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05 agosto 2017 - Il Fatto - Libia - Il Giornale
Con i pirati anche attivisti italiani “no border”
Attivisti «no border» veterani degli scontri a Idomeni e al Brennero che vogliono abbattere le frontiere. Pasdaran dell\'immigrazione ad ogni costo che fanno di tutto per non aiutare la polizia a identificare gli scafisti. Non solo tedeschi, ma diversi italiani e pure un americano e un canadese talebani dell\'accoglienza. L\'equipaggio della Iuventa sequestrata dalla procura di Trapani per «favoreggiamento all\'immigrazione clandestina» è tutt\'altro che indipendente e al di sopra della parti come dovrebbe essere un\'organizzazione spinta solo da motivi umanitari.
A bordo dell\'imbarcazione sequestrata c\'è anche Tommaso Gandini, un noto attivista «no border» triestino finito nei guai nel 2012 per l\'assalto alla prefettura del capoluogo giuliano. Il «disobbediente» di sinistra non è un volontario di primo pelo. Sul portale di informazione dell\'Osservatorio Balcani Caucaso è stato pubblicato un suo lungo scritto come «resoconto dell\'impegno di un attivista italiano fra Idomeni e il Brennero, contro confini che dividono e umiliano». Gandini è arrivato nel campo profughi in Grecia di Idomeni nel marzo 2016 nel ruolo di «attivista dei centri sociali». I no border ai tempi del flusso migratorio attraverso i Balcani hanno fatto di tutto per far passare i migranti, compresi assalti e rivolte, nonostante gli sbarramenti della polizia. Al Brennero altra tappa dell\'attivista triestino ci sono state cariche e scontri. «Dopo l\'enorme esposizione mediatica di quanto accade a Idomeni e al Brennero - scriveva - si aprono degli spazi che i movimenti e gli attivisti di tutta Europa dovranno usare per mantenere la speranza di far crollare il patto fra Turchia ed Europa (sui migranti, nda) e per far riaprire le frontiere. «Open the Border» chiedono da Idomeni, e noi risponderemo con «No Border», perché per noi i confini non esistono».
Gli investigatori, che lavorano al caso delle collusioni con i trafficanti di uomini in Libia, spiegano che «l\'equipaggio di nave Iuventa è composto in gran parte da volontari non pagati, che cambiano spesso. Molti italiani, tedeschi, ma anche un americano ed un canadese». E «buona parte abbraccia determinate idee rispetto ai migranti». A tal punto che bisogna far di tutto per ostacolare le indagini della polizia e l\'identificazione degli scafisti.
Una donna intercettata a bordo sostiene chiaramente che non ha nessuna intenzione di consegnare agli agenti italiani «materiale video fotografico relativo ai soccorsi e immagine di soggetti che conducono imbarcazioni di migranti in quanto potrebbero essere arrestati» si legge negli atti dell\'inchiesta. L\'Ong tedesca Jugend Rettet ha acquistato la nave grazie ad una raccolta fondi in rete di 290mila euro. I fondatori sono il ventunenne Jakob Schoen di Berlino, Lena Waldhoff, che in parlamento ha dichiarato di non voler aiutare le autorità italiane «ad identificare gli scafisti» e Titus Molkenbur. Sulla prua gli attivisti dell\'equipaggio hanno addirittura appeso la scritta «Fuck Imrcc», rivolto al coordinamento dei soccorsi della guardia costiera a Roma.
FBil
[continua]

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25 aprile 2012 | Uno Mattina | reportage
Italia-Libia, un anno dopo non solo petrolio
Un anno dopo l’inizio dei bombardamenti della Nato in Libia l’Italia torna a Tripoli con due navi militari. La missione della nostra Marina rinsalda i rapporti fra i due paesi dopo la rivolta che ha fatto crollare il regime del colonnello Gheddafi. Rida Eljasi durante la rivolta era un intreprete dei giornalisti italiani con l’avallo del regime. Fra le macerie di Bab al Azizya, l’ex roccaforte di Gheddafi a Tripoli, racconta, come in realtà, facesse la spia per i ribelli. E queste sono le immagini dei bombardamenti del bunker di Gheddafi che Rida ci forniva. Nella nuova Libia non c’è solo il petrolio. A quaranta minuti di macchina da Tripoli le bombe della Nato hanno evitato lo stabilimento di elicotteri italo-libico messo in piedi dall’Agusta Westland. E adesso i libici vogliono tornare velocemente a lavorare sugli elicotteri come spiega il giovane ingegnere Abdul Rahman. Abbiamo conosciuto Samira Sahli, che lavora per la banca Unicredit, in questa manifestazione di protesta in piazza Algeria a Tripoli repressa da Gheddafi a raffiche di mitra. Un anno dopo la ritroviamo nella stessa piazza. I controllori di volo italiani dell’Enav sono sbarcati a Bengasi e Tripoli per aiutare i loro colleghi libici a riaprire lo spazio aereo. Con la guerra l’Italia ha perso oltre 30 milioni di euro di diritti per mancati sorvoli perchè gli aerei passeggeri dovevano aggirare la Libia. Nonostante le elezioni previste il 23 giugno, Tripoli e gran parte della Libia sono in mano alle milizie. Ai posti di blocco spariscono, ancora oggi, gli ex sostenitori di Gheddafi, anche se non sono ricercati. Pseudo bande di “rivoluzionari” usano la scusa dell’arresto per poi liberarli in cambio di un riscatto.

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21 agosto 2011 | TG4 | reportage
La caduta di Gheddafi
Notizie e commenti dall'Italia

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20 marzo 2011 | TGCOM | reportage
A Tripolo sotto le bombe
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26 aprile 2011 | Radio 101 | intervento
Libia
Con Luxuria bomba e non bomba
Il governo italiano, dopo una telefonata fra il presidente americano Barack Obama ed il premier Silvio Berlusconi, annuncia che cominciamo a colpire nuovi obiettivi di Gheddafi. I giornali titolano: "Bombardiamo la Libia". E prima cosa facevamo? Scherzavamo con 160 missioni aeree dal 17 marzo?

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08 marzo 2011 | Panorama | intervento
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Diario dalla Libia
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18 marzo 2011 | Radio Capodistria | intervento
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IL vaso di pandora
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06 marzo 2011 | Panorama | intervento
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22 marzo 2011 | Panorama | intervento
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