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11 gennaio 2018 - Attualità - Mondo - Il Giornale
Perseguitati nell’indifferenza duecento milioni di cristiani
Fausto Biloslavo
I numeri della persecuzione dei cristiani nel mondo fanno venire i brividi. In cinquanta nazioni i nostri fratelli rimangono nel mirino per la loro fede. I martiri cristiani sono 3.066 e 15.540 le chiese, abitazioni e negozi attaccati. Questa la denuncia del nuovo rapporto 2018 dell\'organizzazione internazionale Porte aperte sulla persecuzione religiosa durante lo scorso anno. Non solo: si calcola che 215 milioni cristiani nel mondo siano sotto minaccia. «La persecuzione va ben oltre il numero dei martiri o le distruzioni di edifici cristiani - dichiara Cristian Nani direttore di Porte Aperte in Italia - Si manifesta negli arresti senza processo, nei licenziamenti, nella violazione di diritti fondamentali come l\'istruzione e le cure mediche, nelle campagne denigratorie e nel bullismo».
Nella lista nera dei paesi anti cristiani è sempre al primo posto la Corea del Nord, che ottiene il punteggio massimo (94) rispetto alla violenza di stato, nel privato, sulla famiglia e così via. Nel paese dove la popolazione soffre la fame, ma il regime ha un arsenale nucleare e balistico, vivono fra i 300mila ed i 400mila cristiani costretti in molti casi a professare la loro fede di nascosto. Circa 70mila sarebbero finiti nei campi di concentramento ed il 75% non sopravvive agli stenti della prigionia. In compenso nella capitale, Pyongyang, ci sono cinque chiese «di facciata» controllate da agenti del regime per far vedere che nella Corea del Nord c\'è libertà di culto.
Al secondo posto della lista nera per la persecuzione dei cristiani spicca, purtroppo, l\'Afghanistan dove l\'Italia è intervenuta con migliaia di soldati e milioni di euro dal 2002. La scorsa estate i talebani hanno trucidato tre volontari dell\'organizzazione non governativa Catholic relief considerandoli infedeli. Uno degli obiettivi preferiti dei terroristi è il college americano di Kabul bollato come «l\'università cristiana». Grazie alle sconfitte sul terreno del Califfato la Siria è scesa nella classifica dei paesi peggiori per i cristiani al quindicesimo posto, ma gli orrori dello Stato islamico continuano a venire alla luce. In ottobre sono state scoperte le fosse comuni con i resti di 128 cristiani massacrati dalle bandiere nere a Qaryatain. Il Sudan si assesta al quarto posto con manifestazioni violente contro i cristiani anche nella capitale Kartoum. E subito dopo i primi dieci si attesta Arabia Saudita, Maldive e Nigeria.
Purtroppo è l\'Egitto, dove i cristiani copti rappresentano il 10% della popolazione, a registrare un aumento delle vittime. Ben 128 solo nel 2017 sono stati uccisi e altri duecento cristiani hanno dovuto abbandonare le loro case davanti alla furia islamista. L\'ultimo attentato contro una chiesa, che ha provocato 11 morti è avvenuto il 29 dicembre. Il rapporto di Porte aperte punta il dito contro l\'aumento delle violenze non solo islamiche, ma dei «nazionalismi religiosi», che si stanno sviluppando soprattutto in Asia. «L\'India è di fatto il caso più preoccupante - denuncia l\'organizzazione non governativa - dalla posizione 28 della lista dei paesi persecutori nel 2014 sale all\'undicesimo posto». Il nazionalismo religioso induista punta ad assimilare a forza i cristiani, «che sono sempre più socialmente esclusi, detenuti, minacciati, espulsi dai loro villaggi, aggrediti fisicamente e in alcuni casi persino uccisi». Stesso copione per la new entry della lista nera, il Nepal, al venticinquesimo posto. Un gruppo terrorista hindu, l\'Esercito di difesa nepalese, attacca chiese e cristiani accusandoli di convertire la cittadinanza. Anche i buddisti nel Myanmar (24mo posto), visitato dal Papa, non sono da meno.
Il direttore di Porte aperte accende i riflettori anche sulle violenze meno denunciate e conosciute, ma altrettanto gravi: «Ben 1.240 matrimoni forzati e oltre 1.000 stupri - sostiene Nani - sono cifre che celano vite devastate a causa di una scelta di fede».
[continua]

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16 giugno 2016 | Tgcom24 | reportage
Gli occhi della guerra, l’arte imperitura del reportage
Presentazione Gli occhi della guerra e del documentario "Profughi dimenticati" dal nord dell'iraq

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12 ottobre 2017 | Tele Capodistria | reportage
Gli occhi della guerra
"Gli occhi della guerra" sarà questo il tema della prossima puntata di Shaker, in onda venerdì 13 ottobre alle ore 20. Nostro ospite FAUSTO BILOSLAVO, giornalista di guerra che, in oltre 35 anni, ha vissuto e raccontato in prima persona la situazione su tutti i fronti più caldi: Libano, Afghanistan, Iran, Iraq, ex Jugoslavia... e ultimamente Ucraina, Libia, Siria... Cosa vuol dire fare il reporter di guerra? Com'è cambiato questo "mestiere"? Perchè è ancora così importante? Come mai tanti giovani vogliono farlo? Quali consigli dargli? Tante le domande cui cercheremo di dare risposta. If you LIKE it, please SHARE it!!!

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22 ottobre 2009 | Radio24 | intervento
Mondo
Libertà di stampa
In Italia la libertà di stampa è sempre più in pericolo per colpa del solito Cavalierenero,mentregli Stati Uniti fanno unbalzo in avanti graziealnuovomessiademocraticoBarack Obama. Lo stabilisce l’annuale rapportodiReporterssansfrontières, i giornalisticonil nasino all’insùche considerano l’Italia alla stregua di Bielorussia e Zimbabwe. Politicamentecorretti, hannoelevatogliStati Uniti dal 40˚ posto al 20˚, solo perché non c’è più George W. Bush. E declassato l’Italia al 49˚. Obama ha incassato un Nobel per la pace preventivoeconquistatol’aureola della libertà di stampa.Nonche negli Usa mancasse, ma è curioso che il 15 maggio proprio i Reporter senza frontiere (Rsf) lanciavano strali contro il nuovo inquilino della Casa Bianca. «L’organizzazione è delusa dalladecisionedelpresidente(Obama) diporreilvetosullapubblicazione delle 44 fotografie che ritraggono l’esercitoamericanomentreabusae torturai prigionieriafghanieiracheni », si legge inuncomunicato di Rsf. Jean-Francois Julliard, segretario generalediRsf,ammettechenelbalzoinavantidegliUsahacontato «l’effetto Obama». Peccato che la Casa Biancastiasparandocannonateverbalicontrola tvFoxNewsreadicriticare il presidente. «Non è più un organo di informazione», «li tratteremocome un partito d’opposizione» hanno tuonato i portavoce. La Fox è da tempo esclusa dalle interviste ad Obama, limitata nell’accesso alle fonti governative e ai suoi giornalisti vengononegate ledomandedurantegliincontriconlastampaallaCasa Bianca. L’editore dell’agguerrita tv è RupertMurdoch.Rsfnonsimobilita moltoper lasuaFoxnegli Usa,main Italialodifende,considerandolominacciato da Silvio Berlusconi. Sui 175 Paesi nella classifica sulla libertà di stampa siamo scivolati dal 35˚postodel 2007,quandoc’eraRomanoProdi, al44˚delloscorsoanno e al 49˚ odierno.Unabocciatura che nonsi capisce benecomesalti fuori. Nella classifica l’Italia si è beccata 12,4 voti negativi. I voti si basano su un questionario, che è stato consegnato a diverse decine di giornalisti, professoriuniversitari,attivistideidirittiumanieavvocatidelnostroPaese. Nonostante le richieste del Giornale la lista dei «giurati» è segreta. Peroraanchele12,4bacchettatesulla libertà di stampa non sono state ufficializzate. Sfogliando il facsimile delquestionarioèovviocheinItaliai giornalistinonvengonoammazzati, torturatiosbattutiincarcerebuttandovia la chiave.Comeaccadein Eritrea, inTurkmenistaneinIran,gliultimi tre Paesi della classifica di Rsf. Nonèmaicapitatocheleforzearmateoilgoverno abbianochiusoconla forza giornali o televisioni, come si chiede nel questionario. SecondoRsf«lepressionidelCavaliere sui media, le crescenti ingerenze », ma pure «le violenze di mafia controi giornalisticherivelano le attività di quest’ultima eundisegno di legge che ridurrebbe drasticamente lapossibilitàperimediadipubblicareleintercettazionitelefoniche, spiegano perché l’Italia perda posizioni per il secondo anno consecutivo». Julliard, capoccia dell’organizzazione, avevagiàannunciatoildeclassamento in occasione della manifestazione sulla libertà di stampa del 3 ottobre scorso a Roma. Al fianco di SabinaGuzzanti,lacomicaantiCav, minacciò:«Troppepressionisuimedia, SilvioBerlusconirischiadi finire nella lista dei predatori della libertà di stampa» come la mafia. «L’Italia nonguadagneràcertoposizioni»,avvertì. Il preveggente francese ha però sbagliato qualche calcolo. Il nostro Paeseèstato retrocessoancheper le querele miliardarie di Berlusconi a Repubblica e altri giornali. ScorrendolaclassificadiRsfsiscoprechesiamo stati battuti pure dal Sud Africa, piazzato al 33˚ posto. Peccato che il discutibile presidente sudafricano, JacobZuma,abbia querelato perun milione di dollari il vignettista JonathanShapiro. Nonsolo:unprogrammasulla satira è stato censuratodue volte in tv,maZuma,si sa, èpiù simpatico del Cav. www.faustobiloslavo.eu

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25 agosto 2010 | Radio 24 | intervento
Mondo
Professione: Reporter di guerra
"NESSUN LUOGO E' LONTANO" è il nuovo programma di approfondimento di esteri di Radio 24. Giampaolo Musumeci parla della professione reporter. Come si racconta la guerra? Esiste un modo giusto? Come si fa il giornalista di guerra e come è cambiato il mestiere? Le testimonianze di chi lo ha fatto per anni e chi lo fa tuttora.

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06 luglio 2015 | Radio Capodistria | intervento
Mondo
Non solo Califfato
Una panoramica della situazione internazionale e il ricordo di Franco Paticchio, grande Direttore ed Editore dimenticato

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20 ottobre 2009 | Radio Uno | intervento
Mondo
Rassegna stampa - Ultime da Babele
Cmmento ai giornali fra il mito del posto fisso ed i problemi del Medio Oriente.

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08 dicembre 2010 | Nuova Spazio Radio | intervento
Mondo
La fronda di Wikileaks
Oltre alle manette Julian Assange, fondatore di Wikileaks, deve preoccuparsi delle diserzioni della sua ciurma di pirati informatici e sostenitori. Negli ultimi mesi Assange ha perso per strada il suo braccio destro, il tedesco Daniel Domscheit-Berg ed Herbert Snorrason, il giovane hacker che teneva in piedi il sito nel “rifugio” islandese. Domscheit-Berg, ex hacker, è stato il principale portavoce di Assange per tre anni, con il nome falso di Daniel Schmitt. Ispiratore del Chaos computer club, una comunità di pirati informatici, ha cominciato ad entrare in rotta di collisione con il capo per le rivelazioni dei rapporti militari sulla guerra in Afghanistan. Non solo: Wikilekas sta operando in maniera così segreta da assomigliare sempre più alle intelligence che intende mascherare. In Islanda la perdita più grave è quella della parlamentare Birgitta Jonsdottir, un’entusiasta della prima ora di Wikileaks. La deputata. che andrebbe d’accordo con Beppe Grillo, si batte per far passare una legge che trasformerebbe l’isola nel miglior rifugio per gente come Assange. Anche molte associazioni noprofit hanno preso le distanze, quando ha pubblicato i documenti della guerra in Afghanistan. Il discusso guru informatico non ha voluto emendare i nomi dei collaboratori della Nato, che adesso rischiano la vita. Prima fra tutti, a mollare l’australiano, è stata l’organizzazione di giornalisti, che pende a sinistra, Reporter senza frontiere.

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