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Articolo
06 dicembre 2023 - Interni - Italia - Il Giornale |
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| Vannacci reagisce: “Mi difendo da solo” |
«Un’inchiesta, per correttezza, dovrebbe venire aperta su chi ha passato alla stampa l’avvio della contestazione disciplinare, prima che al diretto interessato, quando mi è stato affidato il nuovo incarico a Roma. Il ministro sa bene che solo un pugno di persone era al corrente. Sembra quasi giustizia ad orologeria per screditarmi ad arte». Il generale Roberto Vannacci va giù duro con ilGiornale sulla nuova fiammata che riguarda lui ed il suo libro Il mondo al contrario. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha bollato come «molto grave la fuga di notizie» dell’avvio del procedimento disciplinare vero e proprio nei confronti dell’ufficiale superiore per i contenuti considerati scabrosi del suo best seller. Il generale mette subito le mani avanti: «Nominerò un ufficiale difensore, che altrimenti viene garantito d’ufficio, ma nessun legale. Mi difenderò da solo». La linea dell’«accusa» è dimostrare che Vannacci, indossando la divisa, non poteva dare alle stampe un libro senza l’autorizzazione della Difesa soprattutto se tocca argomenti sensibili. La faccenda della licenza che sarebbe stata chiesta ad hoc dal generale è infondata. Sua madre è morta gli inizi di novembre e Vannacci voleva passare del tempo con la sua famiglia. «Lo dimostra il fatto che ho chiesto la licenza una settimana prima del nuovo incarico come capo di stato maggiore delle forze operative terrestri e della notizia dell’avvio del procedimento disciplinare - spiega al Giornale - Una volta rientrato, il 27 dicembre, sarò onorato di assumere il nuovo incarico». Ed inizierà la “battaglia” «convinto di aver operato nel rispetto di regolamenti e normative». Un’altra tegola è la presunta inchiesta sul suo incarico a Mosca come addetto militare. «Una porcheria giornalistica- ribadisce- L’incarico si è concluso un anno e mezzo e fa con l’espulsione da parte del governo russo». Una «rappresaglia» decisa dal Cremlino, che ha riguardato tutti i paesi della Nato, perla guerra in Ucraina e la decisione di rimandare a casa i diplomatici russi. Vannacci sarebbe finito nel mirino per avere assistito ad alcune iniziative pubbliche di centri studi o associazioni fedeli alla linea del nuovo zar Vladimir Putin. Inviti rifiutati da altri addetti militari. «Tutte le mie partecipazioni a qualsiasi avvenimento erano concordate con i superiori militari e il capo missione (l’ambasciatore italiano a Mosca nda) - risponde Vannacci - Mi sono recato anche nelle sedi di accreditamento secondario in Bielorussia, Armenia e Türkmenistan. E non mi è stata mai sollevata alcuna mancanza». Per ora i riflettori riaccesi su Vannacci hanno portato solo «ad una nuova ondata di attestati di solidarietà da personalità e comandanti in pensione- osserva- Oltre che un’impennata delle vendite del libro già arrivate a 230mila copie». Imbarazzanti le proteste della sinistra con il deputato Stefano Graziano, che accusa Vannacci di «utilizzare una carica e il nome delle forze armate per farsi pubblicità ed entrare in politica». Forse dimentica che proprio la sinistra dell’Ulivo aveva eletto come indipendente il generale dei paracadutisti Franco Angioni nel 2001. E nel 2008 è diventato senatore Pd, il generale Mauro Del Vecchio, che pochi anni prima guidava le truppe italiane entrate in Kosovo. Sulle voci insistenti di una candidatura per le europee Vannacci ribadisce con il Giornale: «A fine mese assumerò il nuovo incarico a Roma. Significa che faccio il soldato, ma qualsiasi altra decisione sarò io ad annunciarla pubblicamente, non i giornali». Intanto in serata il ministro Crosetto annuncia l’istituzione di commissione sull’uranio impoverito. Proprio una delle storiche battaglie del generale Vannacci. |
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18 ottobre 2010 | La vita in diretta - Raiuno | reportage
L'Islam nelle carceri
Sono circa 10mila i detenuti musulmani nelle carceri italiane. Soprattutto marocchini, tunisini algerini, ma non manca qualche afghano o iracheno. Nella stragrande maggioranza delinquenti comuni che si aggrappano alla fede per sopravvivere dietro le sbarre.
Ma il pericolo del radicalismo islamico è sempre in agguato.
Circa 80 detenuti musulmani con reati di terrorismo sono stati concentrati in quattro carceri: Macomer, Asti, Benevento e Rossano.
Queste immagini esclusive mostrano la preghiera verso la Mecca nella sezione di Alta sicurezza 2 del carcere sardo di Macomer. Dove sono isolati personaggi come il convertito francese Raphael Gendron arrestato a Bari nel 2008 e Adel Ben Mabrouk uno dei tre tunisini catturati in Afghanistan, internati a Guantanamo e mandati in Italia dalla Casa Bianca.
“Ci insultano per provocare lo scontro dandoci dei fascisti, razzisti, servi degli americani. Una volta hanno esultato urlando Allah o Akbar, quando dei soldati italiani sono morti in un attentato in Afghanistan” denunciano gli agenti della polizia penitenziaria.
Nel carcere penale di Padova sono un centinaio i detenuti comuni musulmani che seguono le regole islamiche guidati dall’Imam fai da te Enhaji Abderrahman
Fra i detenuti comuni non mancano storie drammatiche di guerra come quella di un giovane iracheno raccontata dall’educatrice del carcere Cinzia Sattin, che ha l’incubo di saltare in aria come la sua famiglia a causa di un attacco suicida.
L’amministrazione penitenziaria mette a disposizione degli spazi per la preghiera e fornisce il vitto halal, secondo le regole musulmane.
La fede nell’Islam serve a sopportare la detenzione. Molti condannano il terrorismo, ma c’è anche dell’altro....
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23 aprile 2012 | Premio Lago | reportage
Il premio Giorgio Lago: Arte, impresa, giornalismo, volontariato del Nord Est
Motivazione della Giuria: Giornalista di razza. Sempre sulla notizia, esposto in prima persona nei vari teatri di guerra del mondo. Penna sottile, attenta, con un grande amore per la verità raccontata a narrare le diverse vicende dell’uomo.
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21 settembre 2012 | La Vita in Diretta | reportage
Islam in Italia e non solo. Preconcetti, paure e pericoli
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20 giugno 2017 | WDR | intervento |
Italia
Più cittadini italiani con lo ius soli
Estendere la cittadinanza italiana ai bambini figli di stranieri? È la proposta di legge in discussione in Senato in questi giorni. Abbiamo sentito favorevoli e contrari.
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27 gennaio 2020 | Radio 1 Italia sotto inchiesta | intervento |
Italia
Esercito e siti ebraici
Fausto Biloslavo
I nostri soldati rispettano la giornata della Memoria dell’Olocausto non solo il 27 gennaio, ma tutto l’anno. L’esercito, con l’operazione Strade sicure, schiera 24 ore al giorno ben 700 uomini in difesa di 58 siti ebraici sul territorio nazionale. Tutti obiettivi sensibili per possibile attentati oppure oltraggi anti semiti.
“Per ora non è mai accaduto nulla anche grazie alla presenza dei militari, che serve da deterrenza e non solo. Il senso di sicurezza ha evitato episodi di odio e minacce ripetute come in Francia, che rischiano di provocare un esodo della comunità ebraica” spiega una fonte militare de il Giornale.
I soldati, che si sono fatti le ossa all’estero, sorvegliano, quasi sempre con presidi fissi, 32 sinagoghe o tempi ebraici, 9 scuole, 4 musei e altri 13 siti distribuiti in tutta Italia, ma soprattutto al nord e al centro. La città con il più alto numero di obiettivi sensibili, il 41%, è Milano. Non a caso il comandante del raggruppamento di Strade sicure, come in altre città, è ufficialmente invitato alle celebrazioni del 27 gennaio, giorno della Memoria.
Lo scorso anno, in occasione dell’anniversario della nascita dello Stato di Israele, il rappresentante della comunità ebraica di Livorno, Vittorio Mosseri, ha consegnato una targa al comandante dei paracadustisti. “Alla brigata Folgore con stima e gratitudine per il servizio di sicurezza prestato nell’ambito dell’operazione Strade sicure contribuendo con attenzione e professionalità al sereno svolgimento delle attività della nostro comunità” il testo inciso sulla targa.
In questi tempi di spauracchi anti semiti l’esercito difende i siti ebraici in Italia con un numero di uomini praticamente equivalente a quello dispiegato in Afghanistan nel fortino di Herat. Grazie ad un’esperienza acquisita all’estero nella protezione delle minoranze religiose, come l’antico monastero serbo ortodosso di Decani in Kosovo.
“In ogni città dove è presente la comunità ebraica esiste un responsabile della sicurezza, un professionista che collabora con le forze dell’ordine ed i militari per coordinare al meglio la vigilanza” spiega la fonte del Giornale. Una specie di “assessore” alla sicurezza, che organizza anche il sistema di sorveglianza elettronica con telecamere e sistemi anti intrusione di avanguardia su ogni sito. Non solo: se in zona appare un simbolo o una scritta anti semita, soprattuto in arabo, viene subito segnalata, fotografata, analizzata e tradotta. “I livelli di allerta talvolta si innalzano in base alla situazione internazionale” osserva la fonte militare. L’ultimo allarme ha riguardato i venti di guerra fra Iran e Stati Uniti in seguito all’eliminazione del generale Qassem Soleimani.
Roma è la seconda città per siti ebraici presidiati dai militari compresi asili, scuole e oratori. Le sinagoghe sono sorvegliate pure a Napoli, Verona, Trieste e quando necessario vengono disposte le barriere di cemento per evitare attacchi con mezzi minati o utilizzati come arieti. A Venezia i soldati garantiscono la sicurezza dello storico ghetto. A Livorno e in altre città sono controllati anche i cimiteri ebraici. Una residenza per anziani legata alla comunità è pure nella lista dei siti protetti a Milano. Ed i militari di Strade sicure nel capoluogo lombardo non perdono d’occhio il memoriale della Shoah, lo sterminio degli ebrei voluto da Hitler.
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06 settembre 2018 | Radio immaginaria | intervento |
Italia
Teen Parade
Gli adolescenti mi intervistano sulla passione per i reportage di guerra
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24 maggio 2010 | Radio Padania Libera | intervento |
Italia
Proselitismo islamico dietro le sbarre
“Penso che sia giusto se alcuni musulmani combattono la guerra santa contro gli americani in paesi che non sono la loro terra”. Dopo un lungo girarci attorno Kamel Adid sorprende un po’ tutti, quando sputa il rospo. La domanda riguardava i mujaheddin, i musulmani pronti a morire per Allah, contro l’invasore infedele. Tre soldati della guerra santa, arrivati un paio di mesi fa da Guantanamo, sono rinchiusi poco più in là, nel reparto di massima sicurezza del carcere di Opera, alle porte di Milano.
Adid è un giovane marocchino di 31 anni con barbetta islamica d’ordinanza e tunica color noce. Nel carcere modello di Opera fa l’imam dei 44 musulmani detenuti, che frequentano una grande sala adibita a moschea. Un predicatore fai da te, che di solito parla un linguaggio moderato e ti guarda con occhioni apparentemente timidi.
Deve scontare ancora due mesi di pena per un reato legato alla droga e da pochi giorni è stato trasferito in un altro istituto. “Quelli che si fanno saltare in aria subiscono il lavaggio del cervello – si affretta a spiegare l’autonominato imam – Noi abbiamo riscoperto la fede in carcere. Pregare ci da conforto, ci aiuta ad avere speranza”.
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15 marzo 2018 | Radio Radicale | intervento |
Italia
Missioni militari e interesse nazionale
https://www.radioradicale.it/scheda/535875/missioni-militari-e-interesse-nazionale
Convegno "Missioni militari e interesse nazionale", registrato a Roma giovedì 15 marzo 2018 alle 09:23. L'evento è stato organizzato da Center for Near Abroad Strategic Studies. Sono intervenuti: Paolo Quercia (Direttore del CeNASS, Center for Near Abroad Strategic Studies), Massimo Artini (vicepresidente della Commissione Difesa della Camera dei deputati, Misto - Alternativa Libera (gruppo parlamentare Camera)), Fausto Biloslavo (giornalista, inviato di guerra), Francesco Semprini (corrispondente de "La Stampa" da New York), Arije Antinori (dottore di Ricerca in Criminologia ed alla Sicurezza alla Sapienza Università di Roma), Leonardo di marco (generale di Corpo d'Armata dell'Esercito), Fabrizio Cicchitto (presidente della Commissione Affari esteri della Camera, Area Popolare-NCD-Centristi per l'Europa). Tra gli argomenti discussi: Difesa, Esercito, Esteri, Forze Armate, Governo, Guerra, Informazione, Italia, Ministeri, Peace Keeping, Sicurezza. La registrazione video di questo convegno ha una durata di 2 ore e 46 minuti. Questo contenuto è disponibile anche nella sola versione audio
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