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Reportage
23 dicembre 2023 - Prima - Italia - Il Giornale |
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| La sinistra celebra il Natale in moschea |
All’antivigilia di Natale gli islamici di Monfalcone scendono in piazza per protesta dopo il braccio di ferro con il sindaco su due centri di preghiera abusivi. E la sinistra si accoda, assieme ai partigiani, in nome del buonismo tollerante dimenticando che i bengalesi della cittadina non hanno alcuna intenzione di integrarsi in Friuli-Venezia Giulia. «Siamo tutti monfalconesi, no alle divisioni» è il richiamo di un volantino, scritto in gran parte in bengalese, per l’adunata musulmana di oggi. Il braccio di ferro è iniziato con le ordinanze del sindaco leghista, Anna Maria Cisint, su due centri islamici adibiti anche a luoghi di preghiera, che non erano a norma come luoghi di culto né dal punto di vista urbanistico, né perla sicurezza. La comunità musulmana a Monfalcone conta circa 7mila anime composta in maggioranza da bengalesi. L’offerta del parroco di Monfalcone don Flavio Zanetti, di pregare nell’oratorio San Michele, è stata respinta dagli islamici. Le figure di riferimento, come Bou Konate, in realtà senegalese da decenni in Italia, hanno indetto il corteo il giorno prima della vigilia natalizia alla fine ridimensionato a un tragitto di 500 metri o poco più. E dovrebbe arrivare anche al Jazeera, la tv del Qatar, il Paese che ha finanziato la crescita di Hamas a Gaza. Gli organizzatori avrebbero imposto solo bandiere italiane, ma sfilerà sicuramente un esercito di donne velate con passeggini e bambini. Il vero problema a Monfalcone è che la stragrande maggioranza degli islamici rifiuta l’integrazione a cominciare dai diritti delle donne. Non solo: parti di Monfalcone assomigliano a un mondo con usi e costumi talebani. La sinistra, che ha aderito alla manifestazione di oggi, sembra non rendersene conto. «La sinistra per Monfalcone manifesterà accanto ai cittadini e alle cittadine di origine straniera, al fianco di chi lotta per i diritti» annuncia Cristiana Marcolin, ex candidata sindaco appoggiata dal Movimento 5 stelle e dal Pd. Alla protesta islamica all’antivigilia di Natale hanno aderito anche il Partito democratico e l’Associazione nazionale partigiani. Il sindacato Flc Cgil «invita tutto il personale della scuola alla partecipazione per far vivere la nostra Costituzione, per costruire una società civile, democratica, solidale e pacifica». Peccato che nessun personaggio di rilievo della comunità islamica abbia condannato, senza se e senza ma, l’attacco stragista di Hamas del 7 ottobre. Al contrario un centinaio di giovani islamici e non, al grido di Allah Akbar (Dio è grande) si sono presentati in centro a Monfalcone, dopo l’invasione di Gaza, urlando slogan in italiano «Israele va a fan...» e ben più duri nella loro lingua. Attorno al Duomo estremisti di sinistra sventolavano bandiere rosse e palestinesi. Oggi arringherà la folla anche il presidente dell’Unione delle comunità islamiche in Italia, Yassine Lafram, che pure fa difficoltà a condannare espressamente Hamas. Sul sito dell’Ucoii si leggono solo appelli pro Gaza di questo tenore: «Israele si ritiri e metta fine al genocidio del popolo palestinese». Il sindaco Cisint sarà nella piazza principale di Monfalcone «davanti al presepe a scambiare gli auguri di Natale con la cittadinanza e offrire una fetta di panettone». Il primo cittadino sostiene che la decisione degli islamici di protestare l’antivigilia natalizia «è segno di protervia, arroganza e sfida». E critica «l’adesione di tutta l’opposizione di sinistra, che chiude sempre gli occhi di fronte alla sopraffazione della componente islamica locale nei confronti delle donne e quando ha governato la città ha condiviso le regole urbanistiche che impediscono l’operatività di questi centri islamici». |
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05 ottobre 2010 | La vita in diretta - Raiuno | reportage
Islam, matrimoni forzati e padri assassini
Nosheen, la ragazza pachistana, in coma dopo le sprangate del fratello, non voleva sposarsi con un cugino in Pakistan.
Il matrimonio forzato era stato imposto dal padre, che ha ucciso a colpi di mattone la madre della giovane di 20 anni schierata a fianco della figlia. Se Nosheen avesse chinato la testa il marito, scelto nella cerchia familiare, avrebbe ottenuto il via libera per emigrare legalmente in Italia.
La piaga dei matrimoni combinati nasconde anche questo. E altro: tranelli per rimandare nella patria d’origine le adolescenti dove le nozze sono già pronte a loro insaputa; e il business della dote con spose che vengono quantificate in oro o migliaia di euro.
Non capita solo nelle comunità musulmane come quelle pachistana, marocchina o egiziana, ma pure per gli indiani e i rom, che sono un mondo a parte.
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10 giugno 2008 | Emittente privata TCA | reportage
Gli occhi della guerra.... a Bolzano /2
Negli anni 80 lo portava in giro per Milano sulla sua 500, scrive Panorama. Adesso, da ministro della Difesa, Ignazio La Russa ha voluto visitare a Bolzano la mostra fotografica Gli occhi della guerra, dedicata alla sua memoria. Almerigo Grilz, triestino, ex dirigente missino, fu il primo giornalista italiano ucciso dopo la Seconda guerra mondiale, mentre filmava uno scontro fra ribelli e governativi in Mozambico nell’87. La mostra, organizzata dal 4° Reggimento alpini paracadutisti, espone anche i reportage di altri due giornalisti triestini: Gian Micalessin e Fausto Biloslavo.
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18 ottobre 2010 | La vita in diretta - Raiuno | reportage
L'Islam nelle carceri
Sono circa 10mila i detenuti musulmani nelle carceri italiane. Soprattutto marocchini, tunisini algerini, ma non manca qualche afghano o iracheno. Nella stragrande maggioranza delinquenti comuni che si aggrappano alla fede per sopravvivere dietro le sbarre.
Ma il pericolo del radicalismo islamico è sempre in agguato.
Circa 80 detenuti musulmani con reati di terrorismo sono stati concentrati in quattro carceri: Macomer, Asti, Benevento e Rossano.
Queste immagini esclusive mostrano la preghiera verso la Mecca nella sezione di Alta sicurezza 2 del carcere sardo di Macomer. Dove sono isolati personaggi come il convertito francese Raphael Gendron arrestato a Bari nel 2008 e Adel Ben Mabrouk uno dei tre tunisini catturati in Afghanistan, internati a Guantanamo e mandati in Italia dalla Casa Bianca.
“Ci insultano per provocare lo scontro dandoci dei fascisti, razzisti, servi degli americani. Una volta hanno esultato urlando Allah o Akbar, quando dei soldati italiani sono morti in un attentato in Afghanistan” denunciano gli agenti della polizia penitenziaria.
Nel carcere penale di Padova sono un centinaio i detenuti comuni musulmani che seguono le regole islamiche guidati dall’Imam fai da te Enhaji Abderrahman
Fra i detenuti comuni non mancano storie drammatiche di guerra come quella di un giovane iracheno raccontata dall’educatrice del carcere Cinzia Sattin, che ha l’incubo di saltare in aria come la sua famiglia a causa di un attacco suicida.
L’amministrazione penitenziaria mette a disposizione degli spazi per la preghiera e fornisce il vitto halal, secondo le regole musulmane.
La fede nell’Islam serve a sopportare la detenzione. Molti condannano il terrorismo, ma c’è anche dell’altro....
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03 gennaio 2011 | Radio Capodistria - Storie di bipedi | intervento |
Italia
Gli occhi della guerra
Le orbite rossastre di un bambino soldato, lo sguardo terrorizzato di un prigioniero che attende il plotone di esecuzione, l’ultimo rigagnolo di vita nelle pupille di un ferito sono gli occhi della guerra incrociati in tanti reportage di prima linea.
Dopo l’esposizione in una dozzina di città la mostra fotografica “Gli occhi della guerra” è stata inaugurata a Trieste. Una collezione di immagini forti scattate in 25 anni di reportage da Fausto Biloslavo, Gian Micalessin e Almerigo Grilz, ucciso il 19 maggio 1987 in Mozambico, mentre filmava uno scontro a fuoco. La mostra, che rimarrà aperta al pubblico fino al 20 gennaio, è organizzata dall’associazione Hobbit e finanziata dalla regione Friuli-Venezia Giulia. L’esposizione è dedicata a Grilz e a tutti i giornalisti caduti in prima linea. Il prossimo marzo verrà ospitata a Bruxelles presso il parlamento europeo.Della storia dell'Albatross press agency,della mostra e del libro fotografico Gli occhi della guerra ne parlo a Radio Capodistria con Andro Merkù.
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06 settembre 2018 | Radio immaginaria | intervento |
Italia
Teen Parade
Gli adolescenti mi intervistano sulla passione per i reportage di guerra
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15 marzo 2018 | Radio Radicale | intervento |
Italia
Missioni militari e interesse nazionale
https://www.radioradicale.it/scheda/535875/missioni-militari-e-interesse-nazionale
Convegno "Missioni militari e interesse nazionale", registrato a Roma giovedì 15 marzo 2018 alle 09:23. L'evento è stato organizzato da Center for Near Abroad Strategic Studies. Sono intervenuti: Paolo Quercia (Direttore del CeNASS, Center for Near Abroad Strategic Studies), Massimo Artini (vicepresidente della Commissione Difesa della Camera dei deputati, Misto - Alternativa Libera (gruppo parlamentare Camera)), Fausto Biloslavo (giornalista, inviato di guerra), Francesco Semprini (corrispondente de "La Stampa" da New York), Arije Antinori (dottore di Ricerca in Criminologia ed alla Sicurezza alla Sapienza Università di Roma), Leonardo di marco (generale di Corpo d'Armata dell'Esercito), Fabrizio Cicchitto (presidente della Commissione Affari esteri della Camera, Area Popolare-NCD-Centristi per l'Europa). Tra gli argomenti discussi: Difesa, Esercito, Esteri, Forze Armate, Governo, Guerra, Informazione, Italia, Ministeri, Peace Keeping, Sicurezza. La registrazione video di questo convegno ha una durata di 2 ore e 46 minuti. Questo contenuto è disponibile anche nella sola versione audio
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24 maggio 2010 | Radio Padania Libera | intervento |
Italia
Proselitismo islamico dietro le sbarre
“Penso che sia giusto se alcuni musulmani combattono la guerra santa contro gli americani in paesi che non sono la loro terra”. Dopo un lungo girarci attorno Kamel Adid sorprende un po’ tutti, quando sputa il rospo. La domanda riguardava i mujaheddin, i musulmani pronti a morire per Allah, contro l’invasore infedele. Tre soldati della guerra santa, arrivati un paio di mesi fa da Guantanamo, sono rinchiusi poco più in là, nel reparto di massima sicurezza del carcere di Opera, alle porte di Milano.
Adid è un giovane marocchino di 31 anni con barbetta islamica d’ordinanza e tunica color noce. Nel carcere modello di Opera fa l’imam dei 44 musulmani detenuti, che frequentano una grande sala adibita a moschea. Un predicatore fai da te, che di solito parla un linguaggio moderato e ti guarda con occhioni apparentemente timidi.
Deve scontare ancora due mesi di pena per un reato legato alla droga e da pochi giorni è stato trasferito in un altro istituto. “Quelli che si fanno saltare in aria subiscono il lavaggio del cervello – si affretta a spiegare l’autonominato imam – Noi abbiamo riscoperto la fede in carcere. Pregare ci da conforto, ci aiuta ad avere speranza”.
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20 giugno 2017 | WDR | intervento |
Italia
Più cittadini italiani con lo ius soli
Estendere la cittadinanza italiana ai bambini figli di stranieri? È la proposta di legge in discussione in Senato in questi giorni. Abbiamo sentito favorevoli e contrari.
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