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Articolo
05 giugno 2026 - Terza Pagina - Italia - Il Giornale |
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| “Albatross”, film audace sul giornalismo di guerra |
Fausto Biloslavo Una vita scomoda, spericolata, che si è spenta a 34 anni su un campo di battaglia, sul fronte dell’informazione, filmando uno scontro a fuoco fra ribelli e governativi in Mozambico, il 19 maggio 1987. Albatross, il film che va in onda questa sera su Rai 3 alle 21.20, è la storia avventurosa di Almerigo Grilz, il primo giornalista italiano caduto in guerra, dopo il secondo conflitto mondiale, il meno ricordato e più calunniato per livore ideologico. “Alla vita scomoda” è il brindisi davanti al fuoco di un bivacco con un guerrigliero mozambicano di Grilz, interpretato nel film da Francesco Centorame. Il ribelle africano gli chiede perchè non ha scelto “soldi e vita c omoda” con un seggio garantito in Parlamento. Il giovane triestino alza il bicchiere di whiskey, sotto un cielo stellato, per brindare alla scelta di rincorrere i sogni e realizzarli, anche se per poco, girando il mondo e raccontando le guerre dimenticate degli anni ottanta come giornalista libero, free lance, dell’Albatross press agency. Un’agenzia che abbiamo fondato assieme a Gian Micalessin e Almerigo nel 1983. I “crazy Italians”, i pazzi italiani, ci ribattezzano gli americani, che si tuffano nel lato oscuro dell’umanità portando dalla prima linea il “bang bang” richiesto dai network Usa come l’Nbc, la Cbs e le più grandi tv europee. Albatross è la storia di un “fratello” maggiore e compagno d’avventure, “condannato” a portarsi nella tomba le stigmate dell’uomo nero. Negli anni settanta militava dalla parte “sbagliata”, il Fronte della gioventù, dove ci siamo conosciuti, quando tanti giornalisti oggi di fama facevano lo stesso, ma sul versante opposto. Mezzo secolo dopo e quasi a 40 anni dalla scomparsa di Grilz lo bollano ancora come “picchiatore”, come se dall’altra parte della barricata agitassero margherite e non le chiavi inglesi. Lo accusano di qualsiasi nefandezza vera e presunta, ma la sua fedina penale era pulita. Un “fascista” additato alla damnatio memoriae, che ha condiviso la militanza politica con molti che oggi ricoprono cariche istituzionali o siedono in Parlamento. Almerigo, però, è morto troppo presto per dimostrare che era ben diverso dallo stereotipo manganello e olio di ricino. Per i ritardati nostalgici degli anni di piombo non è morto da giornalista al seguito di ribelli africani, ma da “mercenario” al servizio dell’apartheid. Albatross, che inizia con “Boia chi molla è il grido di battaglia - Fascisti carogne tornate nelle fogne” racconta la vita politica di Almerigo, ma pure gli affetti, la passione per i reali inglesi e la scelta di “cosa fare da grandi” imboccando il giornalismo di guerra. Giulio Base, sceneggiatore e regista, si ispira a Toni Capuozzo, che per primo ha ricordato Grilz “inviato ignoto”, con un monumentale Giancarlo Giannini. I reportage dall’Afghanistan alla Cambogia fino all’Iran e al Mozambico vengono ricostruiti al meglio con Almerigo incollato alla storica cinepresa Super 8. Nelle ultime scene del 19 maggio 1987 cade centrato da un cecchino. Forse fra altri 50 anni, quando saranno meno spessi i paraocchi ideologici, si capiranno i veri messaggi di questo film. Ai giovani: se hai passione puoi realizzare i tuoi sogni, anche se te ne vai troppo presto. A tutti: le guerre prima o dopo finiscono, in Mozambico come a casa nostra, e bisogna voltare pagina guardando avanti. |
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07 aprile 2020 | Tg5 | reportage
Parla il sopravvissuto al virus
Fausto Biloslavo
TRIESTE - Il sopravvissuto sta sbucciando unarancia seduto sul letto di ospedale, come se non fosse rispuntato da poco dallanticamera dellinferno. Maglietta grigia, speranza dipinta negli occhi, Giovanni Ziliani stato dimesso mercoled, per tornare a casa. Quarantadue anni, atleta e istruttore di arti marziali ai bambini, il 10 marzo ha iniziato a stare male nella sua citt, Cremona. Cinque giorni dopo finito in terapia intensiva. Dalla Lombardia lhanno trasferito a Trieste, dove un tubo in gola gli pompava aria nei polmoni devastati dallinfezione. Dopo 17 giorni di calvario tornato a vivere, non pi contagioso.
Cosa ricorda di questa discesa allinferno?
Non volevo dormire perch avevo paura di smettere di respirare. Ricordo il tubo in gola, come dovevo convivere con il dolore, gli sforzi di vomito ogni volta che cercavo di deglutire. E gli occhi arrossati che bruciavano. Quando mi sono svegliato, ancora intubato, ero spaventato, disorientato. La sensazione di impotenza sul proprio corpo. Ti rendi conto che dipendi da fili, tubi, macchine. E che la cosa pi naturale del mondo, respirare, non lo pi.
Dove ha trovato la forza?
Mi sono aggrappato alla famiglia, ai valori veri. Al ricordo di mia moglie, in cinta da otto mesi e di nostra figlia di 7 anni. Ti aggrappi a quello che conta nella vita. E poi cerano gli angeli in tuta bianca che mi hanno fatto rinascere.
Gli operatori sanitari dellospedale?
S, medici ed infermieri che ti aiutano e confortano in ogni modo. Volevo comunicare, ma non ci riuscivo perch avevo un tubo in gola. Hanno provato a farmi scrivere, ma ero talmente debole che non ero in grado. Allora mi hanno portato un foglio plastificato con lalfabeto e digitavo le lettere per comporre le parole.
Il momento che non dimenticher mai?
Quando mi hanno estubato. E stata una festa. E quando ero in grado di parlare la prima cosa che hanno fatto una chiamata in viva voce con mia moglie. Dopo tanti giorni fra la vita e la morte stato un momento bellissimo.
Come ha recuperato le forze?
Sono stato svezzato come si fa con i vitellini. Dopo tanto tempo con il sondino per lalimentazione mi hanno somministrato in bocca del t caldo con una piccola siringa. Non ero solo un paziente che dovevano curare. Mi sono sentito accudito.
Come stato infettato?
Abbiamo preso il virus da pap, che purtroppo non ce lha fatta. Mio fratello intubato a Varese non ancora fuori pericolo.
E la sua famiglia?
Moglie e figlia di 7 anni per fortuna sono negative. La mia signora in attesa di Gabriele che nascer fra un mese. Ed io sono rinato a Trieste.
Ha pensato di non farcela?
Ero stanco di stare male con la febbre sempre a 39,6. Speravo di addormentarmi in terapia intensiva e di risvegliarmi guarito. Non andata proprio in questo modo, ma finita cos: una vittoria per tutti.
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10 giugno 2008 | TG3 regionale | reportage
Gli occhi della guerra.... a Bolzano /1
Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, non dimentica i vecchi amici scomparsi. Il 10 giugno ha visitato a Bolzano la mostra fotografica Gli occhi della guerra dedicata ad Almerigo Grilz. La mostra stata organizzata dal 4 Reggimento alpini paracadutisti. Gli ho illustrato le immagini forti raccolte in 25 anni di reportage assieme ad Almerigo e Gian Micalessin. La Russa ha ricordato quando "sono andato a prendere Fausto e Almerigo al ritorno da uno dei primi reportage con la mia vecchia 500 in stazione a Milano. Poco dopo li hanno ricoverati tutti e due per qualche malattia". Era il 1983, il primo reportage in Afghanistan e avevamo beccato l'epatite mangiando la misera sbobba dei mujaheddin, che combattevano contro le truppe sovietiche.
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12 maggio 2020 | Tg5 | reportage
L'infermiera sopravvissuta al virus
Linfermiera ha contratto il virus da un paziente anziano nellospedale Maggiore di Trieste
A casa non riusciva pi a respirare ed stata trasportata durgenza in ospedale
Il figlio, soldato della Nato, era rimasto bloccato sul fronte baltico dallemergenza virus con lappartamento pieno di medicine lincubo del contagio non labbandoner mai
Due mesi dopo il contagio Svetlana negativa al virus ma ancora debole e chiusa in casa
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24 maggio 2010 | Radio Padania Libera | intervento |
Italia
Proselitismo islamico dietro le sbarre
Penso che sia giusto se alcuni musulmani combattono la guerra santa contro gli americani in paesi che non sono la loro terra. Dopo un lungo girarci attorno Kamel Adid sorprende un po tutti, quando sputa il rospo. La domanda riguardava i mujaheddin, i musulmani pronti a morire per Allah, contro linvasore infedele. Tre soldati della guerra santa, arrivati un paio di mesi fa da Guantanamo, sono rinchiusi poco pi in l, nel reparto di massima sicurezza del carcere di Opera, alle porte di Milano.
Adid un giovane marocchino di 31 anni con barbetta islamica dordinanza e tunica color noce. Nel carcere modello di Opera fa limam dei 44 musulmani detenuti, che frequentano una grande sala adibita a moschea. Un predicatore fai da te, che di solito parla un linguaggio moderato e ti guarda con occhioni apparentemente timidi.
Deve scontare ancora due mesi di pena per un reato legato alla droga e da pochi giorni stato trasferito in un altro istituto. Quelli che si fanno saltare in aria subiscono il lavaggio del cervello si affretta a spiegare lautonominato imam Noi abbiamo riscoperto la fede in carcere. Pregare ci da conforto, ci aiuta ad avere speranza.
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25 maggio 2010 | Spazio Radio - Radio 1 | intervento |
Italia
L'Islam nelle carceri italiane
In Italia su oltre 23mila detenuti stranieri, 9840 risultano musulmani, secondo i dati ufficiali. Almeno seimila, per, non si sono dichiarati. Il rapporto di 364 pagine, La radicalizzazione jihadista nelle istituzioni penitenziarie europee, realizzato dallesperto di Islam nella carceri, Sergio Bianchi, ne indica 13mila.
In Italia ci sono circa 80 islamici dietro le sbarre per reati connessi al terrorismo. Dal 2009 li hanno concentrati in quattro istituti di pena: ad Asti, Macomer, Benevento e Rossano. Nel carcere di Opera, invece, sono arrivati Adel Ben Mabrouk, Nasri Riadh e Moez Abdel Qader Fezzani, ex prigionieri di Guantanamo. Chi li controlla ogni giorno racconta che parlano in italiano. La guerra santa in Afghanistan lhanno abbracciata dopo aver vissuto come extracomunicatori nel nostro paese. Non si possono incontrare fra loro e vivono in celle singole. Pregano regolarmente con molta devozione e hanno mantenuto i barboni islamici.
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03 gennaio 2011 | Radio Capodistria - Storie di bipedi | intervento |
Italia
Gli occhi della guerra
Le orbite rossastre di un bambino soldato, lo sguardo terrorizzato di un prigioniero che attende il plotone di esecuzione, lultimo rigagnolo di vita nelle pupille di un ferito sono gli occhi della guerra incrociati in tanti reportage di prima linea.
Dopo lesposizione in una dozzina di citt la mostra fotografica Gli occhi della guerra stata inaugurata a Trieste. Una collezione di immagini forti scattate in 25 anni di reportage da Fausto Biloslavo, Gian Micalessin e Almerigo Grilz, ucciso il 19 maggio 1987 in Mozambico, mentre filmava uno scontro a fuoco. La mostra, che rimarr aperta al pubblico fino al 20 gennaio, organizzata dallassociazione Hobbit e finanziata dalla regione Friuli-Venezia Giulia. Lesposizione dedicata a Grilz e a tutti i giornalisti caduti in prima linea. Il prossimo marzo verr ospitata a Bruxelles presso il parlamento europeo.Della storia dell'Albatross press agency,della mostra e del libro fotografico Gli occhi della guerra ne parlo a Radio Capodistria con Andro Merk.
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15 marzo 2018 | Radio Radicale | intervento |
Italia
Missioni militari e interesse nazionale
https://www.radioradicale.it/scheda/535875/missioni-militari-e-interesse-nazionale
Convegno "Missioni militari e interesse nazionale", registrato a Roma gioved 15 marzo 2018 alle 09:23. L'evento stato organizzato da Center for Near Abroad Strategic Studies. Sono intervenuti: Paolo Quercia (Direttore del CeNASS, Center for Near Abroad Strategic Studies), Massimo Artini (vicepresidente della Commissione Difesa della Camera dei deputati, Misto - Alternativa Libera (gruppo parlamentare Camera)), Fausto Biloslavo (giornalista, inviato di guerra), Francesco Semprini (corrispondente de "La Stampa" da New York), Arije Antinori (dottore di Ricerca in Criminologia ed alla Sicurezza alla Sapienza Universit di Roma), Leonardo di marco (generale di Corpo d'Armata dell'Esercito), Fabrizio Cicchitto (presidente della Commissione Affari esteri della Camera, Area Popolare-NCD-Centristi per l'Europa). Tra gli argomenti discussi: Difesa, Esercito, Esteri, Forze Armate, Governo, Guerra, Informazione, Italia, Ministeri, Peace Keeping, Sicurezza. La registrazione video di questo convegno ha una durata di 2 ore e 46 minuti. Questo contenuto disponibile anche nella sola versione audio
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20 giugno 2017 | WDR | intervento |
Italia
Pi cittadini italiani con lo ius soli
Estendere la cittadinanza italiana ai bambini figli di stranieri? la proposta di legge in discussione in Senato in questi giorni. Abbiamo sentito favorevoli e contrari.
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