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Scenari Mondo
21 settembre 2016 - Esteri - Egitto - Panorama
Il caso Regeni e l’omertà di Cambridge

Una luce, ancora fioca, inizia a illuminare il caso di Giulio Regeni, il giovane studente friulano sequestrato il 25 gennaio al Cairo e torturato a morte. Un ex sindacalista degli ambulanti nella capitale egiziana, Mohamed Abdallah, che Regeni aveva contattato per la sua ricerca, lo ha denunciato alla polizia due settimane prima della scomparsa. E, proprio su questo personaggio chiave e sul suo ambiente, la tutor dell’università di Cambridge prende le distanze dal ricercatore. Salvo essere smentita da una mail che era stata inviata dallo stesso Regeni alla madre.

Il quotidiano La Stampa rivela che Maha Abdelrahman, docente di riferimento di Regeni a Cambridge per la sua ricerca in Egitto, ha risposto per iscritto agli inquirenti romani, dopo aver rifiutato di farsi interrogare. «È stato il ragazzo a volersi occupare dei sindacati oppositori al regime» sostiene la tutor. Eppure Regeni aveva scritto una mail molto chiara: «Non volevo occuparmi di questo settore. Ho cercato di fare resistenza e ho spiegato che non volevo farlo, ma la prof ha insistito e ho dovuto accettare». All’ennesima richiesta di spiegazioni da parte di Panorama, l’università di Cambridge non risponde. Tra l’altro: chi aveva introdotto Regeni al sindacalista? Forse i contatti di Cambridge? Quanto a Maha Abdelrahman, Panorama ha scoperto che era tutt’altro che al di sopra delle parti: sulla sua pagina Facebook, usata fino al 2013, aveva il simbolo delle quattro dita dei Fratelli musulmani, fuorilegge in Egitto. 

 Al Cairo Regeni aveva contattato Mohamed Abdallah, rappresentante degli ambulanti, cui aveva promesso un finanziamento di 10 mila sterline dalla fondazione britannica Antipode per uno studio sugli ambulanti. Ma Abdallah voleva intascarsi una fetta della somma. E Regeni si era tirato indietro, scrivendo sul suo computer: «Miseria umana». Al summit con i magistrati italiani, il 9 settembre, il procuratore generale egiziano, Nabeel Sadek, ha detto che il 7 gennaio Abdallah aveva denunciato Regeni alla polizia, forse come sospetta spia o agitatore. «All’esito delle verifiche, durate tre giorni, non è stata riscontrata alcuna attività di interesse per la sicurezza nazionale» ha spiegato il procuratore. «Quindi sono cessati gli accertamenti». Dopo 15 giorni però Regeni spariva, per venir ritrovato il 3 febbraio morto a Giza. Nella stessa zona dove l’ex sindacalista lo aveva denunciato. 

(Fausto Biloslavo)


video
21 agosto 2013 | Uno Mattina | reportage
I Fratelli musulmani piegati dalla piazza e dai militari
Sull'Egitto i grandi inviati sono rimasti infatuati dai Fratelli musulmani duramente repressi, ma gran parte degli egiziani non stava più con loro e non li considerava delle vittime

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23 febbraio 2016 | Porta a Porta | reportage
Il caso Regeni
Un video, denunce pubbliche dei pericoli per gli studenti in Egitto e scritti militanti mostrano un altro volto dei referenti accademici inglesi di Giulio Regeni. Non sono solo professori universitari, ma attivisti contro il regime egiziano oppure erano a conoscenza dei rischi della ricerca al Cairo dello studente friulano. Lo rivela il numero di Panorama in edicola con un titolo forte: “Le colpe dei docenti di Cambridge”.

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10 febbraio 2016 | Sky Tg24 | reportage
Il caso Regeni
I misteri di un'orribile moret al Cairo. I suoi supervisori dell'università di Cambridge lo avevano messo in guardia sui rischi che correva?

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[altri video]
radio

15 febbraio 2016 | Zapping Radio uno | intervento
Egitto
Misteri e sospetti sulla morte di Regeni
Ospedali Bombardati in Siria.Non si fermano i raid:Germano Dottori analista strategicoLuiss,Gastone Breccia esperto Medio Oriente,Loris De Filippi presidente MSF. I misteri ed i sospetti sulla morte di Regeni:Fausto Biloslavo.

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07 aprile 2016 | Zapping Rai Radio 1 | intervento
Egitto
Regeni: la pista inglese
Le referenti accademiche di Regeni sono protette da un insolito tabù mediatico e governativo. In realtà proprio il ruolo delle docenti di Cambridge potrebbe indirizzare verso il movente dell’orribile fine del giovane ricercatore. Maha Abdulrahaman, la sua tutor di origini egiziane, l’11 giugno dello scorso anno aveva tenuto una conferenza sui “Diritti umani in Egitto” a Cambridge nella sede di Amnesty international, che ha lanciato la campagna “verità per Giulio”. La conferenza denunciava le “forme di repressione contro giornalisti, studenti, attivisti, lavoratori e cittadini ordinari”. Pur conoscendo bene i pericoli ha controfirmato l’analisi del rischio presentata da Regeni all’università per poter andare al Cairo. La sua sodale, Alexander, ha storto il naso contro la “tardiva” presa di posizione britannica: “Quando un dottorando viene torturato ed ucciso i ministri sembrano riluttanti a dire qualcosa di critico sulle autorità egiziane”. In ottobre con Regeni al Cairo, grazie ai suoi contatti, la docente di Cambridge pubblicava un’analisi proponendo l’alleanza fra gli attivisti di sinistra ed i Fratelli musulmani “capace di farla finita con il regime del generale” Al Sisi, presidente egiziano. Il 25 ottobre firmava un appello contro la visita del capo dello stato egiziano a Londra, poi pubblicato su Ikhwanweb, il sito ufficiale dei Fratelli musulmani. Il 4 novembre con Regeni sempre in prima linea al Cairo arringava la piazza a Londra bollando Al Sisi come “un assassino” sollevando l’entusiasmo e lo sventolio delle bandiere della Fratellanza. Il tutto immortalato in un video, che non può essere sfuggito ai servizi inglesi ed egiziani. Alexander fin dal 2009 è in contatto con Maha Azzam, presidente dell’Egyptian Revolutionary Council, il governo ombra dell’opposizione ad Al Sisi con sede a Ginevra. La Farnesina non ha mai voluto commentare questa parte, inquietante ed ambigua, del caso Regeni, che potrebbe portare al movente del delitto.

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