LIBRO E MOSTRA Gli occhi
della guerra
Gli occhi della guerra incrociati in tanti reportage in prima linea. Per questo gli occhi della guerra diventano il titolo di un libro fotografico. Un libro per raccontare, con immagini e sguardi fugaci, 25 anni di servizi dai fronti più caldi del mondo.
[continua]


REPORTAGE
Polveriera libica
la bomba
dei migranti
GHARYAN - “Libertà, libertà” gridano in inglese i dannati rinchiusi nel centro di detenzione di Gharyan, 70 chilometri a sud di Tripoli, costruito dagli italiani al tempo del colonnello Gheddafi. Semi nudi, in un lezzo di carne umana sotto chiave, i migranti economici provenienti dall’Africa occidentale intercettati dai libici infilano le braccia fra le sbarre dell’ingresso dei capannoni-celle gesticolando come ossessi per attrarre l’attenzione. “Vogliamo tornare a casa. Viviamo come bestie in condizioni terribili con cibo scarso e cattivo, pochi vestiti, dormendo per terra” dicono tutti dal minorenne della Costa d’Avorio ai cristiani giunti dalla Nigeria, ai musulmani del Sudan.
continua







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Africa rosso sangue
Angola – fiume Lomba – settembre 1985
Sole a picco sulla boscaglia del Cuando Cubango. Il lezzo nauseabondo sembra trasudare dal terreno martoriato dalle cannonate. È l’odore della morte che rincorre ogni grande battaglia. Con il volto digrignato rivolto verso il cielo e le orbite degli occhi scavate dalle mosche, il giovane soldatino dell’esercito di Luanda ha finito per sempre di soffrire. “La situazione peggiora di giorno in giorno – si legge su un brandello di missiva che ha ancora nel taschino della divisa – La notte è gelida ed il morale si abbassa sempre più”. Camion, blindati, munizioni, scatolame, stivali sono sparsi dappertutto a testimoniare la furia della battaglia. Decine di cadaveri, in piccoli gruppi, si presentano ai nostri sguardi attoniti. L’infermiere ed il ferito, che stava curando, sono attanagliati in una morsa di carne tumefatta, forse un disperato abbraccio, prima della fine. Altri hanno il volto piantato nella sabbia ed altri ancora sono rimasti nelle buche dove speravano di salvarsi. Il vento impetuoso della guerra ha spazzato via qualsiasi forma di vita. Anche la natura ne porta il segno, con gli alberi divelti ed il terreno sconquassato. I guerriglieri dell’Unita (Unione nazionale per l'indipendenza totale dell'Angola), che dal giorno dell’indipendenza si battono, appoggiati dal Sud Africa in mano ai bianchi, contro i governativi spalleggiati dalla baionette cubane, hanno fermato per sempre l’offensiva di Luanda a 25 chilometri da Mavinga, sul fiume Lomba. Sopra la boscaglia gli avvoltoi volteggiano alti in attesa del pasto e di notte li sostituiscono le fiere che ringhiano alla luna. Nella savana attorno al fiume si svolge l’ultimo atto dello scontro: la battaglia della sete. Il disperato tentativo di rifornirsi d’acqua spinge i governativi verso il Lomba, dove li attendono i guerriglieri dell’Unita. Le figure nere dei soldatini governativi avanzano guardinghe nella palude sulla riva sinistra del fiume. Dentro le anguste trincee scavate dai guerriglieri in mezzo alla boscaglia Almerigo ed io attendiamo con ansia l’ora X. Alle cinque della sera inizia la mattanza. Un impressionante volume di fuoco si abbatte sui governativi che a malapena erano giunti al corso d’acqua. I lampi dei razzi Rpg ed il fumo di fucileria si mescolano alle rosse comete dei traccianti sparati nella nostra direzione dai blindati caduti nell’imboscata. L’infernale orchestra dura per quasi mezz’ora, poi cala un silenzio tombale. Gran parte degli assediati soldatini di Luanda sono morti sulle sponde del fiume, ad un passo dall’acqua tanto agognata.
Fausto Biloslavo




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L’ultima foto di Almerigo Grilz, Fausto Biloslavo e Gian Micalessin. Viene scattata la domenica di Pasqua del 1987 a Trieste, prima della partenza di “Ruga” per il suo ultimo reportage in Mozambico.


02 maggio 2008
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