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07 aprile 2026 - Il Fatto - Iran - Il Giornale
Recuperato il pilota Usa disperso “E’ stato un salvataggio storico"
Fausto Biloslavo
“Era come trovare un granello di sabbia nel deserto” ha raccontato il direttore della Cia, John Ratcliffe descrivendo l’esfiltrazione, dopo 36 ore, del colonnello specializzato negli armamenti, il secondo a bordo dell’F-15E americano abbattuto dagli iraniani. 
Il caccia bombardiere era stato centrato venerdì da un missile a spalla. Il pilota lo hanno recuperato 8 ore dopo, ma per l’altro ufficiale che sta dietro è scattata una caccia all’uomo dei Pasdaran e contro il tempo di una gigantesca operazione di recupero americana.
Il generale in congedo dell’Aeronautica, Leonardo Tricarico, fa notare “che se l’F-15 è stato colpito da un missile a spalla vuol dire che volava molto basso, sotto i 4-5mila metri, quota alla quale non l’avrebbero mai preso”. Trump ha rivelato che il secondo era ferito. “Uno dei seggiolini fotografati dagli iraniani era ridotto molto male - spiega Tricarico - Si sarà ferito nell’eiezione o forse per l’impatto del missile, m è riuscito a lanciarsi. La procedura prevede che una volta a terra si nasconde il paracadute e ci si allontana per nascondersi in attesa dei soccorsi”.
Il colonnello è riuscito ad inerpicarsi su una montagna della catena Zagros al confine con l’Iraq, fino a 2100 metri di quota. E si è nascosto in un anfratto fra le rocce utilizzando il sistema satellitare di comunicazione a singhiozzo, per non venire intercettato, trasmettendo la posizione. I Pasdaran hanno lanciato la caccia con le unità migliori che avevano in zona e offerto una taglia di 60mila dollari a chi lo avesse catturato vivo. 
Gli Usa hanno messo in campo una forza di esfiltrazione senza precedenti: 200 uomini delle forze di elite e "155 aerei”, secondo Trump. Non solo gli elicotteri speciali MH-6 Little Bird, ma i Black Hawk modificati che venivano riforniti in volo da aerei cisterna. A nord della città di Shahreza hanno individuato una base temporanea facendo atterrare su una pista abbandonata gli HC-130J Combat King II, forse per depistare il nemico. Un paio sono rimasti insabbiati e sono stati distrutti alla fine dell’operazione dagli americani. Fra i caccia, che hanno garantito l’appoggio aereo, facendo terra bruciata attorno ai Pasdran, è stato colpito un A 10. Il pilota è riuscito a lanciarsi sul Kuwait. Quattro bombardieri strategici B 1 sono intervenuti oltre ad aerei israeliani a tal punto che è stato ringraziato anche il Mossad per l’appoggio. Satelliti e droni MQ-9 Reaper, che hanno subito perdite, controllavano palmo a palmo il terreno. Il colonnello, molto religioso, avrebbe mandato il messaggio in chiaro “Dio è buono”. Tricarico osserva “che di norma si usano parole in codice per comunicare o sequenze prefissate trasmesse in maniera criptata”. 
Il Pentagono temeva che il secondo fosse stato catturato e una trappola iraniana. La Cia con strumenti ultra sofisticati è riuscita ad identificare il nascondiglio e avere la certezza che fosse proprio l’americano disperso, libero e vivo. Allora è scattata la vera operazione di recupero con abili depistaggi della Cia, per confondere e dividere le forze dei Pasdaran, come un’evacuazione via terra verso l’Iraq del colonnello. 
Le squadre del 160imo reggimento dell’aviazione Usa per le operazioni speciali sono state impiegate in supporto fin dall’inizio. Due elicotteri, finiti sotto pesante fuoco iraniano, hanno dovuto tornare indietro. Alla fine i Seal Team 6 dei Navy Seal, che hanno ucciso Bin Laden, sono riusciti a portare in salvo il colonnello. 
Gli analisti hanno calcolato che fra velivoli abbattuti, distrutti e forze impiegate l’esfiltrazione di un solo uomo sarebbe costata 2 miliardi di dollari, ma ha vinto la prima regola di guerra: “Nessuno rimane indietro”.
[continua]

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