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21 dicembre 2015 - Prima - Italia - Il Giornale
Ci mancava anche questa i bulli islamici a scuola
«I terroristi di Parigi? Hanno fatto bene» è la frase shock pronunciata a scuola da un minorenne pachistano di 14 anni. Le parole da bullo islamico sono saltate fuori discutendo con i compagni di classe e poi confermate davanti alla preside, che ha informato i carabinieri. Lo rivela il quotidiano locale «Prima Pagina Reggio», che aggiunge un dato allarmante. Dal 13 novembre, giorno della carneficina a Parigi, sono arrivate alle forze dell'ordine 15 segnalazioni del genere solo nella provincia di Reggio Emilia. Tutte coinvolgevano ragazzini che difendono o inneggiano alla bandiere nere. Non si tratta di un caso isolato, ma di un fenomeno, che sta prendendo piede, definito dagli investigatori «islamobullismo». A Milano, una fonte dell'antiterrorismo, spiega: «Le segnalazioni sono aumentate dopo Charlie Hebdò e l'ultima strage di Parigi. Gli insegnanti sono più attenti, ma poi scemano». Non a caso il Califfato ha pubblicato in rete un manuale, che si intitola «Gang islamiche» e spiega come «reclutare adolescenti e bambini» in Occidente.I «bulli islamici» non sempre vengono segnalati alle forze di polizia. Dopo lo scoop del quotidiano di Reggio una maestra della provincia, F.T., ha chiamato in redazione per raccontare che nella sua scuola un ragazzino musulmano aveva giustificato l'attacco a Charlie Hebdo di gennaio. Nell'edizione in edicola il giornale scrive che un bambino, sempre pachistano, in seconda media, sosteneva: «Hanno fatto bene perché è stato offeso il profeta» Maometto dalle vignette satiriche pubblicate dal settimanale francese finito sotto attacco. L'insegnante aveva affrontato l'argomento in classe e gli altri studenti islamici non si sono opposti al compagno estremista. Il responsabile dell'istituto ha evitato di informare le forze dell'ordine. Anzi, F.T:, denuncia: «Chiesi di intervenire e di convocare i genitori. Mi è stato risposto che se lo volevo fare era a mio rischio e pericolo».Il caso più recente relativo alla strage del 13 novembre ha coinvolto una scuola media di Correggio, piccolo centro reggiano assolutamente tranquillo dove vive una comunità di immigrati pachistani. I carabinieri hanno convocato i genitori, che si sono resi conto della gravità dell'affermazione del figlio.Fra i 15 casi segnalati nel Reggiano, dalla carneficina di Parigi, non mancano minori musulmani che hanno dissentito dal minuto di silenzio per le vittime del terrore. Il gruppetto voleva commemorare anche quelle siriane dei bombardamenti francesi in Siria.Il 19 novembre sei ragazze islamiche di un istituto tecnico di Varese, di soli 15 anni, sono uscite in maniera plateale dall'aula durante il minuto di silenzio. Lo scorso febbraio, in Brianza, una gang di bulli islamici ha devastato la sala dell'oratorio della parrocchia di San Giovanni Battista di Desio. La bravata con sputi, bestemmie, sedie lanciate in aria e musica a palla della banda di adolescenti magrebini è stata filmata con un telefonino finendo su You Tube.Lo scorso luglio gli arresti di un pachistano e di un tunisino che volevano compiere attentati nel bresciano e a Milano hanno portato la Digos del capoluogo lombardo a scoprire le loro letture in rete. Uno dei manuali, «Gang islamiche», fornisce dettagliate istruzioni su come abbindolare i ragazzini in Occidente per arruolarli in vere e proprie bande. «Molti adolescenti sono già frustrati nei confronti della polizia - recita il manuale - Se vedono una macchina delle forze dell'ordine parcheggiata chiedi loro di coprirsi il volto e di tagliarle le gomme».Nel resto d'Europa l'«islamobullismo» è un'emergenza. Adolescenti turchi a Berlino hanno dato la caccia ai compagni di scuola ebrei e ragazzine islamiche danesi si sono accanite sulle loro coetanee non musulmane bollandole come «puttane infedeli».
[continua]

video
21 settembre 2012 | La Vita in Diretta | reportage
Islam in Italia e non solo. Preconcetti, paure e pericoli


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29 dicembre 2011 | SkyTG24 | reportage
Almerigo ricordato 25 anni dopo
Con un bel gesto, che sana tante pelose dimenticanze, il presidente del nostro Ordine,Enzo Iacopino, ricorda davanti al premier Mario Monti, Almerigo Grilz primo giornalista italiano caduto su un campo di battaglia dopo la fine della seconda guerra mondiale, il 19 maggio 1987 in Mozambico.

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24 novembre 2015 | Rai 1 Storie vere | reportage
Terrorismo in Europa
Dopo gli attacchi di Parigi cosa dobbiamo fare per estirpare la minaccia in Siria, Iraq e a casa nostra

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radio

03 giugno 2019 | Radio Scarp | intervento
Italia
Professione Reporter di Guerra


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03 gennaio 2011 | Radio Capodistria - Storie di bipedi | intervento
Italia
Gli occhi della guerra
Le orbite rossastre di un bambino soldato, lo sguardo terrorizzato di un prigioniero che attende il plotone di esecuzione, l’ultimo rigagnolo di vita nelle pupille di un ferito sono gli occhi della guerra incrociati in tanti reportage di prima linea. Dopo l’esposizione in una dozzina di città la mostra fotografica “Gli occhi della guerra” è stata inaugurata a Trieste. Una collezione di immagini forti scattate in 25 anni di reportage da Fausto Biloslavo, Gian Micalessin e Almerigo Grilz, ucciso il 19 maggio 1987 in Mozambico, mentre filmava uno scontro a fuoco. La mostra, che rimarrà aperta al pubblico fino al 20 gennaio, è organizzata dall’associazione Hobbit e finanziata dalla regione Friuli-Venezia Giulia. L’esposizione è dedicata a Grilz e a tutti i giornalisti caduti in prima linea. Il prossimo marzo verrà ospitata a Bruxelles presso il parlamento europeo.Della storia dell'Albatross press agency,della mostra e del libro fotografico Gli occhi della guerra ne parlo a Radio Capodistria con Andro Merkù.

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15 marzo 2018 | Radio Radicale | intervento
Italia
Missioni militari e interesse nazionale
https://www.radioradicale.it/scheda/535875/missioni-militari-e-interesse-nazionale Convegno "Missioni militari e interesse nazionale", registrato a Roma giovedì 15 marzo 2018 alle 09:23. L'evento è stato organizzato da Center for Near Abroad Strategic Studies. Sono intervenuti: Paolo Quercia (Direttore del CeNASS, Center for Near Abroad Strategic Studies), Massimo Artini (vicepresidente della Commissione Difesa della Camera dei deputati, Misto - Alternativa Libera (gruppo parlamentare Camera)), Fausto Biloslavo (giornalista, inviato di guerra), Francesco Semprini (corrispondente de "La Stampa" da New York), Arije Antinori (dottore di Ricerca in Criminologia ed alla Sicurezza alla Sapienza Università di Roma), Leonardo di marco (generale di Corpo d'Armata dell'Esercito), Fabrizio Cicchitto (presidente della Commissione Affari esteri della Camera, Area Popolare-NCD-Centristi per l'Europa). Tra gli argomenti discussi: Difesa, Esercito, Esteri, Forze Armate, Governo, Guerra, Informazione, Italia, Ministeri, Peace Keeping, Sicurezza. La registrazione video di questo convegno ha una durata di 2 ore e 46 minuti. Questo contenuto è disponibile anche nella sola versione audio

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06 settembre 2018 | Radio immaginaria | intervento
Italia
Teen Parade
Gli adolescenti mi intervistano sulla passione per i reportage di guerra

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24 maggio 2010 | Radio Padania Libera | intervento
Italia
Proselitismo islamico dietro le sbarre
“Penso che sia giusto se alcuni musulmani combattono la guerra santa contro gli americani in paesi che non sono la loro terra”. Dopo un lungo girarci attorno Kamel Adid sorprende un po’ tutti, quando sputa il rospo. La domanda riguardava i mujaheddin, i musulmani pronti a morire per Allah, contro l’invasore infedele. Tre soldati della guerra santa, arrivati un paio di mesi fa da Guantanamo, sono rinchiusi poco più in là, nel reparto di massima sicurezza del carcere di Opera, alle porte di Milano.
Adid è un giovane marocchino di 31 anni con barbetta islamica d’ordinanza e tunica color noce. Nel carcere modello di Opera fa l’imam dei 44 musulmani detenuti, che frequentano una grande sala adibita a moschea. Un predicatore fai da te, che di solito parla un linguaggio moderato e ti guarda con occhioni apparentemente timidi.
Deve scontare ancora due mesi di pena per un reato legato alla droga e da pochi giorni è stato trasferito in un altro istituto. “Quelli che si fanno saltare in aria subiscono il lavaggio del cervello – si affretta a spiegare l’autonominato imam – Noi abbiamo riscoperto la fede in carcere. Pregare ci da conforto, ci aiuta ad avere speranza”.

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