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04 ottobre 2018 - Prima - Italia - Il Giornale
Alta tensione fra stellette e 5 Stelle
di Fausto Biloslavo
Le gerarchie militari sono in rotta di collisione con il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta. La goccia che rischia di far traboccare il vaso è un servizio delle Iene andato in onda ieri, ma i problemi che sollevano «più di una perplessità», secondo fonti del Giornale, sono altri e di varia gravità. 
Ieri sera le Iene hanno mandato in onda un servizio sul contrabbando di sigarette dalla Libia a bordo di nave Caprera, che nel porto di Tripoli garantiva appoggio alla Guardia costiera locale. Trenta ha rilasciato un\\\'intervista sostenendo che «l\\\'ho saputo da voi. Vi ringrazio e mi chiedo come mai». E alla fine ha ribadito: «L\\\'ho appreso dalle Iene». E quindi non dalla Marina.
Lo scorso luglio a segnalare i 700 chili di sigarette a bordo alla procura militare ed ordinaria è stato proprio il comandante di nave Caprera. La Marina ha subito diramato la notizia internamente sbagliando a non estenderla al gabinetto del ministro da poco insediato. Circa una settimana prima dell\\\'intervista, però, Trenta era stata informata sulla vicenda. Nessuno aveva intenzione di insabbiarla o di tenere all\\\'oscuro il vertice politico. Dopo la messa in onda dal servizio il ministro ha pubblicato un post, che sembra una mezza marcia indietro: «Sul caso di nave Caprera ci tengo a precisare di essere stata informata (in un secondo momento) che lo Stato maggiore della Marina ha immediatamente aperto un\\\'inchiesta». 
I rapporti con i vertici militari, ufficialmente ottimi, in realtà sono partiti con il piede sbagliato fin dall\\\'inizio con la scelta del ministro dei suoi collaboratori nel gabinetto. Trenta, ex capitano della riserva selezionata ha scelto come segretario particolare un colonnello con il dente avvelenato per mancate promozioni. Un sergente maggiore è diventato consigliere per l\\\'analisi strategica. 
L\\\'ulteriore allarme è suonato con l\\\'intenzione del ministro di ridurre il mandato dei capi delle Forze armate a 2 anni con minime possibilità di proroga rispetto ai tre attuali, che sono comunque pochi.
Fonti della Difesa hanno ribadito che «il ministro ha massima fiducia negli attuali capi (di Stato maggiore ndr), ma intende anticipare il tagliando sul lavoro che svolgeranno in linea con gli indirizzi del contratto di governo». Il termine «tagliando» non è il più azzeccato per generali a quattro stelle. Dall\\\'opposizione gridano al «condizionamento politico dei vertici della Difesa» come sta avvenendo in altri ministeri, ma proprio il precedente governo targato Pd ha bloccato gli incarichi al vertice a 3 anni senza proroghe. I problemi «strategici» riguardano la scarsa forza del ministro nell\\\'ottenere fondi cruciali per la Difesa.
Il vicepremier Luigi Di Maio avrebbe respinto la richiesta di Trenta sull\\\'indispensabile rinnovamento del sistema di difesa aereo. Gli attuali missili Aspide arriveranno al termine dell\\\'età operativa nel 2021. Il nuovo sistema di difesa, Camm-Er costa mezzo miliardo di euro, ma spalmato fino al 2031. Da subito bisogna stanziare solo 25 milioni nel 2019. Se il progetto non decolla si rischia che basi, aeroporti e le nostre missioni all\\\'estero restino sguarniti.
Non solo: al ministro è stato fatto presente che i carri Ariete sono ridotti ai minimi termini. Una fonte del Giornale parla senza peli sulla lingua «di esercito a pezzi». L\\\'utilizzo dei social è un\\\'altra «perplessità» delle gerarchie militari. I vertici hanno saputo nelle ultime ore dalla pagina Facebook del ministro della circolare emessa dal suo gabinetto che dà il via libera al sindacato fra i militari. Una svolta storica e molto discussa.
[continua]

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14 marzo 2015 | Tgr Friuli-Venezia Giulia | reportage
Buongiorno regione
THE WAR AS I SAW IT - L'evento organizzato dal Club Atlantico giovanile del Friuli-Venezia Giulia e da Sconfinare si svolgerà nell’arco dell’intera giornata del 10 marzo 2015 e si articolerà in due fasi distinte: MATTINA (3 ore circa) ore 9.30 Conferenza sul tema del giornalismo di guerra Il panel affronterà il tema del giornalismo di guerra, raccontato e analizzato da chi l’ha vissuto in prima persona. Per questo motivo sono stati invitati come relatori professionisti del settore con ampia esperienza in conflitti e situazioni di crisi, come Gianandrea Gaiani (Direttore responsabile di Analisi Difesa, collaboratore di diverse testate nazionali), Fausto Biloslavo (inviato per Il Giornale in numerosi conflitti, in particolare in Medio Oriente), Elisabetta Burba (firma di Panorama), Gabriella Simoni (inviata Mediaset in numerosi teatri di conflitto, specialmente in Medio Oriente), Giampaolo Cadalanu (giornalista affermato, si occupa di politica estera per La Repubblica). Le relazioni saranno moderate dal professor Georg Meyr, coordinatore del corso di laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche dell’Università di Trieste. POMERIGGIO (3 ore circa) ore 14.30 Due workshop sul tema del giornalismo di guerra: 1. “Il reporter sul campo vs l’analista da casa: strumenti utili e accorgimenti pratici” - G. Gaiani, G. Cadalanu, E. Burba, F. Biloslavo 2. “Il freelance, l'inviato e l'addetto stampa in aree di crisi: tre figure a confronto” G. Simoni, G. Cuscunà, cap. B. Liotti

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26 settembre 2012 | Uno Mattina | reportage
I lati oscuri (e assurdi) delle adozioni
Con mia moglie, prima di affrontare l’odissea dell’adozione, ci chiedevamo come mai gran parte delle coppie che sentono questa spinta d’amore andavano a cercare bambini all’estero e non in Italia. Dopo quattro anni di esperienza sulla nostra pelle siamo arrivati ad una prima, parziale e triste risposta. La burocratica e farraginosa gestione delle adozioni nazionali, grazie a leggi e cavilli da azzeccagarbugli, non aiutano le coppie che vogliono accogliere un bimbo abbandonato in casa propria, ma le ostacolano.

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06 giugno 2017 | Sky TG 24 | reportage
Terrorismo da Bologna a Londra
Fausto Biloslavo "Vado a fare il terrorista” è l’incredibile affermazione di Youssef Zaghba, il terzo killer jihadista del ponte di Londra, quando era stato fermato il 15 marzo dello scorso anno all’aeroporto Marconi di Bologna. Il ragazzo nato nel 1995 a Fez, in Marocco, ma con il passaporto italiano grazie alla madre Khadija (Valeria) Collina, aveva in tasca un biglietto di sola andata per Istanbul e uno zainetto come bagaglio. Il futuro terrorista voleva raggiungere la Siria per arruolarsi nello Stato islamico. Gli agenti di polizia in servizio allo scalo Marconi lo hanno fermato proprio perché destava sospetti. Nonostante sul cellulare avesse materiale islamico di stampo integralista è stato lasciato andare ed il tribunale del riesame gli ha restituito il telefonino ed il computer sequestrato in casa, prima di un esame approfondito dei contenuti. Le autorità inglesi hanno rivelato ieri il nome del terzo uomo sostenendo che non “era di interesse” né da parte di Scotland Yard, né per l’MI5, il servizio segreto interno. Il procuratore di Bologna, Giuseppe Amato, ha dichiarato a Radio 24, che "venne segnalato a Londra come possibile sospetto”. E sarebbero state informate anche le autorità marocchine, ma una fonte del Giornale, che ha accesso alle banche dati rivela “che non era inserito nella lista dei sospetti foreign fighter, unica per tutta Europa”. Non solo: Il Giornale è a conoscenza che Zaghba, ancora minorenne, era stato fermato nel 2013 da solo, a Bologna per un controllo delle forze dell’ordine senza esiti particolari. Il procuratore capo ha confermato che l’italo marocchino "in un anno e mezzo, è venuto 10 giorni in Italia ed è stato sempre seguito dalla Digos di Bologna. Abbiamo fatto tutto quello che si poteva fare, ma non c'erano gli elementi di prova che lui fosse un terrorista. Era un soggetto sospettato per alcune modalità di comportamento". Presentarsi come aspirante terrorista all’imbarco a Bologna per Istanbul non è poco, soprattutto se, come aveva rivelato la madre alla Digos “mi aveva detto che voleva andare a Roma”. Il 15 marzo dello scorso anno il procuratore aggiunto di Bologna, Valter Giovannini, che allora dirigeva il pool anti terrorismo si è occupato del caso disponendo un fermo per identificazione al fine di accertare l’identità del giovane. La Digos ha contattato la madre, che è venuta a prenderlo allo scalo ammettendo: "Non lo riconosco più, mi spaventa. Traffica tutto il giorno davanti al computer per vedere cose strane” ovvero filmati jihadisti. La procura ha ordinato la perquisizione in casa e sequestrato oltre al cellulare, alcune sim ed il pc. La madre si era convertita all’Islam quando ha sposato Mohammed il padre marocchino del terrorista che risiede a Casablanca. Prima del divorzio hanno vissuto a lungo in Marocco. Poi la donna è tornata casa nella frazione di Fagnano di Castello di Serravalle, in provincia di Bologna. Il figlio jihadista aveva trovato lavoro a Londra, ma nella capitale inglese era entrato in contatto con la cellula di radicali islamici, che faceva riferimento all’imam, oggi in carcere, Anjem Choudary. Il timore è che il giovane italo-marocchino possa essere stato convinto a partire per la Siria da Sajeel Shahid, luogotenente di Choudary, nella lista nera dell’ Fbi e sospettato di aver addestrato in Pakistan i terroristi dell’attacco alla metro di Londra del 2005. "Prima di conoscere quelle persone non si era mai comportato in maniera così strana” aveva detto la madre alla Digos. Il paradosso è che nessuna legge permetteva di trattenere a Bologna il sospetto foreign fighter ed il tribunale del riesame ha accolto l’istanza del suo avvocato di restituirgli il materiale elettronico sequestrato. “Nove su dieci, in questi casi, la richiesta non viene respinte” spiega una fonte del Giornale, che conosce bene la vicenda. Non esiste copia del materiale trovato, che secondo alcune fonti erano veri e propri proclami delle bandiere nere. E non è stato possibile fare un esame più approfondito per individuare i contatti del giovane. Il risultato è che l’italo-marocchino ha potuto partecipare alla mattanza del ponte di Londra. Parenti e vicini cadono dalle nuvole. La zia acquisita della madre, Franca Lambertini, non ha dubbi: “Era un bravo ragazzo, l'ultima volta che l'ho visto mi ha detto “ciao zia”. Non avrei mai pensato a una cosa del genere".

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06 settembre 2018 | Radio immaginaria | intervento
Italia
Teen Parade
Gli adolescenti mi intervistano sulla passione per i reportage di guerra

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15 marzo 2018 | Radio Radicale | intervento
Italia
Missioni militari e interesse nazionale
https://www.radioradicale.it/scheda/535875/missioni-militari-e-interesse-nazionale Convegno "Missioni militari e interesse nazionale", registrato a Roma giovedì 15 marzo 2018 alle 09:23. L'evento è stato organizzato da Center for Near Abroad Strategic Studies. Sono intervenuti: Paolo Quercia (Direttore del CeNASS, Center for Near Abroad Strategic Studies), Massimo Artini (vicepresidente della Commissione Difesa della Camera dei deputati, Misto - Alternativa Libera (gruppo parlamentare Camera)), Fausto Biloslavo (giornalista, inviato di guerra), Francesco Semprini (corrispondente de "La Stampa" da New York), Arije Antinori (dottore di Ricerca in Criminologia ed alla Sicurezza alla Sapienza Università di Roma), Leonardo di marco (generale di Corpo d'Armata dell'Esercito), Fabrizio Cicchitto (presidente della Commissione Affari esteri della Camera, Area Popolare-NCD-Centristi per l'Europa). Tra gli argomenti discussi: Difesa, Esercito, Esteri, Forze Armate, Governo, Guerra, Informazione, Italia, Ministeri, Peace Keeping, Sicurezza. La registrazione video di questo convegno ha una durata di 2 ore e 46 minuti. Questo contenuto è disponibile anche nella sola versione audio

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