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12 aprile 2018 - Attualità - Siria - Il Giornale
I tre piani della Casa Bianca Se attacca i russi è l’inferno
G li obiettivi da colpire in Siria non mancano cominciando da quello che resta dell\'aeronautica siriana fino ai centri di comando e controllo compreso il palazzo presidenziale di Bashir al Assad a Damasco. L\'escalation potrebbe riguardare anche le dieci basi iraniane già individuate da Israele sul territorio siriano. Improbabile che nel mirino finiscano direttamente i russi con almeno 3000 uomini, forze aeree e navali. Però saranno comunque coinvolti grazie alle «bolle» di difesa con il sistema antiaereo S-400 Triumf, che hanno creato nelle zone strategiche del paese. Missili o caccia alleati verranno intercettati in uno scenario da prove generali di terza guerra mondiale.
Il piano minimo di rappresaglia, come lo scorso anno, potrebbe colpire la base militare di Al Dumayr, ad est di Douma, da dove sarebbero partiti gli elicotteri siriani con i barili di cloro. Accusa tutta da provare, ma basterebbe il lancio della cinquantina di missili Tomawak a bordo delle due navi da guerra Usa, Donald Cook e Porter. Per non parlare del sottomarino nucleare presente nell\'area con 154 missili.
Un secondo livello dell\'escalation è ridurre in cenere i resti dell\'aviazione siriana rimessa in piedi dai russi colpendo più basi aeree contemporaneamente. Gli attacchi agli aeroporti militari potrebbero allargarsi ai centri di comando e controllo spesso misti con esperti iraniani e russi. In cima alla lista, soprattutto dal punto di vista simbolico, ci sarebbe il palazzo presidenziale di Assad a Damasco, che Donal Trump ha definito «animale». Non a caso il presidente siriano sarebbe già stato trasferito in un luogo più sicuro. E pure le forze governative stanno evacuando le basi nel mirino.
Per colpire un numero così ampio di obiettivi gli americani avrebbero bisogno di centinaia di caccia bombardieri e degli alleati francesi e inglesi. Non solo: i raid, per essere efficaci, dovrebbero durare per giorni. Però la prima portaerei, Uss Harry Truman, arriverà a fine mese. Nessuno vorrebbe rischiare i propri piloti sui cieli della Siria, che lancerebbero missili da crociera a 500 chilometri di distanza.
Il terzo livello di escalation prevede un attacco alle basi iraniane, che coordinano almeno 50mila uomini fra Guardie rivoluzionarie, Hezbollah e volontari sciiti dall\'Iraq e dall\'Afghanistan. L\'intelligence israeliana ne ha individuate una decina disseminate in tutto il paese. Il 9 aprile Israele ha bombardato la base di Tayfur, meglio nota come T 4, nella provincia di Homs. Il centro di comando iraniano si trova all\'aeroporto di Damasco in un edificio conosciuto come «il palazzo di cristallo».
Il livello estremo di rappresaglia, che scatenerebbe la terza guerra mondiale, è colpire alcuni dei numerosi obiettivi russi. In Siria ci sono ancora ufficialmente 2954 militari di Mosca, ma il numero sarebbe più alto. In gran parte impegnati nelle forze aeree, che dispongono di una grande base a Khmeimim nel nord ovest del paese vicino a Latakia. I caccia russi che bombardano i terroristi in Siria decollano soprattutto da questa base. Anche i raid su Ghouta, l\'enclave appena persa dai ribelli vicino a Damasco, sarebbero partiti da Khmeimim. Elicotteri d\'attacco e di trasporto sono disseminati in tutto il paese in appoggio ad almeno un migliaio di uomini che operano sul terreno. Da domani a Douma entrerà la polizia militare russa, dopo l\'evacuazione dei ribelli. La Russia sta ampliando la base navale di Tartus sul Mediterraneo dove mantiene una flotta, che può contrastare le navi americane che si preparano a colpire la Siria. Sul terreno operano pure 2-3mila contractor russi della società di sicurezza Wagner. I caccia Usa li hanno già pesantemente bombardati in febbraio a Deir Ezzor, ultima roccaforte Isis, quando cercarono di avanzare nel territorio curdo assieme all\'esercito siriano.
[continua]

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25 gennaio 2016 | Tg5 | reportage
In Siria con i russi
La guerra dei russi in Siria dura da 4 mesi. I piloti di Mosca hanno già compiuto 5700 missioni bombardando diecimila obiettivi. In queste immagini si vedono le bombe da 500 o 1000 chili sganciate sui bersagli che colpiscono l’obiettivo. Un carro armato della bandiere nere cerca di dileguarsi, ma viene centrato in pieno e prende fuoco. In Siria sono impegnati circa 4mila militari russi. La base aerea a 30 chilometri dalla città siriana di Latakia è sorvolata dagli elicotteri per evitare sorprese. Le bombe vengono agganciate sotto le ali a ritmo continuo. I piloti non parlano con i giornalisti, ma si fanno filmare con la visiera del casco abbassato per evitare rappresaglie dei terroristi. Il generale Igor Konashenkov parla chiaro: “Abbiamo strappato i denti ai terroristi infliggendo pesanti perdite - sostiene - Adesso dobbiamo compiere il prossimo passo: spezzare le reni alla bestia”. Per la guerra in Siria i russi hanno mobilitato una dozzina di navi come il cacciatorpediniere “Vice ammiraglio Kulakov”. Una dimostrazione di forza in appoggio all’offensiva aerea, che serve a scoraggiare potenziali interferenze occidentali. La nave da guerra garantisce la sicurezza del porto di Tartus, base di appoggio fin dai tempi dell’Urss. I soldati russi ci scortano nell’entroterra dilaniato dai combattimenti. Negli ultimi tre anni la cittadina era una roccaforte del Fronte al Nusra, la costola siriana di Al Qaida. Le bombe russe hanno permesso ai governativi, che stavano perdendo, di riguadagnare terreno. Sul fronte siriano i militari di Mosca usano il blindato italiano Lince. Lo stesso dei nostri soldati in missione in Afghanistan.

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18 febbraio 2016 | Terra! | reportage
La guerra dei russi in Siria
Chi l’avrebbe mai pensato di ritrovarmi faccia a faccia con i russi in Siria. Negli anni ottanta, durante l’invasione sovietica dell’Afghanistan, il faccia a faccia con l’Armata rossa mi costò sette mesi di galera a Kabul. Gli inviati Fausto Biloslavo, Sandra Magliani, Lorena Bari e Anna Migotto documentano la guerra in Siria, l’immigrazione, i profughi, i morti ed i bombardamenti L’immigrazione, la guerra in Siria, i morti, i profughi che premono alle frontiere della Turchia cercando un varco per l’Europa, i bombardamenti.

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12 settembre 2013 | Tg5 | reportage
Maaalula: i tank governativi che martellano i ribelli
Il nostro inviato in Siria, Fausto Biloslavo, torna nel mezzo dei combattimenti fra le cannonate dei carri armati

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radio

02 luglio 2015 | Radio24 | intervento
Siria
La famiglia jihadista
"Cosa gradita per i fedeli!!! Dio è grande! Due dei mujaheddin hanno assassinato i fumettisti, quelli che hanno offeso il Profeta dell'Islam, in Francia. Preghiamo Dio di salvarli”. E’ uno dei messaggi intercettati sulla strage di Charlie Hebdo scritto da Maria Giulia Sergio arruolata in Siria nel Califfato. Da ieri, la prima Lady Jihad italiana, è ricercata per il reato di associazione con finalità di terrorismo internazionale. La procura di Milano ha richiesto dieci mandati di cattura per sgominare una cellula “familiare” dello Stato islamico sotto indagine da ottobre, come ha scritto ieri il Giornale, quando Maria Giulia è arrivata in Siria. Il procuratore aggiunto Maurizio Romanelli ha spiegato, che si tratta della “prima indagine sullo Stato Islamico in Italia, tra le prime in Europa”.

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02 dicembre 2015 | Radio uno Tra poco in edicola | intervento
Siria
Tensione fra Turchia e Russia
In collegamento con Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa. In studio conduce Stefano Mensurati.

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23 gennaio 2014 | Radio Città Futura | intervento
Siria
La guerra continua


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