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03 novembre 2020 - Prima - Italia - Il Giornale
Minacce al vescovo di Torino. I messaggi sono stati inviati alla Diocesi
Dopo lo sgozzamento nella cattedrale di Nizza per mano del terrorista tunisino, Brahim Aoussaoui, giunto dall\\\'Italia, sono arrivate minacce alla diocesi di Torino «di tenore francese» rivela una fonte qualificata del Giornale. E la Questura del capoluogo piemontese ha chiesto l\\\'innalzamento della protezione per gli obiettivi religiosi a cominciare dalle chiese.
Lo scorso fine settimana sarebbe stata inviata una lettera o indirizzate minacce estremiste al vescovado del capoluogo piemontese. La matrice dovrebbe essere jihadista, ma non si possono escludere provocazioni di altra tendenza. Le maglie del riserbo sono strette e l\\\'annuncio di azioni eclatanti ha fatto innalzare il livello di allerta mobilitando le forze dell\\\'ordine ed i militari di Strade sicure. Prima di Nizza la Digos non ha sottovalutato anche un altro aspetto: la saldatura fra ultrà, frange anarchiche e mini bande di giovani magrebini di seconda generazione nelle violente proteste a Torino contro le restrizioni per contenere il virus. Le minacce «dal tenore francese» sarebbero indirizzate all\\\'arcivescovo Cesare Nosiglia, che ha sempre mantenuto un buon rapporto di dialogo con la comunità islamica locale. Lo scorso agosto, Papa Francesco lo aveva confermato per altri due anni a capo della diocesi. Torino e il Piemonte hanno registrato casi di jihadisti espulsi e arresti di sospetti terroristi, ma non si sono mai verificati attentati eclatanti come nella vicina Francia. Nel giugno dello scorso anno era stato condannato dal tribunale di Torino, a 6 anni e mezzo di carcere, Elmahdi Halili, giovane jihadista marocchino, che ha scritto in italiano un manuale dello Stato islamico.
Un altro campanello d\\\'allarme per Torino sono stati gli scontri con la polizia di una settimana fa per le restrizioni dettate dal Covid. Fra i fermati per resistenza c\\\'era anche Nizar Haddouni, 18 anni, che vive a Porta Palazzo, e ha ammesso con il quotidiano La Stampa la «gara a chi faceva più casino. Tra noi e gli altri gruppi di periferia: Vallette, Mirafiori, Barriera Milano». Le vetrine dei negozi di lusso del centro sono state sfondate dai casseur tornesi poi pizzicati con i beni rubati durante i disordini.
Sherif al Sebaie, esperto di politiche di integrazione a Torino, lancia l\\\'allarme con il Giornale: «Bisogna fare attenzione. Alcune periferie non sono un laboratorio di integrazione, ma una bomba ad orologeria che potrebbe scoppiarci in faccia». Secondo l\\\'esperto «i segnali sono gli svariati episodi di violenza e microcriminalità di bande composte soprattutto da giovani marocchini, ma pure alcuni egiziani di seconda generazione, che durante i disordini per le restrizioni hanno saccheggiato i negozi di lusso». Per Sebiae le periferie disagiate torinesi, come accade da tempo in Francia, sono «la culla ideale, il terreno fertile per la nascita di fenomeni di radicalismo jihadista».
E a lanciare ulteriore benzina sul fuoco, a livello internazionale, ci ha pensato ieri il ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, bollando le vignette su Maometto pubblicate dal giornale francese Charlie Hebdo, una forma di «terrorismo trasformata in satira».
Nel frattempo Aoussaoui, il tagliagole di Nizza catturato dopo essere stato ferito dagli agenti, è risultato positivo al virus. Nonostante la quarantena su uno dei traghetti per i migranti dopo lo sbarco a Lampedusa, il terrorista ha comunque contratto il Covid. E percorso da contagiato tutta l\\\'Italia, con il foglio di via in tasca, per arrivare a Nizza dove ha seminato morte e terrore nella cattedrale.
FBil
[continua]

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05 febbraio 2015 | Porta a Porta | reportage
IN RICORDO DELLE FOIBE E L'ESODO LA PUNTATA DI PORTA A PORTA


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04 luglio 2012 | Telefriuli | reportage
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Giornalismo di guerra e altro.

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11 novembre 2008 | Centenario della Federazione della stampa | reportage
A Trieste una targa per Almerigo Grilz
e tutti i caduti sul fronte dell'informazione

Ci sono voluti 21 anni, epiche battaglie a colpi di articoli, proteste, un libro fotografico ed una mostra, ma alla fine anche la "casta" dei giornalisti triestini ricorda Almerigo Grilz. L'11 novembre, nella sala del Consiglio comunale del capoluogo giuliano, ha preso la parola il presidente dell'Ordine dei giornalisti del Friuli-Venezia Giulia, Pietro Villotta. Con un appassionato discorso ha spiegato la scelta di affiggere all'ingresso del palazzo della stampa a Trieste una grande targa in cristallo con i nomi di tutti i giornalisti italiani caduti in guerra, per mano della mafia o del terrorismo dal 1945 a oggi. In rigoroso ordine alfabetico c'era anche quello di Almerigo Grilz, che per anni è stato volutamente dimenticato dai giornalisti triestini, che ricordavano solo i colleghi del capoluogo giuliano uccisi a Mostar e a Mogadiscio. La targa è stata scoperta in occasione della celebrazione del centenario della Federazione nazionale della stampa italiana. Il sindacato unico ha aderito all'iniziativa senza dimostrare grande entusiasmo e non menzionando mai, negli interventi ufficiali, il nome di Grilz, ma va bene lo stesso. Vale la pena dire: "Meglio tardi che mai". E da adesso speriamo veramente di aver voltato pagina sul "buco nero" che ha avvolto per anni Almerigo Grilz, l'inviato ignoto.

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27 gennaio 2020 | Radio 1 Italia sotto inchiesta | intervento
Italia
Esercito e siti ebraici
Fausto Biloslavo I nostri soldati rispettano la giornata della Memoria dell’Olocausto non solo il 27 gennaio, ma tutto l’anno. L’esercito, con l’operazione Strade sicure, schiera 24 ore al giorno ben 700 uomini in difesa di 58 siti ebraici sul territorio nazionale. Tutti obiettivi sensibili per possibile attentati oppure oltraggi anti semiti. “Per ora non è mai accaduto nulla anche grazie alla presenza dei militari, che serve da deterrenza e non solo. Il senso di sicurezza ha evitato episodi di odio e minacce ripetute come in Francia, che rischiano di provocare un esodo della comunità ebraica” spiega una fonte militare de il Giornale. I soldati, che si sono fatti le ossa all’estero, sorvegliano, quasi sempre con presidi fissi, 32 sinagoghe o tempi ebraici, 9 scuole, 4 musei e altri 13 siti distribuiti in tutta Italia, ma soprattutto al nord e al centro. La città con il più alto numero di obiettivi sensibili, il 41%, è Milano. Non a caso il comandante del raggruppamento di Strade sicure, come in altre città, è ufficialmente invitato alle celebrazioni del 27 gennaio, giorno della Memoria. Lo scorso anno, in occasione dell’anniversario della nascita dello Stato di Israele, il rappresentante della comunità ebraica di Livorno, Vittorio Mosseri, ha consegnato una targa al comandante dei paracadustisti. “Alla brigata Folgore con stima e gratitudine per il servizio di sicurezza prestato nell’ambito dell’operazione Strade sicure contribuendo con attenzione e professionalità al sereno svolgimento delle attività della nostro comunità” il testo inciso sulla targa. In questi tempi di spauracchi anti semiti l’esercito difende i siti ebraici in Italia con un numero di uomini praticamente equivalente a quello dispiegato in Afghanistan nel fortino di Herat. Grazie ad un’esperienza acquisita all’estero nella protezione delle minoranze religiose, come l’antico monastero serbo ortodosso di Decani in Kosovo. “In ogni città dove è presente la comunità ebraica esiste un responsabile della sicurezza, un professionista che collabora con le forze dell’ordine ed i militari per coordinare al meglio la vigilanza” spiega la fonte del Giornale. Una specie di “assessore” alla sicurezza, che organizza anche il sistema di sorveglianza elettronica con telecamere e sistemi anti intrusione di avanguardia su ogni sito. Non solo: se in zona appare un simbolo o una scritta anti semita, soprattuto in arabo, viene subito segnalata, fotografata, analizzata e tradotta. “I livelli di allerta talvolta si innalzano in base alla situazione internazionale” osserva la fonte militare. L’ultimo allarme ha riguardato i venti di guerra fra Iran e Stati Uniti in seguito all’eliminazione del generale Qassem Soleimani. Roma è la seconda città per siti ebraici presidiati dai militari compresi asili, scuole e oratori. Le sinagoghe sono sorvegliate pure a Napoli, Verona, Trieste e quando necessario vengono disposte le barriere di cemento per evitare attacchi con mezzi minati o utilizzati come arieti. A Venezia i soldati garantiscono la sicurezza dello storico ghetto. A Livorno e in altre città sono controllati anche i cimiteri ebraici. Una residenza per anziani legata alla comunità è pure nella lista dei siti protetti a Milano. Ed i militari di Strade sicure nel capoluogo lombardo non perdono d’occhio il memoriale della Shoah, lo sterminio degli ebrei voluto da Hitler.

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