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Articolo
29 gennaio 2021 - Attualità - Italia - Il Giornale |
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| Fiale pagate a metà e accordi presi al risparmio L’Europa dei vaccini si scopre poco conveniente |
Fausto Biloslavo L\'Europa sta pagando molto poco i vaccini, anche il 45% in meno, rispetto ad altri paesi, compresi gli Stati Uniti, che hanno finanziato la ricerca. E ha puntato su AstraZeneca ed i vaccini «tradizionali» perché il costo risulta inferiore di 7 volte rispetto a Pfizer e di 9 per Moderna basati sulla tecnica innovativa dell\'Rna. Il risultato è che le aziende «privilegiano» chi paga di più, come Israele, Sud africa, Stati Uniti e la Gran Bretagna, che ha ordinato 100 milioni di dosi ad AstraZenaca pagando fra 3 e 4 dollari a vaccino, rispetto ai 2,16 della Ue. Daniel Gros, economista tedesco, punta il dito contro gli errori dell\'Unione europea: «Ha aspettato troppo, sperando di ottenere prezzi più bassi, ha sbagliato, ora la soluzione è di offrire di più alle aziende perché accelerino la produzione». E non ha dubbi sul fatto che Bruxelles sui vaccini «ha lesinato» stanziando «solo tre miliardi di euro» a fronte dei 750 miliardi previsti per il Fondo di ripresa economica. Gli israeliani sono stati i più furbi. Lo stato ebraico ha pagato il prezzo più alto per i vaccini più efficaci: 23,50 dollari a dose a Pfizer e Moderna rispetto ai 14,55 per il primo e 12 per il secondo concordato con l\'Unione europea. Il volume degli acquisti sono ovviamente diversi, ma in cambio Tel Aviv ha ottenuto forniture regolari da dicembre per 10 milioni di vaccini entro marzo. Non solo: Israele ha concesso a Pfizer tutti i dati sulle somministrazioni alla popolazione, che per ora dimostrano un\'efficacia del 92%. In dicembre Eva De Bleeker, sottosegretaria al Bilancio belga, ha twittato i prezzi «segreti» concordati fra la Ue e le sei maggiori case farmaceutiche che producono i vaccini. Dopo poche ore il documento è stato cancellato, ma adesso risulta chiaro perché siamo in difficoltà sulle forniture. L\'Unione europea pagherà AstraZeneca 1,78 euro a dose, ovvero 2,16 dollari, il prezzo più basso fra tutti i vaccini. Gli Stati Uniti hanno firmato un contratto per 4 dollari a dose, il 45% in più, nonostante abbia finanziato la ricerca di AstraZeneca con 1,2 miliardi di dollari. Uno dei motivi è anche il costo del trasporto dall\'Europa di una parte delle forniture, anche se «ufficialmente» produzione e distribuzione dovrebbero essere continentali. In realtà non è così almeno per l\'hub di produzione della società in India, che sta già distribuendo milioni di dosi in giro per il mondo. Due milioni sono state inviate in Brasile, altrettante in Marocco e si prevedono altre forniture per l\'Arabia Saudita e l\'Algeria la prossima settimana. Lunedì arriverà un altro milione di vaccini AstraZeneca in Sud Africa, come ha annunciato il ministro della Salute, Zweli Mkhize. Non a caso i sudafricani pagano 5,5 dollari a dose. In pratica 2,5 volte in più rispetto all\'Italia (e gli altri paesi europei) senza problemi di rispetto delle consegne. Le differenze di prezzo e relativo trattamento sono abissali anche con gli Usa, nonostante i volumi degli ordini siano quasi simili negli Stati Uniti rispetto all\'Europa. Il vaccino Pfizer/BioNTech costa all\'Unione europea 14,55 dollari rispetto ai 19,50 degli Usa, quasi il 25% in più. Il risultato è che gli Stati Uniti riceveranno in tempo le ulteriori 100 milioni di dosi ordinate in dicembre per la vaccinazione di massa in 100 giorni promessa dal presidente Biden. E, ironia della sorte, i vaccini stanno arrivando in Italia senza interruzioni, ma nelle basi americane come Aviano. |
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14 marzo 2015 | Tgr Friuli-Venezia Giulia | reportage
Buongiorno regione
THE WAR AS I SAW IT - L'evento organizzato dal Club Atlantico giovanile del Friuli-Venezia Giulia e da Sconfinare si svolgerà nell’arco dell’intera giornata del 10 marzo 2015 e si articolerà in due fasi distinte: MATTINA (3 ore circa) ore 9.30 Conferenza sul tema del giornalismo di guerra Il panel affronterà il tema del giornalismo di guerra, raccontato e analizzato da chi l’ha vissuto in prima persona. Per questo motivo sono stati invitati come relatori professionisti del settore con ampia esperienza in conflitti e situazioni di crisi, come Gianandrea Gaiani (Direttore responsabile di Analisi Difesa, collaboratore di diverse testate nazionali), Fausto Biloslavo (inviato per Il Giornale in numerosi conflitti, in particolare in Medio Oriente), Elisabetta Burba (firma di Panorama), Gabriella Simoni (inviata Mediaset in numerosi teatri di conflitto, specialmente in Medio Oriente), Giampaolo Cadalanu (giornalista affermato, si occupa di politica estera per La Repubblica). Le relazioni saranno moderate dal professor Georg Meyr, coordinatore del corso di laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche dell’Università di Trieste. POMERIGGIO (3 ore circa) ore 14.30 Due workshop sul tema del giornalismo di guerra: 1. “Il reporter sul campo vs l’analista da casa: strumenti utili e accorgimenti pratici” - G. Gaiani, G. Cadalanu, E. Burba, F. Biloslavo 2. “Il freelance, l'inviato e l'addetto stampa in aree di crisi: tre figure a confronto” G. Simoni, G. Cuscunà, cap. B. Liotti
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10 giugno 2008 | Emittente privata TCA | reportage
Gli occhi della guerra.... a Bolzano /2
Negli anni 80 lo portava in giro per Milano sulla sua 500, scrive Panorama. Adesso, da ministro della Difesa, Ignazio La Russa ha voluto visitare a Bolzano la mostra fotografica Gli occhi della guerra, dedicata alla sua memoria. Almerigo Grilz, triestino, ex dirigente missino, fu il primo giornalista italiano ucciso dopo la Seconda guerra mondiale, mentre filmava uno scontro fra ribelli e governativi in Mozambico nell’87. La mostra, organizzata dal 4° Reggimento alpini paracadutisti, espone anche i reportage di altri due giornalisti triestini: Gian Micalessin e Fausto Biloslavo.
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07 aprile 2020 | Tg5 | reportage
Parla il sopravvissuto al virus
Fausto Biloslavo
TRIESTE - Il sopravvissuto sta sbucciando un’arancia seduto sul letto di ospedale, come se non fosse rispuntato da poco dall’anticamera dell’inferno. Maglietta grigia, speranza dipinta negli occhi, Giovanni Ziliani è stato dimesso mercoledì, per tornare a casa. Quarantadue anni, atleta e istruttore di arti marziali ai bambini, il 10 marzo ha iniziato a stare male nella sua città, Cremona. Cinque giorni dopo è finito in terapia intensiva. Dalla Lombardia l’hanno trasferito a Trieste, dove un tubo in gola gli pompava aria nei polmoni devastati dall’infezione. Dopo 17 giorni di calvario è tornato a vivere, non più contagioso.
Cosa ricorda di questa discesa all’inferno?
“Non volevo dormire perchè avevo paura di smettere di respirare. Ricordo il tubo in gola, come dovevo convivere con il dolore, gli sforzi di vomito ogni volta che cercavo di deglutire. E gli occhi arrossati che bruciavano. Quando mi sono svegliato, ancora intubato, ero spaventato, disorientato. La sensazione è di impotenza sul proprio corpo. Ti rendi conto che dipendi da fili, tubi, macchine. E che la cosa più naturale del mondo, respirare, non lo è più”.
Dove ha trovato la forza?
“Mi sono aggrappato alla famiglia, ai valori veri. Al ricordo di mia moglie, in cinta da otto mesi e di nostra figlia di 7 anni. Ti aggrappi a quello che conta nella vita. E poi c’erano gli angeli in tuta bianca che mi hanno fatto rinascere”.
Gli operatori sanitari dell’ospedale?
“Sì, medici ed infermieri che ti aiutano e confortano in ogni modo. Volevo comunicare, ma non ci riuscivo perchè avevo un tubo in gola. Hanno provato a farmi scrivere, ma ero talmente debole che non ero in grado. Allora mi hanno portato un foglio plastificato con l’alfabeto e digitavo le lettere per comporre le parole”.
Il momento che non dimenticherà mai?
“Quando mi hanno estubato. E’ stata una festa. E quando ero in grado di parlare la prima cosa che hanno fatto è una chiamata in viva voce con mia moglie. Dopo tanti giorni fra la vita e la morte è stato un momento bellissimo”.
Come ha recuperato le forze?
“Sono stato svezzato come si fa con i vitellini. Dopo tanto tempo con il sondino per l’alimentazione mi hanno somministrato in bocca del tè caldo con una piccola siringa. Non ero solo un paziente che dovevano curare. Mi sono sentito accudito”.
Come è stato infettato?
“Abbiamo preso il virus da papà, che purtroppo non ce l’ha fatta. Mio fratello è intubato a Varese non ancora fuori pericolo”.
E la sua famiglia?
“Moglie e figlia di 7 anni per fortuna sono negative. La mia signora è in attesa di Gabriele che nascerà fra un mese. Ed io sono rinato a Trieste”.
Ha pensato di non farcela?
“Ero stanco di stare male con la febbre sempre a 39,6. Speravo di addormentarmi in terapia intensiva e di risvegliarmi guarito. Non è andata proprio in questo modo, ma è finita così: una vittoria per tutti”.
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03 giugno 2019 | Radio Scarp | intervento |
Italia
Professione Reporter di Guerra
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25 maggio 2010 | Spazio Radio - Radio 1 | intervento |
Italia
L'Islam nelle carceri italiane
In Italia su oltre 23mila detenuti stranieri, 9840 risultano musulmani, secondo i dati ufficiali. Almeno seimila, però, non si sono dichiarati. Il rapporto di 364 pagine, “La radicalizzazione jihadista nelle istituzioni penitenziarie europee”, realizzato dall’esperto di Islam nella carceri, Sergio Bianchi, ne indica 13mila.
In Italia ci sono circa 80 islamici dietro le sbarre per reati connessi al terrorismo. Dal 2009 li hanno concentrati in quattro istituti di pena: ad Asti, Macomer, Benevento e Rossano. Nel carcere di Opera, invece, sono arrivati Adel Ben Mabrouk, Nasri Riadh e Moez Abdel Qader Fezzani, ex prigionieri di Guantanamo. Chi li controlla ogni giorno racconta che parlano in italiano. La guerra santa in Afghanistan l’hanno abbracciata dopo aver vissuto come extracomunicatori nel nostro paese. Non si possono incontrare fra loro e vivono in celle singole. Pregano regolarmente con molta devozione e hanno mantenuto i barboni islamici.
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15 marzo 2018 | Radio Radicale | intervento |
Italia
Missioni militari e interesse nazionale
https://www.radioradicale.it/scheda/535875/missioni-militari-e-interesse-nazionale
Convegno "Missioni militari e interesse nazionale", registrato a Roma giovedì 15 marzo 2018 alle 09:23. L'evento è stato organizzato da Center for Near Abroad Strategic Studies. Sono intervenuti: Paolo Quercia (Direttore del CeNASS, Center for Near Abroad Strategic Studies), Massimo Artini (vicepresidente della Commissione Difesa della Camera dei deputati, Misto - Alternativa Libera (gruppo parlamentare Camera)), Fausto Biloslavo (giornalista, inviato di guerra), Francesco Semprini (corrispondente de "La Stampa" da New York), Arije Antinori (dottore di Ricerca in Criminologia ed alla Sicurezza alla Sapienza Università di Roma), Leonardo di marco (generale di Corpo d'Armata dell'Esercito), Fabrizio Cicchitto (presidente della Commissione Affari esteri della Camera, Area Popolare-NCD-Centristi per l'Europa). Tra gli argomenti discussi: Difesa, Esercito, Esteri, Forze Armate, Governo, Guerra, Informazione, Italia, Ministeri, Peace Keeping, Sicurezza. La registrazione video di questo convegno ha una durata di 2 ore e 46 minuti. Questo contenuto è disponibile anche nella sola versione audio
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20 giugno 2017 | WDR | intervento |
Italia
Più cittadini italiani con lo ius soli
Estendere la cittadinanza italiana ai bambini figli di stranieri? È la proposta di legge in discussione in Senato in questi giorni. Abbiamo sentito favorevoli e contrari.
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06 settembre 2018 | Radio immaginaria | intervento |
Italia
Teen Parade
Gli adolescenti mi intervistano sulla passione per i reportage di guerra
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