
|
Articolo
04 maggio 2026 - Prima - Italia - Il Giornale |
|
| Difesa, Regioni, 5x1000 all’Anpi 1,3 milioni l’anno per fare politica. I partigiani veri? Solo 351 |
Fausto Biloslavo Soldi dalla Difesa, dalle Regioni e pure dal 5 x mille e con il tesseramento, ma i partigiani superstiti, dopo 80 anni, sono appena 351. I fondi vengono usati anche per le manifestazioni del 25 aprile, sempre più aggressive e intolleranti, ma pure per convegni sulla giustizia con esponenti di spicco del Pd e noti giudici pro migranti, contro il premierato e l’autonomia differenziata, dando addosso al governo, sempre con il paravento della Costituzione. L’Associazione nazionale partigiani incassa all’anno oltre 1 milione e 300mila euro. Le entrate dell’ultimo bilancio disponibile dell’Anpi nazionale pubblicato nel 2025, ma relativo all’anno precedente, ammontano a 1.351.273, 85 €. Dal ministero della Difesa, come contributo all’associazione combattentistica, ci sono due voci, per il 2023 e 2024, rispettivamente di 95.500 € e di 92.448 €. L’ultimo contributo erogato, il 4 agosto 2025, è “finalizzato alla realizzazione di progetti approvati dai competenti organi del Ministero e sottoposti anche alle Commissioni Difesa”. Al primo punto il “25 aprile 2025”, che già aveva registrato intemperanze, “celebrazioni della 80ima festa nazionale della Liberazione”. I contributi annuali della Difesa sono collegati ai progetti presentati e al numero di iscritti. L’Anpi a fine 2024 dichiarava di avere 160.404 iscritti, ma i veri partigiani ancora in vita erano 351. “Nel 2006, per non disperdere il patrimonio di valori ereditati dalla resistenza - si legge sul sito - l’associazione apre le iscrizioni anche agli antifascisti”. In pratica l’Anpi assomiglia più ad un “partito” che ad un’associazione combattentistica, come le altre, che continuano ad annoverare fra i soci i reduci, sempre meno, ma pure chi ha fatto il servizio militare nella rispettiva Arma di appartenenza. L’Anpi dal 2018 al 2025 ha incassato dalla Difesa 768.350 €, ma il ministro Guido Crosetto ha duramente stigmatizzato lo scempio dell’ultimo 25 aprile. Fra gli intolleranti c’erano anche iscritti all’Anpi, che con il tesseramento garantiscono la voce principale d’entrata: 596.368 € nel 2024. La seconda voce sono i proventi del 5 x 1000 su scelta volontaria del contribuente (224.931€). A queste somme si aggiungono 122.978 € di lascito testamentario di un partigiano e oltre 41mila € di donazioni private. Fra i contributi pubblici spicca quello del Friuli-Venezia Giulia, a trazione leghista, che viene girato all’Anpi regionale. I versamenti nel 2025 sono di 119.268,96 € ed in cinque anni il totale degli stanziamenti supera il mezzo milione di euro. “E’ un finanziamento storico all’Anpi, che va avanti da molto tempo attraverso l’aggiudicazione di bandi triennali” spiega Mario Anzil, Vicepresidente e Assessore regionale alla Cultura e allo sport. L’associazione partigiani presenta dei progetti, che vengono valutati da una commissione ad hoc. Sul 25 aprile l’esponente di Fratelli d’Italia trova “deprecabile i fatti di Milano, ma il mio ruolo è di garantire i bandi approvati e la pluralità. In passato, quando c’era la sinistra, sostenevano solo i loro. Noi siamo differenti e rispondiamo con una cultura polifonica”. L’Emilia Romagna solo per gli 80 anni dalla liberazione ha finanziato 59 progetti per un valore complessivo di 400mila euro. La Toscana ne ha tirati fuori 300mila e nell’ultima legge di bilancio nazionale è stato approvato un fondo speciale di 700mila euro. Per non parlare dei finanziamenti a pioggia elle amministrazioni locali, dagli 8mila euro in su, per le miriadi di iniziative delle sezioni Anpi in giro per l’Italia. I soldi ai partigiani vengono utilizzati anche per eventi di carattere politico a senso unico. Il 14 novembre scorso, a Roma, si è tenuto il convegno nazionale, "Separazione delle carriere e legge sicurezza: è questa la giustizia della Costituzione?” in vista del referendum. L’Associazione partigiani ha pagato l’affitto della sala, 2.501 € e il servizio catering, 1386 €. Non grandi cifre, ma i relatori erano tutti schierati da una parte a cominciare da Debora Serracchiani, responsabile nazionale Giustizia del Pd a Silvia Albano, presidente di Magistratura democratica, fino a Gianluca Schiavon del Partito della Rifondazione Comunista. Un’altra attività pagata dall’Anpi, riportata nel bilancio sociale 2024, è una conferenza a Paestum “per lottare (…) contro il progetto governativo di un nuovo Frankenstein istituzionale, rimpinzato di autonomia differenziata e premierato”. Fra i costi sostenuti dall’associazione le “manifestazioni nazionali e internazionali” hanno assorbito in un anno 50.982,85 €, le consulenze 65.224 €, il personale dipendente 153.257 €, il portale “Noi Partigiani” 22.430 €. Bandiere, fazzoletti, distintivi e stampa di volumi sono costati 56.261 €. La consistente voce “Servizi”, 538.480 € si riferisce “alle spese finalizzate al perseguimento delle finalità statutarie dell’Associazione con tutte le manifestazioni e i convegni organizzati”. L’Anpi, più simile ad un partito che ad un’associazione combattentistica possiede anche “terreni e fabbricati”, ovvero immobili di proprietà, per un valore catastale, notoriamente inferiore a quello di mercato, di 1.530.897 €. |
| [continua] |
|
video
|
|
|
26 settembre 2012 | Uno Mattina | reportage
I lati oscuri (e assurdi) delle adozioni
Con mia moglie, prima di affrontare l’odissea dell’adozione, ci chiedevamo come mai gran parte delle coppie che sentono questa spinta d’amore andavano a cercare bambini all’estero e non in Italia. Dopo quattro anni di esperienza sulla nostra pelle siamo arrivati ad una prima, parziale e triste risposta. La burocratica e farraginosa gestione delle adozioni nazionali, grazie a leggi e cavilli da azzeccagarbugli, non aiutano le coppie che vogliono accogliere un bimbo abbandonato in casa propria, ma le ostacolano.
|
|
|
|
|
10 giugno 2008 | Emittente privata TCA | reportage
Gli occhi della guerra.... a Bolzano /2
Negli anni 80 lo portava in giro per Milano sulla sua 500, scrive Panorama. Adesso, da ministro della Difesa, Ignazio La Russa ha voluto visitare a Bolzano la mostra fotografica Gli occhi della guerra, dedicata alla sua memoria. Almerigo Grilz, triestino, ex dirigente missino, fu il primo giornalista italiano ucciso dopo la Seconda guerra mondiale, mentre filmava uno scontro fra ribelli e governativi in Mozambico nell’87. La mostra, organizzata dal 4° Reggimento alpini paracadutisti, espone anche i reportage di altri due giornalisti triestini: Gian Micalessin e Fausto Biloslavo.
|
|
|
|
|
05 ottobre 2010 | La vita in diretta - Raiuno | reportage
Islam, matrimoni forzati e padri assassini
Nosheen, la ragazza pachistana, in coma dopo le sprangate del fratello, non voleva sposarsi con un cugino in Pakistan.
Il matrimonio forzato era stato imposto dal padre, che ha ucciso a colpi di mattone la madre della giovane di 20 anni schierata a fianco della figlia. Se Nosheen avesse chinato la testa il marito, scelto nella cerchia familiare, avrebbe ottenuto il via libera per emigrare legalmente in Italia.
La piaga dei matrimoni combinati nasconde anche questo. E altro: tranelli per rimandare nella patria d’origine le adolescenti dove le nozze sono già pronte a loro insaputa; e il business della dote con spose che vengono quantificate in oro o migliaia di euro.
Non capita solo nelle comunità musulmane come quelle pachistana, marocchina o egiziana, ma pure per gli indiani e i rom, che sono un mondo a parte.
|
|
|
|
radio

|
27 gennaio 2020 | Radio 1 Italia sotto inchiesta | intervento |
Italia
Esercito e siti ebraici
Fausto Biloslavo
I nostri soldati rispettano la giornata della Memoria dell’Olocausto non solo il 27 gennaio, ma tutto l’anno. L’esercito, con l’operazione Strade sicure, schiera 24 ore al giorno ben 700 uomini in difesa di 58 siti ebraici sul territorio nazionale. Tutti obiettivi sensibili per possibile attentati oppure oltraggi anti semiti.
“Per ora non è mai accaduto nulla anche grazie alla presenza dei militari, che serve da deterrenza e non solo. Il senso di sicurezza ha evitato episodi di odio e minacce ripetute come in Francia, che rischiano di provocare un esodo della comunità ebraica” spiega una fonte militare de il Giornale.
I soldati, che si sono fatti le ossa all’estero, sorvegliano, quasi sempre con presidi fissi, 32 sinagoghe o tempi ebraici, 9 scuole, 4 musei e altri 13 siti distribuiti in tutta Italia, ma soprattutto al nord e al centro. La città con il più alto numero di obiettivi sensibili, il 41%, è Milano. Non a caso il comandante del raggruppamento di Strade sicure, come in altre città, è ufficialmente invitato alle celebrazioni del 27 gennaio, giorno della Memoria.
Lo scorso anno, in occasione dell’anniversario della nascita dello Stato di Israele, il rappresentante della comunità ebraica di Livorno, Vittorio Mosseri, ha consegnato una targa al comandante dei paracadustisti. “Alla brigata Folgore con stima e gratitudine per il servizio di sicurezza prestato nell’ambito dell’operazione Strade sicure contribuendo con attenzione e professionalità al sereno svolgimento delle attività della nostro comunità” il testo inciso sulla targa.
In questi tempi di spauracchi anti semiti l’esercito difende i siti ebraici in Italia con un numero di uomini praticamente equivalente a quello dispiegato in Afghanistan nel fortino di Herat. Grazie ad un’esperienza acquisita all’estero nella protezione delle minoranze religiose, come l’antico monastero serbo ortodosso di Decani in Kosovo.
“In ogni città dove è presente la comunità ebraica esiste un responsabile della sicurezza, un professionista che collabora con le forze dell’ordine ed i militari per coordinare al meglio la vigilanza” spiega la fonte del Giornale. Una specie di “assessore” alla sicurezza, che organizza anche il sistema di sorveglianza elettronica con telecamere e sistemi anti intrusione di avanguardia su ogni sito. Non solo: se in zona appare un simbolo o una scritta anti semita, soprattuto in arabo, viene subito segnalata, fotografata, analizzata e tradotta. “I livelli di allerta talvolta si innalzano in base alla situazione internazionale” osserva la fonte militare. L’ultimo allarme ha riguardato i venti di guerra fra Iran e Stati Uniti in seguito all’eliminazione del generale Qassem Soleimani.
Roma è la seconda città per siti ebraici presidiati dai militari compresi asili, scuole e oratori. Le sinagoghe sono sorvegliate pure a Napoli, Verona, Trieste e quando necessario vengono disposte le barriere di cemento per evitare attacchi con mezzi minati o utilizzati come arieti. A Venezia i soldati garantiscono la sicurezza dello storico ghetto. A Livorno e in altre città sono controllati anche i cimiteri ebraici. Una residenza per anziani legata alla comunità è pure nella lista dei siti protetti a Milano. Ed i militari di Strade sicure nel capoluogo lombardo non perdono d’occhio il memoriale della Shoah, lo sterminio degli ebrei voluto da Hitler.
|

|
15 marzo 2018 | Radio Radicale | intervento |
Italia
Missioni militari e interesse nazionale
https://www.radioradicale.it/scheda/535875/missioni-militari-e-interesse-nazionale
Convegno "Missioni militari e interesse nazionale", registrato a Roma giovedì 15 marzo 2018 alle 09:23. L'evento è stato organizzato da Center for Near Abroad Strategic Studies. Sono intervenuti: Paolo Quercia (Direttore del CeNASS, Center for Near Abroad Strategic Studies), Massimo Artini (vicepresidente della Commissione Difesa della Camera dei deputati, Misto - Alternativa Libera (gruppo parlamentare Camera)), Fausto Biloslavo (giornalista, inviato di guerra), Francesco Semprini (corrispondente de "La Stampa" da New York), Arije Antinori (dottore di Ricerca in Criminologia ed alla Sicurezza alla Sapienza Università di Roma), Leonardo di marco (generale di Corpo d'Armata dell'Esercito), Fabrizio Cicchitto (presidente della Commissione Affari esteri della Camera, Area Popolare-NCD-Centristi per l'Europa). Tra gli argomenti discussi: Difesa, Esercito, Esteri, Forze Armate, Governo, Guerra, Informazione, Italia, Ministeri, Peace Keeping, Sicurezza. La registrazione video di questo convegno ha una durata di 2 ore e 46 minuti. Questo contenuto è disponibile anche nella sola versione audio
|

|
24 maggio 2010 | Radio Padania Libera | intervento |
Italia
Proselitismo islamico dietro le sbarre
“Penso che sia giusto se alcuni musulmani combattono la guerra santa contro gli americani in paesi che non sono la loro terra”. Dopo un lungo girarci attorno Kamel Adid sorprende un po’ tutti, quando sputa il rospo. La domanda riguardava i mujaheddin, i musulmani pronti a morire per Allah, contro l’invasore infedele. Tre soldati della guerra santa, arrivati un paio di mesi fa da Guantanamo, sono rinchiusi poco più in là, nel reparto di massima sicurezza del carcere di Opera, alle porte di Milano.
Adid è un giovane marocchino di 31 anni con barbetta islamica d’ordinanza e tunica color noce. Nel carcere modello di Opera fa l’imam dei 44 musulmani detenuti, che frequentano una grande sala adibita a moschea. Un predicatore fai da te, che di solito parla un linguaggio moderato e ti guarda con occhioni apparentemente timidi.
Deve scontare ancora due mesi di pena per un reato legato alla droga e da pochi giorni è stato trasferito in un altro istituto. “Quelli che si fanno saltare in aria subiscono il lavaggio del cervello – si affretta a spiegare l’autonominato imam – Noi abbiamo riscoperto la fede in carcere. Pregare ci da conforto, ci aiuta ad avere speranza”.
|

|
06 settembre 2018 | Radio immaginaria | intervento |
Italia
Teen Parade
Gli adolescenti mi intervistano sulla passione per i reportage di guerra
|

|
03 gennaio 2011 | Radio Capodistria - Storie di bipedi | intervento |
Italia
Gli occhi della guerra
Le orbite rossastre di un bambino soldato, lo sguardo terrorizzato di un prigioniero che attende il plotone di esecuzione, l’ultimo rigagnolo di vita nelle pupille di un ferito sono gli occhi della guerra incrociati in tanti reportage di prima linea.
Dopo l’esposizione in una dozzina di città la mostra fotografica “Gli occhi della guerra” è stata inaugurata a Trieste. Una collezione di immagini forti scattate in 25 anni di reportage da Fausto Biloslavo, Gian Micalessin e Almerigo Grilz, ucciso il 19 maggio 1987 in Mozambico, mentre filmava uno scontro a fuoco. La mostra, che rimarrà aperta al pubblico fino al 20 gennaio, è organizzata dall’associazione Hobbit e finanziata dalla regione Friuli-Venezia Giulia. L’esposizione è dedicata a Grilz e a tutti i giornalisti caduti in prima linea. Il prossimo marzo verrà ospitata a Bruxelles presso il parlamento europeo.Della storia dell'Albatross press agency,della mostra e del libro fotografico Gli occhi della guerra ne parlo a Radio Capodistria con Andro Merkù.
|
|
|
|
|