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13 giugno 2019 - Interni - Libia - Il Giornale
Sea Watch “salva” 52 migranti Salvini: “Nave pirata, confisca”
E ci risiamo con i soliti talebani dell\'accoglienza di Sea Watch, che vanno a caccia di gommoni a largo della Libia recuperando 52 migranti nonostante la Guardia costiera di Tripoli avesse assunto il coordinamento del soccorso arrivando sul posto con una motovedetta. Non solo: la nave «umanitaria» è la Sea Watch 3 appena dissequestrata dalla magistratura il 1° giugno. E il gommone davanti alla Libia è stato avvistato da Colibrì, l\'aereo dei piloti volontari francesi finanziato dalla Ong tedesca. La beffa è che il velivolo era decollato, come nei casi degli ultimi soccorsi di migranti, poi sbarcati in Italia, dall\'aeroporto di Lampedusa.
Ieri mattina alle 9,53 l\'aereo di ricognizione dei talebani dell\'accoglienza individua un gommone carico di migranti a circa 35-40 miglia, in zona di soccorso libica. Curioso che attendano almeno un\'ora prima di dare l\'allarme in maniera tale da fare avvicinare i migranti e Sea Watch 3. Da Tripoli, una fonte del Giornale in prima linea sull\'immigrazione clandestina, parla chiaramente di «appuntamento. Il gommone viaggiava dritto verso Nord dove si trovava la nave della Ong».
Il comandante, Carola Rakete, dichiara di «avere lanciato due gommoni veloci» per andare incontro ai migranti. Sea Watch sostiene che all\'inizio la Guardia costiera libica non assume il coordinamento del soccorso. Da Tripoli spiegano che «l\'abbiamo fatto prima che iniziassero le operazioni di recupero da parte della Ong». I tedeschi intercettano i migranti alle 12,30. Secondo Sea Watch «il gommone è in difficoltà, senza strumenti di navigazione, con poco carburante e sovraffollato».
La Guardia costiera libica fa salpare da Zawhia, la motovedetta Talil, che arriva quando Sea Watch 3 sta concludendo le operazioni d\'imbarco dei migranti. Nonostante il contatto via radio Vhf da parte dei libici, i tedeschi della nave battente bandiera olandese si rifiutano di lasciare il campo alla Guardia costiera di Tripoli.
Verso ora di pranzo Sea Watch 3 fa salire a bordo 41 uomini, 9 donne e due bambini. I libici non possono fare altro che tornare indietro.
Secondo il ministro dell\'Interno, Matteo Salvini, la Ong «non ha rispettato le indicazioni della Guardia costiera libica, ennesimo atto di pirateria di un\'organizzazione fuori legge».
Dopo il recupero Sea Watch chiede di sbarcare i migranti «in un porto sicuro». Quello più vicino è Zarzis, in Tunisia, ma i talebani dell\'accoglienza punteranno verso Nord. «Sono in acque libiche - ha spiegato Salvini - se vogliono salvare vite umane vadano in Libia o in Tunisia o a Malta... L\'Italia è lontana. Se vengono in Italia evidentemente non vogliono salvare vite, ma infrangere la legge». E poi spiega che nel decreto sicurezza bis approvato martedì «che non vedo l\'ora di applicare c\'è una norma che prevede la confisca dei mezzi pirati che non rispettano leggi e indicazioni». Il decreto sarà operativo quando verrà pubblicato sulla Gazzetta ufficiale.
Paradossale che Sea Watch 3 sia stata già sequestrata due volte dallo scorso anno per la stessa ipotesi di reato di favoreggiamento dell\'immigrazione clandestina. Il 21 maggio è stata proprio la procura di Agrigento a farla entrare in porto per sequestrarla e fare sbarcare i migranti. Dieci giorni dopo, con l\'inchiesta ancora aperta, la nave è stata dissequestrata e ha ripreso il mare ripetendo lo stesso, identico, copione. Secondo Salvini «è evidente il collegamento tra scafisti e alcune ong. Probabilmente solo qualche procuratore non se ne accorge, ma il resto del mondo sì».
[continua]

video
21 settembre 2017 | Matrix | reportage
Migranti in gabbia
Per i migranti la Libia è un inferno. In 7000 sono detenuti nei centri del ministero dell’Interno in condizioni impossibili. L’Onu e le Ong, che denunciano le condizioni miserevoli, dovrebbero parlare di meno e fare di più prendendo in mano i centri per alzarne il livello di umanità. E non utilizzare le condizioni di questi disgraziati come grimaldello per riaprire il flusso di migranti verso l’Italia. Non solo: Tutti i dannati che vedete vogliono tornare a casa, ma i rimpatri, organizzati da un’agenzia dell’Onu, vanno a rilento perché mancano soldi e uomini. E chi ce la fa esulta come si vede in questo video dei nigeriani che tornano in patria girato dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni. Dietro le sbarre a Tripoli un migrante ci mostra i segni di percosse e maltrattamenti. Nel centro di detenzione di Triq al-Siqqa, il più grande della capitale libica, ci sono anche le donne, intercettate prima di raggiungere l’Italia, con i loro bambini nati nei cameroni, che protestano con le guardie per il cibo pessimo ed insufficiente. Il responsabile del centro di Triq al-Siqqa si scaglia contro l’Europa e parla di “visite dei ministri degli esteri di Germania, Inghilterra, delegazioni italiane…. tanto inchiostro sui documenti, ma poi non cambia nulla, gli aiuti sono minimi”. Ogni giorno arrivano al centro nuovi migranti fermati in mare, che ci provano ancora a raggiungere l’Italia. In Libia sono bloccate fra mezzo milione e 800mila persone, in gran parte vessate dai trafficanti, che attraggono le donne come Gwasa dicendo che in Italia i migranti “hanno privilegi, rifugio e cibo”. In agosto le partenze sono crollate dell’86% grazie ad un accordo con le milizie che prima proteggevano i trafficanti. Nei capannoni-celle di Garyan i migranti mostrano i foglietti di registrazioni delle loro ambasciate per i rimpatri, ma devono attendere mesi o anche un anno mangiando improbabile maccheroni. E non sono solo musulmani. Nel centro di detenzione costruito dagli italiani ai tempi di Gheddafi i dannati dell’inferno libico invocano una sola parola: “Libertà, libertà”.

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22 agosto 2011 | TG4 | reportage
La caduta di Gheddafi
Notizie e commenti dall'Italia

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06 maggio 2019 | Quarta Repubblica Rete 4 | reportage
Libia, scenario siriano
La battaglia di Tripoli infuria fra i governativi e le truppe del generale Haftar. Nonostante gli aspri combattimenti la situazione è di stallo. Le brigate di Misurata, la Sparta libica, hanno salvato dal tracollo il premier Serraj. La guerra civile libica è sempre più simile allo scenario siriano, ma alle porte dell’Italia. Fra i combattenti, da una parte e dall’altra, molti sono stati formati da noi, come il capitano Rafat. La battaglia di Tripoli ha già provocato 400 morti, duemila feriti, 50mila sfollati e una pesante ingerenza straniera, che può trasformare la Libia in una nuova Siria. Queste sono le immagini del bombardamento mirato di un drone, probabilmente di un paese arabo alleato di Haftar, che colpisce obiettivi governativi. E la Turchia ha promesso di usare qualsiasi mezzo per difendere Tripoli. Il giorno dopo i risultati dei raid notturni sono evidenti Nella capitale si perdono e riconquistano posizioni, ma le linee si muovono di poco. E a pochi chilometri di distanza la vita scorre con il caotico traffico del centro come se non ci fosse la guerra … L’impressione è che la battaglia per la capitale stia diventando cronica e rischi di trascinarsi ancora a lungo senza né vincitori, né vinti I difensori di Tripoli considerano gli italiani, che appoggiano il governo riconosciuto dall’Onu, degli alleati e i francesi, accusati di sostenere Haftar, dei nemici. Nelle manifestazioni filo governative il presidente francese Emmanuel Macron è nel mirino. E pure le donne velate indossano i gilet gialli, simbolo della rivolta in Francia contro Macron Sul fronte del mare, dall’inizio del conflitto, la Guardia costiera libica, grazie alle motovedette donate dall’Italia come questa, ha intercettato solo 3 gommoni per un totale di 270 migranti…..che nonostante la guerra si incontrano agli angoli delle strade della capitale alla ricerca di un lavoretto giornaliero. L’intelligence americana stima che ci siano almeno 100mila migranti in Libia, ma per assurdo le ostilità hanno congelato le partenze. Leonel del Camerun che ha lavorato con una ditta italiana fino all’inizio della battaglia di Tripoli conferma che i gommoni partono sempre meno non solo a causa della guerra.I migranti conoscono molto bene la politica del ministro dell’Interno italiano. Almeno 3mila migranti detenuti nei centri governativi sono vicini alla prima linea e rischiano di venire colpiti come si vede in queste drammatiche immagini Il portavoce della Guardia costiera libica conferma che la linea del fronte blocca l’arrivo di nuovi migranti dal confine meridionale e i traffican ti sono troppo impegnati nel conflitto per far partire i gommoni ……almeno per ora. Ma cosa succederà con l’estate e il mare calmo? La Guardia costiera ha l’ordine di concentrarsi sulla guerra civile. E per questo, come si vede nelle foto, almeno una delle motovedette donate dall’Italia senza sistemi offensivi è stata riarmata.

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09 marzo 2011 | Panorama | intervento
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26 aprile 2011 | Radio 101 | intervento
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Con Luxuria bomba e non bomba
Il governo italiano, dopo una telefonata fra il presidente americano Barack Obama ed il premier Silvio Berlusconi, annuncia che cominciamo a colpire nuovi obiettivi di Gheddafi. I giornali titolano: "Bombardiamo la Libia". E prima cosa facevamo? Scherzavamo con 160 missioni aeree dal 17 marzo?

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10 marzo 2011 | Panorama | intervento
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02 marzo 2011 | Panorama | intervento
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Una nube nera su tutta Tripoli

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06 marzo 2011 | Panorama | intervento
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