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30 luglio 2026 - Attualità - Arabia Saudita - Il Giornale
Una guerra infinita La missione italiana per difendere i cieli nel caos del Golfo
Fausto Biloslavo
L’Arabia Saudita entra in guerra bombardando, assieme agli americani, le milizie sciite in Iraq, filo iraniane, che da giorni avrebbero lanciato droni contro il regno. E la missione italiana, composta da Task force land- Arabia e Task force air - Arabia , in difesa dei paesi del Golfo, si trova nell’area del conflitto. “Dalla seconda metà di marzo 2026 (…) la Difesa ha schierato un dispositivo dell’Aeronautica Militare a supporto delle Forze Armate e di sicurezza di Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein”. Quattrocento  militari schierati nei tre paesi, al comando di un colonnello. Però c’è pure un’importante componente dell’Esercito con circa 300 uomini, la metà in Arabia Saudita. Una batteria anti missile Samp T, come quelle utilizzate in Ucraina, un sistema radar Kronos, molto utile, nel regno saudita e un altro nel Bahrein. Oltre ad una batteria Skynex, negli Emirati Arabi, arma d’eccellenza anti droni. 
“Il dispositivo integra capacità di allarme precoce, comando e controllo, difesa aerea, trasporto tattico, sorveglianza radar e contrasto ai sistemi aerei senza equipaggio”, leggi droni, che negli ultimi giorni stanno colpendo l’Arabia Saudita. “L’impiego di tali assetti consente di rafforzare il quadro di sicurezza regionale, contribuendo alla protezione delle infrastrutture strategiche e alla tutela degli interessi nazionali nell’area” si legge sul sito del ministero della Difesa.
I sauditi dall’inizio del conflitto con l’Iran, il 28 febbraio, avevano già compiuto attacchi di rappresaglia contro milizie filo Pasdaran oppure obiettivi iraniani mantenendo uno stretto riserbo. Nella notte fra martedì e mercoledì, assieme ad assetti americani, i raid sono stati pubblicamente rivendicati da Centcom il comando strategico degli Stati Uniti. Riad aveva messo in guardia l’Iran ed i suoi proxy dopo i ripetuti attacchi con droni e missili subiti negli ultimi giorni. 
Una fonte del Giornale sul campo spiega che i militari sauditi “non hanno fatto cenno alle Forze di mobilitazione popolare, le milizie sciite irachene, ma sono focalizzati sugli Houti dello Yemen”. Minaccia di lunga data e giannizzeri dei Pasdaran, che hanno colpito infrastrutture energetiche e petroliere saudite minacciando il blocco dello stretto di Bab el Mandeb. Non a caso la nostra Task force air -Arabia è concentrata in una base lontana dal fronte Iraq-Iran, ma più vicina allo Yemen e al Mar Rosso.
“La missione è contribuire, con assetti specialistici dal potere aerospaziale, alla difesa aerea e alla sorveglianza dello spazio aereo dei Paesi partner del Golfo” comunica la Difesa. La componente aeronautica, guidata da un colonnello, è composta in Arabia Saudita dal Task group Argo, che schiera un E-550A CAEW, velivolo avanzato di sorveglianza, comando e controllo in grado di “identificare e tracciare potenziali minacce aeree”. Nella stessa base saudita è schierato il Task group Typhoon con quattro caccia bombardieri Eurofighter F-2000 A, “impiegati per concorrere alla difesa dello spazio aereo”. Sempre in Arabia abbiamo un velivolo C 130J per missioni di trasporto tattico, collegamento con le basi in Medio Oriente, come quella di Gibuti sul Mar Rosso e con funzioni di evacuazione sanitaria (Medevac). 
Dal Kuwait e dal Bahrein stanno tornando indietro un radar per la difesa aerea e un sistema anti drone C-UAS, ma il grosso dello schieramento italiano nel Golfo è concentrato in Arabia Saudita.  
[continua]