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23 novembre 2019 - Attualitą - Terrorismo - Il Giornale
Alice e il sogno della guerra santa Ora vive reclusa con i quattro figli
«Mia moglie, Aisha Brignoli con i figli, si trovano nel campo di Al Hawl», racconta al Giornale il terrorista dello Stato islamico, Mohamed Koraichi. Aisha è il nome islamico, ma in realtà si chiama Alice Brignoli. La consorte italiana nata ad Erba, in provincia di Como, si è arruolata con il marito ed i primi tre figli nel Califfato raggiungendo Raqqa nel 2015. Anche lei è rincorsa da un mandato di cattura per terrorismo internazionale.
Al Hawl è il gigantesco campo sorvegliato dai curdi nel nord est della Siria non lontano dalla prigione dove è detenuto Koraichi e gli altri volontari stranieri della guerra santa, che avevano giurato fedeltà al primo Califfo, Abu Bakr al Baghdadi. Più anziana del marito, la jihadista italiana di madre francese, ha 42 anni e avrebbe avuto un altro figlio nello Stato islamico. Nel campo di Al Hawal vivono circa 70mila mogli e bambini dei tagliagole dell\'Isis. La zona riservata alle straniere con la loro prole ospiterebbe diecimila persone. Brignoli aveva cercato di far perdere le sue tracce fornendo altre generalità. La jihadista vive in condizioni precarie sotto le tende con i quattro figli: Saad di 7 anni, Ossama di 9, Ismail di 11 ed un altro molto piccolo nato in Siria.
La ricercata per terrorismo internazionale vorrebbe tornare in Italia come il marito. Per questo motivo avrebbe contattato una Ong italiana che opera nel campo dove è confinata. I volontari avrebbero informato la madre della donna di origini francesi, Fabienne Schirru, che abita ancora a Inverigo, nel Lecchese. Del caso si sta occupando un legale di fiducia della famiglia, la Farnesina, il Ros dei carabinieri e l\'Aise, i servizi segreti per l\'estero.
Brignoli non è l\'unica jihadista italiana nelle mani dei curdi nel nord est della Siria. Nel 2018 sono state fermate dai curdi sulla via della Turchia, due mogli dei terroristi dell\'Isis arrivate dal Veneto e intervistate dal Giornale. «Voglio tornare in Italia, anche se andrò in carcere. Così almeno riabbraccio la mamma, che mi manca tanto», ha sostenuto Meriem Rehaily scoppiando a piangere nel campo Roj, vicino al confine iracheno, neppure segnato sulla mappa. La jihadista di 22 anni di origini marocchine è stata condannata a 4 anni dal tribunale di Venezia. La seconda, Sonia Khediri, era partita per la Siria ancora minorenne e si trovava sotto sorveglianza nell\'altro campo di detenzione di Heyn Issa a nord di Raqqa. «Ho amato Daesh (lo Stato islamico, ndr) pensando di fare la scelta giusta ed invece ho perso la mia vita», ha ammesso Sonia. La giovane della provincia di Treviso indagata per terrorismo internazionale oggi ha 21 anni.
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