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15 dicembre 2021 - Prima - Italia - Il Giornale
Lotta ai no vax, la Lamorgese vuole prendersi i meriti
Luciana Lamorgese, ministro dell\\\\\\\'Interno, si vanta di aver messo ko le manifestazioni dei no vax. Anche se ridotti ai minimi termini gli irriducibili continuano a scendere in piazza, in spregio alle regole. Per di più oltraggiano impunemente luoghi sacri alla patria come Redipuglia dove risposano i resti di 100mila caduti della Grande guerra. È vero che sono poche centinaia di persone, ma i numeri risicati, rispetto alle decine di migliaia di ottobre e novembre, sono dettati dalla quarta ondata e dal super lasciapassare verde che ha convinto a malincuore tanti riottosi a cedere sulla prima dose. E non vanno sottovalutate le divisioni interne al mondo della protesta.
Il giro di vite del Viminale avrà giocato un ruolo, ma se a Milano l\\\\\\\'hanno preso alla lettera dando del filo da torcere alle manifestazioni, in altre città, compresa Trieste, eletta suo malgrado «capitale dei no vax» i vertici della sicurezza non hanno avuto tutto il coraggio necessario. Lamorgese ha sostenuto ieri, che «dopo la mia direttiva del 10 novembre in cui ho dato indicazione ai prefetti sulle modalità di svolgimento di queste manifestazioni» si è registrato «un effetto deflativo delle iniziative di piazza anche per una minore adesione alla protesta».
In realtà anche dopo il 10 dicembre si sono riunite in piazza, in forma statica e pure no, migliaia di persone da Milano a Trieste. Nel capoluogo giuliano sono sfilati in testa ad uno degli ultimi cortei anche i sanitari no vax con le tute bianche anti covid sollevando l\\\\\\\'indignazione. Il 4 dicembre quattro gatti erano tornati a manifestare in piazza Unità d\\\\\\\'Italia, che in teoria era proibita ai no pass urlando slogan a squarciagola incuranti della zona gialla, dei divieti di assembramento e dell\\\\\\\'obbligo della mascherina. Stesso film anche nelle settimane precedenti con manifestazioni ben più numerose sia a Trieste che a Milano dove la polizia è intervenuta con decisione in piazza Duomo.
L\\\\\\\'8 dicembre 400 duri e puri legati al Fronte del dissenso «contro la dittatura sanitaria» hanno inscenato una manifestazione non autorizzata al sacrario militare di Redipuglia. Nessuno è intervenuto per fermarli e fra i manifestanti c\\\\\\\'erano anche rappresentanti delle forze dell\\\\\\\'ordine e probabilmente militari. Non a caso la procura di Gorizia ha aperto un\\\\\\\'inchiesta per identificarli, ma come hanno denunciato le forze politiche «l\\\\\\\'oltraggio al luogo sacro» si è consumato senza colpo ferire nonostante la direttiva Lamorgese. La realtà dei fatti è che a parte l\\\\\\\'utilizzo degli idranti all\\\\\\\'ingresso del porto di Trieste e qualche carica a Milano, quando sfilavano 15mila persone al colpo la linea del Viminale è stata molto morbida e talvolta tragicomica. Spesso e volentieri i no pass aggiravano i divieti con la forza della massa deridendo poliziotti e carabinieri, che avevano l\\\\\\\'ordine di non reagire. A Lamorgese piace vincere facile quando le manifestazioni no vax si esauriscono in gran parte da sole. Però staremo a vedere se con il ritorno della bella stagione, la diminuzione della morsa del virus e il non escluso risveglio dei no pass il Viminale continuerà a cantare vittoria.
[continua]

video
16 febbraio 2007 | Otto e Mezzo | reportage
Foibe, conflitto sulla storia
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24 novembre 2015 | Rai 1 Storie vere | reportage
Terrorismo in Europa
Dopo gli attacchi di Parigi cosa dobbiamo fare per estirpare la minaccia in Siria, Iraq e a casa nostra

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23 aprile 2012 | Premio Lago | reportage
Il premio Giorgio Lago: Arte, impresa, giornalismo, volontariato del Nord Est
Motivazione della Giuria: Giornalista di razza. Sempre sulla notizia, esposto in prima persona nei vari teatri di guerra del mondo. Penna sottile, attenta, con un grande amore per la verità raccontata a narrare le diverse vicende dell’uomo.

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radio

06 settembre 2018 | Radio immaginaria | intervento
Italia
Teen Parade
Gli adolescenti mi intervistano sulla passione per i reportage di guerra

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24 maggio 2010 | Radio Padania Libera | intervento
Italia
Proselitismo islamico dietro le sbarre
“Penso che sia giusto se alcuni musulmani combattono la guerra santa contro gli americani in paesi che non sono la loro terra”. Dopo un lungo girarci attorno Kamel Adid sorprende un po’ tutti, quando sputa il rospo. La domanda riguardava i mujaheddin, i musulmani pronti a morire per Allah, contro l’invasore infedele. Tre soldati della guerra santa, arrivati un paio di mesi fa da Guantanamo, sono rinchiusi poco più in là, nel reparto di massima sicurezza del carcere di Opera, alle porte di Milano.
Adid è un giovane marocchino di 31 anni con barbetta islamica d’ordinanza e tunica color noce. Nel carcere modello di Opera fa l’imam dei 44 musulmani detenuti, che frequentano una grande sala adibita a moschea. Un predicatore fai da te, che di solito parla un linguaggio moderato e ti guarda con occhioni apparentemente timidi.
Deve scontare ancora due mesi di pena per un reato legato alla droga e da pochi giorni è stato trasferito in un altro istituto. “Quelli che si fanno saltare in aria subiscono il lavaggio del cervello – si affretta a spiegare l’autonominato imam – Noi abbiamo riscoperto la fede in carcere. Pregare ci da conforto, ci aiuta ad avere speranza”.

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25 maggio 2010 | Spazio Radio - Radio 1 | intervento
Italia
L'Islam nelle carceri italiane
In Italia su oltre 23mila detenuti stranieri, 9840 risultano musulmani, secondo i dati ufficiali. Almeno seimila, però, non si sono dichiarati. Il rapporto di 364 pagine, “La radicalizzazione jihadista nelle istituzioni penitenziarie europee”, realizzato dall’esperto di Islam nella carceri, Sergio Bianchi, ne indica 13mila.
In Italia ci sono circa 80 islamici dietro le sbarre per reati connessi al terrorismo. Dal 2009 li hanno concentrati in quattro istituti di pena: ad Asti, Macomer, Benevento e Rossano. Nel carcere di Opera, invece, sono arrivati Adel Ben Mabrouk, Nasri Riadh e Moez Abdel Qader Fezzani, ex prigionieri di Guantanamo. Chi li controlla ogni giorno racconta che parlano in italiano. La guerra santa in Afghanistan l’hanno abbracciata dopo aver vissuto come extracomunicatori nel nostro paese. Non si possono incontrare fra loro e vivono in celle singole. Pregano regolarmente con molta devozione e hanno mantenuto i barboni islamici.

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03 gennaio 2011 | Radio Capodistria - Storie di bipedi | intervento
Italia
Gli occhi della guerra
Le orbite rossastre di un bambino soldato, lo sguardo terrorizzato di un prigioniero che attende il plotone di esecuzione, l’ultimo rigagnolo di vita nelle pupille di un ferito sono gli occhi della guerra incrociati in tanti reportage di prima linea. Dopo l’esposizione in una dozzina di città la mostra fotografica “Gli occhi della guerra” è stata inaugurata a Trieste. Una collezione di immagini forti scattate in 25 anni di reportage da Fausto Biloslavo, Gian Micalessin e Almerigo Grilz, ucciso il 19 maggio 1987 in Mozambico, mentre filmava uno scontro a fuoco. La mostra, che rimarrà aperta al pubblico fino al 20 gennaio, è organizzata dall’associazione Hobbit e finanziata dalla regione Friuli-Venezia Giulia. L’esposizione è dedicata a Grilz e a tutti i giornalisti caduti in prima linea. Il prossimo marzo verrà ospitata a Bruxelles presso il parlamento europeo.Della storia dell'Albatross press agency,della mostra e del libro fotografico Gli occhi della guerra ne parlo a Radio Capodistria con Andro Merkù.

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03 giugno 2019 | Radio Scarp | intervento
Italia
Professione Reporter di Guerra


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