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Articolo
02 luglio 2026 - Attualità - Italia - Il Giornale |
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| Voli Usa? Con Conte erano stati di più |
Fausto Biloslavo Una sceneggiata infarcita di propaganda, a beneficio della diretta tv, che dimostra come siamo già entrati in campagna elettorale. Il question time alla Camera di ieri, soprattutto sui famosi voli Usa dalle basi in Italia durante la guerra con l’Iran, si è trasformato in teatrino politico. L’opposizione interroga, i ministri fanno muro e la replica sfocia nella gazzarra a favore di telecamera. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, principale obiettivo degli strali dell’opposizione ad un certo punto ha detto chiaro e tondo che "la polemica è pretestuosa e non c'è nulla da nascondere”. Ancora più netto ha sostenuto che il question time (interrogazioni e risposte) riprese sulla webtv della Camera oramai “non serve per trasmettere a casa la verità, ma per recitare una parte” della commedia pensando già al voto del prossimo anno. Il fuoco alle polveri inizia con la puntigliosa richiesta di Angelo Bonelli, leader di Europa verdi e soci di sinistra, di “consegnare l’elenco degli aerei Usa, la tipologia e carico” passati per le basi italiane durante i bombardamenti sull’Iran. Crosetto respinge in maniera netta l’idea adombrata dall’opposizione “che gli Usa, Paese amico alleato, possano mentire al fine di occultare attività diverse da quelle dichiarate”. Poi elenca con pazienza il numero di voli autorizzati dal 28 febbraio al 23 giugno, che sono stati 518, maldestramente e malignamente citati dal segretario della Nato, Mark Rutte, come parte dell’operazione Eric Fury di attacco all’Iran. “Nel 2019, altro governo (Conte 2 nda), nello stesso periodo, sono stati 722 nel 2020, 450, nel 2021 sono stati 457, nel 2022, 560”, i dati sciorinati da Crosetto, che erano già noti. E dimostrano come fossero in linea con quest’anno trattandosi di voli logistici o di trasporto. Per quelli “cinetici”, o meglio “combat” è stata negato “più volte”, conferma Crosetto, l’utilizzo della basi. "Non c'è nulla di cui il governo debba vergognarsi - aggiunge il ministro - Semmai deve vergognarsi chi ha strumentalizzato questi 518 voli (Bonelli e soci di Avs nda) ed è alleato con chi ne ha autorizzati 700 in passato (i 5 stelle di Conte nda)”. Bonelli nella replica si scatena ricordando che gli americani hanno già mentito in passato sulla tragedia del Cermis, nulla a che fare con la vicenda attuale. "Il punto non è solo quanti voli siano partiti - aggiunge - Il punto è sapere che cosa trasportavano, quale fosse la loro tipologia reale e quale ruolo abbiano avuto nelle operazioni militari”. Crosetto risponde che può fornire tutti i dettagli, anche se ci vorrà tempo, magari al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica per non rendere pubbliche informazioni di trattati in parte secretati. Poi nel Transatlantico sostiene di essere in grado di consegnare i tabulati anche “domani al Copasir”. E ribadisce che le “comunicazioni (alla Camera nda) del governo Meloni sono le stesse che hanno fatto il governo Draghi, Prodi, Conte. Strumentalizzare queste cose è assurdo”. I veri problemi esploderanno a vertice Nato di Ankara, il 7 luglio. Non a caso, dopo il question time, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha convocato a Palazzo Chigi il ministro degli Esteri Antonio Tajani, Crosetto e Giancarlo Giorgetti, che vigila sui cordoni della borsa per le spese della Difesa. |
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16 febbraio 2007 | Otto e Mezzo | reportage
Foibe, conflitto sulla storia
Foibe, conflitto sulla storia
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04 luglio 2012 | Telefriuli | reportage
Conosciamoci
Giornalismo di guerra e altro.
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14 marzo 2015 | Tgr Friuli-Venezia Giulia | reportage
Buongiorno regione
THE WAR AS I SAW IT - L'evento organizzato dal Club Atlantico giovanile del Friuli-Venezia Giulia e da Sconfinare si svolgerà nell’arco dell’intera giornata del 10 marzo 2015 e si articolerà in due fasi distinte: MATTINA (3 ore circa) ore 9.30 Conferenza sul tema del giornalismo di guerra Il panel affronterà il tema del giornalismo di guerra, raccontato e analizzato da chi l’ha vissuto in prima persona. Per questo motivo sono stati invitati come relatori professionisti del settore con ampia esperienza in conflitti e situazioni di crisi, come Gianandrea Gaiani (Direttore responsabile di Analisi Difesa, collaboratore di diverse testate nazionali), Fausto Biloslavo (inviato per Il Giornale in numerosi conflitti, in particolare in Medio Oriente), Elisabetta Burba (firma di Panorama), Gabriella Simoni (inviata Mediaset in numerosi teatri di conflitto, specialmente in Medio Oriente), Giampaolo Cadalanu (giornalista affermato, si occupa di politica estera per La Repubblica). Le relazioni saranno moderate dal professor Georg Meyr, coordinatore del corso di laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche dell’Università di Trieste. POMERIGGIO (3 ore circa) ore 14.30 Due workshop sul tema del giornalismo di guerra: 1. “Il reporter sul campo vs l’analista da casa: strumenti utili e accorgimenti pratici” - G. Gaiani, G. Cadalanu, E. Burba, F. Biloslavo 2. “Il freelance, l'inviato e l'addetto stampa in aree di crisi: tre figure a confronto” G. Simoni, G. Cuscunà, cap. B. Liotti
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24 maggio 2010 | Radio Padania Libera | intervento |
Italia
Proselitismo islamico dietro le sbarre
“Penso che sia giusto se alcuni musulmani combattono la guerra santa contro gli americani in paesi che non sono la loro terra”. Dopo un lungo girarci attorno Kamel Adid sorprende un po’ tutti, quando sputa il rospo. La domanda riguardava i mujaheddin, i musulmani pronti a morire per Allah, contro l’invasore infedele. Tre soldati della guerra santa, arrivati un paio di mesi fa da Guantanamo, sono rinchiusi poco più in là, nel reparto di massima sicurezza del carcere di Opera, alle porte di Milano.
Adid è un giovane marocchino di 31 anni con barbetta islamica d’ordinanza e tunica color noce. Nel carcere modello di Opera fa l’imam dei 44 musulmani detenuti, che frequentano una grande sala adibita a moschea. Un predicatore fai da te, che di solito parla un linguaggio moderato e ti guarda con occhioni apparentemente timidi.
Deve scontare ancora due mesi di pena per un reato legato alla droga e da pochi giorni è stato trasferito in un altro istituto. “Quelli che si fanno saltare in aria subiscono il lavaggio del cervello – si affretta a spiegare l’autonominato imam – Noi abbiamo riscoperto la fede in carcere. Pregare ci da conforto, ci aiuta ad avere speranza”.
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03 giugno 2019 | Radio Scarp | intervento |
Italia
Professione Reporter di Guerra
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20 giugno 2017 | WDR | intervento |
Italia
Più cittadini italiani con lo ius soli
Estendere la cittadinanza italiana ai bambini figli di stranieri? È la proposta di legge in discussione in Senato in questi giorni. Abbiamo sentito favorevoli e contrari.
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27 gennaio 2020 | Radio 1 Italia sotto inchiesta | intervento |
Italia
Esercito e siti ebraici
Fausto Biloslavo
I nostri soldati rispettano la giornata della Memoria dell’Olocausto non solo il 27 gennaio, ma tutto l’anno. L’esercito, con l’operazione Strade sicure, schiera 24 ore al giorno ben 700 uomini in difesa di 58 siti ebraici sul territorio nazionale. Tutti obiettivi sensibili per possibile attentati oppure oltraggi anti semiti.
“Per ora non è mai accaduto nulla anche grazie alla presenza dei militari, che serve da deterrenza e non solo. Il senso di sicurezza ha evitato episodi di odio e minacce ripetute come in Francia, che rischiano di provocare un esodo della comunità ebraica” spiega una fonte militare de il Giornale.
I soldati, che si sono fatti le ossa all’estero, sorvegliano, quasi sempre con presidi fissi, 32 sinagoghe o tempi ebraici, 9 scuole, 4 musei e altri 13 siti distribuiti in tutta Italia, ma soprattutto al nord e al centro. La città con il più alto numero di obiettivi sensibili, il 41%, è Milano. Non a caso il comandante del raggruppamento di Strade sicure, come in altre città, è ufficialmente invitato alle celebrazioni del 27 gennaio, giorno della Memoria.
Lo scorso anno, in occasione dell’anniversario della nascita dello Stato di Israele, il rappresentante della comunità ebraica di Livorno, Vittorio Mosseri, ha consegnato una targa al comandante dei paracadustisti. “Alla brigata Folgore con stima e gratitudine per il servizio di sicurezza prestato nell’ambito dell’operazione Strade sicure contribuendo con attenzione e professionalità al sereno svolgimento delle attività della nostro comunità” il testo inciso sulla targa.
In questi tempi di spauracchi anti semiti l’esercito difende i siti ebraici in Italia con un numero di uomini praticamente equivalente a quello dispiegato in Afghanistan nel fortino di Herat. Grazie ad un’esperienza acquisita all’estero nella protezione delle minoranze religiose, come l’antico monastero serbo ortodosso di Decani in Kosovo.
“In ogni città dove è presente la comunità ebraica esiste un responsabile della sicurezza, un professionista che collabora con le forze dell’ordine ed i militari per coordinare al meglio la vigilanza” spiega la fonte del Giornale. Una specie di “assessore” alla sicurezza, che organizza anche il sistema di sorveglianza elettronica con telecamere e sistemi anti intrusione di avanguardia su ogni sito. Non solo: se in zona appare un simbolo o una scritta anti semita, soprattuto in arabo, viene subito segnalata, fotografata, analizzata e tradotta. “I livelli di allerta talvolta si innalzano in base alla situazione internazionale” osserva la fonte militare. L’ultimo allarme ha riguardato i venti di guerra fra Iran e Stati Uniti in seguito all’eliminazione del generale Qassem Soleimani.
Roma è la seconda città per siti ebraici presidiati dai militari compresi asili, scuole e oratori. Le sinagoghe sono sorvegliate pure a Napoli, Verona, Trieste e quando necessario vengono disposte le barriere di cemento per evitare attacchi con mezzi minati o utilizzati come arieti. A Venezia i soldati garantiscono la sicurezza dello storico ghetto. A Livorno e in altre città sono controllati anche i cimiteri ebraici. Una residenza per anziani legata alla comunità è pure nella lista dei siti protetti a Milano. Ed i militari di Strade sicure nel capoluogo lombardo non perdono d’occhio il memoriale della Shoah, lo sterminio degli ebrei voluto da Hitler.
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06 settembre 2018 | Radio immaginaria | intervento |
Italia
Teen Parade
Gli adolescenti mi intervistano sulla passione per i reportage di guerra
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