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13 febbraio 2020 - Prima - Italia - Il Giornale
L’insulto al ricordo delle foibe Venticinque sfregi ai martiri
Lapidi in memoria degli infoibati fatte a pezzi, bandiere con la stella rossa di Tito, boia degli italiani, sventolate il giorno del Ricordo e convegni negazionisti sulla tragedia delle foibe. Ben 25 episodi di vandalismo, oltraggi e provocazioni hanno funestato il 10 febbraio, giornata che commemora le vittime italiane dei partigiani titini e l\\\'esodo di almeno 250mila connazionali dall\\\'Istria, Fiume e Dalmazia a guerra finita. Episodi passati in gran parte sotto silenzio, in particolare sui grandi media.
Il dossier è stato raccolto dal vicepresidente del Comitato 10 febbraio, Emanuele Merlino, su richiesta della deputata di Fratelli d\\\'Italia, Augusta Montaruli, che vuole presentare un\\\'interrogazione in Parlamento.
Veri e propri sfregi alla memoria degli infoibati, che sembrano morti di serie B rispetto all\\\'ampio eco delle giuste reazioni nei confronti delle deprecabili offese alle vittime dell\\\' Olocausto.
Il 9 febbraio a Sassari è stata vandalizzata la targa ai martiri delle foibe. Il giorno prima in Piemonte, a Casale Monferrato, una targa simile è stata deturpata con scritte antifasciste. Anche a Marina di Carrara, dentro l\\\'ex campo profughi degli esuli fuggiti davanti alle violenze titine, è finita nel mirino la lapide per gli infoibati.
A Trento l\\\'amministrazione comunale ha preso una decisione paradossale togliendo fino al 10 febbraio la targa in ricordo delle vittime di Tito per «proteggerla dai vandali». A Lecco, il 7 febbraio, gli anarchici hanno affisso sui muri della città centinaia di volantini oltraggiosi fin dal titolo: «10/2 giorno del falso, non del ricordo».
Pure a Pomezia è stata vandalizzata la lapide per il dramma degli esuli, ma il Tg3 nazionale ha aperto l\\\'edizione di ieri alle 14 con la notizia delle orribili scritte antisemite nella stessa città. Giusto, ma non è stato concesso lo stesso risalto agli sfregi al 10 febbraio. D\\\'altro canto la Rai, secondo i dati rivelati dal deputato di Forza Italia, Roberto Novelli, su 4320 minuti di programmazione a disposizione nelle reti generaliste ha dedicato al giorno del Ricordo appena 314 minuti e nemmeno uno in prima serata. Raimovie per compensare la messa in onda di Red land sulle foibe, il 9 febbraio, ha pensato subito a un bilanciamento. Il giorno del Ricordo ha trasmesso La battaglia di Neretva, film di 50 anni fa finanziato dalla Jugoslavia e dai contenuti elogiativi nei confronti di Tito.
Il 10 febbraio forse peggio degli atti vandalici è stata l\\\'offensiva ostentazione di simboli e bandiere dei carnefici degli italiani. A Trieste, nel centro città, un presidio antifascista inneggiava alla resistenza negazionista sventolando la bandiera jugoslava con la stella rossa di Tito. A Terni, alla commemorazione ufficiale del 10 febbraio, accanto ai vigili urbani c\\\'era il tricolore con la stella rossa della brigata partigiana Garibaldi, che nella Venezia Giulia era al fianco dei partigiani titini. A Firenze, al Polo universitario di Novoli, è apparso uno striscione con falce e martello provocatorio nei confronti della giornata del Ricordo.
L\\\'11 febbraio l\\\'edizione della Repubblica di Torino è riuscita a bollare come «fascista» in un titolo Norma Cossetto, martire delle foibe e medaglia d\\\'oro al valor civile alla memoria voluta dal presidente Ciampi. Vauro Senesi si è distinto sia a parole che con una vignetta dal seguente tenore: «Foibe troppi anni di silenzio», il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri con un trombone e Matteo Salvini armato di tamburo, che dice «E ora vai con la caciara». Per le foibe si possono tenere convegni giustificazionisti dell\\\'Associazione nazionale partigiani nella Biblioteca del Senato. E diversi eventi negazionisti sparsi per l\\\'Italia come quello di Solarolo con il patrocinio dell\\\'Anpi o di Ravenna con l\\\'appoggio del Comune. A Parma, il 10 febbraio, si è tenuta una conferenza su «Foibe e fascismo». Il titolo della relazione di Sandi Volk era «Basovizza un falso storico», anche se la foiba sul Carso triestino è monumento nazionale.
[continua]

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11 novembre 2008 | Centenario della Federazione della stampa | reportage
A Trieste una targa per Almerigo Grilz
e tutti i caduti sul fronte dell'informazione

Ci sono voluti 21 anni, epiche battaglie a colpi di articoli, proteste, un libro fotografico ed una mostra, ma alla fine anche la "casta" dei giornalisti triestini ricorda Almerigo Grilz. L'11 novembre, nella sala del Consiglio comunale del capoluogo giuliano, ha preso la parola il presidente dell'Ordine dei giornalisti del Friuli-Venezia Giulia, Pietro Villotta. Con un appassionato discorso ha spiegato la scelta di affiggere all'ingresso del palazzo della stampa a Trieste una grande targa in cristallo con i nomi di tutti i giornalisti italiani caduti in guerra, per mano della mafia o del terrorismo dal 1945 a oggi. In rigoroso ordine alfabetico c'era anche quello di Almerigo Grilz, che per anni è stato volutamente dimenticato dai giornalisti triestini, che ricordavano solo i colleghi del capoluogo giuliano uccisi a Mostar e a Mogadiscio. La targa è stata scoperta in occasione della celebrazione del centenario della Federazione nazionale della stampa italiana. Il sindacato unico ha aderito all'iniziativa senza dimostrare grande entusiasmo e non menzionando mai, negli interventi ufficiali, il nome di Grilz, ma va bene lo stesso. Vale la pena dire: "Meglio tardi che mai". E da adesso speriamo veramente di aver voltato pagina sul "buco nero" che ha avvolto per anni Almerigo Grilz, l'inviato ignoto.

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16 febbraio 2007 | Otto e Mezzo | reportage
Foibe, conflitto sulla storia
Foibe, conflitto sulla storia

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24 novembre 2015 | Rai 1 Storie vere | reportage
Terrorismo in Europa
Dopo gli attacchi di Parigi cosa dobbiamo fare per estirpare la minaccia in Siria, Iraq e a casa nostra

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27 gennaio 2020 | Radio 1 Italia sotto inchiesta | intervento
Italia
Esercito e siti ebraici
Fausto Biloslavo I nostri soldati rispettano la giornata della Memoria dell’Olocausto non solo il 27 gennaio, ma tutto l’anno. L’esercito, con l’operazione Strade sicure, schiera 24 ore al giorno ben 700 uomini in difesa di 58 siti ebraici sul territorio nazionale. Tutti obiettivi sensibili per possibile attentati oppure oltraggi anti semiti. “Per ora non è mai accaduto nulla anche grazie alla presenza dei militari, che serve da deterrenza e non solo. Il senso di sicurezza ha evitato episodi di odio e minacce ripetute come in Francia, che rischiano di provocare un esodo della comunità ebraica” spiega una fonte militare de il Giornale. I soldati, che si sono fatti le ossa all’estero, sorvegliano, quasi sempre con presidi fissi, 32 sinagoghe o tempi ebraici, 9 scuole, 4 musei e altri 13 siti distribuiti in tutta Italia, ma soprattutto al nord e al centro. La città con il più alto numero di obiettivi sensibili, il 41%, è Milano. Non a caso il comandante del raggruppamento di Strade sicure, come in altre città, è ufficialmente invitato alle celebrazioni del 27 gennaio, giorno della Memoria. Lo scorso anno, in occasione dell’anniversario della nascita dello Stato di Israele, il rappresentante della comunità ebraica di Livorno, Vittorio Mosseri, ha consegnato una targa al comandante dei paracadustisti. “Alla brigata Folgore con stima e gratitudine per il servizio di sicurezza prestato nell’ambito dell’operazione Strade sicure contribuendo con attenzione e professionalità al sereno svolgimento delle attività della nostro comunità” il testo inciso sulla targa. In questi tempi di spauracchi anti semiti l’esercito difende i siti ebraici in Italia con un numero di uomini praticamente equivalente a quello dispiegato in Afghanistan nel fortino di Herat. Grazie ad un’esperienza acquisita all’estero nella protezione delle minoranze religiose, come l’antico monastero serbo ortodosso di Decani in Kosovo. “In ogni città dove è presente la comunità ebraica esiste un responsabile della sicurezza, un professionista che collabora con le forze dell’ordine ed i militari per coordinare al meglio la vigilanza” spiega la fonte del Giornale. Una specie di “assessore” alla sicurezza, che organizza anche il sistema di sorveglianza elettronica con telecamere e sistemi anti intrusione di avanguardia su ogni sito. Non solo: se in zona appare un simbolo o una scritta anti semita, soprattuto in arabo, viene subito segnalata, fotografata, analizzata e tradotta. “I livelli di allerta talvolta si innalzano in base alla situazione internazionale” osserva la fonte militare. L’ultimo allarme ha riguardato i venti di guerra fra Iran e Stati Uniti in seguito all’eliminazione del generale Qassem Soleimani. Roma è la seconda città per siti ebraici presidiati dai militari compresi asili, scuole e oratori. Le sinagoghe sono sorvegliate pure a Napoli, Verona, Trieste e quando necessario vengono disposte le barriere di cemento per evitare attacchi con mezzi minati o utilizzati come arieti. A Venezia i soldati garantiscono la sicurezza dello storico ghetto. A Livorno e in altre città sono controllati anche i cimiteri ebraici. Una residenza per anziani legata alla comunità è pure nella lista dei siti protetti a Milano. Ed i militari di Strade sicure nel capoluogo lombardo non perdono d’occhio il memoriale della Shoah, lo sterminio degli ebrei voluto da Hitler.

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