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Articolo
28 aprile 2026 - Interni - Italia - Il Giornale
Allarme lupi solitari L’Italia monitora i jihadisti e anche i lupi solitari
Fausto Biloslavo
“E’ improbabile che in Italia accada un attentato, fallito, come quello a Trump. La nostra realtà è diversa, ma si sta riflettendo su alcuni soggetti potenzialmente pericolosi, che potrebbero preparare qualcosa, anche se non così eclatante come a Washington l’altra sera” spiega al Giornale una fonte di alto livello della sicurezza interna. Il pericolo dei lupi solitari, non solo jihadisti, ma di ideologie di casa nostra, anche opposte, è la minaccia più reale, dopo il 7 ottobre. L’ultimo è un ragazzino di 19 anni finito agli arresti domiciliari a Pavia con l’accusa di istigare online alla violenza razziale insultando e minacciando sia Giorgia Meloni, che Elly Schlein.
L’effetto emulazione, la possibilità di un attentato al Presidente del Consiglio, percepita divisiva dagli estremisti e bollata come succube di Trump, nonostante abbia preso le distanze dalle scelte che cozzano con il nostro interesse nazionale, è un tabù. Tutti lo escludono, ma “come nei falliti attentati precedenti e altri casi, che non riguardano il presidente Usa, scatta il timore emulativo e gli organi di sicurezza si attivano facendo ragionamento a riguardo. Mai sottovalutare la minaccia o allentare l’attenzione” osserva un’altra fonte del Giornale. 
“In Italia di scemi del villaggio ne abbiamo tanti, soprattutto lupi solitari derivanti dal terrorismo islamico e non solo - fa notare chi lavora sul campo -  La rete di controllo sul territorio ci è servita ad anticipare eventuali azioni. L’importante è prevenire”. L’Fbi non è riuscita a fare lo stesso con i tre attentatori falliti di Trump.
Il problema è che da noi il clima d’odio sta superando il limite di guardia. “Il 25 aprile ha dimostrato a che livello sono esacerbati gli animi - concordano le fonti - In Italia però non si comprano le armi nei supermercati come negli Stati Uniti”.  
Marco Lombardi, coordinatore del centro studi ItsTime su sicurezza e terrorismo dell’Università cattolica, spiega che “il lupo solitario implica la non prevedibilità anche se la definizione stessa è spesso semplicistica”. Nel 2009 l’allora premier, Silvio Berlusconi, fu colpito da una statuetta in faccia, in mezzo alla folla in piazza Duomo. Alla vigilia  del referendum sulla giustizia uno sconosciuto si è avvicinato sul palcoscenico a Meloni, in un teatro a Milano, poco prima che inizi il suo intervento chiedendo le dimissioni di Mattarella. L’accoltellatore di Salman Rushdie nel 2022 ha fatto irruzione sul palco. La scorta della premier, rafforzata, sta lavorando al massimo per garantire la sicurezza ad una leader che non ha mai avuto paura e per questo non ama le limitazioni dettate dai rischi alla sua incolumità. 
Però il clima crescente di odio e contrapposizione è crescente e palpabile nelle piazze. Nei cortei Meloni è raffigurata a testa in giù, come Mussolini a Loreto, alcune sue foto vengono date alle fiamme, gli slogan sono sempre più violenti e spuntano scritte inquietanti come “Meloni appesa “ e “sei la prima della lista”, che inneggiano all’eliminazione fisica. Fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, ma pure Cole Tomas Allen, che voleva sparare a Trump, si è montato la testa partecipando alle manifestazioni No Kings, che si sono viste pure da noi.
“Gli inneschi che portano un individuo ad agire in maniera violenta sono molteplici - spiega Lombardi -  L’avvicinarsi di un confronto sempre più aspro sulle elezioni politiche è un trigger (grilletto nda) rilevante”. L’esperto di terrorismo e sicurezza lancia un avvertimento: “Se non ci sarà un abbassamento del livello di conflitto quotidiano nella nostra società, a cominciare dalle forze politiche, mi aspetto che il rischio di attentati, andando verso la scadenza elettorale nazionale, sia in aumento
[continua]

video
29 dicembre 2011 | SkyTG24 | reportage
Almerigo ricordato 25 anni dopo
Con un bel gesto, che sana tante pelose dimenticanze, il presidente del nostro Ordine,Enzo Iacopino, ricorda davanti al premier Mario Monti, Almerigo Grilz primo giornalista italiano caduto su un campo di battaglia dopo la fine della seconda guerra mondiale, il 19 maggio 1987 in Mozambico.

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04 luglio 2012 | Telefriuli | reportage
Conosciamoci
Giornalismo di guerra e altro.

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21 settembre 2012 | La Vita in Diretta | reportage
Islam in Italia e non solo. Preconcetti, paure e pericoli


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[altri video]
radio

15 marzo 2018 | Radio Radicale | intervento
Italia
Missioni militari e interesse nazionale
https://www.radioradicale.it/scheda/535875/missioni-militari-e-interesse-nazionale Convegno "Missioni militari e interesse nazionale", registrato a Roma giovedì 15 marzo 2018 alle 09:23. L'evento è stato organizzato da Center for Near Abroad Strategic Studies. Sono intervenuti: Paolo Quercia (Direttore del CeNASS, Center for Near Abroad Strategic Studies), Massimo Artini (vicepresidente della Commissione Difesa della Camera dei deputati, Misto - Alternativa Libera (gruppo parlamentare Camera)), Fausto Biloslavo (giornalista, inviato di guerra), Francesco Semprini (corrispondente de "La Stampa" da New York), Arije Antinori (dottore di Ricerca in Criminologia ed alla Sicurezza alla Sapienza Università di Roma), Leonardo di marco (generale di Corpo d'Armata dell'Esercito), Fabrizio Cicchitto (presidente della Commissione Affari esteri della Camera, Area Popolare-NCD-Centristi per l'Europa). Tra gli argomenti discussi: Difesa, Esercito, Esteri, Forze Armate, Governo, Guerra, Informazione, Italia, Ministeri, Peace Keeping, Sicurezza. La registrazione video di questo convegno ha una durata di 2 ore e 46 minuti. Questo contenuto è disponibile anche nella sola versione audio

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03 giugno 2019 | Radio Scarp | intervento
Italia
Professione Reporter di Guerra


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20 giugno 2017 | WDR | intervento
Italia
Più cittadini italiani con lo ius soli
Estendere la cittadinanza italiana ai bambini figli di stranieri? È la proposta di legge in discussione in Senato in questi giorni. Abbiamo sentito favorevoli e contrari.

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03 gennaio 2011 | Radio Capodistria - Storie di bipedi | intervento
Italia
Gli occhi della guerra
Le orbite rossastre di un bambino soldato, lo sguardo terrorizzato di un prigioniero che attende il plotone di esecuzione, l’ultimo rigagnolo di vita nelle pupille di un ferito sono gli occhi della guerra incrociati in tanti reportage di prima linea. Dopo l’esposizione in una dozzina di città la mostra fotografica “Gli occhi della guerra” è stata inaugurata a Trieste. Una collezione di immagini forti scattate in 25 anni di reportage da Fausto Biloslavo, Gian Micalessin e Almerigo Grilz, ucciso il 19 maggio 1987 in Mozambico, mentre filmava uno scontro a fuoco. La mostra, che rimarrà aperta al pubblico fino al 20 gennaio, è organizzata dall’associazione Hobbit e finanziata dalla regione Friuli-Venezia Giulia. L’esposizione è dedicata a Grilz e a tutti i giornalisti caduti in prima linea. Il prossimo marzo verrà ospitata a Bruxelles presso il parlamento europeo.Della storia dell'Albatross press agency,della mostra e del libro fotografico Gli occhi della guerra ne parlo a Radio Capodistria con Andro Merkù.

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24 maggio 2010 | Radio Padania Libera | intervento
Italia
Proselitismo islamico dietro le sbarre
“Penso che sia giusto se alcuni musulmani combattono la guerra santa contro gli americani in paesi che non sono la loro terra”. Dopo un lungo girarci attorno Kamel Adid sorprende un po’ tutti, quando sputa il rospo. La domanda riguardava i mujaheddin, i musulmani pronti a morire per Allah, contro l’invasore infedele. Tre soldati della guerra santa, arrivati un paio di mesi fa da Guantanamo, sono rinchiusi poco più in là, nel reparto di massima sicurezza del carcere di Opera, alle porte di Milano.
Adid è un giovane marocchino di 31 anni con barbetta islamica d’ordinanza e tunica color noce. Nel carcere modello di Opera fa l’imam dei 44 musulmani detenuti, che frequentano una grande sala adibita a moschea. Un predicatore fai da te, che di solito parla un linguaggio moderato e ti guarda con occhioni apparentemente timidi.
Deve scontare ancora due mesi di pena per un reato legato alla droga e da pochi giorni è stato trasferito in un altro istituto. “Quelli che si fanno saltare in aria subiscono il lavaggio del cervello – si affretta a spiegare l’autonominato imam – Noi abbiamo riscoperto la fede in carcere. Pregare ci da conforto, ci aiuta ad avere speranza”.

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