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Scenari Mondo
22 giugno 2016 - Esteri - Egitto - Panorama
La scandalosa omertà di Cambridge

Qualcuno a Cambridge ha voluto utilizzare in maniera strumentale i lavori di Regeni per un fine politico a favore dell’opposizione al presidente egiziano Al Sisi». Non ha peli sulla lingua il senatore Giuseppe Esposito, vice presidente del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. «Facciamo il diavolo a quattro con gli egiziani dice a Panorama «ma nessuno alza la voce se gli accademici inglesi si rifiutano di rispondere alle domande del magistrato italiano titolare dell’inchiesta». Quattro docenti del prestigioso ateneo, infatti, non si sono presentati alla rogatoria internazionale del pubblico ministero Sergio Colaiocco, che li ha attesi invano nella sede della polizia di Cambridge. 

Claudio e Paola Regeni, i genitori di Giulio, il ricercatore friulano torturato e trovato morto il 3 febbraio al Cairo, hanno subito stigmatizzato: «Alla comunità universitaria avevamo affidato con fiducia e sacrificio nostro figlio. E da questa comunità accademica ci aspettavamo la massima solidarietà e la totale collaborazione nella ricerca della verità sulla sua atroce uccisione. Chi crede nel rigore della ricerca, nel dovere della solidarietà e nella tutela dei diritti umani non può sottrarsi al dovere morale e civile di contribuire alle indagini». 

Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, che non ha perso occasione per bacchettare gli egiziani sui depistaggi, tace su Cambridge. Alla richiesta di una dichiarazione da parte di Panorama, alla Farnesina hanno risposto con un laconico sms: «Non crediamo ci sia qualcosa di nuovo da dire». 

Al contrario il senatore Esposito ha forti dubbi sul ruolo dei supervisori di Regeni. «Se io, professoressa di Cambridge, ti dico “vai a sentire questa persona sul mondo sindacale”, e poi intendo sfruttare il tuo lavoro per altri fini di carattere politico, che possono venir utilizzati dai Fratelli musulmani in esilio o altri gruppi, non faccio certo un buon lavoro accademico». 

Il pm Sergio Colaiocco voleva sentire quattro docenti di Cambridge. Prima fra tutti, la tutor, Maha Abderahman, di origini egiziane, innamorata della primavera araba. Che, guarda caso, ha preso proprio adesso un anno sabbatico. Abderahman ha firmato l’analisi del rischio preparato da Regeni e richiesto dall’Università di Cambridge per autorizzare la ricerca sui sindacati in Egitto. L’avallo finale l’ha dato David Runciman del dipartimento di Politica e studi internazionali di Cambridge. 

L’altra testimone chiave dell’università inglese è Anne Alexander, agitprop accademica vicina ai gruppi di estrema sinistra che teorizzano di allearsi con i Fratelli musulmani per rovesciare il governo egiziano. Il prestigioso ateneo si difende contraddicendosi: «Rimaniamo aperti e impegnati a lavorare con le autorità italiane» sostiene una portavoce. Peccato che i suoi professori si rifiutino di rispondere agli inquirenti. 

(Fausto Biloslavo) 


video
21 agosto 2013 | Uno Mattina | reportage
I Fratelli musulmani piegati dalla piazza e dai militari
Sull'Egitto i grandi inviati sono rimasti infatuati dai Fratelli musulmani duramente repressi, ma gran parte degli egiziani non stava più con loro e non li considerava delle vittime

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23 febbraio 2016 | Porta a Porta | reportage
Il caso Regeni
Un video, denunce pubbliche dei pericoli per gli studenti in Egitto e scritti militanti mostrano un altro volto dei referenti accademici inglesi di Giulio Regeni. Non sono solo professori universitari, ma attivisti contro il regime egiziano oppure erano a conoscenza dei rischi della ricerca al Cairo dello studente friulano. Lo rivela il numero di Panorama in edicola con un titolo forte: “Le colpe dei docenti di Cambridge”.

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10 febbraio 2016 | Sky Tg24 | reportage
Il caso Regeni
I misteri di un'orribile moret al Cairo. I suoi supervisori dell'università di Cambridge lo avevano messo in guardia sui rischi che correva?

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radio

07 aprile 2016 | Zapping Rai Radio 1 | intervento
Egitto
Regeni: la pista inglese
Le referenti accademiche di Regeni sono protette da un insolito tabù mediatico e governativo. In realtà proprio il ruolo delle docenti di Cambridge potrebbe indirizzare verso il movente dell’orribile fine del giovane ricercatore. Maha Abdulrahaman, la sua tutor di origini egiziane, l’11 giugno dello scorso anno aveva tenuto una conferenza sui “Diritti umani in Egitto” a Cambridge nella sede di Amnesty international, che ha lanciato la campagna “verità per Giulio”. La conferenza denunciava le “forme di repressione contro giornalisti, studenti, attivisti, lavoratori e cittadini ordinari”. Pur conoscendo bene i pericoli ha controfirmato l’analisi del rischio presentata da Regeni all’università per poter andare al Cairo. La sua sodale, Alexander, ha storto il naso contro la “tardiva” presa di posizione britannica: “Quando un dottorando viene torturato ed ucciso i ministri sembrano riluttanti a dire qualcosa di critico sulle autorità egiziane”. In ottobre con Regeni al Cairo, grazie ai suoi contatti, la docente di Cambridge pubblicava un’analisi proponendo l’alleanza fra gli attivisti di sinistra ed i Fratelli musulmani “capace di farla finita con il regime del generale” Al Sisi, presidente egiziano. Il 25 ottobre firmava un appello contro la visita del capo dello stato egiziano a Londra, poi pubblicato su Ikhwanweb, il sito ufficiale dei Fratelli musulmani. Il 4 novembre con Regeni sempre in prima linea al Cairo arringava la piazza a Londra bollando Al Sisi come “un assassino” sollevando l’entusiasmo e lo sventolio delle bandiere della Fratellanza. Il tutto immortalato in un video, che non può essere sfuggito ai servizi inglesi ed egiziani. Alexander fin dal 2009 è in contatto con Maha Azzam, presidente dell’Egyptian Revolutionary Council, il governo ombra dell’opposizione ad Al Sisi con sede a Ginevra. La Farnesina non ha mai voluto commentare questa parte, inquietante ed ambigua, del caso Regeni, che potrebbe portare al movente del delitto.

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15 febbraio 2016 | Zapping Radio uno | intervento
Egitto
Misteri e sospetti sulla morte di Regeni
Ospedali Bombardati in Siria.Non si fermano i raid:Germano Dottori analista strategicoLuiss,Gastone Breccia esperto Medio Oriente,Loris De Filippi presidente MSF. I misteri ed i sospetti sulla morte di Regeni:Fausto Biloslavo.

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