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Articolo
31 luglio 2026 - Attualità - Arabia Saudita - Il Giornale |
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| Una coalizione per difendere il Mar Rosso, il piano di Riad |
Fausto Biloslavo “I sauditi stanno creando una coalizione multinazionale per difendere la libertà di navigazione nel Mar Rosso ed evitare la replica del blocco di Hormuz con Bab el Mandeb, come hanno minacciato gli Houti” spiega al Giornale una fonte militare che conosce bene il dossier. E hanno chiesto all’Italia di aderire assieme a una cinquantina di paesi della regione, europei, asiatici oltre agli Usa. Gli Houti sono i giannizzeri filo Iran nello Yemen, che dal 20 luglio minacciano di colpire il traffico di greggio nel Mar Rosso, a cominciare dalle petroliere saudite e ipotizzano di imporre un dazio per il passaggio di Bab el Mandeb, collo di bottiglia a sud del Canale di Suez. Riad dovrebbe annunciare a breve il piano. “Tutti i paesi del Golfo hanno aderito oltre all’Egitto e alla Giordania e colossi asiatici come il Pakistan” conferma la fonte militare. I pachistani hanno un trattato ci mutua difesa con i sauditi e allo stesso tempo mediano fra iraniani e Trump. Anche la Turchia è stata invitata come l’Italia, Germania e Francia. “I sauditi vogliono dare un segnale che non sono soli ad affrontare la minaccia - spiega la fonte - L’obiettivo è la libertà di navigazione e assicurare che non vengano interrotte le forniture energetiche” come ad Hormuz. Il 27 luglio gli iraniani hanno colpito l’impianto di Abqaiq, che pompa il petrolio lungo l’oleodotto Est-Ovest fino al porto di Yanbu sul Mar Rosso. Una linea di 1200 chilometri, che bypassa Hormuz, costruita ai tempi della “guerra delle petroliere” fra Iran e Iraq negli anni ottanta. La portata giornaliera era di 700mila barili, ma i sauditi l’hanno aumentata in maniera considerevole. Il 28 luglio missili balistici Houti sono stati lanciati contro la petroliera di Riad, NCC Ghazal, che navigava nel Mar Rosso ed è stata costretta a tornare indietro. “I sauditi vogliono far passare le petroliere più piccole per Suez e quelle grosse per Bab el Mandeb dirette al mercato asiatico fortemente penalizzato dal blocco di Hormuz” spiega la fonte. Non è un caso che il grosso della Task force Arabia, la missione italiana nel regno, integrata nella difesa dello spazio aereo sia collocata nella base di Al Taif, fra Yanbu e lo Yemen. L’appello saudita a una coalizione multinazionale, soprattutto navale, “coinvolgerebbe forze già sul campo per l’Italia - spiega la fonte militare - Nell’area sono presenti sei unità navali”. A Gibuti, a ridosso dello stretto di Bab el Mandeb, abbiamo una base di supporto e sono dislocati i due cacciamine che dovevano venire impiegati ad Hormuz. La fregata missilistica Bergamini è integrata nello schieramento europeo di Apsides per garantire la sicurezza del traffico mercantile nel Mar Rosso. Più a Nord, la storica missione di monitoraggio sancita dalla pace fra Egitto ed Israele, per il Sinai, è di base nel porto di Sharm el Sheik con tre pattugliatori della Marina militare. Mercoledì un drone ha colpito una nave gasiera Usa nel porto egiziano di Diametta vicino a Suez. Il giorno prima il ministro della Difesa, Guido Crosetto, aveva dichiarato che "stiamo monitorando ogni ora quello che succede a Bab el-Mandeb mantenendo contatti con tutti, compresi gli Houthi, per vedere qual è l’evoluzione”. Il Governo, nel rispetto del decreto missioni, può spostare forze e assetti nella stessa area geografica, come è stato fatto con la Task force Arabia. Per aderire alla coalizione saudita, potrebbe non essere necessario un passaggio parlamentare, ma ci vuole la volontà politica. Così avremo la riconoscenza del paese più importante del Golfo ed eviteremo che il blocco di un altro stretto peggiori ancora di più, nei mesi invernali, le bollette dell’energia in Italia e il costo del pieno. |
| [continua] |
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