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Analisi
06 giugno 2026 - Il Fatto - Ucraina - Il Giornale
Soldati allo stremo, caduti ed elezioni: Kiev può giocare la carte dell’Ue solo con una tregua che sia duratura
Fausto Biloslavo
R.R., nome di battaglia Mazhor, è stato reclutato per il fronte di Zaporizhia nell’ottobre scorso a 49 anni. Dal 27 aprile risulta disperso nei combattimenti vicino alla località di Myrne. La sorella, che vive in Italia, sta disperatamente cercando sue notizie. Uno dei motivi che spinge il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, a trovare una via d’uscita negoziale al conflitto, è la drammatica mancanza di uomini da mandare al fronte. Oramai vengono mobilitati soldati sempre più anziani, che non ce la fanno a resistere e sopravvivere. Dall’inizio dell’invasione gli ucraini avrebbero perso 600mila uomini fra morti e feriti. Oggi l’età media in trincea supera i 40 anni. Ogni mese servono 30mila uomini, ma in tre anni e mezzo di guerra non si sarebbbero presentati alle armi in 235mila. Il risultato attuale, su un migliaio di chilometri di fronte, è che diverse unità hanno potenzialità e ranghi ridotti dal 25% al 35%. Il ministro della Difesa, Mykhailo Fedorov, sta attuando un piano accelerato di utilizzo massiccio di droni e mezzi robotizzati sul terreno, che vanno pure all’assalto delle trincee nemiche, per sopperire alla mancanza di personale in armi. Il serbatoio umano, raschiato fino in fondo, non è l’unico motivo che potrebbe spingere Zelensky a trattare con i russi. Nella stessa lettera, non tenera, inviata a Vladimir Putin sottolinea che secondo rapporti di intelligence il nuovo Zar sta valutando “la possibilità di prolungare la guerra fino al 2027 e al 2028”. Il Cremlino punterebbe a coinvolgere la Bielorussia per aprire di nuovo il fronte Nord, che sarebbe una mazzata per gli ucraini. Negli ultimi 20 mesi i russi sono avanzati in media di appena 75-100 metri al giorno perdendo, più o meno 650 uomini ogni 24 ore. Gli ucraini, però, non sono in grado di riprendere l’iniziativa come nel primo anno e mezzo di guerra quando hanno liberato, con le buone o le cattive, il 50% del territorio occupato dagli invasori. Mosca sta ammassando truppe per l’offensiva estiva, che solleva lo spettro, se non di una Caporetto, di perdite e difficoltà sempre maggiori nel difendere la linea del fronte  nel Donbass.
Un altro aspetto di carattere politico, che consiglia Zelensky a trovare una via d’uscita, riguarda la sua popolarità e le future elezioni presidenziali. Il gradimento della popolazione non è più quello bulgaro dei primi anni di guerra, ma fra alti e bassi, conditi da scandali di corruzione, si mantiene attorno al 50%. Il logoramento del conflitto gioca a sfavore e a sfidare Zelensky in future elezioni presidenziali sta scaldando i muscoli l’ex comandate delle forze armate, il generale Valery Zaluzhny, spedito in esilio a Londra, come ambasciatore, proprio da Zelensky. Il presidente in carica sarebbe ancora avanti al primo turno, ma di poco e al ballottaggio potrebbe venire travolto dall’ufficiale considerato una leggenda.
Zelensky non subisce solo la pressione di Trump, ma anche gli alleati europei lo stanno spingendo verso il negoziato. Non a caso domenica il presidente si riunirà con i leader di Regno Unito, Francia e Germania, che hanno preparato un piano per uscire dalla guerra. Sul piatto ci sono pure i soldi: L’Unione europea ha garantito quest’anno a Kiev 90 miliardi di euro, teoricamente in prestito. Un flusso di denaro cruciale per tenere in piedi lo Stato ucraino, che non può continuare in eterno.
E Zelensky sa bene che il traguardo dell’Ucraina nella Ue, diventerà realtà non certo con un paese in guerra, ma solo con una tregua duratura se non sarà possibile parlare di pace con la P maiuscola.
[continua]

video
20 luglio 2014 | Russia 1 | reportage
Gli uomini neri
La guerra civile in Ucraina sempre più sanguinosa e dimenticata schiera in prima linea un reparto fedele a Kiev, che arruola volontari europei provenienti da Italia, Svezia, Finlandia, paesi Baltici e Francia. Il battaglione Azov, accusato di simpatie naziste, sta combattendo con i suoi 250 uomini sul fronte orientale dell'Ucraina contro i ribelli filo russi. Una dozzina di volontari stranieri, che giurano di non venir pagati, hanno già prestato giuramento. Altri 24 stanno arrivando e su Facebook, il veterano francese della guerra in Croazia, Gaston Besson, ha lanciato da Kiev un appello all'arruolamento. Per giorni abbiamo seguito dalla base di Berdyansk, nell'est del paese, il battaglione Azov, che è sotto il controllo del ministero dell'Interno. Fra i volontari europei, l'italiano Francesco F. ha lasciato la vita da manager per combattere al fianco degli ucraini contro i ribelli filo russi. Il cecchino svedese, Mikael Skillt, uno dei pochi a parlare a viso scoperto, ha una taglia dei separatisti sulla testa. E fra loro c'è pure un russo che vorrebbe abbattere il governo di Mosca. Per il colore della divisa e la provenienza dall'estrema destra ucraina ed europea sono conosciuti come "gli uomini neri".

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27 marzo 2014 | La notte di radio uno | intervento
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I rapporti con Mosca, la crisi economica, la secessione del Donbas e lo spettro della guerra civile sempre più sanguinosa.

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