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04 giugno 2022 - Il Fatto - Ucraina - Il Giornale
I prossimi 100 giorni favoriscono Putin Gli Usa: “Kiev decida se cedere territori”
di Fausto Biloslavo
«G uerra lunga e di logoramento» è la previsione del segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, dopo un colloquio con il presidente americano Joe Biden. I primi 100 giorni del conflitto in Ucraina li abbiamo visti e raccontati, ma nei prossimi 100 cosa accadrà nel cuore dell\'Europa? Il maggiore Anatoly, che mi aveva scortato sulla prima linea di Kharkiv, la seconda città del paese, sembrava avere le idee chiare. Fra un colpo di artiglieria e l\'altro, con il nemico alle porte, indicava, parlando in russo, le posizioni dei tank nemici. E alla domanda su quando tornerà a casa, la risposta era genuina ma illusoria: «Prima dobbiamo ricacciare i russi oltre confine», solo 39 chilometri dalla città.
Per come si sta sviluppando l\'invasione, sarà dura. Tanto che Biden rimette la decisione a Kiev e spiega che «solo l\'Ucraina può decidere se cedere parte del suo territorio per arrivare alla pace». I russi durante questa estate di sangue potrebbero riuscire a conquistare l\'intero Donbass, uno degli obiettivi primari del Cremlino. Grazie alla potenza di fuoco dell\'artiglieria, il numero di mezzi e di uomini, che nonostante le pesanti perdite continuano a rimpiazzare, i russi non hanno problemi di tempo. L\'avanzata è lenta, ma purtroppo inesorabile. Difficile che i nuovi lanciarazzi Himars possano ribaltare la situazione, anche se arriveranno in tempo e il personale fosse addestrato alla velocità della luce. Sicuramente rafforzeranno la capacità di resistenza degli ucraini e infliggeranno ulteriori perdite agli invasori, ma ricacciarli oltre confine come vorrebbe il maggiore Anatoly è una missione praticamente impossibile. Anche i meno pubblicizzati sistemi di difesa, che verranno forniti dai tedeschi per tracciare con una tecnologia radar avanzata i proiettili d\'artiglieria, individuando le batterie russe che li sparano, non sono da buttar via. Però serviranno a consolidare il conflitto di attrito e logoramento, previsto dal segretario della Nato.
Nei prossimi 100 giorni sarà cruciale, dopo il Donbass, capire le ulteriori zampate del nuovo Zar, Vladimir Putin. Si fermerà o punterà a ricalcare l\'impresa di Caterina la Grande? La zarina, grazie ai cosacchi aveva conquistato e fondato la Novorossiya. Le mappe di allora combaciano con la linea del fronte dal Donbass a Odessa. Ed è proprio sul destino della città portuale più «italiana» dell\'Ucraina che si giocherà il futuro a breve della guerra. Gli ucraini non possono perderla altrimenti il paese non avrebbe più uno sbocco al mare e finirebbe stritolato, sprofondando in un baratro economico. Per Putin rischia di essere un boccone troppo indigesto e pericoloso da ingoiare con un complesso attacco via terra e via mare. E potrebbe scatenare una reazione occidentale mai vista prima.
L\'ipotesi più probabile, fra 100 giorni, è che il conflitto scivoli in una fase di stallo, come per otto anni nel Donbass prima dell\'invasione. Solo che adesso il fronte è di mille chilometri su un territorio grande come il Belgio, l\'Olanda e il Lussemburgo messi assieme. Il coordinatore delle Nazioni Unite in Ucraina, Amin Awad, ha dichiarato che «questa guerra non ha e non avrà un vincitore». Una volta tanto il presidente Biden, piuttosto che gettare benzina sul fuoco, ha fatto capire che spetta agli ucraini decidere il loro destino, compresa la mutilazione del territorio in cambio della pace. Putin punta a questo risultato e pur stupito dalla coesione europea nei primi 100 giorni sa bene che emergono le prime crepe grazie all\'Ungheria. Lo stallo e la guerra di attrito faranno il suo gioco e a lungo andare apriranno altre crepe anche per mere scadenze elettorali comprese quelle di casa nostra. Non solo nei prossimi 100 giorni, ma pure dopo, il mondo libero, come si diceva un tempo, a cominciare dall\'Italia, dovrà, al contrario, compattarsi per affrontare una partita nuova. Non più solo la fornitura di armi all\'Ucraina, ma la sfida di far sedere i nemici attorno a un tavolo. E proteggere gli aggrediti dalle mutilazioni più dolorose affrontando punto per punto i nodi scabrosi dal Donbass a Mariupol fino a Kherson. Altrimenti la guerra durerà anni e comunque vada il mondo non sarà mai più come prima.
[continua]

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07 marzo 2014 | TG5 | reportage
In Crimea arrivano i volontari serbi
SEBASTOPOLI - Folti barboni, mimetiche, coltellacci alla cintola e sulla spalla il teschio con le tibie incrociate, simbolo del sacrificio in nome del popolo slavo. Si presenta così una ventina di cetnici, i paramilitari serbi, arrivati in Crimea per dare man forte ai filo russi. Non è stato facile trovare l’avanguardia dei “lupi” come vengono chiamati i volontari giunti dalla Serbia.

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20 luglio 2014 | Russia 1 | reportage
Gli uomini neri
La guerra civile in Ucraina sempre più sanguinosa e dimenticata schiera in prima linea un reparto fedele a Kiev, che arruola volontari europei provenienti da Italia, Svezia, Finlandia, paesi Baltici e Francia. Il battaglione Azov, accusato di simpatie naziste, sta combattendo con i suoi 250 uomini sul fronte orientale dell'Ucraina contro i ribelli filo russi. Una dozzina di volontari stranieri, che giurano di non venir pagati, hanno già prestato giuramento. Altri 24 stanno arrivando e su Facebook, il veterano francese della guerra in Croazia, Gaston Besson, ha lanciato da Kiev un appello all'arruolamento. Per giorni abbiamo seguito dalla base di Berdyansk, nell'est del paese, il battaglione Azov, che è sotto il controllo del ministero dell'Interno. Fra i volontari europei, l'italiano Francesco F. ha lasciato la vita da manager per combattere al fianco degli ucraini contro i ribelli filo russi. Il cecchino svedese, Mikael Skillt, uno dei pochi a parlare a viso scoperto, ha una taglia dei separatisti sulla testa. E fra loro c'è pure un russo che vorrebbe abbattere il governo di Mosca. Per il colore della divisa e la provenienza dall'estrema destra ucraina ed europea sono conosciuti come "gli uomini neri".

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14 marzo 2014 | TG5 | reportage
Gli italiani di Crimea
Gli italiani di Crimea, emigrati nella penisola oltre duecento anni fa, furono deportati in Siberia e decimati da Stalin, che li considerava una spina nel fianco durante la seconda guerra mondiale. Poi sono tornati a Kerch, vicino all'ex confine con la Russia. Gli italiani di origine sono ancora 500.

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26 maggio 2014 | RadioVaticana | intervento
Ucraina
Il nuovo presidente ucraino e la guerra civile nell'Est
I rapporti con Mosca, la crisi economica, la secessione del Donbas e lo spettro della guerra civile sempre più sanguinosa.

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16 aprile 2014 | Radio IES | intervento
Ucraina
Una nuova Crimea


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27 marzo 2014 | La notte di radio uno | intervento
Ucraina
Crimea, i trenta giorni che sconvolsero l'Europa


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