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10 ottobre 2017 - Interni - Libia - Il Giornale
Migranti stremati in Libia Pronti a partire in 26mila
In vista dell\'inverno rischia di riesplodere la «bomba» umana dei migranti diretti sui barconi in Italia. Non solo per le «nuove» rotte dall\'Algeria alla Tunisia, ma pure dalla Libia dove la situazione sta precipitando. Circa 26mila migranti bloccati in condizioni inumane potrebbero riprendere la via del mare. «Il rischio è che si torni alle partenze in grande stile. Le sacche di migranti sono a livello di guardia ed in molti casi non ci sono neppure i soldi per dar loro da mangiare», spiega Giulio Lolli. L\'italiano, pur avendo qualche guaio giudiziario nel nostro paese, vive in Libia dai tempi della caduta di Gheddafi e comanda una motovedetta del ministero dell\'Interno nel porto di Tripoli.
L\'ennesima tragedia di ieri, al largo della Tunisia, è solo la punta di un iceberg pronto a riemergere. Nella notte fra domenica e lunedì una nave militare tunisina ha intercettato un peschereccio con 70-80 migranti a bordo a 33 miglia dall\'isola di Kerkennah. Secondo Belhassen Oueslati, il portavoce del ministero della Difesa di Tunisi, il barcone sarebbe andato a sbattere contro la fiancata della nave. Oppure sarebbe stato speronato per errore complici le tenebre. I migranti erano partiti da Sfax, in Tunisia, e puntavano sulle coste siciliane di Agrigento. Il peschereccio è affondato e per il momento la marina tunisina ha recuperato 8 corpi, ma Flavio Di Giacomo, portavoce dell\'Organizzazione internazionale per le migrazioni teme che il bilancio sia più grave. In un tweet ha annunciato: «Forse quasi 30 le vittime. Salvati oltre 40 migranti. Recuperati 8 cadaveri, si temono 20 dispersi». Nel tratto di mare che rientrerebbe nell\'area di soccorso di Malta stanno operando anche una nave della Marina e della Finanza. Il triste episodio fa parte dei cosiddetti sbarchi «fantasma» che si stanno susseguendo sulle coste siciliane da quando si sono ridotte sensibilmente le partenze dalla Libia. Fantasma perché si tratta di piccole imbarcazioni che prendono il mare dalle coste tunisine e arrivano da noi senza venir intercettate.
Il problema è che la «bomba» migranti potrebbe riesplodere anche dalla Libia, dove la situazione è al limite. Circa 7mila persone, comprese molte donne africane incinte, si stanno ammassando fra Zhuara, vicino al confine tunisino e Smel. Fin da agosto nell\'entroterra, alla snodo del traffico di esseri umani di Al Sooerf, erano in attesa 16mila migranti trattenuti in condizioni terribili dai trafficanti, dopo gli accordi con il governo di Tripoli voluti e finanziati dall\'Italia. A Sabrata sarebbero oltre 3100 i migranti stoppati negli ultimi giorni, ma la situazione è resa caotica da tre settimane di duri scontri armati fra le milizie, che hanno ribaltato i rapporti di potere locale. Dopo una trentina di morti e 170 feriti, i gruppi che fanno riferimento alla Centrale delle operazioni di Sabrata ed in teoria al ministero della Difesa di Tripoli hanno preso il sopravvento. Gli sconfitti sono i 500 miliziani di Ammu Al Dabbashi, che ha dovuto lasciare la città. Il capo clan aveva chiuso in luglio un accordo con Tripoli, sponsorizzato da emissari italiani, per abbandonare la protezione ai trafficanti e fermare i migranti in cambio di milioni di euro. Qualcosa è andato storto, probabilmente nella spartizione della torta, ed il generale Omar Abdel Jalil ha sfidato la brigata 48 e la milizia Dabbashi. «Solo nell\'area di Zhuara sono 7mila i migranti bloccati. Se non si interviene in fretta si rischia la catastrofe umanitaria», spiega Lolli a il Giornale. 
[continua]

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20 marzo 2011 | Tg5 | reportage
Diario dalla Libia in fiamme
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21 settembre 2017 | Matrix | reportage
Migranti in gabbia
Per i migranti la Libia è un inferno. In 7000 sono detenuti nei centri del ministero dell’Interno in condizioni impossibili. L’Onu e le Ong, che denunciano le condizioni miserevoli, dovrebbero parlare di meno e fare di più prendendo in mano i centri per alzarne il livello di umanità. E non utilizzare le condizioni di questi disgraziati come grimaldello per riaprire il flusso di migranti verso l’Italia. Non solo: Tutti i dannati che vedete vogliono tornare a casa, ma i rimpatri, organizzati da un’agenzia dell’Onu, vanno a rilento perché mancano soldi e uomini. E chi ce la fa esulta come si vede in questo video dei nigeriani che tornano in patria girato dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni. Dietro le sbarre a Tripoli un migrante ci mostra i segni di percosse e maltrattamenti. Nel centro di detenzione di Triq al-Siqqa, il più grande della capitale libica, ci sono anche le donne, intercettate prima di raggiungere l’Italia, con i loro bambini nati nei cameroni, che protestano con le guardie per il cibo pessimo ed insufficiente. Il responsabile del centro di Triq al-Siqqa si scaglia contro l’Europa e parla di “visite dei ministri degli esteri di Germania, Inghilterra, delegazioni italiane…. tanto inchiostro sui documenti, ma poi non cambia nulla, gli aiuti sono minimi”. Ogni giorno arrivano al centro nuovi migranti fermati in mare, che ci provano ancora a raggiungere l’Italia. In Libia sono bloccate fra mezzo milione e 800mila persone, in gran parte vessate dai trafficanti, che attraggono le donne come Gwasa dicendo che in Italia i migranti “hanno privilegi, rifugio e cibo”. In agosto le partenze sono crollate dell’86% grazie ad un accordo con le milizie che prima proteggevano i trafficanti. Nei capannoni-celle di Garyan i migranti mostrano i foglietti di registrazioni delle loro ambasciate per i rimpatri, ma devono attendere mesi o anche un anno mangiando improbabile maccheroni. E non sono solo musulmani. Nel centro di detenzione costruito dagli italiani ai tempi di Gheddafi i dannati dell’inferno libico invocano una sola parola: “Libertà, libertà”.

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25 marzo 2011 | TG4 | reportage
Diario dalla Libia in fiamme
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18 marzo 2011 | Radio Capodistria | intervento
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09 marzo 2011 | Panorama | intervento
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26 aprile 2011 | Radio 101 | intervento
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Con Luxuria bomba e non bomba
Il governo italiano, dopo una telefonata fra il presidente americano Barack Obama ed il premier Silvio Berlusconi, annuncia che cominciamo a colpire nuovi obiettivi di Gheddafi. I giornali titolano: "Bombardiamo la Libia". E prima cosa facevamo? Scherzavamo con 160 missioni aeree dal 17 marzo?

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26 agosto 2011 | Radio Città Futura | intervento
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I giornalisti italiani rapiti a Tripoli


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06 marzo 2011 | Panorama | intervento
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