LIBRO E MOSTRA Gli occhi
della guerra
Gli occhi della guerra incrociati in tanti reportage in prima linea. Per questo gli occhi della guerra diventano il titolo di un libro fotografico. Un libro per raccontare, con immagini e sguardi fugaci, 25 anni di servizi dai fronti più caldi del mondo.
[continua]


REPORTAGE
Con i talebani
nelle ex basi
dell'Italia
HERAT - Sul monumento ai caduti italiani in Afghanistan sfregiato e dimenticato resistono solo queste parole: «Siete sempre con noi». Tutt'attorno abbandono, devastazione e saccheggio. É un colpo al cuore entrare a Camp Arena deserto, la Little Italy militare che per quasi vent'anni è stata la nostra base più importante a Herat. Il comandante talebano Mohammed Esrael, armato di radio portatile e turbante nero, ci scorta verso il quartier generale italiano attivo fino a giugno.
continua

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image17 agosto 2021
Le foibe sono una vergogna tutta italiana come quei 53 ragazzi morti in Afganistan o gli altri a Nassiriya. Solo da noi si è inneggiato a quei morti, mentre andiamo orgogliosi del gay pride. Vergogna!
francesco arcese


image17 agosto 2021
Le foibe sono una vergogna tutta italiana come quei 53 ragazzi morti in Afganistan o gli altri a Nassiriya. Solo da noi si è inneggiato a quei morti, mentre andiamo orgogliosi del gay pride. Vergogna!
francesco arcese


image27 maggio 2021
Migranti in fuga dalla fame e dalle guerre La foto del bimbo morto ricoperto di sabbia fa parte della strategia delle Ong per accreditarsi ancora di più il loro impegno quali salvatori di migranti. Sicuramente hanno avuto la foto dai loro compari che operano in Libia. Il bambino è morto annegato come tanti altri a seguito di una mancata consegna di migranti alle Ong. Questa è la drammatica fine che fanno i migranti abbandonati in mare aperto che non riescono ad essere recuperati dalle Ong. Occorre sapere che la maggior parte dei migranti proviene dai paesi del centro africa. Gente povera e quindi senza soldi perché se li avessero non scapperebbero dalle loro case. Se sono senza soldi come fanno a raggiungere la Libia e poi a imbarcarsi sui gommoni per raggiungere l’Italia? Semplice! C’è qualcuno o qualche organizzazione che provvede a tutto. Gente molto facoltosa il cui scopo è quello di destabilizzare l’Europa. Forse per speculare finanziariamente o altro. I migranti per raggiungere le coste libiche devono percorrere migliaia e migliaia di chilometri attraverso il deserto del Sahara. Gente che a malapena conosce qualche chilometro di territorio fuori della propria casa come può pensare di arrivare in Libia (ammesso che conosca questa località). In passato chi voleva lasciare il proprio territorio e raggiungere la civiltà si nascondeva dentro le stive delle navi straniere che operavano nei porti africani. A nessuno veniva in mente di attraversare il Sahara. Quella di oggi è una nuova “tratta degli schiavi” come quella che portava un tempo i negri in America. Soltanto che ora vengono portati in Europa. Questa organizzazione ha creato una rete che va dal punto di raccolta alle Ong. A far girare bene il meccanismo sono i soldi altrimenti non si andrebbe da nessuna parte. In partenza ci sono coloro che con metodi convincenti raggruppano i disperati nei punti di raccolta. Si può azzardare anche l’idea che i bambini non accompagnati siano rapiti. Poi ci sono coloro che provvedono al viaggio attraverso il Sahara fino ad arrivare in Libia. La merce umana viene consegnata all’organizzazione del posto che provvede a sistemarla in attesa della spedizione via mare. Ovviamente qui non può non esserci anche la complicità delle autorità vocali che, ben remunerati, lasciano fare. A seguire ci sono i contatti con le Ong che aspettano davanti alle coste libiche il carico da trasportare in Italia. Le imbarcazioni delle Ong non potrebbero mai incrociare i gommoni senza essere stati avvisati con dati precisi dove andare a raccogliere i migranti. I gommoni strapieni di migranti che partono dalla Libia possono navigare fino a poche miglia fuori dalle acque territoriali e non potrebbero mai raggiungere ne Malta e ne tanto meno le coste italiane. Devono soltanto raggiungere le imbarcazioni delle Ong. Questi sono i salvataggi in mare che fanno le Ong! I salvataggi in mare sono tutt’altra cosa! E perché li portano solo in Italia? Perché qui hanno terreno facile grazie a partiti politici accondiscendi che da ciò traggono benefici economici. Basti pensare a i fiumi di denaro che girano attorno al business dell’accoglienza. E perché troviamo sempre donne incinte e bambini? Per commuovere e intenerire gli animi! Ed ecco allora che l’organizzazione fa una selezione accurata e ben studiata della merce umana da spedire. E’ mai pensabile che una donna incinta lasci spontaneamente la propria casa per andare verso l’ignoto? E come fanno dei bambini a lasciare le loro abitazioni? Si parla sempre che il costo da pagare per la traversata è di 1000/2000 dollari. Ma chi glieli da 1000/2000 dollari a questa gente? In quei luoghi chi possiede 1000/2000 dollari è un benestante. E il benestante non lascia il proprio mondo privandosi della propria ricchezza per una destinazione incerta. Questa è la pura e semplice realtà. Un meccanismo ben oliato che funziona da anni grazie anche a un’Europa cieca che fa finta di non capire.
Tito Cauchi


image24 dicembre 2020
Biloslavo IMBARAZZANTE! Asfaltato da Mazzucco! Sembravi un imbecille che come una pecora crede alla versione ufficiale senza farsi delle domande! E comunque, per precisare, il metodo scientifico è quello che usa Mazzucco, ovvero, se una cosa non torna la si analizza con dati e fatti! Dire “se non è successo così allora che cosa è successo?” non è un metodo! E sei giornalista! Io mi vergognerei fossi in te!
Claudio Cavanna


image24 dicembre 2020
Biloslavo IMBARAZZANTE! Asfaltato da Mazzucco! Sembravi un imbecille che come una pecora crede alla versione ufficiale senza farsi delle domande! E comunque, per precisare, il metodo scientifico è quello che usa Mazzucco, ovvero, se una cosa non torna la si analizza con dati e fatti! Dire “se non è successo così allora che cosa è successo?” non è un metodo! E sei giornalista! Io mi vergognerei fossi in te!
Claudio Cavanna



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