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Reportage
28 aprile 2022 - Esteri - Ucraina - Grazia
Le lacrime del Donbass
Fausto Biloslavo
Alla luce fioca del bunker un giovane soldato lancia in aria la monetina. Esce croce e fa un passo avanti con lo sguardo tetro senza dire una parola. La squadra di militari ucraini tira a sorte i primi cinque che dovranno uscire per andare in trincea nell’inferno di Popasna, il fronte più duro del Donbass. Solo arrivarci è una scommessa con la morte. La macchina blindata in maniera artigianale del tenente colonnello Roman, che assomiglia a Kurtz di Apocalypse now interpretato da Marlon Brando, sfreccia a tutta velocità entrando nella cittadina di 100mila abitanti dove non c’è un edificio intatto. I razzi Grad hanno appena centrato i piani alti di un palazzo che erutta fumo come un vulcano. Ci passiamo sotto con le granate russe che esplodono tutt’attorno.
L’avamposto di prima linea è una palazzina vicino alla stazione scarnificata dai bombardamenti. Un caccia ha appena scaricato un ordigno da 500 chili che ha aperto un cratere profondo due volte un uomo in un paesaggio lunare. “Dieci metri più in là e saremmo tutti morti. Se va bene arriva una granata ogni tre minuti, ma se va male i colpi possono essere anche cinque al minuto” spiega Linza, veterano del battaglione Donbass, che ci accoglie nelle fondamenta della palazzina trasformate in bunker. Le condizioni di vita sono estreme. I soldati sono tesi, sudati e nessuno scherza bivaccando fra le macerie. Un sergente di ferro ammette: “Dall’inizio abbiamo già perso un centinaio di uomini. Le ossa sono sparse fra la terra delle trincee”. E conferma che “i russi bombardano a tappeto. Nei rifugi centrati sono sepolti centinaia di corpi”. A notte fonda, quando la prima squadra deve dare il cambio in trincea a chi è sopravvissuto, si fanno scrivere dai commilitoni i loro cognomi con il pennarello indelebile nero sulla mimetica all’altezza delle gambe, delle braccia e sul petto. “Così se veniamo spappolati dall’artiglieria russa e riescono a recuperare i pezzi li mettono nello stesso sacco nero” spiega a denti stretti un soldato.
Sieverodonetsk è una delle roccaforti della linea di difesa del Donbass che i russi stanno attaccando con furia. La guerra ha riesumato un vecchio bunker antiatomico dei tempi sovietici. Dall’anonimo capannone verde, ingresso del rifugio sotterraneo, escono 250 zombie per la distribuzione dei viveri. Donne, anziani, bambini che vedono solo ogni tanto la luce quando l’artiglieria concede una tregua. Una signora di mezza età scongiura in inglese: “Vi prego aiutateci a fermare la guerra. Ci bombardano ogni giorno. Non ne possiamo più. Il bunker ci protegge, ma è invivibile”. La corrente è saltata e la luce dei telefonini illumina debolmente la discesa verso le catacombe del Donbass. Il pesante portellone anti atomico, come nei film, è spalancato e appena oltrepassata la soglia si torna indietro nel tempo. Sulle pareti campeggiano la stella rossa e la falce e martello dell’Urss. I dannati che vivono nel bunker hanno separato le camerate con teli di plastica nera, che rendono ancora più cupo l’ambiente. Da sotto le coperte ogni tanto spunta uno “zombie” fra colpi di tosse e lacrime. Un padre culla il figlio piccolo che piange: “Vedete come sopravviviamo? L’ambiente è malsano e mancano le medicine”.
Il sibilo della morte ti fa trattenere il fiato. Un attimo dopo la granata sfonda una parte del bunker con un fragore spaventoso sollevando una nuvola di fumo e calcinacci. I feriti si lamentano, altri militari gridano e gli ufficiali urlano gli ordini nel caos. Un drone russo ha individuato la base della polizia militare a Sieverodonetsk indirizzando il tiro dei cannoni che ci hanno tenuti inchiodati per due ore. Quaranta colpi diretti sono piombati sulla postazione con noi giornalisti dentro. Subito dopo il crollo di una parte del bunker un sottufficiale grida “davai, davai” via, via in russo intimando di seguirlo lungo i camminamenti stretti come un budello per raggiungere la zona del bunker ancora in piedi.
Le esplosioni che scuotono le pareti si susseguono: i soldati più giovani sono tesi, altri ridono per scaricare la tensione. Un veterano ha la testa appoggiata al muro e sembra non farcela a sopportare la paura. Un ferito spunta ondeggiando nel fumo come un fantasma. E’ completamente impolverato e butta sangue dalla bocca. Yuri ha la mano insanguinata e un altro soldato è stato colpito alla testa.
Sulla collina della morte che domina il villaggio di Malaya Rohan un’intera compagnia russa trincerata con carri armati e blindati è stata spazzata via. Le quattro case si trovano alla periferia di Kharkiv, la seconda città dell’Ucraina, caposaldo cruciale per lo scontro nel Donbass.
I corpi senza vita dei soldati russi sono disseminati sul campo di battaglia. Un ragazzino biondo e con gli occhi azzurri sembra quasi assopito nella sua trincea se non fosse per il rivolo di sangue che gli esce dalla bocca. Le granate e le raffiche di  mitragliatrice pesante hanno stanato i soldati di Mosca dietro i sacchetti di sabbia. Alcuni caduti, ancora con l’elmetto e il giubbotto antiproiettile, sembrano marionette con i fili recisi. “Erano in 120 e abbiamo contato 12 corpi,  ma hanno subito ancora più morti e feriti. Li abbiamo stanati con le nuove armi fornite dalla Nato” racconta un militare ucraino. La torretta un tank è volata via ed blindati sono quasi tutti ridotti ad ad un ammasso di lamiere carbonizzate. Su un mezzo non andato a fuoco campeggia la grande Z bianca, simbolo dell’invasione.

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03 marzo 2014 | TG5 | reportage
In Crimea ultimatum dei russi alle basi ucraine


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20 luglio 2014 | Russia 1 | reportage
Gli uomini neri
La guerra civile in Ucraina sempre più sanguinosa e dimenticata schiera in prima linea un reparto fedele a Kiev, che arruola volontari europei provenienti da Italia, Svezia, Finlandia, paesi Baltici e Francia. Il battaglione Azov, accusato di simpatie naziste, sta combattendo con i suoi 250 uomini sul fronte orientale dell'Ucraina contro i ribelli filo russi. Una dozzina di volontari stranieri, che giurano di non venir pagati, hanno già prestato giuramento. Altri 24 stanno arrivando e su Facebook, il veterano francese della guerra in Croazia, Gaston Besson, ha lanciato da Kiev un appello all'arruolamento. Per giorni abbiamo seguito dalla base di Berdyansk, nell'est del paese, il battaglione Azov, che è sotto il controllo del ministero dell'Interno. Fra i volontari europei, l'italiano Francesco F. ha lasciato la vita da manager per combattere al fianco degli ucraini contro i ribelli filo russi. Il cecchino svedese, Mikael Skillt, uno dei pochi a parlare a viso scoperto, ha una taglia dei separatisti sulla testa. E fra loro c'è pure un russo che vorrebbe abbattere il governo di Mosca. Per il colore della divisa e la provenienza dall'estrema destra ucraina ed europea sono conosciuti come "gli uomini neri".

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14 marzo 2014 | TG5 | reportage
Gli italiani di Crimea
Gli italiani di Crimea, emigrati nella penisola oltre duecento anni fa, furono deportati in Siberia e decimati da Stalin, che li considerava una spina nel fianco durante la seconda guerra mondiale. Poi sono tornati a Kerch, vicino all'ex confine con la Russia. Gli italiani di origine sono ancora 500.

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26 maggio 2014 | RadioVaticana | intervento
Ucraina
Il nuovo presidente ucraino e la guerra civile nell'Est
I rapporti con Mosca, la crisi economica, la secessione del Donbas e lo spettro della guerra civile sempre più sanguinosa.

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16 aprile 2014 | Radio IES | intervento
Ucraina
Una nuova Crimea


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27 marzo 2014 | La notte di radio uno | intervento
Ucraina
Crimea, i trenta giorni che sconvolsero l'Europa


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