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Articolo
23 giugno 2021 - Copertina - Italia - Panorama |
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| I segreti dei servizi segreti |
Alle 7.20 del 14 giugno i primi 82 afghani sono atterrati in Italia con un volo militare. Interpreti al fianco dei soldati italiani da anni e loro stretti familiari che rischiano la rappresaglia talebana dopo il ritiro delle nostre truppe. L’operazione Aquila prevede di portare in salvo fra i 400 e 500 afghani, tutti sottoposti a “vetting”, il vaglio dei servizi segreti per evitare di portarci in patria serpi in seno. Un interprete è stato bloccato da un “rapporto negativo” e tempo fa l’intelligence, con l’aiuto americano, aveva scoperto un altro traduttore che faceva il doppio gioco informando i pachistani. Poi è arrivato in Italia come clandestino. Il “vetting” in Afghanistan è solo un piccolo tassello del lavoro dei servizi segreti, che stanno vivendo grandi cambiamenti, soprattutto ai vertici. Panorama grazie a fonti interne ed esperti ha alzato il velo sui segreti, le luci e le ombre della nostra intelligence. IL POKER D’ASSI DELL’INTELLIGENCE “Per i servizi è un momento felice - conferma un addetto ai lavori - Nella partita dell’intelligence abbiamo in mano un poker d’assi”. Il riferimento è al sottosegretario alla presidenza del Consiglio con la delega alla sicurezza nazionale, Franco Gabrielli, al nuovo capo del Dis, Elisabetta Belloni e ai direttori delle agenzie esterna (Aise) e interna (Aisi). “Il primo aspetto importante è la nomina dell’autorità delegata da parte del presidente del Consiglio, che ha scelto Gabrielli, ex capo della polizia. I governi Gentiloni, Conte 1 e 2 non l’avevano fatto. Anche la scelta di Belloni al Dis, la prima donna, allude a un profondo cambiamento. I servizi hanno agilità informativa, ma sono come una grande portaerei. Per virare ci vuole tempo” spiega a Panorama, Marco Minniti, ex ministro dell’Interno, dal 3 giugno presidente della Fondazione Med-Or del gruppo Leonardo. Gabrielli è stato direttore per due volte del servizio segreto interno. “Un uomo di sistema, ma sempre favorito dal Pd” fa notare una fonte militare di Panorama. Un’amicizia di vecchia data lo lega ad Enrico Letta, segretario del Partito democratico. Gabrielli è comunque un super tecnico chiamato per primo da Mario Draghi appena insediato a Palazzo Chigi. L’obiettivo è rimettere ordine e premiare le capacità super partes. Panorama ha scoperto che esiste pure un progetto che viene da lontano e potrebbe trovare terreno fertile con Gabrielli: l’unificazione delle agenzie, un super servizio, per potenziare le capacità e utilizzare al meglio le risorse. La prima mossa di peso del nuovo corso è stata la nomina di Elisabetta Belloni a capo del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, organismo di coordinamento di Aisi e Aise. Segretaria generale della Farnesina si è diplomata come Draghi all’istituto dei gesuiti Massimiliano Massimo a Roma. “E’ una donna con le palle. Va rimessa in piedi una struttura a pezzi dopo il governo Conte” spiega chi ha a che fare con questi gangli dello Stato. Bionda e donna di mondo ha fatto carriera alla “Casa”, come viene soprannominata la Farnesina. Non è stata solo un ambasciatore, ma ha guidato l’Unità di crisi e la Cooperazione internazionale per poi arrivare alla poltrona interna più importante, segretario generale. Ex capo di gabinetto di Paolo Gentiloni, quando era ministro degli Esteri, è benvoluta in maniera trasversale. Il suo lume tutelare è il capo dello Stato, Sergio Mattarella. Nel 2017 proprio per iniziativa del presidente della Repubblica l’ambasciatrice è stata insignita della seconda onorificenza più alta del paese, cavaliere di Gran Croce. “La sfida cruciale dell’intelligence è appropriarsi di nuovi equilibri nel settore della diplomazia parallela rispetto a quella tradizionale, che scricchiola. La nomina della Belloni è funzionale a questo disegno” spiega l’ex generale Leonardo Tricarico, presidente della fondazione Icsa. Belloni sostituisce Gennaro Vecchione mandato a casa sei mesi prima della scadenza. Per farlo guidare il Dis il generale della Finanza era stato nominato prefetto, altrimenti avrebbe dovuto, con meno stelle, coordinare il generale Luciano Carta allora a capo dell’Aise poi rimosso non essendo in linea con i grillini filo cinesi. Fedelissimo di Conte “era stato soprannominato ministro dei rapporti con il Parlamento per le pressioni che puntavano a fare stare a galla il premier” racconta una fonte di Panorama. Vecchione non ha pagato solo la sua vicinanza a Conte, ma anche gli strascichi del Russiagate. Nel 2019 incontrò il ministro della Giustizia Usa, William Barr, sull’intricato caso Mifsud, docente dell’università Link campus, fucina di esponenti grillini come l’ex ministro della Difesa Elisabetta Trenta. Mifsud, sparito nel nulla, aveva fatto credere di avere mail segrete acquisite dai russi che potevano mettere in difficoltà la candidata democratica alla presidenza, Hillary Clinton. Anche il trappolone, forse non solo mediatico, del video dell’incontro all’autogrill fra una vecchia e discussa gloria dei servizi come Marco Mancini e Matteo Renzi, che tramava di abbattere Conte, non ha aiutato Vecchione. Mancini era uno dei suo sottoposti al Dis. Al contrario, gli altri due assi dell’intelligence di Draghi sono stati ereditati dal governo precedente. Il generale Giovanni Caravelli è stato nominato nel maggio dello scorso anno direttore dell’Aise. Dal 2014 era il numero due dell’agenzia per la sicurezza esterna. Fra i migliori del corso in accademia “Esempio” si è fatto le ossa sia sul terreno in Iraq e Afghanistan che nel Sigint, intelligence elettronica al comando della brigata Informazioni, Ricognizione e Guerra Elettronica dell’esercito ad Anzio. “Fra i militari è il più preparato. Grande conoscitore del dossier libico è l’interlocutore di diversi capi di Stato africani” rivela una fonte di Panorama. L’ultimo asso è Mario Parente al vertice dell’Aisi da oltre cinque anni, che veniva dato in uscita, ma è stato prorogato il 12 maggio dal governo Draghi. IL CYBER ZAR Al poker d’assi dell’intelligence si aggiungerà a breve il nuovo “cyber zar”, il responsabile della neonata Agenzia per la sicurezza cibernetica nazionale, che Conte voleva mezza privata. Una super squadra di 300-350 unità con un budget in crescita dai 41 milioni di euro del 2022 ai 122 per il 2027. Il papabile al comando è Roberto Baldoni, professore universitario dell’università Sapienza di Roma, numero due del Dis con delega per il mondo cyber. Gabrielli ha ammesso che \"per mancanza di consapevolezza dei rischi, per un deficit di cultura su questi temi siamo molto in ritardo e dobbiamo camminare a passi svelti”. Vittorio Colao, ministro per l\'Innovazione tecnologica, ha lanciato l’allarme: \"Abbiamo il 93-95% dei server della Pubblica amministrazione non in condizioni di sicurezza”. Il 10 giugno è stato approvato il decreto legge che fa nascere l’Agenzia per la cyber sicurezza nazionale, che “opererà sotto la responsabilità del Presidente del Consiglio dei ministri” e di Gabrielli “in stretto raccordo con il Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica”. Minniti osserva che “Baldoni viene dall’università, dove nel 2013 abbiamo presentato agli studenti i servizi segreti chiedendo agli interessati di inviare i curriculum al Dis. Oggi un’intelligence moderna deve tenere insieme l’esperienza, l’idea di patria attraverso forze armate e polizia e l’innovazione dei giovani. E in questo momento i vertici sono un giusto mix”. LE OMBRE SUI SERVIZI Marco Mancini è diventato il capro espiatorio del “vecchio stile” dei servizi. Lo 007 emiliano iniziò con il generale Dalla Chiesa nell’antiterrorismo e poi al Sismi, i servizi per l’estero, dove entrò nel 1988 da maresciallo dei carabinieri. Con otto diversi governi è stato coinvolto in tante operazioni delicate, come il sequestro di Abu Omar, finendo pure in carcere, ma uscendone sempre incensurato, anche grazie al segreto di Stato. “Era a capo di una lobby interna, ma non certo l’unica. La lotta fra fazioni nei servizi per motivi politici e di carriera ci sono state, ci sono e ci saranno anche in futuro” spiega una fonte interna di Panorama. “Mancini è uno capace, ma ha pestato i piedi a tanta gente - aggiunge - La storia all’incontro con Renzi è la classica buccia di banana che ha messo la parola fine alla sua epoca”. Il 23 dicembre un video lo riprende con l’ex premier in un autogrill, quando il fondatore di Italia viva affilava i coltelli per far fuori Conte. Mesi dopo Report lo manda in onda sollevando una tempesta mediatica e politica. “Se in Parlamento chiedessero chi ha incontrato Mancini pochi non alzerebbero la mano” sottolinea con ironia la fonte di Panorama. Paolo Quercia, che insegna “Sistemi di intelligence” all’università di Perugia, sottolinea che “il caso Mancini ha messo in evidenza la delicata questione del rapporto tra il mondo della politica ed i dirigenti delle agenzie. È un rapporto indispensabile, ma da regolare con attenzione”. Lo 007 di lungo corso ha un incarico delicato di controllo delle spese dei servizi segreti al Dis. Il 2 giugno, con la nuova linea Gabrielli-Belloni, gli è stato imposto il prepensionamento a luglio. Tricarico sostiene che “una delle anomalie del sistema dei servizi è sempre stata quella di lasciare vivere le incrostazioni delle gestioni governative precedenti. Un brutto difetto che sembra sulla via del tramonto”. LA SECONDA LINEA DEL GOVERNO CONTE In realtà una parte della seconda linea è stata nominata dopo mesi di attesa da Conte in zona Cesarini il 21 gennaio, poco prima di cadere, ma se non significa che sia necessariamente legata ai grillini. L’ammiraglio Carlo Massagli è passato da consigliere militare a Palazzo Chigi con Gentiloni, Conte 1 e 2 a vicedirettore dell’Aise. L’altro vicedirettore nominato dal precedente governo è il generale della Guardia di Finanza Luigi Della Volpe, che potrebbe interessare a Draghi per avere seguito l’intelligence economica-finanziaria. Al servizio interno Conte ha scelto come vicedirettore il generale dei carabinieri Carlo De Donno, che viene dalla struttura. Il nuovo corso dei servizi ha spostato anche altre caselle non sempre nella direzione giusta. Al posto di Elisabetta Belloni alla Farnesina è stato nominato segretario generale Ettore Sequi, il diplomatico più “cinesizzato” d’Italia, ex ambasciatore a Pechino, che ha aperto la Via della seta fin dai tempi del governo Gentiloni. Sequi era capo di gabinetto del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, e la sua nomina ha sollevato malumori fra le feluche. L’INTELLIGENCE ECONOMICA Il premier Draghi vuole puntare sull’intelligence economica, che fino ad oggi è rimasta in secondo piano. “E’ cruciale. Alcuni paesi hanno agenzie ad hoc - spiega Minniti - Dobbiamo avere la capacità di leggere i movimenti dell’economia secondo il nostro interesse nazionale”. Tricarico è convinto che Draghi dovrebbe prendere in mano pure l’esportazione di armi, una fetta dell’economia, con l’aiuto dell’intelligence. “Adesso se ne occupa la Farnesina, che sta dando il peggio del peggio” spiega l’ex generale dell’Aeronautica. “Il futuro dell’intelligence è economica, finanziaria, industriale e biologica. Sono tutti settori ove occorre investire massicciamente - spiega Quercia - Basta pensare al confronto con la Cina, alle acquisizioni ostili, al contrasto alla criminalità organizzata, al terrorismo, alle sanzioni internazionali, ai traffici di esseri umani”. Per Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa, \"la nascita dell’agenzia per la cyber sicurezza è collegata all’intelligence economica. Pensiamo ai danni che possono fare attacchi hacker a grandi aziende. Però dobbiamo essere in grado di rispondere con strumenti cibernetici offensivi, anche a scopo di deterrenza”. SCENARI E SFIDE Gli scenari e le sfide dei servizi sono anche alle porte di casa, nei Balcani, dove “la stabilità è un primario interesse nazionale - fa notare una fonte militare - Un corto circuito non si può escludere grazie alla longa manus russa e alle infiltrazioni turche e cinesi”. In Libia i servizi osservano con attenzione le mosse di Seif el Islam, il figlio erede del colonnello Gheddafi, che punta a scendere in campo per le presidenziali di dicembre. Sul fronte immigrazione l’intelligence ha collaborato alle allarmanti previsioni sugli sbarchi estivi. Una stima, per difetto, parla di 65mila migranti in arrivo quest’anno, quasi metà dalla Libia, altri 20 mila dal Mediterraneo orientale, 15mila dalla Tunisia e 2mila dall’Algeria. “La Cina è più penetrante e aggressiva che mai nello spionaggio industriale e nelle acquisizioni in Europa - avverte una fonte dell’intelligence - E mentre stiamo ancora discutendo sul 5G sì o no, i cinesi già studiano il 7G”. Il controspionaggio ha portato platealmente alla luce un’operazione del Gru, l’aggressivo servizio militare russo, a Roma, arrestando il capitano di fregata Walter Biot che vendeva segreti Nato. “E’ servito anche a dare un messaggio a tanti ufficiali che talvolta vanno a cena con russi e cinesi e pure se ne vantano” rivela la fonte di Panorama. E dobbiamo guardarci le spalle non solo dai nemici. Un vecchio adagio dell’intelligence recita: “Non c’è nessun paese amico alleato per sempre e nessun paese alleato amico per sempre”. Minniti sottolinea che “siamo immersi in un mondo apolare, senza una reale guida. In una situazione globale del genere i servizi segreti possono fare la differenza. Chi ha capacità di influenza conta di più. Chi ha maggiori informazioni e in tempo reale conta di più”. Fausto Biloslavo
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12 maggio 2020 | Tg5 | reportage
L'infermiera sopravvissuta al virus
L’infermiera ha contratto il virus da un paziente anziano nell’ospedale Maggiore di Trieste
A casa non riusciva più a respirare ed è stata trasportata d’urgenza in ospedale
Il figlio, soldato della Nato, era rimasto bloccato sul fronte baltico dall’emergenza virus con l’appartamento pieno di medicine l’incubo del contagio non l’abbandonerà mai
Due mesi dopo il contagio Svetlana è negativa al virus ma ancora debole e chiusa in casa
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31 ottobre 2021 | Quarta repubblica | reportage
No vax scontri al porto
I primi lacrimogeni rimbalzano sull'asfalto e arditi No Pass cercano di ributtarli verso il cordone dei carabinieri che sta avanzando per sgomberare il varco numero 4 del porto di Trieste. I manifestanti urlano di tutto «merde, vergogna» cercando pietre e bottiglie da lanciare contro le forze dell'ordine. Un attivista ingaggia lo scontro impossibile e viene travolto dalle manganellate. Una volta crollato a terra lo trascinano via oltre il loro cordone. Scene da battaglia urbana, il capoluogo giuliano non le vedeva da decenni.
Portuali e No Pass presidiavano da venerdì l'ingresso più importante dello scalo per protestare contro l'introduzione obbligatoria del lasciapassare verde. In realtà i portuali, dopo varie spaccature, sono solo una trentina. Gli altri, che arriveranno fino a 1.500, sono antagonisti e anarchici, che vogliono la linea dura, molta gente venuta da fuori, più estremisti di destra.
Alle 9 arrivano in massa le forze dell'ordine con camion-idranti e schiere di agenti in tenuta antisommossa. Una colonna blu che arriva da dentro il porto fino alla sbarra dell'ingresso. «Lo scalo è porto franco. Non potevano farlo. È una violazione del trattato pace (dello scorso secolo, nda)» tuona Stefano Puzzer detto Ciccio, il capopopolo dei portuali. Armati di pettorina gialla sono loro che si schierano in prima linea seduti a terra davanti ai cordoni di polizia. La resistenza è passiva e gli agenti usano gli idranti per cercare di far sloggiare la fila di portuali. Uno di loro viene preso in pieno da un getto d'acqua e cade a terra battendo la testa. Gli altri lo portano via a braccia. Un gruppo probabilmente buddista prega per evitare lo sgombero. Una signora si avvicina a mani giunte ai poliziotti implorando di retrocedere, ma altri sono più aggressivi e partono valanghe di insulti.
Gli agenti avanzano al passo, metro dopo metro. I portuali fanno da cuscinetto per tentare di evitare incidenti più gravi convincendo la massa dei No Pass, che nulla hanno a che fare con lo scalo giuliano, di indietreggiare con calma. Una donna alza le mani cercando di fermare i poliziotti, altri fanno muro e la tensione sale alimentata dal getto degli idranti. «Guardateci siamo fascisti?» urla un militante ai poliziotti. Il nocciolo duro dell'estrema sinistra seguito da gran parte della piazza non vuole andarsene dal porto. Quando la trattativa con il capo della Digos fallisce la situazione degenera in scontro aperto. Diego, un cuoco No Pass, denuncia: «Hanno preso un mio amico, Vittorio, per i capelli, assestandogli una manganellata in faccia». Le forze dell'ordine sgomberano il valico, ma sul grande viale a ridosso scoppia la guerriglia. «Era gente pacifica che non ha alzato un dito - sbotta Puzzer - È un attacco squadrista». I più giovani sono scatenati e spostano i cassonetti dell'immondizia per bloccare la strada scatenando altre cariche degli agenti.
Donne per nulla intimorite urlano «vergognatevi» ai carabinieri, che rimangono impassibili. In rete cominciano a venire pubblicati post terribili rivolti agli agenti: «Avete i giorni contati. Se sai dove vivono questi poliziotti vai a ucciderli».Non a caso interviene anche il presidente Sergio Mattarella: «Sorprende e addolora che proprio adesso, in cui vediamo una ripresa incoraggiante esplodano fenomeni di aggressiva contestazione». Uno dei portuali ammette: "Avevamo detto ai No Pass di indietreggiare quando le forze dell'ordine avanzavano ma non ci hanno ascoltati. Così la manifestazione pacifica è stata rovinata».
Puzzer raduna le «truppe» e i rinforzi, 3mila persone, in piazza Unità d'Italia. E prende le distanze dagli oltranzisti: «Ci sono gruppi che non c'entrano con noi al porto che si stanno scontrando con le forze dell'ordine». Non è finita, oltre 100 irriducibili si scatenano nel quartiere di San Vito. E riescono a bloccare decine di camion diretti allo scalo con cassonetti dati alle fiamme in mezzo alla strada. Molti sono vestiti di nero con il volto coperto simili ai black bloc. La battaglia sul fronte del porto continua fino a sera.
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26 settembre 2012 | Uno Mattina | reportage
I lati oscuri (e assurdi) delle adozioni
Con mia moglie, prima di affrontare l’odissea dell’adozione, ci chiedevamo come mai gran parte delle coppie che sentono questa spinta d’amore andavano a cercare bambini all’estero e non in Italia. Dopo quattro anni di esperienza sulla nostra pelle siamo arrivati ad una prima, parziale e triste risposta. La burocratica e farraginosa gestione delle adozioni nazionali, grazie a leggi e cavilli da azzeccagarbugli, non aiutano le coppie che vogliono accogliere un bimbo abbandonato in casa propria, ma le ostacolano.
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25 maggio 2010 | Spazio Radio - Radio 1 | intervento |
Italia
L'Islam nelle carceri italiane
In Italia su oltre 23mila detenuti stranieri, 9840 risultano musulmani, secondo i dati ufficiali. Almeno seimila, però, non si sono dichiarati. Il rapporto di 364 pagine, “La radicalizzazione jihadista nelle istituzioni penitenziarie europee”, realizzato dall’esperto di Islam nella carceri, Sergio Bianchi, ne indica 13mila.
In Italia ci sono circa 80 islamici dietro le sbarre per reati connessi al terrorismo. Dal 2009 li hanno concentrati in quattro istituti di pena: ad Asti, Macomer, Benevento e Rossano. Nel carcere di Opera, invece, sono arrivati Adel Ben Mabrouk, Nasri Riadh e Moez Abdel Qader Fezzani, ex prigionieri di Guantanamo. Chi li controlla ogni giorno racconta che parlano in italiano. La guerra santa in Afghanistan l’hanno abbracciata dopo aver vissuto come extracomunicatori nel nostro paese. Non si possono incontrare fra loro e vivono in celle singole. Pregano regolarmente con molta devozione e hanno mantenuto i barboni islamici.
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06 settembre 2018 | Radio immaginaria | intervento |
Italia
Teen Parade
Gli adolescenti mi intervistano sulla passione per i reportage di guerra
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20 giugno 2017 | WDR | intervento |
Italia
Più cittadini italiani con lo ius soli
Estendere la cittadinanza italiana ai bambini figli di stranieri? È la proposta di legge in discussione in Senato in questi giorni. Abbiamo sentito favorevoli e contrari.
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15 marzo 2018 | Radio Radicale | intervento |
Italia
Missioni militari e interesse nazionale
https://www.radioradicale.it/scheda/535875/missioni-militari-e-interesse-nazionale
Convegno "Missioni militari e interesse nazionale", registrato a Roma giovedì 15 marzo 2018 alle 09:23. L'evento è stato organizzato da Center for Near Abroad Strategic Studies. Sono intervenuti: Paolo Quercia (Direttore del CeNASS, Center for Near Abroad Strategic Studies), Massimo Artini (vicepresidente della Commissione Difesa della Camera dei deputati, Misto - Alternativa Libera (gruppo parlamentare Camera)), Fausto Biloslavo (giornalista, inviato di guerra), Francesco Semprini (corrispondente de "La Stampa" da New York), Arije Antinori (dottore di Ricerca in Criminologia ed alla Sicurezza alla Sapienza Università di Roma), Leonardo di marco (generale di Corpo d'Armata dell'Esercito), Fabrizio Cicchitto (presidente della Commissione Affari esteri della Camera, Area Popolare-NCD-Centristi per l'Europa). Tra gli argomenti discussi: Difesa, Esercito, Esteri, Forze Armate, Governo, Guerra, Informazione, Italia, Ministeri, Peace Keeping, Sicurezza. La registrazione video di questo convegno ha una durata di 2 ore e 46 minuti. Questo contenuto è disponibile anche nella sola versione audio
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03 gennaio 2011 | Radio Capodistria - Storie di bipedi | intervento |
Italia
Gli occhi della guerra
Le orbite rossastre di un bambino soldato, lo sguardo terrorizzato di un prigioniero che attende il plotone di esecuzione, l’ultimo rigagnolo di vita nelle pupille di un ferito sono gli occhi della guerra incrociati in tanti reportage di prima linea.
Dopo l’esposizione in una dozzina di città la mostra fotografica “Gli occhi della guerra” è stata inaugurata a Trieste. Una collezione di immagini forti scattate in 25 anni di reportage da Fausto Biloslavo, Gian Micalessin e Almerigo Grilz, ucciso il 19 maggio 1987 in Mozambico, mentre filmava uno scontro a fuoco. La mostra, che rimarrà aperta al pubblico fino al 20 gennaio, è organizzata dall’associazione Hobbit e finanziata dalla regione Friuli-Venezia Giulia. L’esposizione è dedicata a Grilz e a tutti i giornalisti caduti in prima linea. Il prossimo marzo verrà ospitata a Bruxelles presso il parlamento europeo.Della storia dell'Albatross press agency,della mostra e del libro fotografico Gli occhi della guerra ne parlo a Radio Capodistria con Andro Merkù.
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