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02 novembre 2021 - Il fatto - Italia - Il Giornale
Il pugno duro di Trieste Piazza vietata ai No Pass
Trieste Linea dura contro le manifestazioni No Pass nel capoluogo giuliano, dopo il raddoppio dei contagi, ma l\\\'applicazione sul terreno non sarà facile. Il prefetto di Trieste, Valerio Valenti, dichiara piazza Unità d\\\'Italia zona off limits, per manifestazioni di protesta, fino al 31 dicembre. «È del tutto evidente che l\\\'aumento dei contagi sia strettamente legato ai cortei che si sono svolti in città. Ci accingiamo a comprimere il diritto a manifestare» spiega il rappresentante del governo. Il salotto buono del capoluogo è stato più volte «occupato» pacificamente dai manifestanti, che hanno pure bivaccato nella piazza. Oggi è attesa l\\\'ordinanza del sindaco, Roberto Dipiazza, sull\\\'obbligo di indossare le mascherine e mantenere le distanze in corteo. «La tolleranza non esiste più - tuona il primo cittadino - Siamo vicini alla zona gialla, che sarebbe un disastro. Bisogna applicare la legge anche al limite delle norme e finirla con queste manifestazioni».
Il vero problema, come fa capire una fonte della polizia, «sarà far rispettare la linea dura». Lo stesso prefetto rispondendo a una domanda del Giornale spiega che «sarà sanzionato» con pesanti ammende «chi disattende gli obblighi». In teoria i trasgressori, che potrebbero essere migliaia, dovrebbero venire identificati e multati. Però non è previsto un intervento di forza della polizia se i folti cortei si formeranno lo stesso senza mascherina e distanziamenti. «Richiederebbe una quantità di uomini troppo elevata» ammette Valenti.
Il nodo potrebbe arrivare al pettine domenica prossima, possibile data del nuovo corteo No Pass. Oggi Stefano Puzzer, il portuale simbolo della protesta dovrebbe realizzare una misteriosa «sorpresa» No Pass.
Le istituzioni fanno quadrato. Nell\\\'incontro con la stampa al palazzo della Regione, il presidente Massimiliano Fedriga, dichiara che «adesso vanno rispettate le regole e se non sarà così agiremo di conseguenza». Gli esperti della sanità pubblica regionale sciorinano i numeri dei nuovi contagi. La provincia di Trieste «ha evidenziato 801 nuovi casi in una settimana, con un\\\'incidenza di 350 per 100mila abitanti - sottolinea Fabio Barbone, capo della task force regionale - Sono il doppio rispetto alla settimana precedente con un aumento esponenziale». Secondo l\\\'esperto il collegamento con i cortei No Pass è comprovato dalle «93 persone contagiate negli ultimi dieci giorni partecipanti alle manifestazioni secondo le loro auto dichiarazioni». Una minima parte di casi riguarda chi era presente per «obbligo di lavoro» probabilmente poliziotti. «Per lo più - spiega Barbone - si tratta di persone non vaccinate che non usavano mascherine né operavano il distanziamento in situazione che favoriscono il passaggio del virus parlando, anche animatamente e cantando». Secondo i vertici regionali «un altro centinaio di persone che non forniscono informazioni sufficienti sull\\\'origine potrebbero essere collegate agli assembramenti».
Fedriga è andato giù duro facendo proiettare alla sue spalle assurdità No Vax e No Pass che abbondano in rete: «Basta idiozie e stupidaggini. La gente non si cura perché qualche pagliaccio va sui social a raccontare menzogne e mettere paura ai cittadini. Il vaccino c\\\'è, funziona e ha pochissimi effetti collaterali». Davanti alle telecamere ha firmato l\\\'Appello a Trieste in difesa della scienza e contro l\\\'immagine della città «capitale No Pass», che punta a risvegliare la maggioranza silenziosa. In meno di
[continua]

video
23 aprile 2012 | Premio Lago | reportage
Il premio Giorgio Lago: Arte, impresa, giornalismo, volontariato del Nord Est
Motivazione della Giuria: Giornalista di razza. Sempre sulla notizia, esposto in prima persona nei vari teatri di guerra del mondo. Penna sottile, attenta, con un grande amore per la verità raccontata a narrare le diverse vicende dell’uomo.

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16 marzo 2012 | Terra! | reportage
Feriti d'Italia
Fausto Biloslavo racconta le storie di alcuni soldati italiani feriti nel corso delle guerre in Afghanistan e Iraq. Realizzato per il programma "Terra" (Canale 5).

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16 febbraio 2007 | Otto e Mezzo | reportage
Foibe, conflitto sulla storia
Foibe, conflitto sulla storia

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radio

24 maggio 2010 | Radio Padania Libera | intervento
Italia
Proselitismo islamico dietro le sbarre
“Penso che sia giusto se alcuni musulmani combattono la guerra santa contro gli americani in paesi che non sono la loro terra”. Dopo un lungo girarci attorno Kamel Adid sorprende un po’ tutti, quando sputa il rospo. La domanda riguardava i mujaheddin, i musulmani pronti a morire per Allah, contro l’invasore infedele. Tre soldati della guerra santa, arrivati un paio di mesi fa da Guantanamo, sono rinchiusi poco più in là, nel reparto di massima sicurezza del carcere di Opera, alle porte di Milano.
Adid è un giovane marocchino di 31 anni con barbetta islamica d’ordinanza e tunica color noce. Nel carcere modello di Opera fa l’imam dei 44 musulmani detenuti, che frequentano una grande sala adibita a moschea. Un predicatore fai da te, che di solito parla un linguaggio moderato e ti guarda con occhioni apparentemente timidi.
Deve scontare ancora due mesi di pena per un reato legato alla droga e da pochi giorni è stato trasferito in un altro istituto. “Quelli che si fanno saltare in aria subiscono il lavaggio del cervello – si affretta a spiegare l’autonominato imam – Noi abbiamo riscoperto la fede in carcere. Pregare ci da conforto, ci aiuta ad avere speranza”.

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25 maggio 2010 | Spazio Radio - Radio 1 | intervento
Italia
L'Islam nelle carceri italiane
In Italia su oltre 23mila detenuti stranieri, 9840 risultano musulmani, secondo i dati ufficiali. Almeno seimila, però, non si sono dichiarati. Il rapporto di 364 pagine, “La radicalizzazione jihadista nelle istituzioni penitenziarie europee”, realizzato dall’esperto di Islam nella carceri, Sergio Bianchi, ne indica 13mila.
In Italia ci sono circa 80 islamici dietro le sbarre per reati connessi al terrorismo. Dal 2009 li hanno concentrati in quattro istituti di pena: ad Asti, Macomer, Benevento e Rossano. Nel carcere di Opera, invece, sono arrivati Adel Ben Mabrouk, Nasri Riadh e Moez Abdel Qader Fezzani, ex prigionieri di Guantanamo. Chi li controlla ogni giorno racconta che parlano in italiano. La guerra santa in Afghanistan l’hanno abbracciata dopo aver vissuto come extracomunicatori nel nostro paese. Non si possono incontrare fra loro e vivono in celle singole. Pregano regolarmente con molta devozione e hanno mantenuto i barboni islamici.

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27 gennaio 2020 | Radio 1 Italia sotto inchiesta | intervento
Italia
Esercito e siti ebraici
Fausto Biloslavo I nostri soldati rispettano la giornata della Memoria dell’Olocausto non solo il 27 gennaio, ma tutto l’anno. L’esercito, con l’operazione Strade sicure, schiera 24 ore al giorno ben 700 uomini in difesa di 58 siti ebraici sul territorio nazionale. Tutti obiettivi sensibili per possibile attentati oppure oltraggi anti semiti. “Per ora non è mai accaduto nulla anche grazie alla presenza dei militari, che serve da deterrenza e non solo. Il senso di sicurezza ha evitato episodi di odio e minacce ripetute come in Francia, che rischiano di provocare un esodo della comunità ebraica” spiega una fonte militare de il Giornale. I soldati, che si sono fatti le ossa all’estero, sorvegliano, quasi sempre con presidi fissi, 32 sinagoghe o tempi ebraici, 9 scuole, 4 musei e altri 13 siti distribuiti in tutta Italia, ma soprattutto al nord e al centro. La città con il più alto numero di obiettivi sensibili, il 41%, è Milano. Non a caso il comandante del raggruppamento di Strade sicure, come in altre città, è ufficialmente invitato alle celebrazioni del 27 gennaio, giorno della Memoria. Lo scorso anno, in occasione dell’anniversario della nascita dello Stato di Israele, il rappresentante della comunità ebraica di Livorno, Vittorio Mosseri, ha consegnato una targa al comandante dei paracadustisti. “Alla brigata Folgore con stima e gratitudine per il servizio di sicurezza prestato nell’ambito dell’operazione Strade sicure contribuendo con attenzione e professionalità al sereno svolgimento delle attività della nostro comunità” il testo inciso sulla targa. In questi tempi di spauracchi anti semiti l’esercito difende i siti ebraici in Italia con un numero di uomini praticamente equivalente a quello dispiegato in Afghanistan nel fortino di Herat. Grazie ad un’esperienza acquisita all’estero nella protezione delle minoranze religiose, come l’antico monastero serbo ortodosso di Decani in Kosovo. “In ogni città dove è presente la comunità ebraica esiste un responsabile della sicurezza, un professionista che collabora con le forze dell’ordine ed i militari per coordinare al meglio la vigilanza” spiega la fonte del Giornale. Una specie di “assessore” alla sicurezza, che organizza anche il sistema di sorveglianza elettronica con telecamere e sistemi anti intrusione di avanguardia su ogni sito. Non solo: se in zona appare un simbolo o una scritta anti semita, soprattuto in arabo, viene subito segnalata, fotografata, analizzata e tradotta. “I livelli di allerta talvolta si innalzano in base alla situazione internazionale” osserva la fonte militare. L’ultimo allarme ha riguardato i venti di guerra fra Iran e Stati Uniti in seguito all’eliminazione del generale Qassem Soleimani. Roma è la seconda città per siti ebraici presidiati dai militari compresi asili, scuole e oratori. Le sinagoghe sono sorvegliate pure a Napoli, Verona, Trieste e quando necessario vengono disposte le barriere di cemento per evitare attacchi con mezzi minati o utilizzati come arieti. A Venezia i soldati garantiscono la sicurezza dello storico ghetto. A Livorno e in altre città sono controllati anche i cimiteri ebraici. Una residenza per anziani legata alla comunità è pure nella lista dei siti protetti a Milano. Ed i militari di Strade sicure nel capoluogo lombardo non perdono d’occhio il memoriale della Shoah, lo sterminio degli ebrei voluto da Hitler.

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03 giugno 2019 | Radio Scarp | intervento
Italia
Professione Reporter di Guerra


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15 marzo 2018 | Radio Radicale | intervento
Italia
Missioni militari e interesse nazionale
https://www.radioradicale.it/scheda/535875/missioni-militari-e-interesse-nazionale Convegno "Missioni militari e interesse nazionale", registrato a Roma giovedì 15 marzo 2018 alle 09:23. L'evento è stato organizzato da Center for Near Abroad Strategic Studies. Sono intervenuti: Paolo Quercia (Direttore del CeNASS, Center for Near Abroad Strategic Studies), Massimo Artini (vicepresidente della Commissione Difesa della Camera dei deputati, Misto - Alternativa Libera (gruppo parlamentare Camera)), Fausto Biloslavo (giornalista, inviato di guerra), Francesco Semprini (corrispondente de "La Stampa" da New York), Arije Antinori (dottore di Ricerca in Criminologia ed alla Sicurezza alla Sapienza Università di Roma), Leonardo di marco (generale di Corpo d'Armata dell'Esercito), Fabrizio Cicchitto (presidente della Commissione Affari esteri della Camera, Area Popolare-NCD-Centristi per l'Europa). Tra gli argomenti discussi: Difesa, Esercito, Esteri, Forze Armate, Governo, Guerra, Informazione, Italia, Ministeri, Peace Keeping, Sicurezza. La registrazione video di questo convegno ha una durata di 2 ore e 46 minuti. Questo contenuto è disponibile anche nella sola versione audio

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