image
Articolo
12 giugno 2017 - Attualità - Libia - Il Giornale
Saif Gheddafi libero: il figlio del colonnello vuole parlare alla Libia
S aif al Islam potrebbe guidare la rivincita dei Gheddafi in Libia e tamponare la «bomba umana» dei migranti come veniva definita da suo padre, il Colonnello? Un\'impresa ardita, ma adesso che è stato liberato tutto è possibile. Il figlio intelligente di Muammar Gheddafi potrebbe pronunciare a breve un discorso-appello al popolo libico oppure sparire in un silenzioso esilio in Oman dove madre, sorella e altri familiari hanno già trovato rifugio.
Una delle milizie di Zintan, che tenevano prigioniero «la spada dell\'Islam», significato del nome del pargolo di Gheddafi, lo ha liberato venerdì scorso. Nel 2011 era stato catturato nel deserto meridionale libico mentre era in fuga dopo il linciaggio del padre a Sirte. Il primo campanello d\'allarme per il ritorno in scena di Gheddafi junior era suonato lo scorso febbraio con un\'analisi pubblicata dalla rivista geopolitica Foreign policy, che non lascia dubbi. «Il presidente americano Donald Trump ha un\'occasione unica per risolvere il caos in Libia appoggiando Saif al Islam come capo dello Stato», recitava il sommario. L\'analisi spiegava che il secondogenito del Colonnello «è l\'unico uomo in grado di riunire le tribù libiche formando una vera democrazia e sterminare l\'Isis oltre a risolvere la crisi dei migranti».
Dal 29 maggio Isa al Saghir, ministro della Giustizia del governo di Tobruk non più riconosciuto dalla comunità internazionale, si era recato a Zintan in missione segreta. Il parlamento in esilio in Cirenaica, che si oppone all\'esecutivo di Fayez al Serraj a Tripoli appoggiato dall\'Onu e soprattutto dall\'Italia, ha votato un\'amnistia generale. I miliziani di Zintan sono alleati dell\'esercito libico del generale Khalifa Haftar, uomo forte, del governo di Tobruk. Il colonnello Ajami al Atiri, che guida la brigata Abu Bakr al Siddiqi, responsabile della detenzione del figlio di Gheddafi, lo ha scarcerato utilizzando come pretesto la grazia, che ha un valore legale relativo. Saif al Islam si trovava già in semi libertà, nonostante la condanna a morte di un tribunale di Tripoli e il mandato di cattura della Corte penale internazionale dell\'Aja per crimini di guerra. In realtà lo stesso ufficiale che lo ha liberato aveva ipotizzato, prima del rilascio, «un futuro politico in Libia» per il figlio di Gheddafi.
L\'incertezza sulla sua destinazione alimenta l\'attesa per le mosse di Saif al Islam. Il sito d\'informazione Libyan Express dava per certo un trasferimento a Bayda, nella parte orientale del paese, sede del quartier generale di Haftar. La Bbc citava nelle ultime ore fonti libiche che parlavano di Tobruk, come destinazione del figlio di Gheddafi. Un\'altra pista è Ubari, nel sud della Libia, dove sarebbe sotto protezione delle forze del generale Ali Kanah, ex ufficiale di Gheddafi. Le voci su un appello alla nazione sono insistenti, ma fin dal 2014 la battagliera sorella Aisha aveva lanciato l\'idea di un «ritorno» dei giovani Gheddafi.
Saif al Islam è uomo di mondo istruito a Vienna e a Londra. Chi scrive lo ha incontrato la prima volta ai funerali del suo grande amico Jörg Haider, governatore della Carinzia. E rivisto nel caos della rivolta che ha disarcionato il padre quando arringava i giornalisti giurando in perfetto inglese: «Non ci arrenderemo mai».
Il Colonnello lo considerava il suo delfino, ma dopo sei anni di caos risolvere l\'anarchia libica e fermare l\'invasione dei migranti è una missione quasi impossibile, anche per il figlio intelligente di Gheddafi.

video
31 marzo 2011 | TG4 | reportage
Diario dalla Libia in fiamme
Diario dalla Libia in fiamme

play
12 settembre 2016 | Terra! | reportage
Nella cattiva Sirte
La feroce battaglia per liberare Sirte va avanti da 4 mesi. L’ex roccaforte dello Stato islamico in Libia, città natale del colonnello Gheddafi, è completamente distrutta dai combattimenti Dal corridoio umanitario con le bandiere bianche aperto per evacuare le famiglie dei seguaci del Califfo non è passato nessuno I combattenti di Misurata che stanno conquistando Sirte ci scortano verso il mare per farci vedere le minacce all’Italia All’interno troviamo giubbotti abbandonati dei miliziani dello stato islamico e anche indicazioni della presenza di combattenti stranieri come questa ricevuta del ministero degli Esteri sudanese, una moneta di 100 dinari tunisini dei volontari jihadisti giunti a Sirte ed istruzioni sulle granate da mortaio in inglese e francese Sulle pareti sono rimaste le scritte che inneggiano al Califfato I segni della battaglia sono ovunque Sirte era un trampolino di lancio verso l’Italia, come si legge in questo cartello “Combattiamo in Libia, ma il nostro sguardo è su Roma” Queste immagini scenografiche delle bandiere nere in Libia sono state trovate a Sirte durante i combattimenti Uno dei video contiene minacce contro l’Italia e l’Europa di un terrorista ragazzino, Omar al Maghrebi, il marocchino Nel video compare un veterano della guerra santa che addestra le reclute Il giovane jihadista minaccia gli “infedeli” promettendo che “verremo da voi per farvi saltare in aria. I vostri corpi esploderanno in mille pezzi”. La propaganda del Califfo mostra anche una lezione di pronto soccorso per i volontari del terrore africani Omar il marocchino invita i “fratelli ad indossare le cinture esplosive per Allah e attaccare aeroporti e confini”. E sostiene: “Siamo giunti in Libia, terra del Califfato e siamo pronti a morire” Durante l’avanzata a Sirte, le truppe governative avrebbero scoperto informazioni inquietanti per il nostro paese Susyan Abdulla, ufficiale dei “Martiri di Sirte” parla di una lista di jihadisti tunisini dello Stato islamico In sette sarebbero andati verso l’Italia spacciandosi per migranti Nei comandi di Sirte appena abbandonati dalle bandiere nere scopriamo nuove scritte, come questa: “Lo Stato islamico è qui e si espanderà. Con l’aiuto di Allah, nonostante gli infedeli, conquisteremo Roma” Nelle ultime settimane si è combattuto casa per casa per liberare i quartieri ancora in mano a qualche centinaio di jihadisti I morti fra le forze libiche sono quasi 500 ed oltre 2500 i feriti. I combattenti vanno in prima linea con gli orsacchiotti porta fortuna dei figli e nelle pause della battaglia mangiano maccheroni L’arma più efficace dei miliziani dello Stato islamico sono gli attacchi suicidi La densa colonna di fumo nero è il benvenuto nell’ex roccaforte del Califfo Nonostante l’assedio due attentatori suicidi sono riusciti a farsi esplodere in mezzo alle truppe libiche provocando 13 morti e 59 feriti Questo combattente indica che le autobombe erano due e ci fa vedere il sangue sul selciato I seguaci del Califfo non si arrendono e sono decisi a vendere cara la pelle E al fronte è ancora peggio: l’auto bomba è stata fermata a soli venti metri dalla nostra postazione come si vede in queste immagini Sirte è ridotta ad un cumulo di macerie fumanti e disabitate Ad ogni avanzata si scoprono le nefandezze dello Stato islamico come le segrete sotterranee I prigionieri dormivano su dei pagliericci vivendo in condizioni penose. I combattenti anti bandiere nere che ci scortano fanno notare i disegni e le frasi dei detenuti sulle pareti delle celle e hanno una piccola finestra per l’aria a livello del terreno “Sono un cittadino libico - scriveva uno di prigionieri - sono musulmano e non so perché mi hanno arrestato” Attraversiamo i quartieri di Sirte con i cartelli delle bandiere nere ancora intatti e dalla terra di nessuno un cecchino ci spara due volte: il primo colpo ed il secondo Il giorno dopo siamo stati colpiti Nel quartiere 1 i miliziani del Califfo erano ancora annidati in queste case Si passa attraverso le brecce aperte nei muri per non venir colpiti Nelle abitazioni devastate sono stati abbandonati i cadaveri dei seguaci dello Stato islamico Questo è il deposito di viveri delle bandiere nere con pasta italiana, ceci britannici, conserve di pomodoro tunisine e acqua minerale francese Un combattente ci mostra sul telefonino la città dall’alto e le zone residenziali ancora da liberare L’ultima spallata per conquistare Sirte è furiosa Le forze libiche sono una variegata armata Brancalone Carri armati e blindati avanzano e la fanteria dietro. Per spostarsi da un palazzo all’altro anche i giornalisti si arrampicano assieme ai combattenti. Gli aspri scontri durano intere giornate Ad ogni esplosione i libici esultano gridando “Allah è grande” Ma i kamikaze contrattaccano, come si è visto nel bagliore alle spalle dei combattenti. I resti e gli schizzi di sangue del terrorista suicida sono arrivati sopra le nostre teste Un proiettile jihadista colpisce inutilmente il carro I feriti più lievi vengono curati in prima linea, ma questo combattente sta morendo dissanguato L’obiettivo è liberare del tutto Sirte per la festa islamica del sacrificio del 12 settembre. Sarebbe la prima capitale del Califfo a cadere.

play
24 marzo 2011 | TG5 | reportage
Diario dalla Libia in fiamme
Diario dalla Libia in fiamme

play
[altri video]
radio

12 maggio 2011 | Nuova spazio radio | intervento
Libia
Che fine ha fatto Gheddafi?
Il colonnello Gheddafi è morto, ferito oppure in perfetta forma, nonostante le bombe, e salterà fuori con la sua ennesima e prolissa apparizione televisiva? Il dubbio è d’obbligo, dopo i pesanti bombardamenti di Tripoli. Ieri è ricomparaso brevemente in un video girato durante un incontro, all'insaputa dei giornalisti, nell'hotel di Tripoli che ospita la stampa internazionale.

play

26 agosto 2011 | Radio Città Futura | intervento
Libia
I giornalisti italiani rapiti a Tripoli


play

18 marzo 2011 | Radio Capodistria | intervento
Libia
IL vaso di pandora
IL vaso di pandora

play

22 marzo 2011 | Panorama | intervento
Libia
Diario dalla Libia
Diario dalla Libia

play

06 marzo 2011 | Panorama | intervento
Libia
Diario dalla Libia
Diario dalla Libia

play

[altri collegamenti radio]




fotografie







[altre foto]