Dopo quattro anni di guerra, che doveva finire con una blitzkrieg di un mese o poco via, Vladimir Putin, non è riuscito ad occupare l’intero Donbass nè con le cattive, nè con le buone al tavolo delle trattative. Per il nuovo Zar è fondamentale piantare la bandierina per annunciare “vittoria”, anche se di Pirro. Al momento i russi controllano circa il 20% del paese aggredito, un misero bottino per una superpotenza, rispetto al piano iniziale di trasformare l’Ucraina in uno stato vassallo. 
Anche Kiev è in estrema difficoltà dopo aver raschiato il fondo del serbatoio umano per mandare uomini al fronte. Per non parlare dell’abbandono del grande alleato americano, che l’Europa prova a sostituire fra imboscate e contraddizioni. Il premier ungherese, Viktor Orban, ha bloccato il prestito di 90 miliardi di euro all’Ucriana, linfa vitale per tenerla in piedi. Una rappresaglia alla chiusura  dei rubinetti del petrolio dell’oleodotto di Druzhba, che Orban imputa a Kiev. Gli ucraini rispondono che è colpa dei russi. Il presidente, Volodymyr Zelensky, ha annunciato che la guerra è "all'inizio della fine”. Speriamo che sia così, ma la “pace giusta”, sulla bocca di tutti i leader, è una chimera. Al massimo si arriverà ad un congelamento del conflitto, sempre meglio che una guerra senza fine. 
[continua]

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20 luglio 2014 | Russia 1 | reportage
Gli uomini neri
La guerra civile in Ucraina sempre più sanguinosa e dimenticata schiera in prima linea un reparto fedele a Kiev, che arruola volontari europei provenienti da Italia, Svezia, Finlandia, paesi Baltici e Francia. Il battaglione Azov, accusato di simpatie naziste, sta combattendo con i suoi 250 uomini sul fronte orientale dell'Ucraina contro i ribelli filo russi. Una dozzina di volontari stranieri, che giurano di non venir pagati, hanno già prestato giuramento. Altri 24 stanno arrivando e su Facebook, il veterano francese della guerra in Croazia, Gaston Besson, ha lanciato da Kiev un appello all'arruolamento. Per giorni abbiamo seguito dalla base di Berdyansk, nell'est del paese, il battaglione Azov, che è sotto il controllo del ministero dell'Interno. Fra i volontari europei, l'italiano Francesco F. ha lasciato la vita da manager per combattere al fianco degli ucraini contro i ribelli filo russi. Il cecchino svedese, Mikael Skillt, uno dei pochi a parlare a viso scoperto, ha una taglia dei separatisti sulla testa. E fra loro c'è pure un russo che vorrebbe abbattere il governo di Mosca. Per il colore della divisa e la provenienza dall'estrema destra ucraina ed europea sono conosciuti come "gli uomini neri".

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07 marzo 2014 | TG5 | reportage
In Crimea arrivano i volontari serbi
SEBASTOPOLI - Folti barboni, mimetiche, coltellacci alla cintola e sulla spalla il teschio con le tibie incrociate, simbolo del sacrificio in nome del popolo slavo. Si presenta così una ventina di cetnici, i paramilitari serbi, arrivati in Crimea per dare man forte ai filo russi. Non è stato facile trovare l’avanguardia dei “lupi” come vengono chiamati i volontari giunti dalla Serbia.

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02 luglio 2014 | SKYTG24 | reportage
Gli uomini neri sul fronte dell'Est
La guerra civile in Ucraina sempre più sanguinosa e dimenticata schiera in prima linea un reparto fedele a Kiev, che arruola volontari provenienti da paesi europei come Italia, Svezia, Finlandia e Francia. Il battaglione Azov, accusato di simpatie naziste, sta combattendo con i suoi 250 uomini sul fronte di Mariupol, una città costiera nell’Est dell’Ucraina. Una dozzina di volontari stranieri, che sostengono di non venir pagati, hanno già prestato giuramento. Altri 24 stanno arrivando e su Facebook, il veterano francese della guerra in Croazia, Gaston Besson, ha lanciato da Kiev un appello all’arruolamento. Per giorni abbiamo seguito dalla base di Berdyansk, nell’est dell’Ucraina, il battaglione Azov, che è sotto il controllo del ministero dell’Interno. Fra i volontari europei, l’italiano Francesco F. ha lasciato la vita da manager per combattere al fianco degli ucraini contro i ribelli filo russi. Il cecchino svedese, Mikael Skillt, uno dei pochi a parlare a viso scoperto, ha una taglia dei separatisti sulla testa. E fra loro c’è pure un russo che vorrebbe abbattere il governo di Mosca. Per il colore della divisa e la provenienza dall’estrema destra ucraina ed europea sono conosciuti come “gli uomini neri”.

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radio

16 aprile 2014 | Radio IES | intervento
Ucraina
Una nuova Crimea


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26 maggio 2014 | RadioVaticana | intervento
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Il nuovo presidente ucraino e la guerra civile nell'Est
I rapporti con Mosca, la crisi economica, la secessione del Donbas e lo spettro della guerra civile sempre più sanguinosa.

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27 marzo 2014 | La notte di radio uno | intervento
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Crimea, i trenta giorni che sconvolsero l'Europa


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