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Articolo
14 maggio 2023 - Attualità - Italia - Il Giornale |
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| Il premio giornalistico alla memoria di Grilz |
«La sveglia è chiamata poco dopo le 5, che è ancora buio. Fa freddo l’erba è umida e c’è una nebbiolina brumosa tutt’attorno... In pochi minuti tutta la colonna è in piedi e i soldati intirizziti nei loro stracci sbrindellati raccolgono in fretta armi e fardelli e cominciano a disporsi per proseguire. Il vocione del generale Elias che agita una specie di bastone da passeggio intagliato in un ramo li incita a muoversi “Avanca primera compagnia! Vamos em bora”». È l’ultima pagina del diario di Almerigo Grilz datata 18 maggio 1987. Il giorno dopo Almerigo morirà colpito da una pallottola alla testa mentre filma l’assalto dei guerriglieri della Renamo alla città mozambicana di Caia controllata dal regime filo-sovietico del Frelimo. Almerigo è il primo giornalista italiano a cadere sul campo di battaglia, ma il suo nome è tra i più dimenticati dagli organi ufficiali del giornalismo. Una dimenticanza che a Trieste, sua città natale, raggiunge dimensioni paradossali. L’Ordine dei Giornalisti e la Federazione della Stampa, a cui Grilz era iscritto, si sono sempre rifiutati di collocare una targa con il suo nome accanto a quella per i colleghi Marco Luchetta, Alessandro Ota, Dario D\'Angelo e Miran Hrovatin, morti in Bosnia e Somalia. Eppure Grilz non era un «inviato ignoto». Aveva scritto per il Sunday Times, Panorama, Avvenire, Il Sabato e realizzato reportage televisivi per Cbs ed Nbc negli Usa, Channel 4 in Inghilterra, Antenne 2 in Francia, Rai e Mediaset in Italia. Dietro questa «damnatio memoriae» la sola e unica colpa di aver militato, prima di diventare giornalista, nel Fronte della Gioventù. Una «damnatio» a cui cerca di riparare il Premio Giornalistico Almerigo Grilz organizzato da Centro Studi Primo Articolo e presentato alle 18.30 di domani al Palazzo delle Stelline di Corso Magenta 61 Milano. La serata prevede gli interventi del Presidente del Senato Ignazio La Russa, di quello della Camera Lorenzo Fontana e del ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano. Per la giuria partecipano i giornalisti Maurizio Belpietro, Fausto Biloslavo, Giovanna Botteri, Gianmarco Chiocci, Peter Gomez, Mauro Mazza, Gabriele Micalizzi, Gian Micalessin, Gianfranco Peroncini, Francesco Semprini, Gabriella Simoni. |
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05 ottobre 2010 | La vita in diretta - Raiuno | reportage
Islam, matrimoni forzati e padri assassini
Nosheen, la ragazza pachistana, in coma dopo le sprangate del fratello, non voleva sposarsi con un cugino in Pakistan.
Il matrimonio forzato era stato imposto dal padre, che ha ucciso a colpi di mattone la madre della giovane di 20 anni schierata a fianco della figlia. Se Nosheen avesse chinato la testa il marito, scelto nella cerchia familiare, avrebbe ottenuto il via libera per emigrare legalmente in Italia.
La piaga dei matrimoni combinati nasconde anche questo. E altro: tranelli per rimandare nella patria d’origine le adolescenti dove le nozze sono già pronte a loro insaputa; e il business della dote con spose che vengono quantificate in oro o migliaia di euro.
Non capita solo nelle comunità musulmane come quelle pachistana, marocchina o egiziana, ma pure per gli indiani e i rom, che sono un mondo a parte.
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24 novembre 2015 | Rai 1 Storie vere | reportage
Terrorismo in Europa
Dopo gli attacchi di Parigi cosa dobbiamo fare per estirpare la minaccia in Siria, Iraq e a casa nostra
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23 aprile 2012 | Premio Lago | reportage
Il premio Giorgio Lago: Arte, impresa, giornalismo, volontariato del Nord Est
Motivazione della Giuria: Giornalista di razza. Sempre sulla notizia, esposto in prima persona nei vari teatri di guerra del mondo. Penna sottile, attenta, con un grande amore per la verità raccontata a narrare le diverse vicende dell’uomo.
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03 giugno 2019 | Radio Scarp | intervento |
Italia
Professione Reporter di Guerra
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06 settembre 2018 | Radio immaginaria | intervento |
Italia
Teen Parade
Gli adolescenti mi intervistano sulla passione per i reportage di guerra
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25 maggio 2010 | Spazio Radio - Radio 1 | intervento |
Italia
L'Islam nelle carceri italiane
In Italia su oltre 23mila detenuti stranieri, 9840 risultano musulmani, secondo i dati ufficiali. Almeno seimila, però, non si sono dichiarati. Il rapporto di 364 pagine, “La radicalizzazione jihadista nelle istituzioni penitenziarie europee”, realizzato dall’esperto di Islam nella carceri, Sergio Bianchi, ne indica 13mila.
In Italia ci sono circa 80 islamici dietro le sbarre per reati connessi al terrorismo. Dal 2009 li hanno concentrati in quattro istituti di pena: ad Asti, Macomer, Benevento e Rossano. Nel carcere di Opera, invece, sono arrivati Adel Ben Mabrouk, Nasri Riadh e Moez Abdel Qader Fezzani, ex prigionieri di Guantanamo. Chi li controlla ogni giorno racconta che parlano in italiano. La guerra santa in Afghanistan l’hanno abbracciata dopo aver vissuto come extracomunicatori nel nostro paese. Non si possono incontrare fra loro e vivono in celle singole. Pregano regolarmente con molta devozione e hanno mantenuto i barboni islamici.
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20 giugno 2017 | WDR | intervento |
Italia
Più cittadini italiani con lo ius soli
Estendere la cittadinanza italiana ai bambini figli di stranieri? È la proposta di legge in discussione in Senato in questi giorni. Abbiamo sentito favorevoli e contrari.
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03 gennaio 2011 | Radio Capodistria - Storie di bipedi | intervento |
Italia
Gli occhi della guerra
Le orbite rossastre di un bambino soldato, lo sguardo terrorizzato di un prigioniero che attende il plotone di esecuzione, l’ultimo rigagnolo di vita nelle pupille di un ferito sono gli occhi della guerra incrociati in tanti reportage di prima linea.
Dopo l’esposizione in una dozzina di città la mostra fotografica “Gli occhi della guerra” è stata inaugurata a Trieste. Una collezione di immagini forti scattate in 25 anni di reportage da Fausto Biloslavo, Gian Micalessin e Almerigo Grilz, ucciso il 19 maggio 1987 in Mozambico, mentre filmava uno scontro a fuoco. La mostra, che rimarrà aperta al pubblico fino al 20 gennaio, è organizzata dall’associazione Hobbit e finanziata dalla regione Friuli-Venezia Giulia. L’esposizione è dedicata a Grilz e a tutti i giornalisti caduti in prima linea. Il prossimo marzo verrà ospitata a Bruxelles presso il parlamento europeo.Della storia dell'Albatross press agency,della mostra e del libro fotografico Gli occhi della guerra ne parlo a Radio Capodistria con Andro Merkù.
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