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10 agosto 2017 - Prima - Italia - Il Giornale
I pm indgano padre Zerai il prete amico della Boldrini
P adre Mussie Zerai, l\\\'icona buonista, salvatore dei migranti, candidato al premio Nobel per la pace e amico della presidente della Camera, Laura Boldrini, è indagato dalla procura di Trapani. I magistrati vogliono vederci chiaro sul suo ruolo di «salvagente dei migranti» emerso nell\\\'inchiesta sulle Ong e dal sequestro della nave olandese Juventa. Padre Zerai assieme ad altre persone, pure indagate delle Organizzazioni umanitarie che recuperano i migranti, segnalava l\\\'arrivo dei barconi. Il punto è capire se fossero legittime richieste di salvataggio o favoreggiamento dell\\\'immigrazione clandestina, il reato ipotizzato. Lo stesso sacerdote eritreo ha ammesso di aver «saputo soltanto lunedì dell\\\'indagine. Sono rientrato a Roma dall\\\'Etiopia di proposito. In passato ricevevo moltissime telefonate ogni giorno. Oggi ne ricevo molte meno, non saprei dire perché, ma il mio intervento è sempre stato a scopo umanitario».
L\\\'indagine è partita lo scorso settembre e il Giornale ha rivelato sabato il coinvolgimento di Zerai. Il sacerdote eritreo segnalava i barconi da recuperare anche in una chat parallela ai soccorsi ufficiali fra i responsabili delle Ong presenti nel Mediterraneo. Lui stesso ha affermato di aver informato Medici senza frontiere, che si rifiuta di firmare il codice di condotta del Viminale, e la Ong radicale tedesca Sea Watch. Oltre a WhatchTheMed, un sistema di allarme telefonico che punta a far recuperare qualsiasi barcone nel Mediterraneo senza alcuna distinzione fra profughi e clandestini. Gli addetti della sicurezza intercettati a bordo di una delle navi delle Ong hanno chiaramente denunciato «la stranezza del fatto che noi ci recavamo sul posto e trovavamo il gommone» grazie alle informazioni ricevute. E non sempre c\\\'era un pericolo imminente di vita, che giustificasse il salvataggio. Non solo: la Marina ha subito pressioni e ricatti da parte di padre Zerai, che in pratica intimava di andare a recuperare i migranti altrimenti avrebbe denunciato un\\\'ipotetica omissione di soccorso. Ed il regime autoritario eritreo accusa da tempo il sacerdote di far parte di una «cricca» di attivisti dei diritti umani in Europa, che in realtà favorisce l\\\'immigrazione clandestina e ha interessi politici.
Prima dell\\\'avviso di garanzia il quotidiano Avvenire ci ha accusato di «linciaggio mediatico» e padre Zerai minaccia querele, ma non deve essere un caso la decisione del Vaticano che tempo fa lo ha trasferito a sorpresa da Roma alla lontana parrocchia svizzera di Friburgo. E l\\\'inchiesta di Trapani o altri filoni di indagine potrebbero aprire squarci clamorosi sul ruolo del sacerdote.
Il prete eritreo, che si crede il Mosè dei migranti, si discolpa sostenendo che «tutte le segnalazioni sono il frutto di richieste di aiuto, che mi sono state indirizzate non da battelli in partenza dalla Libia, ovvero al momento di salpare, ma da natanti in difficoltà al largo delle coste africane, al di fuori delle acque territoriali libiche e comunque dopo ore di navigazione precaria e pericolosa».
Ambienti eritrei, però, puntano il dito contro il sacerdote sostenendo che favorisse gli arrivi in Italia non solo dei connazionali, ma aiutasse anche gli etiopi a sbarcare da noi. Non hanno diritto all\\\'asilo, ma spacciandosi per eritrei possono facilmente aspirare alla qualifica di rifugiato. Già due anni fa l\\\'ambasciatore austriaco in Etiopia, Andreas Melan, aveva denunciato l\\\'inghippo sostenendo che «il 30-40% dei rifugiati eritrei in Europa sono in realtà etiopi». La faccenda e le accuse a Zerai sono state segnalate informalmente alla Guardia di Finanza di Udine, ma in Friuli-Venezia Giulia non c\\\'è stato alcun seguito di indagine.
Adesso l\\\'avviso di garanzia della procura di Trapani servirà a capire se l\\\'icona buonista dell\\\'immigrazione ha superato, o meno, la linea rossa del favoreggiamento dell\\\'immigrazione clandestina grazie ad una tolleranza generalizzata, che fino ad oggi era la norma.
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[continua]

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26 settembre 2012 | Uno Mattina | reportage
I lati oscuri (e assurdi) delle adozioni
Con mia moglie, prima di affrontare l’odissea dell’adozione, ci chiedevamo come mai gran parte delle coppie che sentono questa spinta d’amore andavano a cercare bambini all’estero e non in Italia. Dopo quattro anni di esperienza sulla nostra pelle siamo arrivati ad una prima, parziale e triste risposta. La burocratica e farraginosa gestione delle adozioni nazionali, grazie a leggi e cavilli da azzeccagarbugli, non aiutano le coppie che vogliono accogliere un bimbo abbandonato in casa propria, ma le ostacolano.

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11 novembre 2008 | Centenario della Federazione della stampa | reportage
A Trieste una targa per Almerigo Grilz
e tutti i caduti sul fronte dell'informazione

Ci sono voluti 21 anni, epiche battaglie a colpi di articoli, proteste, un libro fotografico ed una mostra, ma alla fine anche la "casta" dei giornalisti triestini ricorda Almerigo Grilz. L'11 novembre, nella sala del Consiglio comunale del capoluogo giuliano, ha preso la parola il presidente dell'Ordine dei giornalisti del Friuli-Venezia Giulia, Pietro Villotta. Con un appassionato discorso ha spiegato la scelta di affiggere all'ingresso del palazzo della stampa a Trieste una grande targa in cristallo con i nomi di tutti i giornalisti italiani caduti in guerra, per mano della mafia o del terrorismo dal 1945 a oggi. In rigoroso ordine alfabetico c'era anche quello di Almerigo Grilz, che per anni è stato volutamente dimenticato dai giornalisti triestini, che ricordavano solo i colleghi del capoluogo giuliano uccisi a Mostar e a Mogadiscio. La targa è stata scoperta in occasione della celebrazione del centenario della Federazione nazionale della stampa italiana. Il sindacato unico ha aderito all'iniziativa senza dimostrare grande entusiasmo e non menzionando mai, negli interventi ufficiali, il nome di Grilz, ma va bene lo stesso. Vale la pena dire: "Meglio tardi che mai". E da adesso speriamo veramente di aver voltato pagina sul "buco nero" che ha avvolto per anni Almerigo Grilz, l'inviato ignoto.

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10 giugno 2008 | Emittente privata TCA | reportage
Gli occhi della guerra.... a Bolzano /2
Negli anni 80 lo portava in giro per Milano sulla sua 500, scrive Panorama. Adesso, da ministro della Difesa, Ignazio La Russa ha voluto visitare a Bolzano la mostra fotografica Gli occhi della guerra, dedicata alla sua memoria. Almerigo Grilz, triestino, ex dirigente missino, fu il primo giornalista italiano ucciso dopo la Seconda guerra mondiale, mentre filmava uno scontro fra ribelli e governativi in Mozambico nell’87. La mostra, organizzata dal 4° Reggimento alpini paracadutisti, espone anche i reportage di altri due giornalisti triestini: Gian Micalessin e Fausto Biloslavo.

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20 giugno 2017 | WDR | intervento
Italia
Più cittadini italiani con lo ius soli
Estendere la cittadinanza italiana ai bambini figli di stranieri? È la proposta di legge in discussione in Senato in questi giorni. Abbiamo sentito favorevoli e contrari.

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