LIBRO E MOSTRA Gli occhi
della guerra
Gli occhi della guerra incrociati in tanti reportage in prima linea. Per questo gli occhi della guerra diventano il titolo di un libro fotografico. Un libro per raccontare, con immagini e sguardi fugaci, 25 anni di servizi dai fronti più caldi del mondo.
[continua]


REPORTAGE
L'ultima capitale
del Califfato
sotto assedio
Raqqa (Siria) Prima i boati paurosi e poi le alte colonne di fumo biancastro, che si alzano verso il cielo, sono il benvenuto all'inferno di Raqqa. L'aria rarefatta dalla calura rende questa distesa polverosa di case sulla sponda dell'Eufrate un girone dantesco. I caccia bombardieri americani martellano le postazioni delle bandiere nere nella prima e storica capitale dello Stato islamico in Siria. L'ultima roccaforte del Califfato, che si sta sgretolando. La città jihadista è sotto assedio da giugno, dopo la caduta lo scorso anno di Sirte, in Libia e la liberazione di Mosul, in Iraq, negli ultimi giorni.
continua

image



nome
cognome
email
testo
codice di verifica



aggiungi un commento
Shangri La
06 gennaio 2008
Quando sono "sbarcato" sulla rete ero affascinato dall'idea di aprire un blog, dove concedere libero spazio a commenti e idee. Nello stesso tempo il progetto mi terrorizzava temendo di non riuscire a trovare il tempo per seguirlo con la dovuta attenzione.
Per fortuna è arrivato in soccorso Francesco Barontini, un vecchio amico dell'aeronautica militare, che con mio dispiacere ha appeso la divisa al chiodo. Assieme a Francesco ho condiviso grandi reportage di guerra, come l'Afghanistan dopo l'11 settembre. Via telefono satellitare gli descrivevo le esplosioni dei primi bombardamenti notturni americani sulle linee talebane per capire qualcosa di più sulla guerra aerea e non scrivere stupidaggini.
Francesco insegna "Comunicazione di Crisi e Gestione dell'Informazione" all'Università di Perugia. Da lui e dalla sua pattuglia di studenti è nata l'idea di aprire questo blog ospitato sul mio sito. Gli stessi studenti lo alimenteranno con le loro opinioni e hanno pensato al titolo: Shangri la.
L'auspicio è che sia uno spazio aperto alla discussione sull'informazione, il giornalismo di guerra e altro ancora. Un blog sempre rispettoso delle idee di tutti e senza eccessi. Uno spazio costruttivo e soprattutto .... libero.

Fausto Biloslavo



05 ottobre 2016 14:12:52 - Pharme411 Pharme411 scrive:
Hello!


04 ottobre 2016 08:12:31 - Pharmd423 Pharmd423 scrive:
Hello!


03 ottobre 2016 02:03:56 - Pharmf670 Pharmf670 scrive:
Hello!


01 ottobre 2016 19:48:43 - Pharmf660 Pharmf660 scrive:
Hello!


30 settembre 2016 13:13:33 - Pharmk720 Pharmk720 scrive:
Hello!


29 settembre 2016 06:35:43 - Pharmc714 Pharmc714 scrive:
Hello!


28 settembre 2016 00:18:35 - Pharmd3 Pharmd3 scrive:
Hello!


27 settembre 2016 09:46:54 - Johne375 Johne375 scrive:
Thanks so much for the article.Much thanks again. Great. cageafdeegcf


15 aprile 2008 14:09:32 - Chiara Savarino scrive:
Dopo l'invasione cinese iniziata nel 1949/50 oggi quasi la totalità del Tibet è sotto il controllo della Repubblica Popolare Cinese. Ora più che mai il significato di Shangri La,come luogo di pace e serenità spirituale riaffiora prepotentemente per ricordarci i soprusi che da anni il popolo tibetano e più che mai in questo momento continua a subire senza che nessuno concretamente faccia niente!Si parla di boicottare le Olimpiadi!Comunicativamente parlando sarebbe un messaggio importante di solidarietà,anche se le probabilità che ciò accada sembrano diminuire sempre di più!Ma basterebbe solo questo?Cosa può fare davvero la comunità internazionale per risolvere la questione?Possibile che la Cina sia sempre e comunque inarrestabile e che nessuno possa davvero proteggere i diritti umani più volte calpestati?Interessa davvero difendere questi diritti?sembra proprio di no..


03 febbraio 2008 23:23:09 - Fausto Biloslavo scrive:
Caro Valerio ho letto e idelamente sottoscrivo in pieno il tuo giusto sfogo. Solo sulla pena di morte mi confesso favorevole. Il motivo è che ho incontrato troppi uomini trasformati in bestie durante i miei reportage. Andrea, invece, spero di rivederlo presto a Trieste con le immagini dell'Afghanistan. Inoltre penso che tu, caro Andrea, sei stato un ottimo comunicatore tenendo conto degli enormi limiti che ti sono stati imposti. Quindi ti invito a scrivere su questo blog, soprattutto per gli studenti del corso di comunicazione di crisi, ma non solo


02 febbraio 2008 14:31:42 - Valerio Zago scrive:
Difficile credere nel tuo Shangri la, caro Fausto, in un idilliaco luogo ove l'umana debolezza sia libera da ogni sua nefandezza. Mi guardo attorno e senza neppure approfondire la lettura dei tuoi appassionanti articoli, mi vesto a lutto, per il tuo "sogno" che ogni giorno viene ucciso e violentato. Folli assetati di sangue che usano addirittura bimbi o dementi per compiere le loro stragi, in nome di un "Dio" che forse non è mai esistito, se non nel loro personale tornaconto. Ma non occorre uscire dai confini della nostra povera Italia, per renderci conto che qualsiasi nome tu darai ad un sogno, resterà purtroppo relegato tra i sogni, puro cristallo in lotta con elefanti impazziti e un po’ di colpa l’hanno anche una buona parte dei tuoi colleghi, che pur di riempire giornali e palinsesti, sbattono i mosti in pasto al popolo assetato di orrori. Sono contrario per scelta alla “pena di morte” fisica (anche se a volte penso, che sia il modo migliore per rimuovere il problema), però a fronte di certi orrendi delitti nostrani, che stanno riempiendo le cronache, con voluttuosa e incontenibile curiosità e morbosità, mi chiedo se non sarebbe più corretto, anche per rispetto alle vittime, condannare a “morte mediatica” i colpevoli? Dimentichiamoli; allontaniamoli dai riflettori; non facciamone degli idoli, seguiti da turbe di assatanati, che li vorrebbero addirittura testimonial pubblicitari, amici di penna, o impalmarli sull’altare. Se fossimo capaci di ignorare i colpevoli o presunti tali dei vari delitti di Erba, di Meredith Kercher, del piccolo Tommy, eviteremmo almeno di inorridire e di avere, forse altri emuli, che centrifugano i figli nella lavatrice o si trasformano in denamitardi. Coraggio Fausto, continua nel tuo encomiabile impegno, perché la Verità è giusto che sia libera di riempire le nostre menti, ma certe verità, a mio avviso, andrebbero se non limitate, servite sottotono, in rispetto di chi ha subito irrimediabilmente il torto.


02 febbraio 2008 00:57:35 - Andrea scrive:
Viva la libertà e "Viva l'Italia" Fausto, i'm back come dicono i nostri amici e ti ritrovo a scrivere su un blog riguardo alla comunicazione di crisi. Bello ed interessante, soprattutto in un momento in cui più che altro si parla "crisi della comunicazione". Avrei tante cose da dire ma come ben sai Fausto sono un pessimo comunicatore. A proposito l'Afghanistan è sempre magico, ho delle foto meravigliose, tuttavia penso che difficilmente vorrò rivederlo, troppo "sangue amaro" troppo squallore e sai a cosa mi riferisco, quindi concludo con un "in bocca al lupo" per il blog ed un abbraccio e chissà che non ci si veda in quel di Trieste.


01 febbraio 2008 00:19:14 - Fausto Biloslavo scrive:
Caro Enirco il fattore tribale è alla base delle tragedie dell'Africa. La crisi in Kenya ha un aspetto tribale atavico, ma è vero che i politici di ambo le parti (Kibaki e Odinga) soffiano sul fuoco e forse la situazione sta sfuggendo di mano. Inoltre l'antico odio tribale si alimenta grazie a gelosie di status sociale ed economico. I kikuyu di Kibaki vengono accusati di essersi arricchiti alle spalle di altre tribù come i luo di Odinga. Quindi è giusto dire che le violenze non sono scoppiate solo epr motivi tribali. Un latro aspetto interessante è che grazie a noi giornalisti, che inigantiamo e puntiamo al sensazionalismo, sembra che il Kenya sia già un nuovo Ruanda. Non è ancora così. Gli scontri sono limitati lala parte occidentale e alle baraccapoli di Nairobi. La costa,per esempio, dove vivono molti italiani, fra Mombasa e Malindi, è tranquilla. A parte le migliaia di locali rimasti senza lavoro per il crollo del turismo.


31 gennaio 2008 12:59:55 - Francesco Barontini scrive:
Enrico, non sono un esperto di Africa, ma per quel poco che ho letto e per quei "soggiorni" di lavoro che vi ho trascorso credo di poter affermare con sicurezza che trascurare il fattore tribale da quelle parti non aiuta a capire...il fattore tribale checchè ne dicano gli esperti di relazioni internazonali in Africa CONTA TANTO! Ovunque, dallo Zimbabwe, al Kenya, alla Nigeria, all'Algeria...


31 gennaio 2008 12:49:48 - Enrico Scarponi scrive:
Buonasera signor Biloslavo, la citazione del rwanda nel suo ultimo post mi ha fatto venire in mente la situazione simile che in questi giorni sta attraversando il Kenia. Mi sembra che i media diano una spiegazione solo superificiale di quanto sta accadendo, presentando il tutto come un conflitto di matrice etnica dovuto agli odi tribali che da secoli attraversano quelle regioni, mentre invece se uno si informa meglio e ascolta anche opinioni di persone che vivono in kenia scopre che le motivazioni etniche c'entrano ben poco e come invece ci siano ragioni politiche e soprattutto sociali alla causa del conflitto.... lei che ne pensa? Quali sono secondo lei le ragioni di questo conflitto? Arrivederci


29 gennaio 2008 17:24:58 - Fausto Biloslavo scrive:
Il Ruanda lo ricordo come uno dei reportage più terribili. Ho visto i cani mangiarsi i cadaveri che affioravano dalle fosse comuni.Le bande di interamwe che facevano a pezzi la gente a colpi di machete. Le chiese piene di corpi maciullati, ma abbiamo slavato anche un bambino dai massacri. Talvolta i giornalisti servono veramente a qualcosa.


29 gennaio 2008 13:42:55 - Chiara Savarino scrive:
La ringrazio per questo luogo di incontro e confronto che ci ha offerto! Ammiro molto la professione di inviato di guerra,di chi fa vero giornalismo di inchiesta,di chi non si ferma alle apparenze e cerca la verità.Andare a vedere di persona,capire cosa si nasconde dietro a tante vicende drammatiche ci apre gli occhi, ci fa vedere le cose da un'altra prospettiva magari mai pensata prima.Durante i miei studi sono rimasta colpita ad esempio dalla situazione del Rwanda,dal tragico genocidio della popolazione tutsi che è avvenuto sotto gli occhi di tutti nel'94.Sono rimasta scioccata,io non sapevo niente!E come me penso tanta altra gente!Ho riflettuto sull'importanza che ha l'informazione,come può "cancellare" un evento simile,sul perché certe notizie non arrivano alla gente o comunque non con quell'accuratezza e importanza che purtroppo certi fatti così gravi dovrebbero avere.Ho scoperto come certe cose,se non toccano direttamente interessi economici e politici non interessano ai paesi,né di conseguenza ai media e questo mi ha sconvolto.Mi sono sentita ingenua e idealista. Spero anch'io un giorno di poter raccontare,come fa lei nei suoi numerosi articoli,la verità dei fatti, far sapere alla gente ciò che accade intorno non offrendo solo una porzione di realtà,ma tutto l'insieme,una visione a 360°. Cercare di far cadere quel velo che spesso distorce la realtà delle cose.Il potere della conoscenza,sapere come stanno davvero le cose può aiutare davvero a cambiare le situazioni.Chi sa ha la grande possibilità di rendersi partecipe attivamente degli eventi e magari cambiarli,andando contro ogni forma di potere che, nella ricerca di propri ed esclusivi interessi, volta le spalle ai problemi di intere popolazioni.


27 gennaio 2008 19:57:28 - Mariangela Sassi scrive:
Effettivamente è vero, se abbiamo la possibilità di esprimere le nostre idee e confrontarci in questo spazio libero dobbiamo ringraziare Fausto Biloslavo per l'ospitalità e per la disponibilità ad aiutarci a realizzare questo progetto dall'esito imprevedibile: GRAZIE!!!


26 gennaio 2008 17:43:55 - Fausto Biloslavo scrive:
Viva la libertà.


25 gennaio 2008 16:17:44 - Laura Cotugno scrive:
Un grazie a Fausto Biloslavo per averci dato la possibilità di coltivare uno spazio che va al di là dei soliti contenitori statici, preconfezionati secondo schemi che purtroppo non ci permettono di guardare oltre i limiti del nostro presente. Grazie per questa "idea" di libertà.




contattami


image