image
Articolo
08 giugno 2022 - Esteri - Ucraina - Panorama
Il segreto di Pulcinella sulle armi
Nel video del drone russo si vedono bene i pezzi d’artiglieria degli ucraini in uno spiazzo erboso in mezzo ai boschi sul fronte del Donbass. Subito dopo una nuvola di fumo riduce in cenere la batteria donata dalla Nato per resistere all’avanzata delle forze di invasione. Il video è stato reso noto dal ministero della Difesa russo sostenendo che si tratta di batterie FH70 fornite dell’Italia a Kiev. Il 26 maggio l’esercito ucraino aveva pubblicato in rete le immagini della nostra artiglieria in azione spiegando che «sta già distruggendo il nemico in prima linea. Il personale addestrato, grazie al sistema di caricamento automatico, può sparare fino a sei colpi al minuto, uno ogni dieci secondi». Da Roma la  Difesa ha smentito che la batteria colpita dai russi fosse italiana. L’FH70 è stato fornito anche dagli inglesi e dai tedeschi, che assieme a noi hanno sviluppato il pezzo di artiglieria con proiettili da 155 millimetri fin dagli anni settanta. “In servizio attivo ne abbiamo ancora 90, ma in tutto sono 160 compresi quelli consegnati agli ucraini - spiega a Panorama, Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa - I paesi occidentali hanno inviato armi già sostituite o in riserva”. In pratica i fondi di magazzino a tal punto che soprattutto all’inizio i militari di Kiev si lamentavano “delle armi obsolete e poco utili” arrivate dall’Italia.  La lista del materiale bellico inviato in Ucraina con tre decreti che scadono a metà giugno è top secret, ma si tratta di un segreto di Pulcinella. I filo russi del Donbass hanno pubblicato foto e video di armi made in Italy trovate nelle trincee ucraine che vanno dalle granate di mortaio di 120 millimetri, alle munizioni calibro 7,62  per le mitragliatrici Mg42, ai missili controcarro Milan. Tutto surplus dell’esercito: “I Milan sono vecchi, ma micidiali - sostiene l’ex generale dei paracadutisti Marco Bertolini - Abbiamo fornito anche armi leggere obsolete che hanno problemi a cominciare dal munizionamento”. Adesso, però, stiamo inviando pure i blindati Lince 1, che vengono sostituiti con i nuovi mezzi della seconda generazione. Le brigate migliori ne stanno preparando 3-4 ciascuna cambiando la targa E.I. del nostro esercito con quella ucraina.
Al contrario dell’Italia diversi alleati della Nato come Inghilterra o Stati Uniti pubblicano la lista delle armi fornite agli ucraini nella piena e giusta trasparenza nei confronti del cittadino contribuente. Il 24 maggio il comando dei trasporti strategici americano ha postato in rete una tabella con i dettagli dei 23,5 milioni di chili di materiale bellico inviato a Kiev. La lista comprende 23.942 armi anticarro, 174.173 proiettili per i 90 sistemi di artiglieria spediti in Ucraina, 1468 missili anti aerei, 9 elicotteri e quasi 60 milioni di munizioni per armi leggere. Oltre a giubbetti antiproiettile, elmetti e 33 radar trasportati con 486 voli, 20 navi, 50 treni e 1550 camion. \"Aerei militari e commerciali continuano a fornire aiuti letali critici per la difesa dell\'Ucraina\" ha affermato con orgoglio il generale Jacqueline D. Van Ovost, comandante del trasporto strategico (Ustranscom).
Gaiani osserva che “le armi italiane non sono risolutive in questo conflitto, ma ci siamo bruciati il ruolo di ponte con la Russia coltivato negli anni dai governi di tutti i colori”. L’analista del mondo della Difesa fa inoltre notare che siamo passati “da armi controcarro con un raggio di 2-3 chilometri a pezzi d’artiglieria con una gittata che arriva a 24 chilometri. In alcune zone del fronte di Kharkiv potrebbero colpire il territorio russo. Per questo motivo sarebbe stato doveroso aprire un dibattito parlamentare e nel paese”. Non possiamo abbandonare gli ucraini al loro destino, ma nei sondaggi la maggioranza degli italiani è contraria all’invio di armi soprattutto pesanti.
Il presidente americano Joe Biden aveva deciso in un primo momento di non inviare i moderni lanciarazzi multipli come gli Himars che hanno una gittata massima di 500 chilometri e potrebbero colpire la Federazione russa in profondità, in maniera devastante, provocando un’escalation. Non a caso il vicepresidente del Consiglio di sicurezza di Mosca ed ex capo di Stato russo, Dmitrij Medvedev, ha spiegato sul proprio canale Telegram che la decisione Usa “è ragionevole”. E aggiunto, nei panni del falco, che “altrimenti, se le nostre città venissero attaccate, le forze armate russe concretizzerebbero le loro minacce e colpirebbero i centri decisionali” che secondo Medvedev stanno “ben lontani da Kiev” ovvero oltre i confini ucraini. Un messaggio che non lascia dubbi. Però il 31 maggio con un editoriale sul New York Times lo stesso Biden fa una parziale marcia indietro annunciando di avere deciso la fornitura “agli ucraini di sistemi missilistici e munizioni più avanzati, che consentiranno loro di colpire con maggiore precisione obiettivi chiave sul campo di battaglia in Ucraina”. L’arsenale americano ha a disposizione anche dei lanciarazzi multipli con la gittata che varia da 34 a 80 chilometri, che potrebbero essere fondamentali nel Donbass. L’M 30/31, della tipologia Himars, può colpire fino a 70-80 chilometri.
La corsa ad aiutare la resistenza ucraina non si ferma: la Francia ha annunciato il 30 maggio che \"continuerà e rafforzerà\" la consegna di armamenti all’Ucraina. Parigi ha già inviato gli obici Caesar. Fra le forniture degli inglesi spiccano i micidiali anticarro portatili Javelin, i polacchi hanno inviato 200 carri armati T-72 ed i tedeschi stanno addestrando gli equipaggi di Kiev sul Ghepard, un cingolato con due cannoncini anti aerei da 35 millimetri che possono colpire pure bersagli terrestri. Il 27 maggio Andrii Yermak, capo dell\'ufficio della presidenza ucraina, ha pubblicato un video con  gli obici M-777 diretti in Ucraina, che venivano caricati in Canada.
“Il problema è che si tratta di una Babele di armi che pone alcuni problemi a cominciare dai calibri diversi e poi di addestramento” sottolinea Bertolini. “L’Ucraina non può vincere da sola, anche se la riempiamo di armi” spiega il veterano dei paracadutisti. Kiev ha ricevuto come tipologia di armamento diverso 2 o 3 tank, 12 mezzi blindati, 8 veicoli leggeri, 5 o 6 artiglierie semovente, 2 lanciarazzi a lunga gittata,  5 o 6 radar per individuare i colpi d’artiglieria, 6 o 7 sistemi anti-tank e altro ancora. La solidarietà si è manifestata anche in rete: In Lituania cittadini e simpatizzanti hanno fatto una colletta per acquistare un esemplare di drone turco d’attacco Bayraktar TB2, che costa 5 milioni di euro.
L\'invio di armamenti in Ucraina da parte dei paesi membri della Nato dovrà continuare \"fino a quando sarà necessario” secondo il vicesegretario generale della Nato, Mircea Geoana. L’Alleanza atlantica sembra convinta che \"l\'Ucraina può vincere questa guerra”. All’orizzonte, però, come teme lo stesso Pentagono si profila l’ombra del contrabbando: “Dopo la caduta dell’Urss la mafia ucraina ha smerciato in giro per il mondo 30 miliardi di armamento sovietico - dichiara Gaiani - Alcune delle armi occidentali potrebbe finire sul mercato nero e ci sono indiscrezioni che indicano possibili vendite nel Caucaso o in Medio Oriente”.
Fausto Biloslavo
[continua]

video
03 marzo 2014 | TG5 | reportage
In Crimea ultimatum dei russi alle basi ucraine


play
20 luglio 2014 | Russia 1 | reportage
Gli uomini neri
La guerra civile in Ucraina sempre più sanguinosa e dimenticata schiera in prima linea un reparto fedele a Kiev, che arruola volontari europei provenienti da Italia, Svezia, Finlandia, paesi Baltici e Francia. Il battaglione Azov, accusato di simpatie naziste, sta combattendo con i suoi 250 uomini sul fronte orientale dell'Ucraina contro i ribelli filo russi. Una dozzina di volontari stranieri, che giurano di non venir pagati, hanno già prestato giuramento. Altri 24 stanno arrivando e su Facebook, il veterano francese della guerra in Croazia, Gaston Besson, ha lanciato da Kiev un appello all'arruolamento. Per giorni abbiamo seguito dalla base di Berdyansk, nell'est del paese, il battaglione Azov, che è sotto il controllo del ministero dell'Interno. Fra i volontari europei, l'italiano Francesco F. ha lasciato la vita da manager per combattere al fianco degli ucraini contro i ribelli filo russi. Il cecchino svedese, Mikael Skillt, uno dei pochi a parlare a viso scoperto, ha una taglia dei separatisti sulla testa. E fra loro c'è pure un russo che vorrebbe abbattere il governo di Mosca. Per il colore della divisa e la provenienza dall'estrema destra ucraina ed europea sono conosciuti come "gli uomini neri".

play
14 marzo 2014 | TG5 | reportage
Gli italiani di Crimea
Gli italiani di Crimea, emigrati nella penisola oltre duecento anni fa, furono deportati in Siberia e decimati da Stalin, che li considerava una spina nel fianco durante la seconda guerra mondiale. Poi sono tornati a Kerch, vicino all'ex confine con la Russia. Gli italiani di origine sono ancora 500.

play
[altri video]
radio

16 aprile 2014 | Radio IES | intervento
Ucraina
Una nuova Crimea


play

27 marzo 2014 | La notte di radio uno | intervento
Ucraina
Crimea, i trenta giorni che sconvolsero l'Europa


play

26 maggio 2014 | RadioVaticana | intervento
Ucraina
Il nuovo presidente ucraino e la guerra civile nell'Est
I rapporti con Mosca, la crisi economica, la secessione del Donbas e lo spettro della guerra civile sempre più sanguinosa.

play

[altri collegamenti radio]