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Articolo
27 marzo 2025 - Attualità - Afghanistan - Il Giornale |
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Afghanistan, il limbo dei 4mila collaboratori dell’Italia da salvare |
L’ultimo volo americano lascia l’aeroporto di Kabul il 31 agosto 2021 e i talebani tornano al potere dopo vent’anni di guerriglia e terrorismo. Gli eserciti occidentali hanno abbandonato l’Afghanistan in fretta e furia. Quella che doveva essere una ritirata ordinata si trasforma nel caos. Nella Caporetto afghana abbandonano tonnellate di armi, mezzi e attrezzature militari, addirittura elicotteri. Tutto finisce in mano ai talebani e adesso una delegazione americana, giunta in visita riservata a Kabul, ha presentato solo due opzioni: restituire le armi e le attrezzature Usa oppure accettare la presenza degli Stati Uniti nella mega base aerea di Bagram. Il grande gioco riprende al crocevia dell’Asia, terra contesa dai gruppi terroristici - Al Qaeda, talebani e Isis - e pure dalle potenze internazionali (Usa, Russia e Cina in testa). In mezzo, le piccole storie dimenticate nel buco nero dell’informazione sull’Afghanistan, come il calvario di Hossaini Sayed Ewaz. Anche lui, nell’agosto del 2021, avrebbe dovuto essere evacuato da Herat, dove aveva creduto nell’illusione della «democrazia» importata dall’Occidente. La richiesta al Covi (Comando vertice interforze) per partire, la corsa verso l’aeroporto di Kabul e, alla fine, i sogni infranti davanti a un attentato kamikaze e l’ultimo aereo che lasciava il Paese. Da quel momento, Hossaini, che ha collaborato con l’Esercito italiano, si dà alla macchia. Prima in Afghanistan e poi in Iran, dove si trova, oggi, intrappolato. «Da anni, i miei figli sono privati dell’istruzione e indifesi in questo mondo crudele. Accanto a loro, mia moglie, compagna di vita, si sforza di dare conforto ai bambini, cercando di proteggerli dal dolore. Nulla è peggio che vivere in questo stato di attesa infinita», scrive nell’ultima richiesta di aiuto. La guerra in Ucraina prima e quella tra Israele e Hamas hanno spostato il baricentro del mondo. In questi anni la Difesa, con un lavoro immane, è riuscita a portare in Italia più di 6914 afghani (su oltre 22mila richieste). Ne restano indietro, però, ancora 4100. Assieme allo scenario internazionale, a complicare la situazione si prospetta il trasferimento, come apprende il Giornale da fonti qualificate, del dossier sui collaboratori ancora da portare in salvo dal ministero della Difesa a quello degli Esteri. Le operazioni di evacuazione subiranno l’ennesimo rallentamento. In mezzo al tritacarne organizzativo, burocratico e allo scarseggiare dei posti disponibili per l’accoglienza, occupati dagli sbarchi illegali, la vittima sarà Hossaini e la sua famiglia come tanti altri afghani che hanno creduto in noi. Il padre disperato lancia un messaggio amaro al nostro Paese: «Impossibile da sopportare è la preoccupazione per i miei cari. I figli, che ogni giorno mi guardano e chiedono: “Papà, quando andremo in Italia?”. Non ho risposte perché temo che il calvario non finirà mai». |
[continua] |
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04 giugno 2010 | Tele4 | reportage
Intervista sul'Afghanistan la mia seconda patria
Un'intervista di Tele 4 in occasione del dibattito “Afghanistan: raccontare la guerra, raccontare la pace”, al Circolo della Stampa di Trieste,con la fotorgafa Monika Bulaj.
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15 novembre 2001 | TG5 - Canale 5 e Studio Aperto - Italia 1 | reportage
Si combatte a sud di Kabul
Si combatte a sud di Kabul
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19 settembre 2009 | TG5 Speciale - Canale 5 | reportage
Morire per Kabul
Dopo l'attentato che è costato la vita a sei paracadutisti della Folgore ci si interroga sulla missione in Afghanistan. Se valeva la pena morire per Danzica lo stesso discorso va fatto per Kabul.
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22 agosto 2008 | Panorama.it | intervento |
Afghanistan
Tre soldati italiani feriti a nord di Kabul
Tre soldati italiani sono rimasti feriti da un’esplosione a nord di Kabul.Ieri mattina verso le 7.20, le 4.50 in Italia, una piccola colonna del nostro contingente si stava dirigendo fuori dalla capitale. Circa 20 chilometri a nord di Kabul un mezzo è stato investito da un’esplosione nella parte posteriore. Il veicolo coinvolto è un Vm 90, il meno protetto che abbiamo dispiegato in Afghanistan. Nella parte dietro è scoperto e ha solo due piastre protettive laterali. L’esplosione non deve essere stata molto forte, perché ha provocato solo tre feriti leggeri. Se fosse stata una vera e propria trappola esplosiva non ci sarebbero superstiti su quel tipo di mezzo. Forse si è trattato di un ordigno che ha fatto cilecca.
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04 agosto 2008 | Radio 24 | reportage |
Afghanistan
Taccuino di guerra - In volo sugli elicotteri dei marines
Afghanistan, un'estate in trincea. In prima linea con i marines
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19 ottobre 2005 | Radio 24 | intervento |
Afghanistan
Saddam Hussein: pena di morte?
E' in corso il processo contro il dittatore di Baghdad che, per le leggi vigenti in Iraq, potrebbe portare alla pena di morte. Può essere accettabile la pena capitale, anche se applicata a un feroce dittatore?
Gli sfidanti:
Lilli Gruber, giornalista e scrittrice, eurodeputata per L'Ulivo, Fausto Biloslavo, giornalista di guerra.
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24 gennaio 2008 | Rai Radio3 | intervento |
Afghanistan
Afghanistan: stiamo perdendo?
Giancarlo Loquenzi ne parla con: Adriana Cerretelli, giornalista, corrispondente da Bruxelles de Il Sole 24 Ore; Fausto Biloslavo, giornalista di guerra, scrive per i quotidiani Il Giornale, Il Foglio ed il settimanale Panorama; Emanuele Giordana, giornalista di Lettera22 autore del libro "Afghanistan, il crocevia della guerra alle porte dell'Asia", Editori Riuniti 2007; Gianandrea Gaiani, esperto di strategie militari.
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16 giugno 2010 | Spazio Radio - Radio 1 | intervento |
Afghanistan
Il "tesoro" nascosto
L’Afghanistan è un paese disgraziato, povero e senza risorse, a parte l’oppio? Assolutamente no. Il sottosuolo afghano nasconde un forziere di minerali che vale 1 trilione di dollari. In cifre europee stiamo parlando di 810 miliardi di euro. Oro, gemme, rame, ferro ed il prezioso litio sono presenti in quantità tali da poter trasformare l’Afghanistan in una delle maggiori “potenze” minerarie al mondo. Lo hanno scoperto i geologi assoldati dal Pentagono studiando vecchie carte tracciate dai sovietici, che invasero il paese negli anni ottanta. Una ricchezza naturale capace di risollevare economicamente l’Afganistan e magari farlo uscire dal tunnel delle guerra.
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