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Articolo
25 febbraio 2016 - Attualità - Egitto - Il Giornale
"I tutor di Regeni attivisti contro il regime egiziano”
Un video, denunce pubbliche dei pericoli per gli studenti in Egitto e scritti militanti mostrano un altro volto dei referenti accademici inglesi di Giulio Regeni. Non sono solo professori universitari, ma attivisti contro il regime egiziano ed erano a conoscenza dei rischi della ricerca al Cairo dello studente friulano. Lo rivela il numero di Panorama in edicola con un titolo forte: «Le colpe dei docenti di Cambridge».Un mese dopo la tragica scomparsa di Giulio Regeni, le autorità egiziane non hanno individuato né il movente, né gli assassini del terribile omicidio, ma sostengono che «le informazioni disponibili portano a tutte le piste compresa quella criminale o della vendetta per motivi personali». Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, le bolla come «piste improbabili» e chiede che agli investigatori italiani al Cairo venga «concesso l'accesso ai documenti sonori e filmati, ai reperti medici, agli atti del processo della Procura di Giza».Nel buio delle indagini, il settimanale Panorama, oggi in edicola, accende i riflettori su una parte di questa brutta storia rimasta in secondo piano. Una verità preoccupante sul ruolo politico dei contatti universitari in Inghilterra del giovane ricercatore, che pure per questo potrebbe essere finito nei guai in Egitto. «Il 4 novembre scorso, quando Giulio Regeni era al Cairo, una delle sue referenti accademiche dell'università di Cambridge, Anne Alexander, arringava la piazza contro la visita del presidente egiziano Abd al-Fattah Al Sisi a Londra bollandolo come «assassino». - scrive Panorama - E i manifestanti esultavano, come si vede su Youtube, sventolando le bandiere gialle con la mano nera dei Fratelli musulmani, fuorilegge in Egitto». La scena è immortalata da un video, che oggi viene rilanciato dal sito del settimanale www.panorama.it con l'intera arringa contro «il dittatore egiziano» di una delle referenti universitarie di Regeni.I servizi italiani hanno informato il Comitato parlamentare di controllo dell'intelligence che «prima dell'orribile fine del nostro dottorando, una decina di studenti o ricercatori inglesi e americani erano rientrati in patria malmenati».Panorama ha scoperto che Maha Abdelrahman, supervisore del dottorando friulano barbaramente ucciso al Cairo, tre mesi prima della sua partenza aveva tenuto a Cambridge, nella sede di Amnesty international, una conferenza sui «Diritti umani in Egitto». L'incontro puntava il dito sulle «forme di repressione contro giornalisti, studenti, attivisti, lavoratori e cittadini ordinari» e «l'impunità del regime». Nonostante la tutor di Regeni denunciasse i pericoli per gli studenti ed accademici al Cairo non ha avuto dubbi a controfirmare la valutazione del rischio preparata dal ricercatore friulano. A sua volta firmata ed autorizzata dal capo del Dipartimento di politica e studi internazionali di Cambridge, David Runciman, dando via libera alla partenza senza ritorno di Regeni. A Panorama il criminologo di Oxford, Federico Varese, ha dichiarato: «Il mondo accademico inglese si autoassolve» sostenendo di aver rispettato le indicazioni del ministero degli Esteri di Londra sull'Egitto «ma i criteri del Foreign office valgono per i turisti. Regeni non era un visitatore delle Piramidi. È legittimo chiedersi se sia stato mandato allo sbaraglio».Ieri, gli studenti dell'Università americana del Cairo (Auc), che serviva da appoggio a Regeni per la sua ricerca, hanno protestato con una lettera aperta. L'ateneo è accusato di non ammettere «il pericolo molto concreto al quale la facoltà e gli studenti sono esposti quando fanno ricerca sul campo». Abdelrahman, supervisore di Regeni a Cambridge, si è laureata all'Auc. Un suo punto di riferimento, Rabab Al Mahdi, era la tutor locale di Regeni. Gli studenti rivelano che «associazioni accademiche nel mondo hanno riconosciuto l'ostilità ed i possibili pericoli legati al fare ricerca in Egitto, ma la Auc è rimasta in silenzio su questi temi». E Cambridge li ha quantomeno sottovalutati.
[continua]

video
10 febbraio 2016 | Sky Tg24 | reportage
Il caso Regeni
I misteri di un'orribile moret al Cairo. I suoi supervisori dell'università di Cambridge lo avevano messo in guardia sui rischi che correva?

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21 agosto 2013 | Uno Mattina | reportage
I Fratelli musulmani piegati dalla piazza e dai militari
Sull'Egitto i grandi inviati sono rimasti infatuati dai Fratelli musulmani duramente repressi, ma gran parte degli egiziani non stava più con loro e non li considerava delle vittime

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23 febbraio 2016 | Porta a Porta | reportage
Il caso Regeni
Un video, denunce pubbliche dei pericoli per gli studenti in Egitto e scritti militanti mostrano un altro volto dei referenti accademici inglesi di Giulio Regeni. Non sono solo professori universitari, ma attivisti contro il regime egiziano oppure erano a conoscenza dei rischi della ricerca al Cairo dello studente friulano. Lo rivela il numero di Panorama in edicola con un titolo forte: “Le colpe dei docenti di Cambridge”.

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[altri video]
radio

15 febbraio 2016 | Zapping Radio uno | intervento
Egitto
Misteri e sospetti sulla morte di Regeni
Ospedali Bombardati in Siria.Non si fermano i raid:Germano Dottori analista strategicoLuiss,Gastone Breccia esperto Medio Oriente,Loris De Filippi presidente MSF. I misteri ed i sospetti sulla morte di Regeni:Fausto Biloslavo.

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07 aprile 2016 | Zapping Rai Radio 1 | intervento
Egitto
Regeni: la pista inglese
Le referenti accademiche di Regeni sono protette da un insolito tabù mediatico e governativo. In realtà proprio il ruolo delle docenti di Cambridge potrebbe indirizzare verso il movente dell’orribile fine del giovane ricercatore. Maha Abdulrahaman, la sua tutor di origini egiziane, l’11 giugno dello scorso anno aveva tenuto una conferenza sui “Diritti umani in Egitto” a Cambridge nella sede di Amnesty international, che ha lanciato la campagna “verità per Giulio”. La conferenza denunciava le “forme di repressione contro giornalisti, studenti, attivisti, lavoratori e cittadini ordinari”. Pur conoscendo bene i pericoli ha controfirmato l’analisi del rischio presentata da Regeni all’università per poter andare al Cairo. La sua sodale, Alexander, ha storto il naso contro la “tardiva” presa di posizione britannica: “Quando un dottorando viene torturato ed ucciso i ministri sembrano riluttanti a dire qualcosa di critico sulle autorità egiziane”. In ottobre con Regeni al Cairo, grazie ai suoi contatti, la docente di Cambridge pubblicava un’analisi proponendo l’alleanza fra gli attivisti di sinistra ed i Fratelli musulmani “capace di farla finita con il regime del generale” Al Sisi, presidente egiziano. Il 25 ottobre firmava un appello contro la visita del capo dello stato egiziano a Londra, poi pubblicato su Ikhwanweb, il sito ufficiale dei Fratelli musulmani. Il 4 novembre con Regeni sempre in prima linea al Cairo arringava la piazza a Londra bollando Al Sisi come “un assassino” sollevando l’entusiasmo e lo sventolio delle bandiere della Fratellanza. Il tutto immortalato in un video, che non può essere sfuggito ai servizi inglesi ed egiziani. Alexander fin dal 2009 è in contatto con Maha Azzam, presidente dell’Egyptian Revolutionary Council, il governo ombra dell’opposizione ad Al Sisi con sede a Ginevra. La Farnesina non ha mai voluto commentare questa parte, inquietante ed ambigua, del caso Regeni, che potrebbe portare al movente del delitto.

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