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Esclusivo
07 marzo 2016 - Prima - Libia - Il Giornale
In Italia la mente dei rapimenti in Libia
Due passaporti tunisini regolarmente rilasciati a Roma e Genova, se sono veri, oppure comprati nel nostro Paese, se risulteranno contraffatti, rappresentano il collegamento fra l'Italia ed il capo delle bandiere nere a Sabrata incenerito dai caccia americani il 19 febbraio. L'uomo dei passaporti era il tunisino Chouchane Noureddine, che potrebbe essere stato coinvolto nel rapimento dei 4 italiani in Libia appena concluso. Noureddine era accusato di aver pianificato le stragi dello scorso anno in Tunisia, che sono costate la vita a sessanta turisti, compresa quella al museo del Bardo del 18 marzo, dove sono stati uccisi 4 italiani. Classe 1980, era nato a Sidi Bouzid, la cittadina dove è scoccata la prima scintilla della primavera araba. Noureddine aveva impiantato da tempo un campo di addestramento alle porte di Sabrata facendo transitare in Libia i combattenti tunisini dello Stato islamico. Da questo campo sarebbero partiti i terroristi suicidi del museo il Bardo, nella capitale tunisina e della spiaggia di Sousse.Il 19 febbraio una coppia di caccia F 15 Usa ha colpito la base uccidendo Noureddine ed una cinquantina di jihadisti. Ieri il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha rivelato che l'attacco americano era stato «coordinato con la coalizione internazionale anti Isis» di cui fa parte l'Italia. I nostri servizi, però, sapevano che nella zona di Sabrata erano tenuti in ostaggio i quattro tecnici italiani sequestrati lo scorso 19 luglio. Il raid ha rotto gli equilibri scatenando la guerra fra milizie locali e bandiere nere. Il risultato è che gli ostaggi Salvatore Failla e Fausto Piano sono stati uccisi.Dopo il bombardamento Usa e durante i combattimenti sono stati ritrovati nei covi dello Stato islamico diversi documenti postati sulle pagine Facebook dei miliziani anti Califfo.Fra questi due passaporti tunisini intestati a Noureddine, il capo del Califfato locale obiettivo del raid Usa con la sua foto da sbarbato. Il primo è stato apparentemente rilasciato il 22 gennaio 2011 dal consolato tunisino di Genes, Genova in francese. Una fonte del Giornale sostiene che «ha vissuto a lungo nel capoluogo ligure». Il secondo dall'ambasciata a Roma 4 giorni dopo. Se non sono falsi è possibile che Noureddine, forse non ancora conosciuto come terrorista, abbia chiesto un duplicato. Oppure, se fossero contraffatti, li ha comprati per tornare di corsa in Tunisia dove la primavera araba stava prendendo il sopravvento sul regime di Ben Alì.Questi primi due passaporti, che legano Noureddine all'Italia, scadevano nel gennaio 2016. Fra i documenti ritrovati nei covi jihadisti di Sabrata è spuntato anche un terzo passaporto ancora valido fino al 12 novembre 2017. Il capo delle bandiere nere lo aveva ottenuto in Tunisia nel 2012, quando probabilmente non era ancora latitante. Solo la foto tessera è cambiata rivelando la deriva jihadista. Il tunisino, allora trentaduenne, si era tagliato i capelli a zero e pure i baffi, come i salafiti, lasciandosi crescere un barbone islamista.Secondo gli addetti ai lavori la richiesta di un nuovo passaporto con gli altri due apparentemente rilasciati in Italia ancora validi fa sospettare che si trattasse di documenti contraffatti o forniti chissà come dalle rappresentanze diplomatiche tunisine nel nostro paese nel caos del crollo del regime a causa della primavera araba.In seguito Noureddine si è trasferito a Sabrata, dove ha organizzato gli attacchi suicidi in Tunisia contro i turisti. Al Bardo sono stati uccisi 4 italiani approdati a Tunisi, guarda caso, poche ore prima dell'attacco con le navi passeggeri della Costa crociera, che ha la sede principale a Genova. La stessa città dove sarebbe vissuto il futuro capo della bandiere nere fino al 2011. Nei giorni dell'attacco al museo il giornalista Toni Capuozzo era stato il primo a dichiarare senza ombra di dubbio: «L'obiettivo sono gli italiani. Non si tratta di un attacco casuale».I quattro tecnici della società Bonatti rapiti lo scorso luglio stavano rientrando dalla Tunisia in Libia. Il loro autista li ha venduti ad un parente vicino allo Stato islamico secondo la ricostruzione più accreditata a Sabrata. Possibile che il capo delle bandiere nere nell'area, Chouchane Noureddine, con i suoi passaporti veri o contraffatti che lo collegano al nostro Paese fosse all'oscuro del rapimento?www.gliocchidellaguerra.it
[continua]

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30 marzo 2011 | TGCOM | reportage
Libia, gli scontri a Mizdah
Libia, gli scontri a Mizdah

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12 settembre 2016 | Terra! | reportage
Nella cattiva Sirte
La feroce battaglia per liberare Sirte va avanti da 4 mesi. L’ex roccaforte dello Stato islamico in Libia, città natale del colonnello Gheddafi, è completamente distrutta dai combattimenti Dal corridoio umanitario con le bandiere bianche aperto per evacuare le famiglie dei seguaci del Califfo non è passato nessuno I combattenti di Misurata che stanno conquistando Sirte ci scortano verso il mare per farci vedere le minacce all’Italia All’interno troviamo giubbotti abbandonati dei miliziani dello stato islamico e anche indicazioni della presenza di combattenti stranieri come questa ricevuta del ministero degli Esteri sudanese, una moneta di 100 dinari tunisini dei volontari jihadisti giunti a Sirte ed istruzioni sulle granate da mortaio in inglese e francese Sulle pareti sono rimaste le scritte che inneggiano al Califfato I segni della battaglia sono ovunque Sirte era un trampolino di lancio verso l’Italia, come si legge in questo cartello “Combattiamo in Libia, ma il nostro sguardo è su Roma” Queste immagini scenografiche delle bandiere nere in Libia sono state trovate a Sirte durante i combattimenti Uno dei video contiene minacce contro l’Italia e l’Europa di un terrorista ragazzino, Omar al Maghrebi, il marocchino Nel video compare un veterano della guerra santa che addestra le reclute Il giovane jihadista minaccia gli “infedeli” promettendo che “verremo da voi per farvi saltare in aria. I vostri corpi esploderanno in mille pezzi”. La propaganda del Califfo mostra anche una lezione di pronto soccorso per i volontari del terrore africani Omar il marocchino invita i “fratelli ad indossare le cinture esplosive per Allah e attaccare aeroporti e confini”. E sostiene: “Siamo giunti in Libia, terra del Califfato e siamo pronti a morire” Durante l’avanzata a Sirte, le truppe governative avrebbero scoperto informazioni inquietanti per il nostro paese Susyan Abdulla, ufficiale dei “Martiri di Sirte” parla di una lista di jihadisti tunisini dello Stato islamico In sette sarebbero andati verso l’Italia spacciandosi per migranti Nei comandi di Sirte appena abbandonati dalle bandiere nere scopriamo nuove scritte, come questa: “Lo Stato islamico è qui e si espanderà. Con l’aiuto di Allah, nonostante gli infedeli, conquisteremo Roma” Nelle ultime settimane si è combattuto casa per casa per liberare i quartieri ancora in mano a qualche centinaio di jihadisti I morti fra le forze libiche sono quasi 500 ed oltre 2500 i feriti. I combattenti vanno in prima linea con gli orsacchiotti porta fortuna dei figli e nelle pause della battaglia mangiano maccheroni L’arma più efficace dei miliziani dello Stato islamico sono gli attacchi suicidi La densa colonna di fumo nero è il benvenuto nell’ex roccaforte del Califfo Nonostante l’assedio due attentatori suicidi sono riusciti a farsi esplodere in mezzo alle truppe libiche provocando 13 morti e 59 feriti Questo combattente indica che le autobombe erano due e ci fa vedere il sangue sul selciato I seguaci del Califfo non si arrendono e sono decisi a vendere cara la pelle E al fronte è ancora peggio: l’auto bomba è stata fermata a soli venti metri dalla nostra postazione come si vede in queste immagini Sirte è ridotta ad un cumulo di macerie fumanti e disabitate Ad ogni avanzata si scoprono le nefandezze dello Stato islamico come le segrete sotterranee I prigionieri dormivano su dei pagliericci vivendo in condizioni penose. I combattenti anti bandiere nere che ci scortano fanno notare i disegni e le frasi dei detenuti sulle pareti delle celle e hanno una piccola finestra per l’aria a livello del terreno “Sono un cittadino libico - scriveva uno di prigionieri - sono musulmano e non so perché mi hanno arrestato” Attraversiamo i quartieri di Sirte con i cartelli delle bandiere nere ancora intatti e dalla terra di nessuno un cecchino ci spara due volte: il primo colpo ed il secondo Il giorno dopo siamo stati colpiti Nel quartiere 1 i miliziani del Califfo erano ancora annidati in queste case Si passa attraverso le brecce aperte nei muri per non venir colpiti Nelle abitazioni devastate sono stati abbandonati i cadaveri dei seguaci dello Stato islamico Questo è il deposito di viveri delle bandiere nere con pasta italiana, ceci britannici, conserve di pomodoro tunisine e acqua minerale francese Un combattente ci mostra sul telefonino la città dall’alto e le zone residenziali ancora da liberare L’ultima spallata per conquistare Sirte è furiosa Le forze libiche sono una variegata armata Brancalone Carri armati e blindati avanzano e la fanteria dietro. Per spostarsi da un palazzo all’altro anche i giornalisti si arrampicano assieme ai combattenti. Gli aspri scontri durano intere giornate Ad ogni esplosione i libici esultano gridando “Allah è grande” Ma i kamikaze contrattaccano, come si è visto nel bagliore alle spalle dei combattenti. I resti e gli schizzi di sangue del terrorista suicida sono arrivati sopra le nostre teste Un proiettile jihadista colpisce inutilmente il carro I feriti più lievi vengono curati in prima linea, ma questo combattente sta morendo dissanguato L’obiettivo è liberare del tutto Sirte per la festa islamica del sacrificio del 12 settembre. Sarebbe la prima capitale del Califfo a cadere.

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17 marzo 2011 | TG4 | reportage
Diario dalla Libia in fiamme
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08 marzo 2011 | Panorama | intervento
Libia
Diario dalla Libia
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12 maggio 2011 | Nuova spazio radio | intervento
Libia
Che fine ha fatto Gheddafi?
Il colonnello Gheddafi è morto, ferito oppure in perfetta forma, nonostante le bombe, e salterà fuori con la sua ennesima e prolissa apparizione televisiva? Il dubbio è d’obbligo, dopo i pesanti bombardamenti di Tripoli. Ieri è ricomparaso brevemente in un video girato durante un incontro, all'insaputa dei giornalisti, nell'hotel di Tripoli che ospita la stampa internazionale.

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09 marzo 2011 | Panorama | intervento
Libia
Diario dalla Libia
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06 marzo 2011 | Panorama | intervento
Libia
Diario dalla Libia
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02 marzo 2011 | Panorama | intervento
Libia
Diario dalla Libia
Una nube nera su tutta Tripoli

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