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Reportage
18 aprile 2020 - Sito - Italia - Il Giornale
"Io, colpito dal virus vi racconto come si sta davvero"
Fausto Biloslavo
TRIESTE - “Mia moglie si è contagiata nella casa di riposo portando il virus a casa. Il primo aprile avevo febbre alta, dolori al torace e alla spalla. Poi sono stati infettati i figli ed è iniziato l’incubo” racconta al Giornale un padre di famiglia. La consorte lavorava alla Primula di Trieste, una piccola residenza per anziani ricavata dentro un condominio. Due decessi per il Covid-19 accertati e 36 ospiti, tutti infettati e trasferiti. Il centro è stato chiuso e la procura ha aperto un’inchiesta. Anche fra i 22 operatori e fra gli stessi condomini si registrano dei positivi.
“Dalla casa di riposo hanno avvisato che qualcosa non quadrava, ma l’azienda sanitaria si è mossa a rilento. Ad un ospite  che era in dialisi ogni due giorni all’ospedale Maggiore hanno fatto il tampone di venerdì rimandandolo alla residenza. Lunedì è arrivato il risultato positivo” racconta la fonte de il Giornale denunciando ritardi  e mancanze. “Con il virus non riuscivo a dormire la notte. Al mattino non avevo la forza di alzarmi. Solo il pensiero dei bambini mi ha fatto uscire dal tunnel. Il più piccolo, che voleva sempre starmi vicino, dovevo allontanarlo nella speranza di non contagiarlo” spiega il papà in via di miglioramento. “Ci siamo sentiti abbandonati. Non potevamo neppure andare a fare la spesa o a gettare le immondizie - racconta - Siamo stati aiutati dagli amici. Poco o niente dall’assistenza domiciliare”.
Solo nella provincia di Trieste ci sono 78 case di riposo, poco meno della metà di tutto il Friuli-venezia Giulia. “Il virus ha messo in evidenza la fragilità delle strutture più piccole ricavate nei condomini” fa notare, Giacomo Benedetti, direttore del distretto sanitario 2 e dell’assistenza territoriale. Anche lui è positivo al virus e confinato in casa. “Trieste è densamente popolata e con il numero di anziani più alto della Regione. Una città dove il contagio trova terreno fertile” spiega il medico. Adesso si stanno facendo i tamponi a tappeto sugli ospiti delle case di riposo, che sono circa 3mila.
La Procura guidata da Carlo Mastelloni ha disposto accertamenti su tutti i decessi delle scorse settimane nelle strutture per anziani e in ambito ospedaliero. Non sono pochi i familiari che minacciano rappresaglie legali. Vito Battigelli, medico di base, ha perso la madre, Lida, esule istriana, entrata per riabilitazione post ospedaliera in una struttura privata convenzionata. “In febbraio stava bene, a metà marzo bloccano l’ingresso ai familiari. Anche gli operatori sono contagiati e scopro che la situazione è ingestibile, ma non posso né vederla né intervenire. Gli anziani cominciano a morire” spiega il medico. “Il 28 marzo, un minuto dopo mezzanotte, mi chiamano per dirmi che mia madre è deceduta di polmonite - racconta Battigelli-  Il corpo viene catalogato come infetto, ma il test per il virus non l’hanno mai fatto. Sto preparando un esposto per accertare eventuali negligenze e responsabilità”.
[continua]

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16 febbraio 2007 | Otto e Mezzo | reportage
Foibe, conflitto sulla storia
Foibe, conflitto sulla storia

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12 maggio 2020 | Tg5 | reportage
L'infermiera sopravvissuta al virus
L’infermiera ha contratto il virus da un paziente anziano nell’ospedale Maggiore di Trieste A casa non riusciva più a respirare ed è stata trasportata d’urgenza in ospedale Il figlio, soldato della Nato, era rimasto bloccato sul fronte baltico dall’emergenza virus con l’appartamento pieno di medicine l’incubo del contagio non l’abbandonerà mai Due mesi dopo il contagio Svetlana è negativa al virus ma ancora debole e chiusa in casa

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16 marzo 2012 | Terra! | reportage
Feriti d'Italia
Fausto Biloslavo racconta le storie di alcuni soldati italiani feriti nel corso delle guerre in Afghanistan e Iraq. Realizzato per il programma "Terra" (Canale 5).

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radio

27 gennaio 2020 | Radio 1 Italia sotto inchiesta | intervento
Italia
Esercito e siti ebraici
Fausto Biloslavo I nostri soldati rispettano la giornata della Memoria dell’Olocausto non solo il 27 gennaio, ma tutto l’anno. L’esercito, con l’operazione Strade sicure, schiera 24 ore al giorno ben 700 uomini in difesa di 58 siti ebraici sul territorio nazionale. Tutti obiettivi sensibili per possibile attentati oppure oltraggi anti semiti. “Per ora non è mai accaduto nulla anche grazie alla presenza dei militari, che serve da deterrenza e non solo. Il senso di sicurezza ha evitato episodi di odio e minacce ripetute come in Francia, che rischiano di provocare un esodo della comunità ebraica” spiega una fonte militare de il Giornale. I soldati, che si sono fatti le ossa all’estero, sorvegliano, quasi sempre con presidi fissi, 32 sinagoghe o tempi ebraici, 9 scuole, 4 musei e altri 13 siti distribuiti in tutta Italia, ma soprattutto al nord e al centro. La città con il più alto numero di obiettivi sensibili, il 41%, è Milano. Non a caso il comandante del raggruppamento di Strade sicure, come in altre città, è ufficialmente invitato alle celebrazioni del 27 gennaio, giorno della Memoria. Lo scorso anno, in occasione dell’anniversario della nascita dello Stato di Israele, il rappresentante della comunità ebraica di Livorno, Vittorio Mosseri, ha consegnato una targa al comandante dei paracadustisti. “Alla brigata Folgore con stima e gratitudine per il servizio di sicurezza prestato nell’ambito dell’operazione Strade sicure contribuendo con attenzione e professionalità al sereno svolgimento delle attività della nostro comunità” il testo inciso sulla targa. In questi tempi di spauracchi anti semiti l’esercito difende i siti ebraici in Italia con un numero di uomini praticamente equivalente a quello dispiegato in Afghanistan nel fortino di Herat. Grazie ad un’esperienza acquisita all’estero nella protezione delle minoranze religiose, come l’antico monastero serbo ortodosso di Decani in Kosovo. “In ogni città dove è presente la comunità ebraica esiste un responsabile della sicurezza, un professionista che collabora con le forze dell’ordine ed i militari per coordinare al meglio la vigilanza” spiega la fonte del Giornale. Una specie di “assessore” alla sicurezza, che organizza anche il sistema di sorveglianza elettronica con telecamere e sistemi anti intrusione di avanguardia su ogni sito. Non solo: se in zona appare un simbolo o una scritta anti semita, soprattuto in arabo, viene subito segnalata, fotografata, analizzata e tradotta. “I livelli di allerta talvolta si innalzano in base alla situazione internazionale” osserva la fonte militare. L’ultimo allarme ha riguardato i venti di guerra fra Iran e Stati Uniti in seguito all’eliminazione del generale Qassem Soleimani. Roma è la seconda città per siti ebraici presidiati dai militari compresi asili, scuole e oratori. Le sinagoghe sono sorvegliate pure a Napoli, Verona, Trieste e quando necessario vengono disposte le barriere di cemento per evitare attacchi con mezzi minati o utilizzati come arieti. A Venezia i soldati garantiscono la sicurezza dello storico ghetto. A Livorno e in altre città sono controllati anche i cimiteri ebraici. Una residenza per anziani legata alla comunità è pure nella lista dei siti protetti a Milano. Ed i militari di Strade sicure nel capoluogo lombardo non perdono d’occhio il memoriale della Shoah, lo sterminio degli ebrei voluto da Hitler.

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