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Articolo
02 marzo 2016 - Attualità - Egitto - Il Giornale
“Regeni è stato torturato un’intera settimana”
Giulio Regeni è stato sottoposto a tre fasi di torture, ogni 10-14 ore, in un'agonia che è durata almeno cinque giorni. Lo rivela l'agenzia stampa internazionale Reuters citando gole profonde della procura egiziana. Poche ore dopo il ministero della Giustizia egiziano smentisce seccamente ed i giornali vicini al governo continuano ad insinuare la pista dello spionaggio. L'ennesimo polverone sollevato dal Cairo, che rende sempre più confusa ed ingarbugliata la tragica vicenda. A tal punto che torna ad intervenire il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ripetendo di nuovo e senza grandi risultati la richiesta del governo di «una cooperazione piena, efficace e tempestiva sul terreno investigativo» da parte egiziana.Ieri la Reuters cita fonti anonime della procura, che raccontano della deposizione, la scorsa settimana, di Hisham Abdel Hamid, direttore del Dipartimento di Medicina legale del Cairo e due suoi collaboratori. Secondo l'anatomo patologo, che ha svolto l'autopsia, «le ferite e le fratture sul corpo (di Regeni, ndr) erano state procurate in diversi momenti a intervalli tra le 10 e le 14 ore. Questo significa che chiunque sia accusato di averlo ucciso lo stava interrogando per ottenere informazioni». Le torture sarebbero durate dai 5 ai 7 giorni, quasi fino al ritrovamento del cadavere il 3 febbraio scorso. Secondo la Reuters «è l'indicazione più forte sul fatto che Regeni sia stato ucciso dai servizi di sicurezza egiziani. I loro metodi di interrogatorio comprendono bruciature di sigaretta ad intervalli di diversi giorni».Il diretto interessato, Abdel Hamid, non ha voluto commentare le indiscrezioni. Il problema è che per stabilire le tempistiche in modo così netto bisogna effettuare un'indagine istologica analizzando i tessuti al microscopio. Un'analisi complessa che richiede del tempo, ma il corpo di Regeni è stato ben presto consegnato alle autorità italiane e trasferito in Italia. Il governo egiziano ha reagito a palle incatenate bollando le rivelazioni della Reuters come «destituite di qualsiasi fondamento». Il vice ministro della Giustizia egiziano, Shaaban al Shami, ha smentito le torture sostenendo che il medico legale egiziano citato dall'agenzia «non è mai stato convocato dalla procura». Difficile credere che in un'indagine del genere non sia stato neppure sentito chi ha fatto l'autopsia.In contemporanea sul giornale Al-Akhbar, il secondo più venduto in Egitto, è apparsa la soffiata di una «fonte della sicurezza di alto rango» che rivela: «Gli apparati di sicurezza - egiziani, assieme - ai sette inquirenti italiani che si trovano sempre al Cairo hanno terminato gli interrogatori di 24 testimoni, amici e vicini di casa» di Giulio Regeni. Uno di questi, l'avvocato, Mohamed Khaled Mohamed el Sayyad, avrebbe notato «chiari segnali d'inquietudine e di tensione negli ultimi giorni prima dell'uccisione» di Regeni. La fonte del giornale sostiene che «le autorità italiane hanno esaminato il computer della vittima e rinvenuto rapporti tra l'accademico e Oxford Analytica, società britannica specializzata in affari internazionali che offre servizi di consulenza a società, istituti finanziari e governativi». Gli egiziani cercano di far riaffiorare la pista dello spionaggio, ma Regeni non era uno 007. Piuttosto bisognerebbe chiarire fino in fondo il ruolo dei suoi referenti accademici di Cambridge, che sono strenui oppositori del regime egiziano. Ieri l'europarlamentare della Lega, Mario Borghezio, ha chiesto con un'interrogazione all'Alto rappresentante della politica estera Ue, Federica Mogherini, se non ritiene che «il ruolo di Cambridge abbia trasceso i normali confini scientifici compromettendo un giovane in una situazione pericolosamente collegabile a sospetti di attività di intelligence».

video
23 febbraio 2016 | Porta a Porta | reportage
Il caso Regeni
Un video, denunce pubbliche dei pericoli per gli studenti in Egitto e scritti militanti mostrano un altro volto dei referenti accademici inglesi di Giulio Regeni. Non sono solo professori universitari, ma attivisti contro il regime egiziano oppure erano a conoscenza dei rischi della ricerca al Cairo dello studente friulano. Lo rivela il numero di Panorama in edicola con un titolo forte: “Le colpe dei docenti di Cambridge”.

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21 agosto 2013 | Uno Mattina | reportage
I Fratelli musulmani piegati dalla piazza e dai militari
Sull'Egitto i grandi inviati sono rimasti infatuati dai Fratelli musulmani duramente repressi, ma gran parte degli egiziani non stava più con loro e non li considerava delle vittime

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10 febbraio 2016 | Sky Tg24 | reportage
Il caso Regeni
I misteri di un'orribile moret al Cairo. I suoi supervisori dell'università di Cambridge lo avevano messo in guardia sui rischi che correva?

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radio

15 febbraio 2016 | Zapping Radio uno | intervento
Egitto
Misteri e sospetti sulla morte di Regeni
Ospedali Bombardati in Siria.Non si fermano i raid:Germano Dottori analista strategicoLuiss,Gastone Breccia esperto Medio Oriente,Loris De Filippi presidente MSF. I misteri ed i sospetti sulla morte di Regeni:Fausto Biloslavo.

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07 aprile 2016 | Zapping Rai Radio 1 | intervento
Egitto
Regeni: la pista inglese
Le referenti accademiche di Regeni sono protette da un insolito tabù mediatico e governativo. In realtà proprio il ruolo delle docenti di Cambridge potrebbe indirizzare verso il movente dell’orribile fine del giovane ricercatore. Maha Abdulrahaman, la sua tutor di origini egiziane, l’11 giugno dello scorso anno aveva tenuto una conferenza sui “Diritti umani in Egitto” a Cambridge nella sede di Amnesty international, che ha lanciato la campagna “verità per Giulio”. La conferenza denunciava le “forme di repressione contro giornalisti, studenti, attivisti, lavoratori e cittadini ordinari”. Pur conoscendo bene i pericoli ha controfirmato l’analisi del rischio presentata da Regeni all’università per poter andare al Cairo. La sua sodale, Alexander, ha storto il naso contro la “tardiva” presa di posizione britannica: “Quando un dottorando viene torturato ed ucciso i ministri sembrano riluttanti a dire qualcosa di critico sulle autorità egiziane”. In ottobre con Regeni al Cairo, grazie ai suoi contatti, la docente di Cambridge pubblicava un’analisi proponendo l’alleanza fra gli attivisti di sinistra ed i Fratelli musulmani “capace di farla finita con il regime del generale” Al Sisi, presidente egiziano. Il 25 ottobre firmava un appello contro la visita del capo dello stato egiziano a Londra, poi pubblicato su Ikhwanweb, il sito ufficiale dei Fratelli musulmani. Il 4 novembre con Regeni sempre in prima linea al Cairo arringava la piazza a Londra bollando Al Sisi come “un assassino” sollevando l’entusiasmo e lo sventolio delle bandiere della Fratellanza. Il tutto immortalato in un video, che non può essere sfuggito ai servizi inglesi ed egiziani. Alexander fin dal 2009 è in contatto con Maha Azzam, presidente dell’Egyptian Revolutionary Council, il governo ombra dell’opposizione ad Al Sisi con sede a Ginevra. La Farnesina non ha mai voluto commentare questa parte, inquietante ed ambigua, del caso Regeni, che potrebbe portare al movente del delitto.

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