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Commento
12 ottobre 2021 - Sito - Italia - Il giornale.it
Giù le mani dai giornalisti, l’errore della piazza no pass
Fausto Biloslavo
Giù le mani dai giornalisti, altrimenti diventiamo come i talebani a Kabul che disperdono a fucilate manifestazioni pacifiche e bastonano a sangue gli afghani che lavorano per la libertà di stampa.
Nel corteo dei 15mila no pass di ieri a Trieste , la giornalista della Rai regionale, Alessandra Zigaina, che va in mezzo alle gente a fare domande, è stata trattata in maniera inaccettabile. “Stavo cercando di fare il mio lavoro quando hanno cominciato a gridare i peggiori insulti contro i giornalisti - racconta  al Giornale - Alle mie spalle è arrivata come una furia una donna. E un uomo con una pettorina gialla mi ha strappato il microfono”. Zigaina è stata strattonata e gli intolleranti si sono scagliati anche sul suo operatore. “Gli hanno buttato giù la telecamera che aveva in spalla  ed è stato spintonato. Nessun danno fisico, ma se strappi di mano il microfono ad una giornalista le impedisci di fare il suo lavoro” sottolinea Zigaina. E durante il corteo ha subito altre intimidazioni da esagitati con urla “va casa” e così via.
Lei stessa ammette che vanno messe nel conto situazioni difficili per chi fa veramente questo mestiere sul campo. Però è successo forse di peggio quando Zigaina ha reclamato il microfono della Rai al camper degli organizzatori che guidava il corteo. “Mi sono rivolta a Tito De Toni dicendo che bisogna darsi una calmata e il microfono era nel camper - spiega Zigaina - In tutta risposta ha cominciato ad arringare la folla con i soliti slogan contro i giornalisti venduti”. De Toni è una vecchia conoscenza del mondo antagonista, che ha dato vita ai cortei no pass. Adesso la protesta è trasversale e in piazza scendono anche militanti di destra, i portuali e tanta gente comune.
Tutti, però, devono avere ben chiaro in testa che ci sono delle linee rosse insuperabili a cominciare dalla violenza e una di queste riguarda la libertà dell’informazione. Anche se i media raccontano “le notizie a metà”, come denunciava uno striscione del corteo o hanno censurato le proteste no pass all’inizio sbagliando di grosso, la stampa va rispettata soprattutto se è in mezzo al corteo a fare domande. Giù le mani dai giornalisti, altrimenti diventiamo talebani.
[continua]

video
11 novembre 2008 | Centenario della Federazione della stampa | reportage
A Trieste una targa per Almerigo Grilz
e tutti i caduti sul fronte dell'informazione

Ci sono voluti 21 anni, epiche battaglie a colpi di articoli, proteste, un libro fotografico ed una mostra, ma alla fine anche la "casta" dei giornalisti triestini ricorda Almerigo Grilz. L'11 novembre, nella sala del Consiglio comunale del capoluogo giuliano, ha preso la parola il presidente dell'Ordine dei giornalisti del Friuli-Venezia Giulia, Pietro Villotta. Con un appassionato discorso ha spiegato la scelta di affiggere all'ingresso del palazzo della stampa a Trieste una grande targa in cristallo con i nomi di tutti i giornalisti italiani caduti in guerra, per mano della mafia o del terrorismo dal 1945 a oggi. In rigoroso ordine alfabetico c'era anche quello di Almerigo Grilz, che per anni è stato volutamente dimenticato dai giornalisti triestini, che ricordavano solo i colleghi del capoluogo giuliano uccisi a Mostar e a Mogadiscio. La targa è stata scoperta in occasione della celebrazione del centenario della Federazione nazionale della stampa italiana. Il sindacato unico ha aderito all'iniziativa senza dimostrare grande entusiasmo e non menzionando mai, negli interventi ufficiali, il nome di Grilz, ma va bene lo stesso. Vale la pena dire: "Meglio tardi che mai". E da adesso speriamo veramente di aver voltato pagina sul "buco nero" che ha avvolto per anni Almerigo Grilz, l'inviato ignoto.

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04 luglio 2012 | Telefriuli | reportage
Conosciamoci
Giornalismo di guerra e altro.

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29 dicembre 2010 | | reportage
Gli occhi della guerra a Trieste
Dopo aver portato la mostra su 25 anni di reportage di guerra in tutta Italia, finalmente il 29 dicembre è stata inaugurata a Trieste, presso la sala espositiva della Parrocchia di Santa Maria Maggiore, via del Collegio 6. Gli occhi della guerra sono dedicati ad Almerigo Grilz e a tutti i giornalisti caduti sul fronte dell'informazione. La mostra rimarrà aperta al pubblico dal 10 al 20 gennaio. L'evento è stato organizzato dal Circolo universitario Hobbit con la sponsorizzazione della Regione.

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radio

25 maggio 2010 | Spazio Radio - Radio 1 | intervento
Italia
L'Islam nelle carceri italiane
In Italia su oltre 23mila detenuti stranieri, 9840 risultano musulmani, secondo i dati ufficiali. Almeno seimila, però, non si sono dichiarati. Il rapporto di 364 pagine, “La radicalizzazione jihadista nelle istituzioni penitenziarie europee”, realizzato dall’esperto di Islam nella carceri, Sergio Bianchi, ne indica 13mila.
In Italia ci sono circa 80 islamici dietro le sbarre per reati connessi al terrorismo. Dal 2009 li hanno concentrati in quattro istituti di pena: ad Asti, Macomer, Benevento e Rossano. Nel carcere di Opera, invece, sono arrivati Adel Ben Mabrouk, Nasri Riadh e Moez Abdel Qader Fezzani, ex prigionieri di Guantanamo. Chi li controlla ogni giorno racconta che parlano in italiano. La guerra santa in Afghanistan l’hanno abbracciata dopo aver vissuto come extracomunicatori nel nostro paese. Non si possono incontrare fra loro e vivono in celle singole. Pregano regolarmente con molta devozione e hanno mantenuto i barboni islamici.

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20 giugno 2017 | WDR | intervento
Italia
Più cittadini italiani con lo ius soli
Estendere la cittadinanza italiana ai bambini figli di stranieri? È la proposta di legge in discussione in Senato in questi giorni. Abbiamo sentito favorevoli e contrari.

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03 giugno 2019 | Radio Scarp | intervento
Italia
Professione Reporter di Guerra


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24 maggio 2010 | Radio Padania Libera | intervento
Italia
Proselitismo islamico dietro le sbarre
“Penso che sia giusto se alcuni musulmani combattono la guerra santa contro gli americani in paesi che non sono la loro terra”. Dopo un lungo girarci attorno Kamel Adid sorprende un po’ tutti, quando sputa il rospo. La domanda riguardava i mujaheddin, i musulmani pronti a morire per Allah, contro l’invasore infedele. Tre soldati della guerra santa, arrivati un paio di mesi fa da Guantanamo, sono rinchiusi poco più in là, nel reparto di massima sicurezza del carcere di Opera, alle porte di Milano.
Adid è un giovane marocchino di 31 anni con barbetta islamica d’ordinanza e tunica color noce. Nel carcere modello di Opera fa l’imam dei 44 musulmani detenuti, che frequentano una grande sala adibita a moschea. Un predicatore fai da te, che di solito parla un linguaggio moderato e ti guarda con occhioni apparentemente timidi.
Deve scontare ancora due mesi di pena per un reato legato alla droga e da pochi giorni è stato trasferito in un altro istituto. “Quelli che si fanno saltare in aria subiscono il lavaggio del cervello – si affretta a spiegare l’autonominato imam – Noi abbiamo riscoperto la fede in carcere. Pregare ci da conforto, ci aiuta ad avere speranza”.

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06 settembre 2018 | Radio immaginaria | intervento
Italia
Teen Parade
Gli adolescenti mi intervistano sulla passione per i reportage di guerra

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